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Martin Gore e Jonathan Kessler intervista su Revolution Mexico

Intervista a Martin Gore e Jonathan Kessler pubblicata lo scorso maggio su “Revolution Mexico” rivista messicana dedicata esclusivamente agli orologi.

 
In occasione del Teenage Cancer Trust, svoltosi a Londra lo scorso 17 febbraio al Royal Albert Hall, questa intervista è stata fatta da chi cura le pubbliche relazioni per la promozione di Hublot. Le domande rivolte a Martin sono relazionate al fattore “tempo” mentre quelle a Kessler sono specifiche verso la serata al RAH e il rapporto dei DM con Hublot.


MARTIN GORE

Concetto del tempo

D: Definizione di “tempo”?
R: In realtà non ho una rigorosa definizione di tempo, ma so che più passano gli anni e quindi acquisisco una certa maturità o vecchiaia e più ho la consapevolezza del tempo che passa. Non che mi senta meno sano o attivo di quando ero più giovane.
In realtà per molti versi sento spesso che la mia mentalità e il mio attegiamento rimangono allo stesso modo di quando avevo 18 anni, come quando ero agli esordi con la band.
A volte, quando penso al passato, la mia vita in generale o alla storia della band, mi vengono in mente alti e bassi che ho affrontato e riflettendo su questi eventi mi rendo conto di quanto loro hanno influito su di me portandomi al punto in cui mi trovo adesso.

Processo di composizione
D: Quanto è importante la presenza del concetto di tempo nelle tue canzoni?
R: Credo che il concetto tempo sia un fattore importante nelle mie canzoni e nel modo in cui ogni canzone viene strutturata. Spendiamo molto tempo cercando di assicurarci che ogni canzone abbia un buon flusso. Ogni sezione deve relazionarsi alla successiva, non si puo lasciare una sezione differente dall’altra (troppo breve troppo lunga). Non vi è mai una formula precisa per questo, noi cerchiamo sempre metodi diversi per ogni canzone fino a quando non siamo soddisfatti del risultato.

D: Come si fa a definire il tempo perfetto per ogni canzone?
R: Realmente non c’è un modello rigoroso in termini di tempo per le mie canzoni, anche se c’è stato un periodo in cui tutto ciò che scrivevo sembrava venisse fuori a 103bpm circa! Il fattore tempo è molto importante nel processo di registrazione che insieme alla struttura musicale sono gli elementi ai quali ci concentriamo sin dai primi momenti in cui siamo in studio di registrazione. Molto spesso la chiave finale della canzone viene abbassato rispetto al mio demo originale come per Dave che ha la tendenza di cantare in una tonalità più bassa rispetto la mia.
Al contrario se il tempo sarà in crescendo i miei demo avranno un risultato pessimistico rispetto alla versione finale. Forse il migliore esempio è “Enjoy The Silence” che ha preso vita come una ballata lenta e che è stata in seguito trasformata in una versione accellerata che facciamo oggi.
                       

D: Quanto tempo impieghi nel processo di composizione di una canzone?
R: Varia molto da canzone a canzone. Tutti gli elementi chiave della canzone, gli accordi, testi e melodia vocale si riuniscono molto rapidamente, letteralmente il tempo necessario che ci vuole per suonare la prima canzone. Stranamente il pezzo “A Question Of Time” è stato uno di quelli che è venuto fuori in questo modo naturale. Di media ogni canzone prende da una a due settimane per essere completata.

D: Quanto tempo deve durare una canzone, 3 minuti, 4 minuti, 20 minuti?
R: Non potrei mai sedermi e dire: “ok stò per scrivere una canzone che durerà 3 minuti e mezzo”. La canzone stessa deciderà quale sarà il suo tempo. Non ho mai pianificato la lunghezza dei miei brani, spesso hanno una durata di 4 o 5 minuti circa. Non penso che una buona canzone debba necessariamente avere una lunghezza ideale, ci sono un sacco di canzoni che amo indipendentemente dalla loro durata. Penso che sia solo una particolare caratteristica nelle canzoni d’autore che scrivo la quale sembra essere rimasta abbastanza costante durante tutto il mio tempo come cantautore.
D: Quand’è il momento ideale della giornata per sedersi e scrivere una canzone?
R: Spesso preferisco lavore alle canzoni durante il pomeriggio e mi piace prefissarmi un tempo, diciamo da mezzogiorno fino alle prime ore della sera. Cerco di attenermi a questa routine, per quanto possibile. A differenza di quando siamo in studio dove spesso lavoriamo fino a tarda notte, preferisco di gran lunga regolare il processo di scrittura in piccoli blocchi che distribuisco poi in periodi di tempo più lunghi in quanto ritengo che sia molto più produttivo e utile per dare a me stesso il tempo necessario per scrivere e non stancarmi troppo forzando le idee.
D: Nella canzone Home, dici: “sto annegando nel tempo a un ritmo disperato”. In quale momento della tua vita hai scritto questa canzone, e perché sentivi questa emozione?
R: Per essere onesto questa canzone l’ho scritta in un periodo piuttosto buio della mia vita, quando mi sono reso conto che ero dipendente dall’alcol che assumevo per riempire la mia esistenza di vita quotidiana. Ho visto che il mio stile di vita era influenzato da tale situazione, penso che la canzone sia stata un modo per esporre la mia “rassegnazione” alla situazione.

                       

Il tempo nella tua vita
D: Se avessi la possibilità di tornare indietro nel tempo, quando e dove andresti?
R: Sarebbe bello tornare nell’entico Egitto per molti motivi non solo per vedere e capire come sono state effettivamente costruite le piramidi.
D: Cosa fai nel tempo libero?
R: Tutte le cose che solitamente si fanno. Mi piace passare del tempo con i miei figli, che è importante in quanto è difficile farlo quando si è in tour. Sono un grande appassionato di calcio, gioco o guardo le partite ogni volta che ne ho la possibilità, mi piacciono i video games e sto su internet per diverse ore in tutta tranquillità. Così, tutto molto rock and roll come potete vedere.
D: Qual’è il momento più importante della giornata?
R: Quando sono a casa l’ora preferita della giornata è sicuramente la mattina. Siccome vivo a Santa Barbara è bello gustare una ricca colazione al sole. Mi assicuro sempre che non manchino dei buoni muffins e un enorme tazza di caffè. Al contrario di quando siamo in tour tutto è concentrato in quelle due ore quando siamo sul palco, così il naturale orologio biologico subisce dei cambiamenti, si diventa nottambuli soprattutto perchè impiego diverse ore prima di rilassarmi dopo un esibizione.
D: In quanti periodi differenti di tempo puoi dividere la tua vita?
R: Ci sono sicuramente diverse fasi che mi vengono in mente nella storia della band. Il primo periodo è quando Vince era ancora nella band. E’ stato sicuramente il protagonista in quella fase iniziale ed è stato anche un grande shock per tutti noi quando è andato via. La seconda fase è il periodo relativo a “A Broken Frame”, “Construction Time Again” e “Some Great Reward”. Dopo questi tre anni, Alan si unì a noi e abbiamo cominciato ad avere un idea di quale sarebbe stata la direzione da intraprendere con la band.
“Black Celebration” e “Music for the Masses” sono state la fase successiva, quando ho sentito che avevo preso la giusta direzione per la scittura nelle mie canzoni. Il periodo “Violator” e “Songs of Faith And Devotion” è stato quello in cui la band fece un altro passo avanti. Flood, il nostro co-produttore in questi due album, è stato un fattore di rilevante importanza nella produzione di queso prodotto e, col senno di poi, penso sia stato il momento in cui abbiamo realmente sentito di essere diventati una band riconosciuta a livello mondiale.
Ovviamente dopo l’uscita di Alan dalla band, subito dopo il SOFAD tour, è stato un grande cambiamento per la band ma allo stesso tempo ci ha dato un nuovo percorso da seguire e “Ultra” e “Exiter” appartengono sicuramente ad un periodo in cui ci stavamo adattando ad essere nuovamente un terzetto. Il fatto che ora anche Dave contribuisca alla scrittura delle canzoni dimostra che “Playing the Angel” e “Sounds of the Universe” è ancora un altra fase della band. In un primo momento è sembrato un pò strano che ci fosse un altra persona impegnata nella scrittura delle canzoni, ma penso che per me sia stato un fattore molto positivo in quanto ho sentito sempre una certa pressione nel dover scrivere tutte le canzoni. Paradossalmente, dal momento in cui Dave ha iniziato a contribuire nei testi, ho trovato il processo di scrittura molto più divertente e produttivo.
D: Se tu fossi una canzone, quale canzone saresti?
R: Non so quale canzone potrei essere, ma una canzone che per me ha una certa rilevanza è “Alfie” di Burt Bacharach e Hal David. La canzone è stata eseguita da diversi artisti con diverse versioni, da Cher a Dionne Warwick, probabilmente la più nota, ma la mia versione preferita fu quella registrata da Cilla Black, la sua voce sembra cogliere qualcosa di unico per me.
D: Qual è la tua canzone preferita tra quelle composte da te?
R: Spesso mi viene posta questa domanda e la mia risposta in tutta onestà è che in realtà non ce n’è una preferita. Mi piace eseguire brani differenti in tempi differenti e i miei gusti sono sempre in evoluzione.
D: Se avessi a disposizione più tempo per fare ciò che ancora non hai fatto, cosa faresti?
R: Beh mi ha giovato molto il fatto di essere coinvolto in questa collaborazione con Hublod per il Teenage Cancer Trust e penso che sarà certamente qualcosa che faremmo di nuovo in futuro. In passato tutti noi ci siamo occupati privatamente di opere di bene, ma questa è la prima occasione in cui abbiamo potuto dare il nostro supporto come band ad una causa particolare che per noi è stata davvero molto gratificante. Non è che in passato non abbiamo voluto contribuire a cause benefiche, ciò non è stato possibile logisticamente essendo spesso in tour. Ecco perchè l’assistenza Hublot e il contributo a questo progetto è stato così importante. Non solo sono stati estremamente generosi nella progettazione e nella donazione di questa vasta gamma di orologi, ma hanno anche contribuito ad organizzare e supervisionare la stessa asta che noi tutti auspichiamo si rivelerà un grande successo nella raccolta di fondi per il Teenage Cancer Trust.
D: Hai qualcosa che rimpiangi del passato?
R: Beh il proverbio dice “errare è umano”. Penso che chiunque abbia i propri rimpianti nella vita. Ci sono cose del mio passato che mi rammaricano, ma allo stesso tempo non credo faccia bene soffermarsi troppo su ciò che è stato il passato, preferisco concentrarmi sulle cose positive esse possono influenzare molto il nostro futuro e stimolarci così ad andare avanti.
                      

Orologi
D: Indossi orologi solitamente?
R: In genere li indosso, ne possiedo diversi. Penso che effettivamente la nostra amministrazione sia stata contattata da Hublot proprio perchè qualcuno sapeva che in passato ho già indossato un orologio Hublot. Non sono un esperto sull’arte dell’orologeria. Sono molto attratto dall’aspetto di un orologio, generalmente opto per disegni pittosto semplici sia cromato nero o argento. Tutte quelle funzione tipo la capacità di sopportare una notevole profondità sot’acqua, non mi nteressano molto, l’importante che resistano alla profondità della mia vasca da bagno!

JONATHAN KESSLER

D: Qual’è l’importanza della collaborazione con la Hublot? E come ha avuto inizio?
R: I DM hanno sempre accolto con entusiasmo le possibilità di far conoscere ed apprezzare la loro musica a nuovi ammiratori ed etichette e l’incontro con la Hoblot a Praga agli inizi del tour è stato l’inizio di una meravigliosa relazione professionale.
Anche se la band non ha mai disdegnato nuove e complesse collaborazioni, prima di entrare in relazione con la Hoblot questi eventi si verificavano esclusivamente all’interno del mondo dei media e dello spettacolo. Il valore propositivo di un connubio tra una rock band ed un marchio di lusso non è cosa ovvio, ma i DM sono fans di questo marchio da molto tempo ed il comune desiderio di supportare la causa del Teenage Cancer Trust ha portato ad una collaborazione della quale tutti siamo orgogliosi.
D: I DM sono la prima rock band che decide di esplorare il mondo del lusso. Quanta parte di questo fatto è dovuta al desiderio di raccogliere fondi per una causa umanitaria e quanto, invece, si deve alla volontà del gruppo di innovarsi ed evolversi?
R: I Dm hanno avuto una lunga e gloriosa carriera, quindi il fatto che il loro nome venga associato ad una realtà al di fuori del mondo della musica, – la natura del progetto non ha importanza….Può essere l’affiliazione ad un marchio di lusso o una causa umanitaria – è da considerare in tutta la sua potenza innovativa. Questo, pur essendo un requisito rilevante, non può, però, assurgere all’importanza di motivazione principale. Dal nostro primo incontro con la Hublot al lancio della nuova linea di orologi, sino ad arrivare al concerto di beneficenza alla Rha, il motivo che ha portato ognuno di noi a voler essere coinvolto nel progetto è stato il desiderio di compiere un importante atto umanitario. L’unione tra Dm e Hublot può sembrare una semplice operazione commerciale a prima vista, ma l’obiettivo principale di questa collaborazione è il sostegno alla causa del Teenage Cancer Trust e la volontà di permettere la crescita della consapevolezza riguardo ad un problema così serio.
D: E’ chiaro che la decisione di lavorare con la Hublot non è casule. Ci sono molti legami tra questa società ed i DM. Fondamentalmente, però, si può essere certi del fatto che la collaborazione con questo marchio è basata su un solido e mutuo rispetto. Ci sono molti fans della Hublot che partecipano ai concerti…?
R: Il rispetto reciproco è sicuramente la chiave per il successo di questo connubio. Prima di dare il via alla collaborazione con la Hublot, i DM erano già loro estimatori, e molti membri di questa società erano fans della band. Questo ha permesso al rapporto professionale di evolversi in modo molto organico, dato che ognuno dei soggetti è sempre stato attento a comprendere e dare il giusto risalto alla sensibilità ed alle priorità dell’altro. Senza dubbio, questo fatto ha rafforzato ulteriormente il rapporto di collaborazione ed ha avuto un influsso molto positivo sulla realizzazione del progetto. Questo legame professionale portava estimatori della Hublot ai concerti dei DM e i fans dei DM a conoscere la Hublot, ma la vera bellezza della forza di questa cooperazione è che ha creato una sinergia, dato che la Hublot ed i DM insieme stanno facendo molto più di quello che avrebbero potuto fare per proprio conto per sostenere la causa della ricerca sul cancro negli adolescenti. Penso di parlare a nome sia della band che del marchio quando dico che abbiamo apprezzato molto questa collaborazione e speriamo che ve ne siano di future.
                       

D: Quindi, la collaborazione con la Hublot rappresenta chiaramente le nuove metodologie con le quali la gente compra musica. Siamo molto felici della convenienza degli acquisti su iTunes, ma allo stesso tempo sentiamo la mancanza di qualcosa di speciale. Quanto siete consci del fatto che il vostro connubio professionale potrebbe produrre una armoniosissima collaborazione in termini di design delle confezioni e degli orologi, ma anche tra i membri della società e la band?
R: Sin dai nostri primi incontri con il team della Hublot, l’impegno che loro hanno messo nel progetto e la serietà con al quale hanno trattato la collaborazione sono parsi subito molto evidenti. I DM hanno giocato un ruolo fondamentale nel processo creativo e di approvazione delle decisioni in materia di design e l’esperienza e la competenza dei designers della Hublot ci hanno permesso di attualizzare le nostre comuni idee e di portarle da un piano concettuale ad uno reale. La Hublot si avvale di un gruppo geniale di designers, esperti in marketing e managers, rendendo così entusiasmante l’esperienza di far parte del processo evolutivo del prodotto. L’armonia alla quale Lei si è riferito è sicuramente germogliata dal mutuo rispetto, del quale abbiamo discusso precedentemente. La Hublot ha tenuto in grande considerazione la volontà della band di creare dei cofanetti che fossero appetibili ai fans collezionisti di pezzi rari e degli orologi, che fossero l’espressione della longevità della band all’interno dell’industria della musica. Il gruppo di artigiani e designers della Hublot ha infine permesso di realizzare oggetti che non solo riflettessero la storicità dei DM, ma che fossero anche il simbolo della volontà della società di esprimersi nell’ambito del lusso, dell’eleganza e della semplicità. Il risultato ottenuto non è solo quello del prodotto di due marchi, ma anche quello di una coerente collaborazione che sono certo sarà gradita sia agli estimatori della Hublot che ai fans dei DM. Come manager della band, sono veramente lieto di vedere il nome del gruppo associato a quello degli orologi e apprezzo molto il fatto che questo progetto abbia potuto creare una nuova connessione con i fans. Ma ciò che mi rende più fiero riguardo a questa operazione di successo è il significato che ha avuto per il Teenage Cancer Trust, sia in termini economici che in termini di visibilità. Siamo stati in grado di avere un impatto positivo sulla causa e di raggiungere un reale obiettivo di collaborazione.

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