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Un anno con Depeche Mode e Dintorni – Calendario 2►13

Ringraziamo i lettori che ci hanno seguito per tutto il 2012.  Abbiamo superato 100.000 visite con 465 iscritti. Per ringraziarvi vi mettiamo a disposizione, gratuitamente, il calendario 2013 che abbiamo realizzato per voi e per celebrare quello che sarà un anno pieno di Depeche Mode.  Potete scaricarlo qui

Gennaio 2012:

  • La splendida macchina DM inizia a scaldare i motori! Qualcosa inizia a muoversi in quel di Santa Barbara, CA. Come già anticipato prima delle feste natalizie, la prossima settimana Dave, Martin e Andy si incontreranno a casa di Mr Gore a Santa Barbara per la fase organizzativa del nuovo album dei Depeche Mode…

Febbraio 2012:

Marzo 2012:

Aprile 2012:

Maggio 2012:

  • “I Dream of Wires” un film che racconta la storia dei sintetizzatori modulari I Dream Of Wires, è un film documentario sulla storia e la rinascita dei sintetizzatori modulari. Il film, sponsorizzato da MATRIXSYNTH e attualmente in produzione, darà la possibilità di conoscere o approfondire la storia e lo sviluppo iniziale dei sintetizzatori modulari, tutto questo raccontato da chi li ha vissuti in prima persona: seminal modular designers come Don Buchla, i primi pionieri della musica elettronica come Morton Subotnick e Bernie Krause

Giugno 2012:

Luglio 2012:

Agosto 2012:

Settembre 2012:

Ottobre 2012:

  • Daniel Miller riceve il premio Pioneer al AIM Awards 2012 Il capo dell’etichetta Mute, Daniel Miller, è stato onorato con il premio Pioneer al AIM Awards 2012. Con il premio Pioneer, AIM vuole riconoscere lo stile visionario dei fondatori delle etichette indipendenti, e a chi meglio di Miller, una delle figure più influenti della storia della musica elettronica?!…

Novembre 2012:

Dicembre 2012:

Lo spettacolo pirotecnico di Londra con Depeche Mode dal minuto 2:23 reach out and touch faith!
Buon anno a tutti :)


Martin Gore DJset al Holiday Sound Check 15 Dicembre 2012

Holiday Sound Check Feat. Martin Gore

Si rinnova l’appuntamento con “Holiday Sound Check” e i suoi speciali DJset.  Giunto al suo terzo anno,  Holiday Sound Check ha lo scopo di raccogliere fondi in supporto delle fondazioni musicali non profit New Noise Music Foundation (newnoisesb.org) e Notes For Notes (notesfornotes.org).

Anche quest’anno, l’evento musicale vedrà la partecipazione speciale di Martin Gore dei Depeche Mode in un DJset davvero unico e irripetibile.  Al seguito si esibiranno Static RevengerDouglas J. McCarthy (Nitzer Ebb).

Sabato 15 Dicembre 2012 dalle h20:00 a Santa Barbara, CA (120 Santa Barbara St.)

Per info e ticket newnoisesb.org

Holiday Sound Check Feat. Martin Gore (2)


Martin Gore: «prendevamo il treno con il synth sotto braccio per andare a suonare nei locali»

23.10.2012 press conference Parigi
credits: Sadaka Edmond/SIPA

PARIGI — Finiti gli studi, nel 1978 Martin Lee Gore si mise a lavorare in banca. «Un posto trovato da mia madre, che non sopportava di vedermi vagare per casa. Ma non ero soddisfatto». È stato choosy, come direbbe il nostro ministro Fornero? «Diciamo che non mi sono accontentato. Con i soldi guadagnati in banca mi sono comprato il sintetizzatore più economico dell’epoca, e nel tempo libero suonavo sognando di fare il musicista. Sono, siamo stati fortunati. Il successo è arrivato subito, dopo un anno eravamo già a Top of the Pops. Il mio consiglio quindi è provarci, sempre. Almeno per un po’».

Oggi, dopo 32 anni di carriera e oltre 100 milioni di dischi venduti, il 51enne Martin Gore è pronto a tornare sulla strada con i compagni di sempre Dave Gahan e Andy Fletcher, i Depeche Mode. Lo incontriamo a Parigi per la presentazione del Tour 2013: non c’è ancora il nome dell’album né del tour, ma si sa che la band inglese suonerà a Milano (San Siro) il 18 luglio e a Roma (Olimpico) il 20.

«Abbiamo finito di registrare a New York venerdì pomeriggio e venerdì sera abbiamo preso l’aereo per venire qui ad annunciare i concerti — dice Gore —, il nuovo album è completato». Una traccia, ancora senza titolo, viene fatta ascoltare in anteprima, accompagnata dal filmato in studio di registrazione. La ricerca sonora continua, i Depeche Mode sperimentano ancora tenendosi però aggrappati a quel che li rende unici, le melodie composte da Martin Gore. «Stripped», «Enjoy the Silence», «Never Let Me Down Again», «Walking in My Shoes» o «Home» sono canzoni memorabili anche suonate con un semplice pianoforte, come mostrò tempo fa il pianista francese Sylvain Chauveau.

Perché più di trent’anni fa i Depeche Mode scelsero gli strumenti elettronici, e perché continuano a farlo adesso?
«Allora ci sembrava il modo più sicuro per cercare nuove strade senza cadere nella tentazione retro. Il punk aveva fatto piazza pulita, mi sembrava impossibile riprendere in mano una chitarra dopo i Sex Pistols. I sintetizzatori furono per noi il perfetto strumento punk: tutti potevano usarli e produrre musica, noi prendevamo il treno con il synth sotto braccio per andare a suonare nel locale, attaccavamo il jack e via, tutto molto facile e tutto basato solo sull’originalità. Un processo portato all’estremo oggi da computer e iPad, tutti possono formare una band e soprattutto registrare un album. Il che non è necessariamente un bene» (Gore ride).

Paura della concorrenza?
«No, diciamo che il lavoro delle odiate case discografiche talvolta è stato meritorio, dove non arrivava l’autocritica dei musicisti ci pensavano le etichette a fare la selezione. Adesso è più facile illudersi… Ma non lo dico per arroganza, noi siamo stati molto, molto fortunati».

L’album della consacrazione mondiale, «Violator», lo avete registrato nel 1989 in parte a Milano. Perché quella città?
«Eravamo liberi, non avevamo figli, ci piaceva conoscere posti nuovi e Milano faceva sognare, ci sembrava un luogo interessante, con una vita notturna pazzesca. In effetti furono settimane di feste continue, è stato un miracolo se “Violator” siamo riusciti a registrarlo. Ho un ricordo favoloso di Milano».

Siete partiti come una specie di teen band, poi avete convinto anche gli appassionati di rock e riempito gli stadi, eppure non vi sentite mainstream come gli U2. In che cosa i Depeche Mode sono diversi? «Quando sono molto di buon umore penso che siamo e restiamo una band alternativa, con la particolarità di avere un enorme successo. È l’elettronica, il saper usare la tecnologia, che ci consente di non cadere nei cliché, e di andare sempre avanti».

Si ringrazia: Stefano Montefiori, corrispondente del Corriere della Sera a Parigi. superdupont.corriere.it


VCMG in uscita l’ EP3 Aftermaths

Sarà disponibile il 20 agosto 2012 l’EP3 Aftermaths di VCMG dall’album Ssss

Aftermaths, distribuito da Mute e preceduto dall’ EP1 Spock e dall’ EP2 Single Blip, disponibile in vinile e digital download, racchiude all’interno collaborazioni d’eccezione con artisti come: LFO, alias Mark Bell (che ha prodotto l’album Exciter dei Depeche Mode) e Alva Noto, alias Carsten Nicolai, multi artista e co-fondatore dell’etichetta Raster-Noton.

La versione in digitale di Aftermaths contiene cinque remix tra cui alcuni aggiuntivi di Vince Clarke, Gesaffelstein che ha recentemente remixato Zombie Zombie, e lo svedese Christoffer Berg che ha recentemente remixato Moby e Metronomy e attualmente impegnato collaborativamente al 13° album in studio dei Depeche Mode.

track list vinile:
Aftermaths
Aftermaths / LFO remix
Aftermaths / Alva Noto remix

track list digitale:
Aftermaths
Aftermaths / Alva Noto remix
Aftermaths / Christoffer Berg remix
Aftermaths / Gesaffelstein remix
Aftermaths / LFO remix
Aftermaths / Vince Clarke remix

Con una serie di video promozionali, NYSU mette in rete il terzo trailer della serie, con un insolito retroscena da cinema horror/splatter come già accaduto per i trailer 1 e 2 di Ssss. Senza dubbio di grande effetto.


NYC: Vince Clarke e Depeche Mode a cena insieme. Cosa bolle in pentola?

Chi l’avrebbe mai detto? Vince Clarke e i Depeche Mode di nuovo insieme!

Ieri sera Vince Clarke ha twittato “sono a cena con i Modes… Fletch cucina…chi lo sapeva?
Dopo quasi 30 anni possiamo godere di questa reunion, che ci fa pensare “cosa bolle in pentola?”. Loro amano stupirci :)
Vince Clarke, Martin Gore, Dave Gahan e Andy Fletcher, hanno cenato e hanno parlato di lavoro, da quanto si capisce dalla foto che ritrae il quartetto affaccendato con fogli e quaderni.
Forse il nuovo album dei Depeche Mode vedrà la collaborazione di Clarke? e chi lo sa?! Non ci resta che attendere pazientosi la prossima puntata :)
Per le foto si ringrazia la preziosissima Tonya Hurley.


VCMG – Vince Clarke e Martin Gore per “The Daily Swarm”

 

Cosa avete provato tenedo in mano per la prima volta l’album “Ssss”?
MG: «Sono rimasto veramente soddisfatto. Sembra qualcosa di classe, qualcosa di pseudoartistico.»
VC: «Per me, sembrava che tutti i brani fossero fatti per stare insieme. E’ soprattutto un album, non solo un mucchio di tracce techno traballanti. Martin ha unito il flusso e sequenziato l’album. Lui è il DJ» [ride]

Vince hai mai pensato di fare il DJ?
VC: «No. Devo ammettere però che ne sono incuriosito. Ma il fatto di dover suonare diversi DJ sets a notte fonda mi fa scoraggiare» [ride]
MG: «Puoi sempre esibirti in DJ sets pomeridiani.»
VC: «E’ vero. Ho visto alcuni video di Plastikman in cui si esibiva alle tre del pomeriggio e c’era un sacco di gente.»

Ricordate quale fu il primo album che avete acquistato?
VC: «“This Town Ain’t Big Enough For The Both Of Us” degli Sparks, che ho acquistato in un drugstore.»
MG: «Wow, è favoloso! Purtroppo il mio non è così favoloso. Il primo disco che ho acquistato è “Rubber Bullets” dei 10cc.»
VC: «Perlomeno non è “I’m Not In Love»

Ricordi il primo sintetizzatore che hai acquistato?
MG: «Assolutamente. Vince venne con me. Abbiamo guidato fino a Londa e lì ho acquistato un Yamaha CS-5, molto economico, monofonico, un sintetizzatore di base. A quei tempi lo pagai 200 sterline.»

Ricordate il vostro primo incontro?
VC: «Uhm, no.»
MG: «No.»
VC: «Siamo cresciuti a circa mezzo isolato di distanza l’uno dall’altro.»

Ricordi il motivo per il quale hai comprato un sintetizzatore anzichè un chitarra?
MG: «Abbiamo avuto un amico in comune, Robert Marlow, che possedeva un sintetizzatore. Eravamo tutti proiettati verso la musica elettronica. Eravamo grandi fan dei Kraftwerk, Human League, Soft Cell. Trovavamo che fosse un genere rivoluzionario e innovativo. Era come guardare al futuro, non solo al passato. Sembrava la strada giusta da percorrere.»

Ricordate la prima volta che avete messo su uno show?
VC: «Una volta abbiamo fatto un concerto senza Dave. Era nel tuo salotto, Martin, e ci siamo esibiti per tua sorella.»
MG: «Non mi ricordi affatto. Ricordo quando ci siamo esibiti al centro giovanile.»
VC: «La prima volta che abbiamo suonato tutti insieme è stato quando abbiamo preso in affitto la scuola. Venne anche il nostro amico Rob a fare da supporto ma c’era un pò di trambusto riguardo a chi avrebbe dovuto esibirsi per primo. Martin era in entrambe le band. Ricordo che affissi dei manifesti per questo evento al quale si presentarono una quarantina di persone.»

Ricordate la prima canzone che avete scritto?
VC: «Io me lo ricordo, ma non è nulla di conosciuto»
MG: «Ricordo di aver scritto la mia prima canzone all’età di 13 anni. Ricordo ancora come fà, ma non ho intenzione di dirlo» [ride]

Considerando che questo è un album completamente techno, ricordi la prima volta che hai ascoltato musica techno?
VC: «Ascoltai Mr. Egg dalla Scozia. Era un amico del nostro roadie, venne a tutti i nostri primi spettacoli. »
MG: «Daniel Miller, della Mute, è stato fortemente coinvolto nella fase iniziale di questo genere, ci espose alcune cose che provenivano da Tresor. Ne stavamo parlando prima… quella volta quando Daniel mise su un pezzo di Plastikman. Vince e io, dopo averlo ascoltato, eravamo come “Che roba è questa? E’ solo una grancassa”. Ora pensiamo che Richie Hawtin sia un genio. Quando sei giovane pensi di sapere tutto» [ride]

Vince, ho letto che hai pensato di coinvolgere Martin nel fare un disco techno mentre stavi lavorando su un remix di Plastikman.
VC: «A parte la mia esposizione iniziale, non sono mai stato molto interessato alla techno. Non l’ho mai ascoltata. Poi mi è stato chiesto di remixare Plastikman, così mi sono documentato per vedere di cosa si trattasse. Mi sono sentito lusingato da tale richiesta. Mi sono iscritto su Beatport e ho ascoltato un pò di minimal techno

Cosa ti ha portato a pensare a Martin per questo progetto?
VC: «Veramente non saprei. Mi è venuto in mente. Mi piace molto lavorare con altre persone. Non posso far giudicare il mio lavoro da mia moglie. Ho bisogno di qualcuno al quale rimbalzare le idee. Martin e io abbiamo delle setups studio molto simili, è tecnicamente apt e ha esperienza come DJ.»

Quando ti sei reso conto, per la prima volta, di quanto la tua musica avesse una forte influenza anche in America?
MG: «Ricordo che rimasi molto sorpreso dalla scena house di Detroit. Ci trovammo lì nel 1989 o 90, credo, realizzammo un articolo per la rivista The Face. Ci incontrammo con Derrick May che ci portò in un grande club di Detroit  [Music Institute]. Tutti furono molto felici di incontrarci. Fu bello quanto sbalorditivo.»

E tu, Vince?
VC: «Ricordo la prima e unica volta degli Yazoo in America. Abbiamo fatto solo alcune date. Abbiamo suonato in un famoso gay club di New York City, il “Paradise Garage“. Ero sbalordito dalla folla di gente accorsa alla serata e dal fatto che conoscessero noi e i nostri pezzi così bene. Il sound system fu la cosa più stupefacente che avessi mai visto. Chiunque avrebbe iniziato a ballare appena varcata la soglia.»

Parlando di Yazoo, ricordi la prima volta che hai sentito Alison Moyet cantare?
VC: «Si. E’ stato in un pub di Basildon, il cui proprietario era mio zio. Beh lui non era proprio mio zio, ma l’ho sempre chiamato così [ride]. Alison era in una band punk “The Vandals“. Il mio migliore amico suonava la chitarra e lei era alla voce.»

Hai subito pensato che fosse la persona adatta con cui lavorare?
VC: «No, per niente. E’ avvenuto solo più tardi, quando iniziò a cantare in una band R&B. Mi resi conto che aveva una voce incredibile.»
MG: «Non è quel club chiamato Bangkok?»
VC: «Si!!»
MG: «Quel posto era di proprietà di tuo zio?»
VC: «Si, mio zio Stan!»

Martin ricordi il tuo primo EP da solista?
MG: «Mentre gli altri erano impegnati nel mixing di un disco live, non era importante che io stessi lì. Sembrava il momento giusto per fare qualcosa, mi è sempre piaciuta l’idea di fare cover e mi piace tutt’ora. Essa mostra alle persone un lato di te che non conoscono.»

Vince, cosa ti ricordi del tuo primo e unico West India Company EP con il brano “Ave Maria” dei primi anni 80?
VC: «I Blancmange erano la band di supporto ai Depeche Mode durante il nostro primo tour nel Regno Unito. Ho avuto così modo di conoscere il tastierista della band, Steve Luscombe. Era molto interessato alla musica indiana. Così convinse Asha Bhosle, una cantante molto famosa nel panorama della musica indiana, a fare un disco insieme. Io ho curato i synths e sono stato co-scrittore in uno dei brani. Questa donna era così ricca e famosa,,. Ci invitò a cena nella sua casa di Londra. Viveva in uno degli appartamenti più costosi della città. Fu un pasto tradizionale indiano alquanto bizzarro, mangiammo con le mani. Mi sentivo come se stessi in un altro mondo. Semplicemente fantastico, qualcosa che non rivivrò mai più.»

Ricordate la vostra prima reazione alla vittoria del prestigioso U.K. Ivor Novello songwriting award?
MG: «E’ stato un piccolo shock per me. Onestamente, non avevo idea di chi fosse  Novello! E’ un evento un pò spaventoso. Tu ci sei andato Vince?»
VC: «Ho ricevuto due di questi premi. La prima volta mi sono rifiutato di andare. Era così imbarazzante. Lo stesso la seconda volta, ma mia moglie mi convinse. Ero molto nervoso. E’ un grande evento.»
MG: «Daniel Miller era accanto a me quando ho ricevuto il premio. Parlai pochissimo, Daniel fece il resto.»

Ricordate la prima volta che siete venuti a Los Angeles?
VC: «Ero in tour con Erasure per la prima volta. Siamo stati allo Chateau Marmont e ricordo che il giorno dopo Paul arrivò con una scatola piena di ciambelle, non avevo mai visto una confezione di 12 ciambelle prima di allora! E proprio in quel momento mi sono reso conto di essere in America» [ride]
MG: «Eravamo io, Andy Fletcher e Anne Swindell, la mia prima ragazza negli anni 80. Salimmo su un taxi e Andy disse al conducende dove volevamo andare, un posto da qualche parte sulla Santa Monica Boulevard. Il conducente non riusciva a capire cosa Andy stesse dicendo per via del suo accento, così continuava a ripetere “Cosa?”. Andy continuava a ripetere “Santa Monica Boulevard!” urlando sempre più forte. La cosa andò avanti per, tipo, 5 minuti. Andy pensò che se avesse urlato il conducente alla fine avrebbe capito. Ma non accadde» [ride di gusto]

Quando penso ai Depeche Mode in L.A. non posso fare a meno di ricordare la famigerata rivolta alla Warehouse Records nel 1990, durante il Violator tour.
MG: «Non ci saremo mai immaginati di vedere così tanta gente. L’intera parte anteriore del negozio era in vetro. La polizia ha dovuto buttarlo giù, per sicurezza.»
VC: «Davvero?»
MG: «Si! Questo è stato un evento che ci ha permesso di avere molto successo in America, fece notizia a livello nazionale. Impovvisamente, Violator ebbe un enorme successo qui.»

Vince ti sei mai trovato difronte ad un isteria simile dei fans?
VC: «No, l’unica isteria che ho dovuto affrontare è stata quella di Andy» [molte risate]

Cosa ti ricordi della prima volta che hai sentito cantare Andy Bell?
VC: «Durante le audizioni. Era incredibilmente timido.»

Hai capto sin da subito che era il tipo giusto?
VC: «Avevamo già ascoltato una quarantina di cantanti. Alcuni erano davvero bravi, ma nessuno di loro era naturale. Andy si presentò con il suo sound, aveva reinterpretato le canzoni che gli avevamo chiesto e non me lo aspettavo. Fu al Trident Studios di Londra. Non mi ci è voluto molto per capire che lui era ciò che cercavo.»

C’è stato un momento, durante la realizzazione del disco VCMG, che avete pensato al desiderio di lavorare di nuovo insieme?
VC: «Ho apprezzato molto questa esperienza, mi piacerebbe farlo di nuovo. Adoro lavorare con Martin, il processo è stato davvero cool. Abbiamo ottenuto ottimi risultati.»

a cura di: Scott Sterling per The Daily Swarm


Martin Gore racconta Ssss di VCMG e il nuovo progetto dei Depeche Mode

Martin L. Gore, dopo essersi occupato con soddisfazione di VCMG, si butta a capofitto sul progetto Depeche Mode dicendo che per il momento non potrà occuparsi di altro che non riguardi la band almeno fino al 2014.

Martin Gore, in un ennesima intervista, questa volta per SPIN, parla del suo lavoro con Vince Clarke, (ex Depeche Mode) “Ssss” album di debutto del duo Clarke/Gore meglio noti, in questo caso, come VCMG (Vince Clarke e Martin Gore).  Timidi accenni riguardo il nuovo album dei Depeche Mode, tour e promozione.

D: E’ stato strano tornare a lavorare con Vince Clarke dopo 30 anni?
R: «In realtà no. Vince mi invio una mail dove mi proponeva una collaborazione con lui. Non ci siamo tenuti molto in contatto in questi ultimi 30 anni. Mi disse che tutto il progetto non avrebbe messo pressioni a nessuno dei due, nessuna scadenza, tutto molto free. L’idea era quella di realizzare un album techno, questa è una cosa che mi ha interessato da sempre, così ho deciso di accettare. E’ stata un esperienza molto piacevole

D: I produttori techno nel corso degli anni sono stati molto influenzati dai Depeche Mode, mentre tu ci hai messo del tempo prima di iniziare a produrre questo genere. Sembra quasi un evoluzione naturale.
R: «Si, hai ragione, lo credo anche io. In realtà sarebbe potuto accadere un pò prima, ma credo che la tempistica sia stata perfetta per me e per Vince. Quando ho ricevuto questa mail da lui, avevo appena terminato il tour con i Depeche Mode, abbiamo avuto una lunga pausa e solo ora ci stiamo accingendo a rientrare in studio per il nuovo album. Quello che voglio dire è che ho iniziato a scrivere i brani per la band solo dopo aver terminato con VCMG. Per quanto riguarda i Depeche lavoreremo ai brani per gran parte di quest’anno, se Vince mi avesse inviato una email in questo periodo, non avrei potuto dare la mia disponibilità per ovvi motivi. Quindi la tempistica di tutto è stata perfetta.»

D: E’ stato difficile instaurare un certo ritmo e clima lavorativo pur non essendo così a stretto contatto con Vince?
R: «Penso che il processo reale che abbiamo adottato ha reso molto più facile tutto il lavoro. Non siamo mai stati nella stessa stanza, ci scambiavamo solo file avanti e indietro. Stavamo lavorando senza avere a che fare l’uno con l’altro se non per la ricezione dei file, fino a quando ci siamo resi conto che i brani erano pronti

D: C’è stata una qualche divisione del lavoro, tipo, uno che si è occupato di una determinata cosa e l’altro di un altra?
R: «Non credo si possa effettivamente dire che ci sia stato un ruolo specifico per ogniuno. Abbiamo fatto tutto ciò che sentivamo necessario per la realizzazione dei brani.»

D: Le tracce dell’album sono molto lineari e scultoree. molta attenzione rivolta al sound design. Che tipo di tecniche e attrezzi sono stati utilizzati?
R: «Siccome abbiamo lavorato separatamente, non so cosa Vince abbia usato. Io ho usato modulatore Eurorack, roba analogica di vecchia annata. Uso molto hardware, sono un Eurorack dipendente al momento. Tutte cose che provengono dal mio studio, sto tirando fuori una ad una tutte le mie tastiere. E’ difficile specificare un particolare modulo perchè ho letteralmente creato una sorta di mostro nel mio studio. Ora, più o meno, posso dire che l’80% dei suoni che faccio li tiro fuori da vari moduli di sistema.»

D: Sento dire spesso che un modular synthesis è qualcosa di abbastanza coinvolgente
R: «Di recente ho visto un documentario “I Dream of Wires“. Mi sono relazionato con molte delle cose che dicevano, quando parlavano di una sorta di dipendenza. Ho anche visto, su YouTube, un intervista molto divertente a Adrian Utley dei Portishead in cui parla della sua “dipendenza”… ha detto che è un pò come il crack.»

D: Mentre lavoravi alle tracce per VCMG, ti è capitato di testare alcune versioni nei Club durante i tuoi DJ set?
R: «No, penso che non siamo poi così intelligenti [ride] Avevamo appena iniziato a lavorare su alcune tracce ed eravamo felici così. Durante un DJ set a Natale ho testato un paio di brani, ma a parte questo, non le abbiamo suonate in nessun altra occasione. In realtà abbiamo ceduto un brano ad Andy Fletcher, che lo scorso anno si è esibito in diversi DJ set, quindi a un certo punto gli abbiamo passato il brano in modo che potesse suonarlo in giro.»

D: Trovi strano il fatto che, pur non essendo più giovanissimo, tu abbia a che fare con un genere come la techno?
R: «No. Ho appena compiuto 50 anni, ma non mi sento vecchio. Forse c’è qualcosa di strano in me, forse è qualcosa che ha a che fare con me in quanto musicista e membro di una band. In qualche modo non mi sento differente mentalmente, forse un pò fisicamente ma mentalmente non mi sento affatto diverso a 20 anni fà.»

D: Sono un grande fan del tuo “Counterfeit”. Farai ancora qualcosa del genere, continuerai a creare materiale come solista?
R: «Oh, grazie. Sono in procinto di intraprendere questo progetto con i Depeche, che probabilmente mi terrà impegnato fino al 2014…dal momento in cui finiremo di lavorare la parte musicale, ci sarà la promozione dell’album e il tour. Per me è difficile pianificare altro al momento

D: Suppongo che, mentre lavori al nuovo album dei Depeche Mode, tu non abbia la possibilità di tornare spesso a casa e dedicarti alle tue cose come creare la tua musica.
R: [ride] «No! ci vado di tanto in tanto, ad esempio, per dormire.»

D: Puoi dirci qualcosa riguardo l’album?
R: «E’ troppo presto per parlarne, ma penso che sia stato positivo fare qualcosa di diverso come con VCMG. A parte il fatto che è stato un processo molto divertente, è stata una pausa positiva per staccare da ciò che faccio abitualmente, scrivere canzoni. Quando sei lontano da ciò che fai abitualmente, per fare qualcosa di diverso, e dopo torni di nuovo a creare canzoni, parole e ciò che si è abituati a fare solitamente, ti da delle sensazioni molto belle, positive.»

Ssss sara disponibile dal prossimo 13 marzo. Potete ordinarlo qui. Per ascoltare in anteprima i 10 brani completi di Ssss potete farlo qui


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I Depeche Mode iniziano a lavorare al nuovo LP

Martin Gore rinvigorisce dopo VCMG e del nuovo dei Depeche Mode dice «spero riusciremo a finire tutto il lavoro entro la fine di quest’anno»

«E’ stata una pausa piacevole il fatto di fare qualcosa di completamente differente dal solito lavoro quale lo studio dei testi e le melodie vocali» dice Martin Gore in un intervista redatta da The Quietus dove afferma tra l’altro che lavorare per Ssss di VCMG lo ha rinvigorito.
«Penso di aver approcciato con maggior vigore la scrittura del nuovo album della band, grazie ad una pausa. Mi ha dato un importante impulso creativo.»
«Sono passato contemporaneamente da VCMG alla scrittura del nuovo album dei Depeche Mode. Anche se ho usato le stesse strumentazioni, o gran parte, sono riuscito ad entrare in uno spazio mentale completamente diverso. Le cose che ho fatto per la band sono completamente differenti da VCMG.» aggiunge che la causà di ciò è la sua grande passione per la strumentazione synth.
«A parte il fatto di essere tornato all’attuale songwriting con più energia, bisogna tener presente che sono anche un chitarrista. Per tutto il periodo in cui mi sono dedicato a VCMG, non ho avuto alcun approccio con la chitarra perchè non era in sintonia con lo stile. Solo ora, tornato a scrivere per la band, ho ricominciato a toccare una chitarra, lavorare al pianoforte…»
Gore conclude dicendo che ritorneranno in studio alla fine di marzo e «spero riusciremo a finire tutto il lavoro entro la fine di quest’anno.»

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Dave Gahan e Depeche Mode: le 100 migliori copertine di Rolling Stone Italia!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I primi 100 numeri di Rolling Stone – Vota la copertina migliore! Dave Gahan e Depeche Mode in due numeri di Rolling Stone Italia.

 

Dave Gahan N.48 – Ottobre 2007 VOTATE QUESTA COPERTINA
Rolling Stone Italia dedica a Dave Gahan la copertina del numero di ottobre 2007. In questa occasione, Dave rilascia un intervista in cui parla della realizzazione del suo secondo album solista “Hourglass“.
Qui trovate l’intervista completa.

 

Depeche Mode n.68 – Giugno 2009 VOTATE QUESTA COPERTINA
In questa occasione, Rolling Stone Italia annuncia le prime due date italiane del  “Tour Of The Universe” tenutesi a Roma – 16 giugno e Milano – 18 giugno. Lo scatto che poi regnerà sulla copertina N. 68, fu un esclusiva mondiale per Rolling Stone Italia che raggiunse la band a Londra per immortalarla in tutto il suo spendore… unico come  Martin Gore, Dave Gahan e Andrew Fletcher.

 

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L’immenso cuore benefico chiamato Depeche Mode!

L’immenso cuore benefico dei Depeche Mode con “Vintners Foundation” in occasione dell’American Riviera Wine asta benefica a supporto di “Direct Relief International”.

Lo scorso 11 febbraio 2012, al Coral Casino Beach Club del Four Seasons Biltmore Resort di Montecito -  CA, la Vintners Foundation di Santa Barbara, ha ospitato la settima biennale dell’asta benefica “American Riviera Wine” a supporto della “Direct Relief International” un organizzazione non-profit con sede a Santa Barbara, in California, che si concentra sul miglioramento della qualità della vita, portando medicine e forniture per quelle strutture sanitarie locali (in tutto il mondo) che necessitano di aiuto.

Prodotti eccellenti e di gran lusso messi a disposizione del miglior offerente.

In passato l’asta del vino è stato un evento firmato dalla comunità vinicola di Santa Barbara, che costituisce la più grande industria della regione.
Negli ultimi 10 anni Vintners Foundation, ha donato più di $1,2 milioni alla Direct Relief che ha sfruttato più di $34 milioni in assistenza medica.

Questa piccola parentesi introduttiva era inevitabile al fine di farvi conoscere questo evento di beneficenza molto importante.
I Depeche Mode non sono nuovi nel fronte beneficenza, ricorderete sicuramente uno dei loro contributi più recenti al Royal Albert Hall di Londra il 17 febbraio 2010 dove, in occasione del Teenage Cancer Trust, si esibirono in uno show spettacolare.
Anche in questa occasione sono presenti… i nostri Depeche Mode, Dave Gahan, Martin Gore ed Andrew Fletcher, hanno dato il loro contributo fornendo un pacchetto davvero allettante per tutti i fans.
A presenziare la serata Martin Gore in un giacca e cravatta davvero inconsueto ma d’effetto, come vedete dalla foto qui sopra.


Il pacchetto Depeche Mode darà la possibilità di vivere un esperienza davvero irripetibile, il sogno di tutta una vita si realizzerà per un fortunato fan della band che ha ispirato generazioni di band in tutto il mondo. Vivrete la loro musica come non avete mai fatto. Dietro le quinte. Da vicino e in prima persona. In studio e in viaggio.
Questo è il gruppo noto come la band più popolare e di successo nella storia della musica elettronica. Hanno venduto oltre 100 milioni di album e singoli in tutto il mondo e hanno avuto dodici-Top 10 album nel Regno Unito. Con una storia iniziata oltre 30 anni fa in Essex, in Inghilterra, i Depeche Mode, oggi, continuano ad influenzare il mondo. Ora avete l’occasione di poter andare dietro le quinte e scoprire il perché.
Voi e il vostro ospite potrete unirvi ai Depeche Mode nel loro studio di Santa Barbara per un giorno intero (nel 2012) e assistere così alla fase di registrazione del loro prossimo album che diventerà certamente leggendario.
Potrete, inoltre, vivere un esperienza d’alto livello unendovi, per una tappa, alla band durante il loro prossimo tour in un viaggio da vere rock star. Voi e il vostro ospite potrete infatti salire sul jet privato dei Depeche Mode e viaggiare con loro.
Chiuderete questa esperienza incredibile con due posti a sedere davvero particolari in una delle tappe del loro prossimo tour.

  Il vincitore e (1) ospite si unirà ai Depeche Mode nel loro studio di Santa Barbara per assistere alla registrazione del loro prossimo album.
  Il vincitore e (1) ospite potranno viaggiare con la band a bordo del loro jet privato durante il tour
  Due (2) posti incredibili al concerto nelle città selezionate.
Due (2) passes backstage del concerto nelle città selezionate.

Non saranno inclusi voli privati e tappe differenti da quelle sopra elencate. Il pernottamento e la sistemazione negli alberghi non è inclusa. La data per la visita degli studi di registrazione dovrà attenersi a quella accordata. Le date del concerto non dovranno avere una finalità di stampa.
Per gentile concessione di Martin Gore e Depeche Mode

Qui  la presentazione ufficiale dell’evento

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VCMG Vince Clarke e Martin Gore per VOGUE

VOGUE mette in luce l’aspetto giocherellone e allo stesso tempo enigmatico del duo VCMG, con uno scatto davvero singolare.

Uno scambio di battute veloci fanno da cornice a questa immagine.

L’Uomo Vogue, gennaio 2012 (n. 427)
E’ stata una e-mail inaspettata ad unire di nuovo questo duo: «Non sapevo neanche che Vince avesse il mio indirizzo e-mail» dice Martin «nella mail mi chiedeva se avessi avuto piacere nel fare un album insieme: ho risposto di essere interessato solo se non fossi stato vincolato da limiti di tempo».

La tecnologia ha permesso ai due di collaborare nonostante le loro agende lavorative fossero piene di impegni. «Negli ultimi dieci anni gli strumenti di comunicazione si sono sviluppati in un modo incredibile» spiega Clarke. «Io e Martin abbiamo sfruttato la potenza di Internet al fine di concepire questo progetto (chiamato semplicemente VCMG). In realtà non ci siamo quasi mai visti di persona, ci siamo scambiati le idee via e-mail e creato l’album inviandoci semplicemente dei file. E ‘stato un modo interessante di collaborare, quasi come due pittori che lavorano sulla stessa tela, ma a distanza».

VCMG sta rilasciando una serie di EP prima del tanto atteso album di debutto, dalle sonorità prevalentemente techno. «Una delle ragioni per cui mi sono divertito facendo questo progetto» aggiunge Martin «è che volevo fare un album di ‘dance’: Penso che la scena elettronica sia molto viva, e oggi molti giovani sono in grado di creare musica dance con un budget minimo».

Chi sono i migliori produttori di musica elettronica oggi, secondo due icone come loro?
«Sono ancora affascinato dalla musica di Aphex Twin e dal produttore techno Plastikman» risponde Martin «ma devo dire che i Depeche Mode hanno aperto le porte a molti giovani produttori ai quali abbiamo commissionato remix, e ci sono molti artisti di talento in giro».
«Mi sento vecchio quando penso che i giovani mi vedono come un’icona» scherza Clarke «Tuttavia mi piace ascoltare quello che trovo su Beatport, è un eccellente sito dance e credo che i Deadmau5 siano fantastici».

Ci sarà tempo per un tour?
«Potremmo fare dei dj set» risponde Vince, mentre Martin dice «sarà difficile», visto che lui sta già lavorando per il prossimo album dei Depeche Mode. «E’ ancora tutto da definire, però ho scritto un pò di musica: ci rivedremo presto per portare avanti il nostro lavoro».

si ringrazia vogue.it

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Martin Gore in due recenti interviste afferma: «il nuovo album della band entro l’inizio del 2013»

Due recenti interviste di Martin Gore su “1Live” e “Sonic Seducer”, mettono in luce nuove prospettive per quanto riguarda il prossimo album dei Depeche Mode.

«Il nuovo album sarà pronto entro l’inizio del 2013» dice Gore (in sintonia con le precedenti dichiarazioni di Andrew Fletcher).

Durante il meeting, avvenuto il 10 gennaio scorso a Santa Barbara, è stato in parte deciso: il nuovo produttore, studio e direzione del prossimo album della band. Secondo Martin «la sensazione avvertita è molto buona/positiva».

Si potrebbe sperare in un Dave Gahan in veste di songwriter… le mie sensazioni mi suggeriscono la parola “probabile“. Oppure si potrebbe pronosticare di nuovo Hillier alla produzione, piuttosto che una ventata di aria fresca con Wilder, un ritorno alle vecchie origini con Flood o un rivoluzionamento totale con Bryan Black dei Motor…votate!

Martin dice inoltre che la malattia di Dave (3 anni fà) ha scioccato ma allo stesso tempo dato una scossa alla band, che ora avverte nuove sensazioni. Le cose ora appaiono senza dubbio sotto un altra ottica per quanto riguarda i Depeche Mode. «Non siamo più tanto giovani, siamo quasi tutti  50enni…» dice Martin «si potrebbe percepire come un incidente con una visione diversa delle cose».

Ancora nessun accenno al futuro Tour…ma ha detto «è stato già prenotato un servizio di sicurezza per il 2013».

Forse il tour partirà nell’estate nel 2013? Chissà…rimanete nei Dintorni!

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Martin L. Gore questa sera nello show radiofonico 1Live

Martin Gore in un intervista imperdibile: parlerà di VCMG e del nuovo album dei Depeche Mode.

Questa sera su 1Live, radio tedesca, Martin Gore parlerà del progetto VCMG e non solo.
L’intervista risale a poco tempo fà, quando il team di questo show radiofonico raggiunse Mr L. Gore nella sua abitazione di Santa Barbara.
Gore parlerà dell’album di debutto VCMG e del nuovo dei Depeche Mode.

La messa in onda dell’intervista è prevista alle 19:10 in streaming su 1Live.


Vince Clarke e Martin L. Gore “VCMG” copertina più data rilascio di ‘EP2/Single Blip’

L’attesissimo secondo EP di VCMGEP2/Single Blip‘, sarà caratterizzato da un synth minaccioso e da ritmi a spirale, un grido industriale dalle proporzioni oscure.

EP2/Single Blip‘ verrà rilasciato dal 27 febbraio 2012

EP2/SINGLE BLIP TRACKLISTING

  • Single Blip
  • Single Blip – Byetone remix
  • Single Blip – Mathew Jonson remix

EP2/Single Blip‘ è caratterizzato da due remix provenienti da artisti come:
Il Berlinese Olaf Bender (Byetone) co-fondatore e collaboratore della Raster-Noton (label Tedesca di musica elettronica).
Il Canadese Mathew Jonson, co-fondatore della label Wagon Repair. Jonson ha remixato con grande successo brani di artisti del calibro di Plastikman, Tiga e Chemical Brothers.

L’album di debutto di VCMG uscirà il 12 marzo 2012 e conterrà 10 brani. Scritto e prodotto da Vince Clarke e Martin L. Gore, l’album è stato mixato da Wiles Timothy ‘Q’, registrato e realizzato da Sie Medway Smith e Clarke, masterizzato da Stefan Betke (alias Pole).

Sulla rivista mensile britannica MOJO, Clarke ha recentemente affermato: «il processo di collaborazione è stato come una sorta di scambio di colori…un pò  come due persone che dipingono in due stanze differenti». Mentre Gore confessa le sue preferenze per «tutto ciò che un pò più oscuro…con il ritmo che ti fa da guida».

Per ordinare ‘Ssss’ l’album di VCMG LEXER MUSIC | AMAZON UK | PLAY.COM


In arrivo Ssss album di debutto di VCMG

La collaborazione tra Martin Gore e Vince Clarke, meglio conosciuti in questo caso come VCMG, si fa sempre più palpabile. Un album che si presenta sin da subito come qualcosa di molto incisivo e robusto nel genere techno, con brani remixati da artisti del calibro di Regis, DVS1 e XOQ.
Oggi abbiamo finalmente infromazioni più dettagliate riguardo l’uscita di questo album di debutto di VCMG. Ssss verrà pubblicato il 12 marzo su etichetta Mute, preceduto da un secondo EP ‘Single Blip’ – il primo EP fu ‘Spock’.

         tracklist

    • Lowly
    • Zaat
    • Spock
    • Windup Robot
    • Bendy Bass
    • Single Blip
    • Skip This Track
    • Aftermaths
    • Recycle
    • Flux

VCMG – Spock by Mute UK

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Vince Clarke e Martin L. Gore collaborazione: l’album di VCMG in arrivo la prossima primavera!

Dopo 30 anni di lavoro sui loro rispettivi progetti musicali in corso, Vince Clarke (Erasure / Yazoo / Depeche Mode) e Martin L. Gore (Depeche Mode) si riuniscono per la prima volta dal 1981 come VCMG per pubblicare un nuovo album preceduto da una serie di EP.

VCMG è il frutto di un attenta riflessione che vede Vince e Martin, pionieri della musica elettronica, esercitare tutto il loro amore, che dura da tutta una vita, per il genere techno al quale si ispira VCMG.

Vince spiega: «Ho ascoltato un sacco di minimal dance music e mi sono incuriosito da tutti quelle sonorità…ho capito che avevo bisogno di un collaboratore…così ho avuto l’idea di parlarne con Martin
Gore dice: «Un anno fa, di punto in bianco ho ricevuto una e-mail da Vince che diceva “Vorrei fare un album techno, sei interessato a collaborare? Nessuna pressione, nessuna scadenza” e così ho accettato

La scrittura e la registrazione dell’album sono stati fatti in   modo insolito/unico. Vince e Martin hanno lavorato nei loro   rispettivi studi, comunicando solo via e-mail   scambiandosi i file fino alla conclusione dell’album. Solo a   maggio 2011, in occasione del Mute Short Circuit Festival, la   coppia si incontra per la prima volta per discutere del   progetto.

L’album (il titolo sarà annunciato presto) disponibile dalla   prossima primavera (2012), è stato prodotto da Vince Clarke   e Martin L. Gore e mixato da un influente artista di   elettronica californiano Überzone / Q.

 La prima versione è un EP intitolato Spock.  EP1 / SPOCK e   conterrà un remix di Edit-Select, alias Tony Scott un DJ   britannico produttore e fondatore degli Edit-Select Records   con crediti precedenti che comprendono remix di Speedy J.   Death In Vegas e Gary Beck; il musicista techno di origini   britanniche Karl O’Connor (membro dei Sandwell District e co-fondatore della Downwards Records); DVS1, Zak Khutoretsky; più XOQ, l’alter ego di Überzone / Q.

EP1/SPOCK sarà disponibile in esclusiva mondiale su Beatport il 30 novembre e successivamente su tutti i DSP dal 12 dicembre

EP1 / SPOCK TRACKLIST

  • Spock – Album version
  • Spock – Edit Select Remix
  • Spock – Regis Remix
  • Spock – DVS1 Voyage Home Remix
  • Spock – XOQ Remix

ascolta un anteprima dei brani qui

VCMGofficial su facebook

fonte: mute.com

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Martin Gore DJ set al “Holiday Sound Check” 3 Dicembre 2011!

Secondo appuntamento annuale con “Holiday Sound Check” sabato 3 dicembre 2011 a partire dalle 19.30 presso il Contemporary Arts Forum – Paseo Nuevo, Santa Barbara (CA) con Martin Gore a sostegno della fondazione New Noise e Notes For Notes in un DJ Set da non perdere!

per info e tickets

 

Holiday Sound Check – Dicembre 2010

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Una cover-version dei Depeche Mode, Patti Smith, Jack White e altri per il 20esimo anniversario di “Achtung Baby” degli U2

Il caro zio Fletch lo aveva accennato con un velo di mistero… Ed ecco che finalmente la notizia balza sui siti/blog di musica – anni 80 e non – più cliccati. Solo 3 parole – Depeche ModecoverU2 -  Fatto il mio solito balzo dalla sedia dopo aver letto queste tre parole, bevo il mio solito tè pomeridiano e mi precipito a far visita al mio fedele amico e ricercatore infallibile “Google”. Ebbene si, i Depeche Mode in una cover degli U2. Si tratta di “So Cruel” brano presente nell’album “Achtung Baby” 7° lavoro in studio della band irlandese. Prodotto da Daniel Lanois e Brian Eno, l’album fu pubblicato il 19 novembre 1991 su etichetta Island Records.
Pensate che, e lo dico a chi non sa questi particolari, gli U2 iniziarono a lavorare “Achtung Baby” negli Hansa Studios di Berlino nell’ottobre del 90 completando il loro lavoro a Dublino nel 1991. “Achtung Baby” ha venduto la bellezza di 18 milioni di copie in tutto il mondo!
Ma tornando al caro zio Fletcher-one (se non fosse per la sua santa boccuccia british…) durante una recente conferenza stampa in Biellorussia dice “abbiamo appena finito di lavorare ad una cover degli U2 che uscirà a novembre“. Di seguito parte dell’intervista.

«Jack White per “Love Is Blindness“, Depeche Mode per “So Cruel“, Patti Smith per “Until the End of the World” e Damien Rice per “One“» svela Bono Vox, frontman degli U2, durante la conferenza stampa per la presentazione di “From the Sky Down” al Toronto International Film Festival. “Ogni volta che suono questo album mi accorgo solo delle cose che non vanno, ma quando sono altri artisti a suonarlo penso «è ottimo!!».
“So Cruel” verrà prodotto da Martin Gore, progettato da Sie Medway Smith e con il nostro Re di Cuori (il mio è tachicardico solo al pensiero) Dave Gahan alla voce.
Questo cover-album, commissionato dalla rivistra Inglese “Q“, onorerà il 20esimo anniversario di “Achtung Baby” e uscirà a Novembre in vari formati tra cui una “ueber deluxe edition” al costo di $660,19 (€297,99), una “Super Deluxe Edition”, “Vinyl Box Set”, “Deluxe Edition” e “Standard CD”.
Di seguito la versione originale di “So Cruel”.

Beh sono veramente curiosa di ascoltare la versione dei DM!


Martin Gore per Vanity Fair: “il nostro periodo con la EMI giunge al termine”

In un intervista di Marc Spitz per Vanity Fair magazine,  Martin Gore parla del nuovo album di remix e dichiara che non lavoreranno più con EMI.

Marc Spitz:  Sei il compositore principale dei Depeche Mode, questo richiede da parte tua un quantitativo di tempo non indifferente in studio, cercando di perfezionare ogni pezzo musicale. Non trovi che una versione remix dei brani possa essere antitetica sconvolgendo così tutto il lavoro fatto?
Martin Gore: E’ stato talmente parte di noi sin dal primo giorno che ora non ci penso neanche più. L’unico single che abbiamo tirato fuori e che non ha avuto alcun tipo di remix è stato il primo (1981 Dreaming of Me). Se non mi piace ciò che è stato fatto o ciò che trasmette  siamo in grado di porre un veto, abbiamo comunque il controllo totale. Ma molte volte rimaniamo piacevolmente sorpresi.
Marc Spitz: Sono le persone a farsi avanti proponendoti dei remix o sei tu a richiederli a musicisti che ammiri in particolar modo?
Martin Gore: Sono le persone a proporre canzoni specifiche. Ma, sia noi che la Mute abbiamo una lista a disposizione dove poter scegliere i musicisti più interessanti. Otteniamo sempre un discreto numero di persone scegliendo i migliori.
Marc Spitz: Hai assistito alla crescita culturale dei remix al punto che nell’hip-hop è diventato quasi necessario. A volte un remix diventa un single di successo. Secondo te un remix può cambiare il modo percettivo di una canzone?
Martin Gore: Durante i nostri live spesso utiliziamo parti dei remix che ci piacciono, diventa come una nuova versione dal vivo.
Marc Spitz: Alcuni fans dei Depeche Mode non amano in particolar modo i remix, come poter accontentare tutti? Quando cambi canzoni importanti tipo “Blasphemous Rumours” o “Enjoy the Silence”, i fans hanno mai protestato?
Martin Gore: [sorride] Non penso questo, perchè chi è ossessionato vorrebbe poter ascoltare diverse versioni di una canzone. Nel mondo vengono organizzati molti Depeche Mode Parties dove le persone ascoltano la nostra musica tutta la notte e i remix danno un motivo in più per rendere interessanti questi eventi.
Marc Spitz: In questa raccolta di remix c’è anche una versione in vinile. Sei un appassionato di vinile?
Martin Gore: Penso sia importante avere a disposizione un prodotto in vinile. Da sempre una buona impressione. Io vengo da quella generazione. I ragazzi di oggi hanno poco a che fare con il vinile, ne sanno poco. E’ così eccitante andare in un negozio di disci e acquistare un pezzo in vinile e collezionarlo…anche l’odore del vinile…
Marc Spitz: Quei fans ossessionati devono essere davvero eccitati dall’idea della reunions con Vince Clarke e Alan Wilder, che hanno contribuito ad alcuni remix di questa nuova collezione (rispettivamente (“Behind the Wheel” e “In Chains”). Come è andata?
Martin Gore: Non ci siamo sentiti solo in questa occasione. Verso la fine del tour scorso chiesi ad Alan di venire sul palco del Royal Albert Hall a Londra, e ha accettato. Poi venne in tour in America. Mi è sembrato naturale rivolgermi a lui. Con Vince, di punto in bianco mi invio una e-mail, circa nove mesi fà… e  diceva: “Stò pensando di preparare un album techno. Saresti interessato a collaborare?“. Ora è finito, ma abbiamo bisogno di mixarlo. Anche con lui è stato naturale chiedergli di preparare un remix per la nostra collection.
Marc Spitz: Parlando di Vince, il prossimo autunno Speak and Spell compirà 30 anni. Questa collezione comprende l’intero periodo (81-11). Questo aiuta a chiudere quel periodo e a dedicarsi alla scrittura di qualcosa di nuovo? Possiamo aspettarci presto un nuovo album dei Depeche Mode?
Martin Gore: Suppongo di si. E’ la fine del nostro periodo con la EMI. Abbiamo firmato per un album, Sounds of the Universe, e per una collezione di remix. Dopo ciò non abbiamo un etichetta.
Marc Spitz: Pubblicherete musica indipendente?
Martin Gore: Non lo so. Ne abbiamo parlato ma non so quanti anni ci impiegheremo (per finire l’album). Nessuno sà come andrà fino ad allora, come verrà distribuita la nostra musica.
Marc Spitz:  Potreste essere in grado di pubblicare direttamente nel cervello delle persone…
Martin Gore: Penso si chiami lavaggio del cervello…


Just Can’t Get Enough: The Making Of Depeche Mode – un libro di Simon Spence

Questa che segue è l’intervista a Simon Spence autore del libro “Just Can’t Get Enough: The Making Of Depeche Mode” apparsa su www.echo-news.co.uk

Durante la sua adolescenza, negli anni 80, il giornalista musicale Simon Spence nutrì dentro di se un segreto imbarazzante.
C’era una band di Basildon tra le sue preferite, ma lui non ne parlava molto perchè a quei tempi, i Depeche Mode, non andavano molto di moda.
Decenni più tardi, Simon, non si fa scrupoli nell’essere fan dei Depeche Mode e come lui altre decine di milioni di persone al mondo. Non è necessario preoccuparsi di ciò che è cool quando si stà parlando di una delle band di maggior successo nella storia.
Con oltre 100 milioni di vendite, sono, sottolinea Simon, una tra le dieci band con più vendite di tutti i tempi. Il loro posto è saldo nella classifica degli “immortali della musica”. I loro concerti hanno attirato oltre 30 milioni di fans. Sono i più venduti nella storia delle band di musica elettronica.
Simon, reporter del NME (New Musical Express) e autore di libri narranti le scene musicali, si è ispirato alla storia dei Depeche Mode per il suo ultimo grande successo.
Esistono già altri libri che raccontano la vita dei Depeche Mode, tendendo a scremare la storia della band, riportando la solita cronologia di base.
Simon, a differenza, chiede e gradualmente risponde alle grandi domande.
Perchè proprio dall’Essex, negli anni settanta, emerge questa tipologia di suono così particolare? Quali sono state realmente le loro personalità? E come, questi personaggi, sono arrivati a fondersi fino a creare questa unità? Come hanno fatto ad emergere dal sud dell’Essex conquistando il mondo?
I metodi di Simon sono abbastanza esaustivi. Dirige delle importanti interviste intensive a dozzine di persone.
Simon ha avuto modo di poter parlare con alcune persone, dagli insegnanti alle ex fidanzate fino al produttore discografico statunitense Seymour Stein (con Richard Gottehrer fondano la Sire Records)
Gli unici a non voler rilasciare questa intervista furono gli stessi DM Dave Gahan, Martin Gore e Andrew Fletcher. Questo perchè le loro versioni erano già state rilasciate per altri precedenti libri legati alla band.
Mi è sembrato come se non fosse necessario parlare con loro” dice Simon “Ho affrontato la storia da altre angolazioni, e con mente aperta. Questa non è una biografia ufficiale“.
Durante la ricerca di Simon, è emerso un tema comune;  “la storia dei Depeche Mode è per il 70% una storia di Basildon” dice Simon.  “E’ stata un influenza fondamentale il fatto che siano cresciuti in una città a sua volta nuova e in evoluzione“.
Un altra presenza molto forte nella storia dei Depeche Mode è stato il ruolo della chiesa Metodista di San Paolo (St Paul’s Methodist Church) a Basildon, e il modo in cui è stato mescolato alla loro angoscia adolescenziale. I fans dela band riconoscono l’influenza della religione in canzoni come Personal Jesus.
Alcuni abitanti del sud dell’Essex hanno avuto la fortuna di poter “approcciare” con i componenti della band, apparentemente ancora dei semplici ragazzi di Basildon, senza rendersi conto che il futuro degli stessi si potesse rivelare di notevole importanza.
Persone come il fruttivendolo, alla stazione degli autobus di Basildon, che impiegò Dave Gahan al carrello della frutta e verdura, come fece tra l’altro anche con altri studenti del Southend College dove Dave si qualificò come vetrinista.
Più preoccupante l’approccio che ci fu con i magistrati che si occuparono di lui presso il tribunale dei minori dopo alcune incursioni di microcriminalità.
Gli insegnanti della Barstable e della St Nicholas schools, frequentate da Dave Gahan e Martin Gore.
Non da ultimo, i primi fans che seguirono i primi concerti della band nei vari pub e club dell’Essex, quando si chiamavano ancora  “No Romance in China”.
Simon è riuscito persino a scovare alcune copie di una fanzine locale sopravvissute a tutti questi anni.
Sono rimasto impressionato dal rispetto che molti artisti sperimentali moderni nutrono nei confronti della musica dei Depeche Mode” dice Simon
Simon Spence, in precedenza, ha scritto, grazie alla collaborazione di Andrew Loog Oldham (manager e produttore dei Rolling Stones negli anni 60) , due libri di grande successo “Stoned” e “2Stoned” che forniscono una folle panoramica del legendario periodo pop degli anni settanta.
Nel caso del libro dei Depeche Mode “c’è più musica e meno pazzie e buffonate” dice Simon “La cosa grandiosa dei Depeche Mode è che sono riusciti ad avere successo, in modo molto silenzioso, grazie alla qualità del loro lavoro“.
Non hanno mai fatto realmente parte della scena Londinese. Erano sempre sull’ultimo treno per tornare a Basildon“.
Nessuno è mai stato in grado di svelare il mistero: da dove è partito tutto? Simon pensa alla genialità di tre persone, tra cui Vince Clarke che impostò la band agli inizi della loro carriera.
I Depeche Mode e la loro celebrità decollarono nel 1981. “Hanno trovato un modo per rendere più popolare la musica sperimentale” dice Simon.
E’ insolito trovare due cantautori (Dave e Martin) convivere nello stesso contesto, per non parlare del fatto che entrambi siano cresciuti praticamente nella stessa strada della stessa città“.
Una delle immagini che rimarrano per sempre impresse nella mia mente risale ai tempi degli albori, quando facevano le prove in una stanza di fronte casa a Basildon“.
Non avevo ancora un pubblico…così disposero una fila di orsacchiotti di peluches e  suonarono per loro“.

Paperback: 320 pages
Publisher: Jawbone Press (September 1, 2011)
Language: English
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In una recente intervista Andrew Fletcher parla del nuovo DVD e del futuro dei Depeche Mode

I Depeche Mode hanno una tradizione, quella di rilasciare un DVD dopo ogni tour e Tour Of The Universe dello scorso anno non fa eccezione. Per questo tipo di realizzazioni solitamente i Depeche Mode si avvalgono del lavoro di Anton Corbijn ma questa volta si sono affidati alla professionalità di Russell Thomas noto per le sue collaborazioni con U2, Coldpaly, Placebo, Muse e molti altri. In questa occasione Andrew Fletcher ci ha concesso pochi minuti del suo tempo per discutere della versione del DVD e del futuro della band.

Perchè un DVD per il Tour Of The Universe?
Dopo ogni tour abbiamo l’abitudine di rilasciare un DVD. Noi non vogliamo che i ricordi dei nostri tour si riducano solo a dei semplici video amatoriali che troviamo su YouTube (ride). Ci piace dare una nostra versione dello show, ecco perchè questo DVD.

Che differenza c’è tra questo DVD e i precedenti?
In realtà non è poi così diverso dagli altri. Naturalmente la qualità video e audio aumenta negli anni, ma la differenza è che non ci sono le stesse canzoni perche lo show è differente. Non è una rottura completa con ciò che abbiamo visto in passato, anche se il modo di ripresa è un pò differente.

Avete già lavorato con Anton Corbijn, ma questo DVD è stato finalmente diretto da Russell Thomas. Perchè?
Anton è stato coinvolto in questo lavoro creando la fase di progettazione. Ma la questione riprese per lui era impossibile perchè troppo impegnato. Ecco perchè abbiamo dovuto scegliere qualcun’altro. Russell ci è stato fortemente raccomandato ma Anton avrebbe voluto farlo se fosse stato disponibile. Lui è un perfezionista.

Conoscevate Russell Thomas prima di lavorare con lui?
No, affatto. Non lo avevamo mai incontrato. Abbiamo guardato i video dei suoi precedenti lavori e poi abbiamo organizzato un incontro con lui e ne abbiamo parlato, tutto qui. E’ accaduto tutto in modo molto naturale, mentre noi eravamo sul palco, lui cercava di cogliere le scene più belle (ride). Non ha mai chiesto cose fuori dall’ordinario.

I Depeche Mode è una di quelle band che suona negli stadi di tutto il mondo. Che impressione fa esibirsi davanti a così tante persone?
Sai, abbiamo iniziato come tutti gli altri, suonando nei pub del nostro quartiere, poi nei piccoli locali, poi in quelli medi fino ad arrivare negli stadi. Per noi esibirsi in uno stadio è come esibirsi in una piccola stanza. Siamo fortunati ad avere un frontman eccezionale nella persona di Dave Gahan. Lui sa come galvanizzare la folla sia di 400 o di 40.000 spettatori! Nei nostri spettacoli cerchiamo sempre di coinvolgere il pubblico, è per questo che funziona. Per essere onesti, a nessuno piace davvero andare a vedere un concerto in un grande stadio. Ciò che lo fa funzionare è proprio il coinvolgimento del pubblico nello spettacolo. Siamo fortunati ad avere un così straordinario sostegno da parte del pubblico. Siamo entusiasti in qualsiasi luogo suoniamo.

Il concerto contenuto del DVD è stato registrato a Barcellona. Perchè la scelta è ricaduta proprio su Barcellona?
Cerchiamo sempre di scegliere città differenti. Avevamo già preso Parigi, ed è stato magnifico. A Barcellona il pubblico è sempre eccezionale. Ci eravamo già esibiti in questa località diverse volte, amiamo questo posto. Non correvamo nessun rischio scegliendo questa città, sapevamo in anticipo che sarebbe stato bello. Ma ad essere onesto avremmo potuto scegliere una delle date in Sud America, sono stati concerti semplicemente incredibili! Ma in Sud America tutto è molto più rischioso dal punto di vista organizzativo. Sarebbe stato fantastico poter filmare il concerto in Messico o in Argentina. Spero ci siano meno rischi la prossima volta.

Ci sarà una prossima volta? Ci sono state voci che dicevano che questo tour sarebbe stato l’ultimo…
I Depeche Mode non lavorano come gli U2. Non c’è un piano prestabilito per conquistare l’universo (ride). L’altro giorno ho parlato con Adam Clayton e a quanto pare hanno già pianificato il loro programma per i prossimi dieci anni! Con noi non succede così. Facciamo le cose che ci sentiamo di fare. Ci sono grandi possibilità di fare altri tour. Il problema è che Dave ha purtroppo avuto problemi di salute più tosto recenti. Per lui è ancora un ricordo molto brutto, ma sta molto meglio, è molto felice. Quindi sono sicuro che ci sarà un nuovo album e un nuovo tour.

Voi avete un pubblico sempre in crescita dopo trenta anni dalla formazione della band. Molti giovani vengono ai vostri concerti. Come spieghi questa cosa?
Ah! Se avessimo una ricetta per il successo l’avremmo venduta già da tempo (ride)! A volte vedo ragazzini di 17 o 18 anni avvicinarsi a noi e alla nostra musica, è incredibile. Nel corso del tempo sembra che siamo in grado di mantenere al nostro fianco i fan più anziani e di arrivare ad ottenere l’avvicinamento di quelli più giovani. Ricordo di quando sono stato a suonare al Razzmatazz un club di Barcellona. Nel locale c’erano 400 ragazzi avranno avuto 18 anni e sono letteralmente impazziti sentendo Depeche Mode. Alcuni non mi hanno riconosciuto, ma la musica si (ride). Non mi spiego il perchè di questo, probabilmente stiamo facendo del tutto per far si che la nostra musica non risulti troppo datata.

Non riesci a spiegarti perchè i giovani di oggi ascoltano la musica che voi suonavate ancor prima che loro nascessero…
Quando scriviamo, non pensiamo mai che possa essere gradita anche alle nuove generazioni. Quindi no, non me lo spiego affatto. Tutto quello che so è che è un fenomeno affascinante. Vedo i miei coetanei apprezzare la nostra musica e nello stesso tempo anche mia figlia l’apprezza. Potresti essere tu, come giornalista, a spiegarlo a me (ride)! La nostra musica è universale, ma non so per quanto tempo potrà durare.

Hai suonato di nuovo con Alan Wilder all’inizio di quest’anno. Pensi di lavorare ancora con lui?
E’ stato piuttosto strano come concerto perchè era uno spettacolo di beneficenza. Non credo ci possa essere un sequel. Ma lui ha fatto un remix per noi quest’anno. Sta lavorando ad un progetto con Martin Gore. Così in qualche modo possiamo dire di lavorare di nuovo con lui (ride)! Ma in verità non credo che accadrà. Ciò che è certo è che siamo ancora amici.

Puoi dirci quali sono i tuoi progetti futuri?
Faccio un sacco di dj set al momento. Presto, nel mese di febbraio, andrò anche in Cina, Australia, Tasmania, Singapore… Tutti luoghi dove non sono mai stato con i Depeche Mode. Sono particolarmente impaziente di suonare in Cina. Per quanto riguarda la Toast Hawaii (l’etichetta discografica da lui fondata), c’è un progetto a cui sto pensando, ma non c’è nulla di concreto ancora. Non posso parlarne perchè non sò se accadrà realmente.

 Intervista a cura di Anne Line per Sound Of Violence


Alan Wilder e Vince Clarke nel nuovo album di remix dei Depeche Mode

Siamo tutti eccitatissimi dalla notiza che i Depeche Mode, Dave Gahan, Martin Gore e Andrew Fletcher si riuniranno di nuovo con gli ex Vince Clarke e Alan Wilder per un nuovo album di remix nel 2011.
Anche se i Depeche Mode non hanno annunciato formalmente questa notizia, lo scorso mese proprio Mr Clarke aveva annunciato su twitter di essere impegnato in un nuovo lavoro, un remix del brano “Behind the Wheel” e scrive ancora: “Credo sarà rilasciato un nuovo album di remix”.
Qualche giorno fa si è venuto a conoscenza della notizia del contributo di Wilder su un remix di “In Chains” brano estratto dall’album dei Depeche Mode “Sounds of the Universe.” del 2009. 
Inoltre nel nuovo album di remix il contributo di New Order’s Bernard Sumner, Mark Ronson,  Nick Rhodes  The Arcade Fire e Yeah Yeah Yeahs.  Emozionante questa riunione per lungo attesa da tutti noi fan! Un assaggio lo abbiamo avuto in occasione del concerto dei DM al Royal Albert Hall quando Wilder salì sul palco con Gore per “Somebody” e ancora lo stesso Martin Gore per Recoil in California e infine Vince Clarke ancora con Gore per un album dance. Tutto questo ci fa riflettere e sperare…chissà quali altre sorprese ci attendono dietro l’angolo.  I Depeche Mode non hanno mai deluso le nostre aspettative e noi li amiamo anche per questo!!

Titolo album: Da confermare
Data di uscita: Da confermare

artisti/remix
Vince Clarke | Behind The Wheel
Alex Metric | Personal Jesus
Alan Wilder | In Chains
Nick Rhodes (dei Duran Duran), Andrew Whyat (dei Miike Snow) e Mark Ronson | Personal Jesus
Kidkanevil | Black Celebration
Yeah Yeah Yeahs | Da confermare
Arcade Fire | Da confermare
Eric Prydz | Da confermare
Stargate | Da confermare
Da confermare | I Want You Now
Da confermare | Tora! Tora! Tora!

L’album sarà preceduto dal single “Personal Jesus ’11″ (Bong 43)


Martin Gore e Jonathan Kessler intervista su Revolution Mexico

Intervista a Martin Gore e Jonathan Kessler pubblicata lo scorso maggio su “Revolution Mexico” rivista messicana dedicata esclusivamente agli orologi.

 
In occasione del Teenage Cancer Trust, svoltosi a Londra lo scorso 17 febbraio al Royal Albert Hall, questa intervista è stata fatta da chi cura le pubbliche relazioni per la promozione di Hublot. Le domande rivolte a Martin sono relazionate al fattore “tempo” mentre quelle a Kessler sono specifiche verso la serata al RAH e il rapporto dei DM con Hublot.


MARTIN GORE

Concetto del tempo

D: Definizione di “tempo”?
R: In realtà non ho una rigorosa definizione di tempo, ma so che più passano gli anni e quindi acquisisco una certa maturità o vecchiaia e più ho la consapevolezza del tempo che passa. Non che mi senta meno sano o attivo di quando ero più giovane.
In realtà per molti versi sento spesso che la mia mentalità e il mio attegiamento rimangono allo stesso modo di quando avevo 18 anni, come quando ero agli esordi con la band.
A volte, quando penso al passato, la mia vita in generale o alla storia della band, mi vengono in mente alti e bassi che ho affrontato e riflettendo su questi eventi mi rendo conto di quanto loro hanno influito su di me portandomi al punto in cui mi trovo adesso.

Processo di composizione
D: Quanto è importante la presenza del concetto di tempo nelle tue canzoni?
R: Credo che il concetto tempo sia un fattore importante nelle mie canzoni e nel modo in cui ogni canzone viene strutturata. Spendiamo molto tempo cercando di assicurarci che ogni canzone abbia un buon flusso. Ogni sezione deve relazionarsi alla successiva, non si puo lasciare una sezione differente dall’altra (troppo breve troppo lunga). Non vi è mai una formula precisa per questo, noi cerchiamo sempre metodi diversi per ogni canzone fino a quando non siamo soddisfatti del risultato.

D: Come si fa a definire il tempo perfetto per ogni canzone?
R: Realmente non c’è un modello rigoroso in termini di tempo per le mie canzoni, anche se c’è stato un periodo in cui tutto ciò che scrivevo sembrava venisse fuori a 103bpm circa! Il fattore tempo è molto importante nel processo di registrazione che insieme alla struttura musicale sono gli elementi ai quali ci concentriamo sin dai primi momenti in cui siamo in studio di registrazione. Molto spesso la chiave finale della canzone viene abbassato rispetto al mio demo originale come per Dave che ha la tendenza di cantare in una tonalità più bassa rispetto la mia.
Al contrario se il tempo sarà in crescendo i miei demo avranno un risultato pessimistico rispetto alla versione finale. Forse il migliore esempio è “Enjoy The Silence” che ha preso vita come una ballata lenta e che è stata in seguito trasformata in una versione accellerata che facciamo oggi.
                       

D: Quanto tempo impieghi nel processo di composizione di una canzone?
R: Varia molto da canzone a canzone. Tutti gli elementi chiave della canzone, gli accordi, testi e melodia vocale si riuniscono molto rapidamente, letteralmente il tempo necessario che ci vuole per suonare la prima canzone. Stranamente il pezzo “A Question Of Time” è stato uno di quelli che è venuto fuori in questo modo naturale. Di media ogni canzone prende da una a due settimane per essere completata.

D: Quanto tempo deve durare una canzone, 3 minuti, 4 minuti, 20 minuti?
R: Non potrei mai sedermi e dire: “ok stò per scrivere una canzone che durerà 3 minuti e mezzo”. La canzone stessa deciderà quale sarà il suo tempo. Non ho mai pianificato la lunghezza dei miei brani, spesso hanno una durata di 4 o 5 minuti circa. Non penso che una buona canzone debba necessariamente avere una lunghezza ideale, ci sono un sacco di canzoni che amo indipendentemente dalla loro durata. Penso che sia solo una particolare caratteristica nelle canzoni d’autore che scrivo la quale sembra essere rimasta abbastanza costante durante tutto il mio tempo come cantautore.
D: Quand’è il momento ideale della giornata per sedersi e scrivere una canzone?
R: Spesso preferisco lavore alle canzoni durante il pomeriggio e mi piace prefissarmi un tempo, diciamo da mezzogiorno fino alle prime ore della sera. Cerco di attenermi a questa routine, per quanto possibile. A differenza di quando siamo in studio dove spesso lavoriamo fino a tarda notte, preferisco di gran lunga regolare il processo di scrittura in piccoli blocchi che distribuisco poi in periodi di tempo più lunghi in quanto ritengo che sia molto più produttivo e utile per dare a me stesso il tempo necessario per scrivere e non stancarmi troppo forzando le idee.
D: Nella canzone Home, dici: “sto annegando nel tempo a un ritmo disperato”. In quale momento della tua vita hai scritto questa canzone, e perché sentivi questa emozione?
R: Per essere onesto questa canzone l’ho scritta in un periodo piuttosto buio della mia vita, quando mi sono reso conto che ero dipendente dall’alcol che assumevo per riempire la mia esistenza di vita quotidiana. Ho visto che il mio stile di vita era influenzato da tale situazione, penso che la canzone sia stata un modo per esporre la mia “rassegnazione” alla situazione.

                       

Il tempo nella tua vita
D: Se avessi la possibilità di tornare indietro nel tempo, quando e dove andresti?
R: Sarebbe bello tornare nell’entico Egitto per molti motivi non solo per vedere e capire come sono state effettivamente costruite le piramidi.
D: Cosa fai nel tempo libero?
R: Tutte le cose che solitamente si fanno. Mi piace passare del tempo con i miei figli, che è importante in quanto è difficile farlo quando si è in tour. Sono un grande appassionato di calcio, gioco o guardo le partite ogni volta che ne ho la possibilità, mi piacciono i video games e sto su internet per diverse ore in tutta tranquillità. Così, tutto molto rock and roll come potete vedere.
D: Qual’è il momento più importante della giornata?
R: Quando sono a casa l’ora preferita della giornata è sicuramente la mattina. Siccome vivo a Santa Barbara è bello gustare una ricca colazione al sole. Mi assicuro sempre che non manchino dei buoni muffins e un enorme tazza di caffè. Al contrario di quando siamo in tour tutto è concentrato in quelle due ore quando siamo sul palco, così il naturale orologio biologico subisce dei cambiamenti, si diventa nottambuli soprattutto perchè impiego diverse ore prima di rilassarmi dopo un esibizione.
D: In quanti periodi differenti di tempo puoi dividere la tua vita?
R: Ci sono sicuramente diverse fasi che mi vengono in mente nella storia della band. Il primo periodo è quando Vince era ancora nella band. E’ stato sicuramente il protagonista in quella fase iniziale ed è stato anche un grande shock per tutti noi quando è andato via. La seconda fase è il periodo relativo a “A Broken Frame”, “Construction Time Again” e “Some Great Reward”. Dopo questi tre anni, Alan si unì a noi e abbiamo cominciato ad avere un idea di quale sarebbe stata la direzione da intraprendere con la band.
“Black Celebration” e “Music for the Masses” sono state la fase successiva, quando ho sentito che avevo preso la giusta direzione per la scittura nelle mie canzoni. Il periodo “Violator” e “Songs of Faith And Devotion” è stato quello in cui la band fece un altro passo avanti. Flood, il nostro co-produttore in questi due album, è stato un fattore di rilevante importanza nella produzione di queso prodotto e, col senno di poi, penso sia stato il momento in cui abbiamo realmente sentito di essere diventati una band riconosciuta a livello mondiale.
Ovviamente dopo l’uscita di Alan dalla band, subito dopo il SOFAD tour, è stato un grande cambiamento per la band ma allo stesso tempo ci ha dato un nuovo percorso da seguire e “Ultra” e “Exiter” appartengono sicuramente ad un periodo in cui ci stavamo adattando ad essere nuovamente un terzetto. Il fatto che ora anche Dave contribuisca alla scrittura delle canzoni dimostra che “Playing the Angel” e “Sounds of the Universe” è ancora un altra fase della band. In un primo momento è sembrato un pò strano che ci fosse un altra persona impegnata nella scrittura delle canzoni, ma penso che per me sia stato un fattore molto positivo in quanto ho sentito sempre una certa pressione nel dover scrivere tutte le canzoni. Paradossalmente, dal momento in cui Dave ha iniziato a contribuire nei testi, ho trovato il processo di scrittura molto più divertente e produttivo.
D: Se tu fossi una canzone, quale canzone saresti?
R: Non so quale canzone potrei essere, ma una canzone che per me ha una certa rilevanza è “Alfie” di Burt Bacharach e Hal David. La canzone è stata eseguita da diversi artisti con diverse versioni, da Cher a Dionne Warwick, probabilmente la più nota, ma la mia versione preferita fu quella registrata da Cilla Black, la sua voce sembra cogliere qualcosa di unico per me.
D: Qual è la tua canzone preferita tra quelle composte da te?
R: Spesso mi viene posta questa domanda e la mia risposta in tutta onestà è che in realtà non ce n’è una preferita. Mi piace eseguire brani differenti in tempi differenti e i miei gusti sono sempre in evoluzione.
D: Se avessi a disposizione più tempo per fare ciò che ancora non hai fatto, cosa faresti?
R: Beh mi ha giovato molto il fatto di essere coinvolto in questa collaborazione con Hublod per il Teenage Cancer Trust e penso che sarà certamente qualcosa che faremmo di nuovo in futuro. In passato tutti noi ci siamo occupati privatamente di opere di bene, ma questa è la prima occasione in cui abbiamo potuto dare il nostro supporto come band ad una causa particolare che per noi è stata davvero molto gratificante. Non è che in passato non abbiamo voluto contribuire a cause benefiche, ciò non è stato possibile logisticamente essendo spesso in tour. Ecco perchè l’assistenza Hublot e il contributo a questo progetto è stato così importante. Non solo sono stati estremamente generosi nella progettazione e nella donazione di questa vasta gamma di orologi, ma hanno anche contribuito ad organizzare e supervisionare la stessa asta che noi tutti auspichiamo si rivelerà un grande successo nella raccolta di fondi per il Teenage Cancer Trust.
D: Hai qualcosa che rimpiangi del passato?
R: Beh il proverbio dice “errare è umano”. Penso che chiunque abbia i propri rimpianti nella vita. Ci sono cose del mio passato che mi rammaricano, ma allo stesso tempo non credo faccia bene soffermarsi troppo su ciò che è stato il passato, preferisco concentrarmi sulle cose positive esse possono influenzare molto il nostro futuro e stimolarci così ad andare avanti.
                      

Orologi
D: Indossi orologi solitamente?
R: In genere li indosso, ne possiedo diversi. Penso che effettivamente la nostra amministrazione sia stata contattata da Hublot proprio perchè qualcuno sapeva che in passato ho già indossato un orologio Hublot. Non sono un esperto sull’arte dell’orologeria. Sono molto attratto dall’aspetto di un orologio, generalmente opto per disegni pittosto semplici sia cromato nero o argento. Tutte quelle funzione tipo la capacità di sopportare una notevole profondità sot’acqua, non mi nteressano molto, l’importante che resistano alla profondità della mia vasca da bagno!

JONATHAN KESSLER

D: Qual’è l’importanza della collaborazione con la Hublot? E come ha avuto inizio?
R: I DM hanno sempre accolto con entusiasmo le possibilità di far conoscere ed apprezzare la loro musica a nuovi ammiratori ed etichette e l’incontro con la Hoblot a Praga agli inizi del tour è stato l’inizio di una meravigliosa relazione professionale.
Anche se la band non ha mai disdegnato nuove e complesse collaborazioni, prima di entrare in relazione con la Hoblot questi eventi si verificavano esclusivamente all’interno del mondo dei media e dello spettacolo. Il valore propositivo di un connubio tra una rock band ed un marchio di lusso non è cosa ovvio, ma i DM sono fans di questo marchio da molto tempo ed il comune desiderio di supportare la causa del Teenage Cancer Trust ha portato ad una collaborazione della quale tutti siamo orgogliosi.
D: I DM sono la prima rock band che decide di esplorare il mondo del lusso. Quanta parte di questo fatto è dovuta al desiderio di raccogliere fondi per una causa umanitaria e quanto, invece, si deve alla volontà del gruppo di innovarsi ed evolversi?
R: I Dm hanno avuto una lunga e gloriosa carriera, quindi il fatto che il loro nome venga associato ad una realtà al di fuori del mondo della musica, – la natura del progetto non ha importanza….Può essere l’affiliazione ad un marchio di lusso o una causa umanitaria – è da considerare in tutta la sua potenza innovativa. Questo, pur essendo un requisito rilevante, non può, però, assurgere all’importanza di motivazione principale. Dal nostro primo incontro con la Hublot al lancio della nuova linea di orologi, sino ad arrivare al concerto di beneficenza alla Rha, il motivo che ha portato ognuno di noi a voler essere coinvolto nel progetto è stato il desiderio di compiere un importante atto umanitario. L’unione tra Dm e Hublot può sembrare una semplice operazione commerciale a prima vista, ma l’obiettivo principale di questa collaborazione è il sostegno alla causa del Teenage Cancer Trust e la volontà di permettere la crescita della consapevolezza riguardo ad un problema così serio.
D: E’ chiaro che la decisione di lavorare con la Hublot non è casule. Ci sono molti legami tra questa società ed i DM. Fondamentalmente, però, si può essere certi del fatto che la collaborazione con questo marchio è basata su un solido e mutuo rispetto. Ci sono molti fans della Hublot che partecipano ai concerti…?
R: Il rispetto reciproco è sicuramente la chiave per il successo di questo connubio. Prima di dare il via alla collaborazione con la Hublot, i DM erano già loro estimatori, e molti membri di questa società erano fans della band. Questo ha permesso al rapporto professionale di evolversi in modo molto organico, dato che ognuno dei soggetti è sempre stato attento a comprendere e dare il giusto risalto alla sensibilità ed alle priorità dell’altro. Senza dubbio, questo fatto ha rafforzato ulteriormente il rapporto di collaborazione ed ha avuto un influsso molto positivo sulla realizzazione del progetto. Questo legame professionale portava estimatori della Hublot ai concerti dei DM e i fans dei DM a conoscere la Hublot, ma la vera bellezza della forza di questa cooperazione è che ha creato una sinergia, dato che la Hublot ed i DM insieme stanno facendo molto più di quello che avrebbero potuto fare per proprio conto per sostenere la causa della ricerca sul cancro negli adolescenti. Penso di parlare a nome sia della band che del marchio quando dico che abbiamo apprezzato molto questa collaborazione e speriamo che ve ne siano di future.
                       

D: Quindi, la collaborazione con la Hublot rappresenta chiaramente le nuove metodologie con le quali la gente compra musica. Siamo molto felici della convenienza degli acquisti su iTunes, ma allo stesso tempo sentiamo la mancanza di qualcosa di speciale. Quanto siete consci del fatto che il vostro connubio professionale potrebbe produrre una armoniosissima collaborazione in termini di design delle confezioni e degli orologi, ma anche tra i membri della società e la band?
R: Sin dai nostri primi incontri con il team della Hublot, l’impegno che loro hanno messo nel progetto e la serietà con al quale hanno trattato la collaborazione sono parsi subito molto evidenti. I DM hanno giocato un ruolo fondamentale nel processo creativo e di approvazione delle decisioni in materia di design e l’esperienza e la competenza dei designers della Hublot ci hanno permesso di attualizzare le nostre comuni idee e di portarle da un piano concettuale ad uno reale. La Hublot si avvale di un gruppo geniale di designers, esperti in marketing e managers, rendendo così entusiasmante l’esperienza di far parte del processo evolutivo del prodotto. L’armonia alla quale Lei si è riferito è sicuramente germogliata dal mutuo rispetto, del quale abbiamo discusso precedentemente. La Hublot ha tenuto in grande considerazione la volontà della band di creare dei cofanetti che fossero appetibili ai fans collezionisti di pezzi rari e degli orologi, che fossero l’espressione della longevità della band all’interno dell’industria della musica. Il gruppo di artigiani e designers della Hublot ha infine permesso di realizzare oggetti che non solo riflettessero la storicità dei DM, ma che fossero anche il simbolo della volontà della società di esprimersi nell’ambito del lusso, dell’eleganza e della semplicità. Il risultato ottenuto non è solo quello del prodotto di due marchi, ma anche quello di una coerente collaborazione che sono certo sarà gradita sia agli estimatori della Hublot che ai fans dei DM. Come manager della band, sono veramente lieto di vedere il nome del gruppo associato a quello degli orologi e apprezzo molto il fatto che questo progetto abbia potuto creare una nuova connessione con i fans. Ma ciò che mi rende più fiero riguardo a questa operazione di successo è il significato che ha avuto per il Teenage Cancer Trust, sia in termini economici che in termini di visibilità. Siamo stati in grado di avere un impatto positivo sulla causa e di raggiungere un reale obiettivo di collaborazione.


Vince Clarke parla della collaborazione con Martin Gore dei Depeche Mode

       
L’autore di Erasure conferma la formazione del duo al fine di produrre un disco dance
In un intervista rilasciata per The Quietus, Vince Clarke di Erasure conferma che sta lavorando per la registrazione di un disco dance con Martin Gore dei Depeche Mode.

Clarke ha lasciato i Depeche Mode nel 1981, ma all’inizio di quest’anno ha rivelato su twitter che stava colaborando ad un nuovo progetto con Martin Gore.

Proprio nell’intervista rilasciata per The Quietus ha detto: “Sto collaborando con Martin Gore in una sorta di disco dancey“.

Gli ho chiesto via e-mail se voleva fare un disco dance. Sarà un processo lungo. Stiamo comunicando le varie idee via e-mail, io gli mando le mie e lui le sue, per ora stiamo procedendo con cose di questo genere, ma stiamo andando avanti e sono così eccitato per questa cosa“.

The Quietus ha chiesto a Clarke se fino ad oggi avesse mai avuto modo di parlare con Gore e lui ha risposto: ” No, avevamo parlato un paio di volte, non so (come mi è venuta questa idea), penso di aver bevuto qualche birra di troppo e ho pensato ‘risponderà sicuramente di no’, ma la mia richiesta è tornata indietro con una risposta positiva e ho pensato ‘eccellente!!’ “.

Per il momento non c’è una data precisa per la finitura del progetto, Clarke ha detto per l’appunto “non ho idea” quando i fan avranno modo di poter ascoltare il materiale.


the delta machine tour

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