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Archivio per maggio, 2012

“The Light The Dead See” Dave Gahan/Soulsavers video intervista parte4

Nella quarta parte dell’intevista diretta da Cameron Fertitta e a cura di Robert Simpkins, Dave Gahan dice che la sua collaborazione con i Soulsavers potrebbe non essere finita qui. «Mi rattrista dovermi fermare. Ci stiamo conoscendo creativamente. Penso che sia l’inizio di qualcosa. Entrambi speriamo di proseguire, non credo finirà qui. Ora sono molto impegnato con i Depeche Mode, ma ho vissuto molto intensamente questo disco con i Soulsavers, è stata un esperienza molto bella… per questo vorrei proseguire.»

Dave ha anche detto che sente i Soulsavers molto adatti al suo stile: «Negli ultimi dieci anni ho perfezionato il mio strumento, la voce. Mi sono sentito libero e a mio agio con lo stile dei Soulsavers, è un habitat naturale per la mia voce.»

“The Light The Dead See” su iTunes

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“Il nuovo disco dei Depeche Mode sarà molto incisivo” rivela Dave Gahan

In questo periodo, Dave Gahan e soci si trovano a New York per proseguire la sessione di registrazione del nuovo album dei Depeche Mode. Dopo aver portato a termine «una parte del lavoro in California», Gahan rivela che «l’album è a un quarto di strada dal termine».

«Abbiamo molti brani, per essere a questo punto dell’opera» dice Gahan «Martin è stato molto prolifico, alcune sue canzoni sono davvero grandiose. Ho alcuni miei brani sui quali stiamo lavorando e che stanno prendendo un ottima forma. Sono davvero entusiasta di come stanno andando le cose. Penso sarà un disco molto diretto e incisivo. Non posso dire altro per il momento; con i Depeche Mode tutto può cambiare nel corso della lavorazione di un disco.»

Quindi stabilire una data per la pubblicazione è irrilevante. «E’ un processo lungo» riconosce Gahan «Probabilmente non termineremo prima della fine dell’anno, stiamo anche progettando un tour per l’anno prossimo. Al momento sembra più un laboratorio di scienze. Attualmente stiamo lavorando in due stanze, un sacco di chitarre ed elettronica e sono tutti molto creativi… è come un laboratorio.»

Riguardo i Soulsavers, Gahan dice che  «c’era una grande chimica tra noi, sarebbe stato davvero un peccato non approfittarne per fare un disco.» Improbabile un tour promozionale per “The Light the Dead See“, ma entrambi intendono proseguire insieme e Machin in proposito dice: «Abbiamo già iniziato a scrivere un paio di canzoni che potrebbero rivelarsi grandiose. Sono sicuro che ci sarà un secondo disco» e Gahan sarà a bordo molto probabilmente.

«Avrò da fare per almeno un paio d’anni» dice Gahan «Sono aperto all’idea di fare molte altre cose insieme. Sarebbe un peccato fermarsi proprio ora, visto l’ottimo risultato che abbiamo ottenuto con questo disco».

si ringrazia Billboard


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“I Dream of Wires” un film che racconta la storia dei sintetizzatori modulari

I Dream Of Wires, è un film documentario sulla storia e la rinascita dei sintetizzatori modulari. Il film, sponsorizzato da MATRIXSYNTH e attualmente in produzione, darà la possibilità di conoscere o approfondire la storia e lo sviluppo iniziale dei sintetizzatori modulari, tutto questo raccontato da chi li ha vissuti in prima persona: seminal modular designers come Don Buchla, i primi pionieri della musica elettronica come Morton Subotnick e Bernie Krause.

I Sintetizzatori Modulari, ebbero un forte calo durante gli anni 70, sostituiti dai sintetizzatori portatili come il Minimoog.
Negli anni 80, i sintetizzatori modulari vennero considerati reliquie obsolete, con sintetizzatori digitali come DX7 Yamaha, e relativi software, diventarono dei veri strumenti del mestiere per i musicisti elettronici.
Dai primi anni 90, una nuova generazione di musicisti elettronici cominciò a cercare il suono analogico e l’esperienza tattile di sintetizzatori analogici vintage, modulari inclusi.

I Dream Of Wire, diretto da Robert Fantinatto e prodotto da Jason Amm, incontrerà musicisti che, seppur lavorando in generi differenti, utilizzano sia classici d’epoca che i più recenti sistemi modulari. Artisti affermati come Trent Reznor (Nine Inch Nails), Cevin Key (Skinny Puppy) e Vince Clarke (Erasure / Depeche Mode) ci mostreranno i loro sistemi spiegando le motivazioni che li hanno spinti ad usare questo tipo di tecnologia.

(Primo video della serie) Nel mese di aprile 2012, il team di I Dream of Wires, ha incontrato il leggendario produttore techno di Detroit, Carl Craig, che ha parlato delle sue influenze musicali nel genere elettronico e le esperienze di produzione, compreso il suo recente interesse verso l’eurorack modular synthesis. Per maggiori info visita carlcraig.net
(Secondo video) Il Canada occupa un posto significativo nella storia dello sviluppo dello strumento elettronico: dalle rivoluzionarie invenzioni di Hugh Le Caine nel 1940, per le innovazioni presso l’ Electronic Music Lab University di Toronto nel 1960.
Recentemente, il Canada è tornato a svolgere un ruolo significativo per la rinascita dei sintetizzatori modulari; è sede di due produttori di tutto rispetto: Modcan, fondata da Bruce Duncan, di Toronto, la prima azienda a reintrodurre sintetizzatori modulari nel mercato post-MIDI. La Intellijel, fondata da Danjel Van Tijn di Vancouver, che produce sintetizzatori Eurorack.
Per maggiori informazioni visita: modcan.com e intellijel.com
(terzo video) Il duo canadese Orphx, producono musica dal 1993, per molti anni conosciutissimi nei circoli della musica sperimentale/industrial. Pubblicati di recente su etichetta Sonic Groove. gli Orphx hanno riscosso ottime critiche da molti dei migliori DJ techno. Dopo essersi esibiti per diversi anni usando computer portatili, gli Orphx di Christina Sealey, prendono la decisione di approfondire con i sintetizzatori modulari, sperando di donare maggiore spontaneità ed entusiasmo alla loro musica, sia dal vivo che in studio.
Per maggiori informazioni visita: orphx.com

(quarto video) L’artista elettronico canadese Solvent, è stato incaricato per la creazione della colonna sonora di “I Dream of Wires“. Questa sfida gli ha permesso di lavorare con una vasta gamma di sintetizzatori modulari, sia nuovi che vintage.
Solvent, all’anagrafe Jason Amm originario dello Zimbabwe e attualmente residente a Toronto, in Canada, ha pubblicato, nel 1997, un brand musicale che comprende IDM. Meglio conosciuto per le sue pubblicazioni su Morr Music e Ghostly International, Solvent è co-fondatore dell’etichetta Suction Records.
Tutta la musica presente in questo video, è stata creata da Solvent durante la sessione di registrazione. Non è stata utilizzata nessuna drum machine, nessun campionatore o sintetizzatore cablato. Ogni suono è stato creato da zero seguendo una selezione di sistemi di sintetizzatori modulari:  Eurorack, Modcan, Synthesizers.com, e Moog 15. Solvent, oltre a scrivere la colonna sonora, ha prodotto e sceneggiato “I Dream Of Wires”.
Per maggiori informazioni: solventcity.com, facebook.com/solvent, soundcloud.com/solvent

I Dream Of Wires: dreamofwires.org, facebook.com/idreamofwiresdocumentary

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Depeche Mode “Violator” secondo in classifica per HMV

 

In concomitanza con i festeggiamenti per i 60 anni di regno della Regina Elisabetta, i Depeche Mode hanno avuto l’onore di essere menzionati nel sondaggio della “HMV Group“, catena di negozi musicali britannica, la più popolare.

Nel sondaggio, che vede nomi noti del panorama musicale britannico, spiccano i Depeche Mode con “Violator”

Lo scopo del sondaggio è di stabilire il migliore album, o film, degli ultimi 60 anni. La lista è stata stilata da esperti del settore.

Il voto si è svolto attraverso un app sulla pagina facebook ufficiale di HMV. L’applicazione è stata sviluppata dall’agenzia digitale e social media di HMV.

Il sondaggio nazionale, fa parte del “Britain/Music is GREAT“, un’iniziativa che in questo particolare anno di Olimpiadi e di Anniversario di Regno, cerca di evidenziare i grandi risultati e il contributo della cultura musicale britannica.

HMV ha comunicato il vincitore del sondaggio, chiuso lo scorso 20 maggio. che vede al primo posto gli Iron Maiden con l’album “The Number of the Beast“, il primo della band. Mentre nella sezione DVD  il primo in classifica è il film “Trainspotting“, diretto da Danny Boyle.

I nostri Depeche Mode si aggiudicano il secondo posto, non male come posizione considerando Beatles , Queen e Pink Floyd tra i primi dieci. Di seguito è riportata la lista completa.

 

Top 10 albums

1. Iron Maiden / The Number of the Beast

2. Depeche Mode / Violator

3. The Beatles / Sergeant Pepper’s Lonely Hearts Club Band

4. The Beatles / Abbey Road

5. Pink Floyd / The Dark Side of the Moon

6. The Beatles / Revolver

7. Queen / A Night at the Opera

8. Oasis / (What’s the Story) Morning Glory?

9. Adele / 21

10. The Beatles / White Album

 

Top 10 films

1. Trainspotting

2. Monty Python and the Holy Grail

3. Harry Potter and the Deathly Hallows: Part Two

4. Monty Python’s Life Of Brian

5. A Clockwork Orange

6. 2001: A Space Odyssey

7. Harry Potter and the Prisoner of Azkaban

8. The Italian Job

9. Shaun Of The Dead

10. The Kings Speech

 


Dave Gahan su WNYC Radio nel programma Soundcheck

Il 22 maggio scorso, Dave Gahan, è stato ospite del programma radiofonico Soundcheck, condotto da John Schaefer, in onda su WNYC Radio. Dave ha parlato del progetto Soulsavers e di quanto “The Light The Dead See“, uscito proprio il 22 maggio, lo abbia sorpreso come artista, donandogli maggiore entusiasmo per affrontare il nuovo album dei Depeche Mode.  Di seguito il video e la traduzione dell’intervista. Per scaricare “The Light The Dead See” clicca qui.

JS: Benvenuto
DG: «Ciao, grazie!»

JS: Prima di tutto consentimi di dire che i Soulsavers sono due ragazzi che, a quanto sembra, sono partiti dall’elettronica.
DG: «Penso che siano contrassegnati da questo, perché il primo disco che hanno prodotto, è stato realizzato prevalentemente in maniera elettronica. Penso che il loro modo veloce di muoversi in differenti aree, gli ha permesso di avere a che fare con diverse cose.»

JS: Hai detto che sono stati molto veloci nel muoversi tra un genere e un altro. Avverto una certa tendenza Phil Spectorish nel brano “In The Morning” che cresce fino a sfociare un potente suono orchestrale. Dave, quando i Soulsavers ti hanno inviato questo brano, era già così grandioso?
DG: «No, questo in particolar modo, credo… non vorrei sbagliare, ci fosse solo il suono della chitarra acustica di Rich [ride] Mi ha inviato i pezzi sui quali stava lavorando in modo molto approssimativo, erano davvero approssimativi. Ho avuto subito una forte ispirazione. Ho iniziato a scrivere e ho rispedito a Rich, che ha iniziato a costruire il brano attorno a ciò che avevo scritto… l’aggiunta degli archi, degli strumenti a corda… il modo in cui è avvenuto il tutto è stata come una sorta di magia.»

– Poi Gahan ha detto che per lui è stato molto importante ricevere la benedizione da Mark Lanegan, il quale ha molto apprezzato i brani. Ha detto che Rich è stato tormentato da Mark, che voleva a tutti i costi ascoltare alcune tracce. E Mark alla fine ha detto «dovrei odiarlo e invece lo trovo ottimo!  –

JS: Da dove proviene il titolo dell’album?
DG: «In realtà è una poesia di Frank Stanford (poeta americano). Abbiamo vagliato diversi titoli, ma questo era il più indicato, perchè si adattava molto bene con i sentimenti che questo disco evoca. E’ molto cinematografico e visivo.»

JS: Forse tocca anche sentimenti tipo il dramma, la speranza e la tragedia.
DG: «Si, la speranza certamente.»

JS: Alcuni testi sembrano essere lontani dalle ciò che hai scritto 10-20 anni fà.
DG: «Penso che alcuni di questi provengono dall’esprienza e dalla sensazione di libertà, il lasciarsi andare a ciò che la musica avoca. Ed è proprio ciò che è accaduto in questo disco. Ho messo su carta ciò che provavo durante l’ascolto delle tracce che Rich mi inviava.»

JS: Sei rimasto sorpreso da quello che stavi scrivendo?
DG: «Questo accadde in seguito, all’inizio lo sentivo naturale e ho cercato di rimanere conscio per non strafare. Quando ascolto un brano, devo crederci. Voglio credere alla persona che sta cantando, voglio credere che ci sia davvero conoscenza, esperienza, sia nell’esecuzione che nel resto. Questa è stata una delle cose alle quali sono rimasto ancorato. »

JS: La canzone “I Can’t Stay” sembra scritta da qualcuno che ha vissuto le sofferenze della guerra. Hai avuto un anno molto difficile, entrando in questo progetto. Un tumore maligno, un infortunio alla gamba e alle corde vocali.
DG: «Oh si, avevo dimenticato la gamba…
Si, questa è la vita, e va bene così. Dicono che certe cose ti rendono più forte, e mi sento così. Ma queste cose mi fanno anche ricordare che siamo umani e abbiamo degli ostacoli che dobbiamo superare. Ci sono cose che accadono nella nostra vita sulle quali non abbiamo controllo, ma ti danno modo di riflettere cosa sia importante e cosa no. Forse sarà per via dell’età, forse perchè sono più vecchio e quindi più saggio… ma ora sono in grado di riflettre di più su queste cose, che sono venute fuori anche nella scrittura questo disco.»

JS: Ora come ti senti?
DG: «Mi sento bene, non ho nulla di cui lamentarmi. Ho un lavoro straordinario, un famiglia fantastica, mia moglie sta ascoltando la trasmissione in questo momento. Questo disco è un dono per me, e il modo in cui sono scritte le canzoni, mi ha insegnato ad uscire fuori dalla mia strada… c’è sempre qualcosa, se riesci a scorgerla.»

JS: Hai detto che la musica è un processo di apprendimento. Sembra che l’ultima cosa che le persone imparano, è come uscire dalla propria strada.
DG: «Si. La musica è come un dono, ma questo non vuol dire che non necessita di cure o di lavoro. Quando Rich mi ha inviato i brani, sia io che lui non abbiamo mai avuto incertezze sul lavoro che le tracce richiedevano.»

JS: Album o raccolta di canzoni?
DG: «Ora è un album, ma è partito come una raccolta di canzoni. Non abbiamo programmato di fare un disco… dopo circa 5-6 canzoni, abbiamo notato che si stava trasformando in un disco e ne siamo rimasti entusiasti.»

– Dave ha spiegato che questo disco ha molte influenze tra cui blues e gospel, loro sono grandi appassionati di questi due generi. Loro sono amanti di quei dischi che quando li ascolti ti permettono di viaggiare con la mente, di riflettere, di sentirti parte di qualcosa. Lui provava queste cose, quando da ragazzino ascoltava i dischi di David Bowie. –

JS: Il tuo progetto con i Soulsavers, e quello di Martin Gore con VCMG, che significato ha per i Depeche Mode… entrambi vi state occupando di altre cose.
DG: «E’ stato bello, credo che Martin si sia molto divertito a fare quel disco con Vince. In quel periodo eravamo entrambi impegnati in due progetti differenti e simultaneamente scrivevamo per il nuovo disco dei Depeche Mode, ora in processo di registrazione e in pianificazione tour per il prossimo anno. Ho la sensazione che questo disco sarà grandioso, perchè entrambi i progetti ai quali abbiamo lavorato, al di fuori della band, sono stati fonte di grnade ispirazione.»

– Dave sostiene che c’è sempre da imparare, che se un artista pensa di non aver più nulla da imparare, vuol dire che è arrivata la sua fine. Tutte queste cose che gli stanno accadendo come artista, lo rendono molto entusiasta e lo stimolano a fare altre cose con persone diverse. E’ molto eccitato di tornare a registrare con i Depeche Mode, sente che avrà un approccio differente in questo nuovo disco. E’  molto felice di sentirsi così e dice che 15-20 anni fà l’avrebbe vista in modo totalmente differente. –

JS: A cosa è dovuto questo tuo cambiamento?
DG: «Le circostanze mi hanno fatto cambiare, circostanze che sono state ben documentate. Sentivo che dovevo provare qualcosa di differente, qualcosa che mi portasse fuori dalla mia zona-confort per affrontare nuove sfide, fare qualcosa di diverso.»

JS: Penso che i fan dei Depeche Mode saranno molto felici nel sapere che ci sarà nuovo disco, sul quale stavate lavorando fino alla notte scorsa, a quanto pare.
DG: «Si. Stavo provando alcune parti vocali, nella tarda notte di ieri. Stà diventando un disco carico di emozioni e sono molto entusiasta di andare i tour l’anno prossimo.»

JS: Dave è stato un vero piacere averti qui con noi su Soundceck. Grazie tante.
DG: «Grazie mille per avermi accolto.»

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NYC: Vince Clarke e Depeche Mode a cena insieme. Cosa bolle in pentola?

Chi l’avrebbe mai detto? Vince Clarke e i Depeche Mode di nuovo insieme!

Ieri sera Vince Clarke ha twittato “sono a cena con i Modes… Fletch cucina…chi lo sapeva?
Dopo quasi 30 anni possiamo godere di questa reunion, che ci fa pensare “cosa bolle in pentola?”. Loro amano stupirci 🙂
Vince Clarke, Martin Gore, Dave Gahan e Andy Fletcher, hanno cenato e hanno parlato di lavoro, da quanto si capisce dalla foto che ritrae il quartetto affaccendato con fogli e quaderni.
Forse il nuovo album dei Depeche Mode vedrà la collaborazione di Clarke? e chi lo sa?! Non ci resta che attendere pazientosi la prossima puntata 🙂
Per le foto si ringrazia la preziosissima Tonya Hurley.


Violator miglior album del Regno Unito? Vota nel sondaggio di HMV!

 

In concomitanza con i festeggiamenti per i 60 anni di regno della Regina Elisabetta, i Depeche Mode hanno l’onore di essere menzionati nel sondaggio della “HMV Group“, catena di negozi musicali britannica, la più popolare.

Nel sondaggio, che vede nomi noti del panorama musicale britannico, spiccano i Depeche Mode con “Violator”

Lo scopo del sondaggio è di stabilire il migliore album, o film, degli ultimi 60 anni. La lista è stata stilata da esperti del settore. Tutti i votanti, saranno messi in una lista e sorteggiati per il premio finale. Chi avrà votato l’album o il film vincitore, riceverà, dopo essere stato sorteggiato, un set di 60 album su CD e 60 film in DVD.

Il voto si svolge attraverso un app sulla pagina facebook ufficiale di HMV. L’applicazione è stata sviluppata dall’agenzia digitale e social media di HMV.

Il sondaggio nazionale, fa parte del “Britain/Music is GREAT“, un’iniziativa che in questo particolare anno di Olimpiadi e di Anniversario di Regno, cerca di evidenziare i grandi risultati e il contributo della cultura musicale britannica.

La chiusura del sondaggio è prevista il 20 maggio 2012.

Beh non ci resta che votare votare e votare!!! Qui


Dave Gahan e Rich Machin parlano con Sam Spokony del nuovo album ‘The Light the Dead See’

Il front man dei Depeche Mode, Dave Gahan, e il partner degli agnostici spirituali Soulsavers, Rich Machin, parlano con Sam Spokony del loro nuovo album.

Il brano di apertura di “The Light the Dead See“, il nuovo album dei Soulsavers in cui Dave Gahan ne è l’ospite vocale, è una breve introduzione musicale che somiglia a qualcosa di epico alla Spaghetti Western. Una distorta e solitaria chitarra stile Morricone, ci conduce, con elevata intensità strumentale, al punto di rendere viva l’immagine di Gahan mentre aspetta in silenzio la resa dei conti (stile mezzogiorno di fuoco per intenderci). Il brano è appassionato e un pò triste, ma con una resistenza pura ed incisiva, come il resto dell’album.

Gahan, che di recente ha compiuto 50 anni, si adatta piuttosto bene alle sfide. Dopo oltre 30 anni e 12 album con i Depeche Mode (e un imminente 13°), con una carriera segnata dalla tensione artistica, la tossicodipendenza che lo ha portato quasi alla morte, Gahan ha avuto modo di affrontare la vita sotto diverse prospettive. Dopo un attacco di gastrointerite durante il tour del 2009, che ha portato alla rimozine chirurgica di un tumore, innescando non pochi dubbi da parte dei fans su un suo impotetico ritorno, possiamo giustamente dire che Gahan si è guadagnato il diritto di essere definito un performer resiliente.

Come Martin Gore, collega e membro dei Depeche Mode, ha detto di essere rinvigorito dopo il suo recente progetto (VCMG, in partnership con Vince Clarke ex DM), anche Gahan sembra abbia guadagnato molto dopo la collaborazione con l’eclettico duo dei Soulsavers. “The Light the Dead See“, pubblicato dalla Cooperative Music il prossimo 21 maggio, rappresenta una nuova direzione di esplorazione per Gahan in seguito a due precedenti lavori da solista, Paper Monsters nel 2003 e Hourglass nel 2007. Va diritto alle emozioni, è di grande portata, riesce ad incorporare influenze condivise e punti di forza individuali in 12 potenti tracce.

Essenzialmente nulla di nuovo per i Soulsavers, composti da Rich Machin e Ian Glover, che hanno lavorato con un organico di alto profilo negli ultimi 10 anni, ospitando cantanti come: Mark Lanegan, Gibby Hanes e Jason Pierce. I loro arrangiamenti complessi, che impiegano strati di strumentazione inaspettata e un ampia gamma dinamica, hanno permesso ai Soulsavers di adattarsi con successo in entrambi i casi, compreso il loro ultimo lavoro. Ma “The Light the Dead See” potrebbe aver avuto un nuovo e differente effetto catartico su Machin e Glover come su Gahan, data l’apparente connessione creativa tra loro, che gli ha permesso di lavorare a questo album.

Abbiamo avuto la possibilità di sederci con Gahan e Machin in un hotel sulla Lower East Side di Manhattan, e il legame artistico sviluppato tra i due era palpabile. Anche se provengono da due ambienti diversi (Gahan vive a New York dal 1997 mentre Machin proviene dal Regno Unito), i due si guardavano a colloquiavano come buoni amici, piuttosto che come una coppia di artisti di livello. Sembravano a loro agio, e quella sensazione di libertà, da parte di Gahan, con la capacità di rilassarsi ed esprimere se stesso, sembrava davvero fare la differenza.

Forse le origini di questo progetto hanno a che fare con il tempo trascorso insieme, quando i Depeche Mode hanno avuto i Soulsavers come spalla nelle date europee di TOTU nel 2009?
RM: «Si, non riesco ad immaginare un altra occasione in cui sarebbe potuto accadere.»
DG: «Esattamente, non avremmo mai avuto quella conversazione altrimenti. Voglio dire, io sono fan dei Soulsavers, seguo loro e Mark Lanegan e fu lui inizialmente ad introdurmi nella loro musica. E poi l’occasione di parlarne avvenne proprio durante il tour con la mia band.»

C’è un senso di fandom recipro?
RM: «C’è stato un periodo molto particolare della mia vita in cui i Depeche Mode hanno avuto una certa influenza. Quando uscì “Violator“, avevo 14 anni. Mentre quando uscì “Songs of Faith and Devotion” lavoravo in un negozio di dischi durante il fine settimana. Quel periodo fu il momento in cui i miei gusti musicali presero forma e ancora oggi sono due dei miei dischi preferiti.»

Ai tempi in cui tu e Ian Glover avete iniziato ad esibirvi come Soulsavers, hai mai immaginato una collaborazione del genere o era uno dei tuoi obbiettivi?
RM: [ride] «Forse questo non gioca a mio favore, ma non ho mai avuto un obiettivo. Purtroppo è stato sempre così e per questo motivo i miei insegnanti scolastici mi hanno sempre criticato. Non ho mai avuto obiettivi nella vita.»

Una volta consolidamenta la vostra relationship, c’è stato qualcosa di simile ad un obiettivo da realizzare con questo progetto?
RM: «E ‘stata un’esperienza molto naturale. Non abbiamo deciso sin da subito di fare un disco, abbiamo pensato che sarebbe stato bello provare alcune cose e vedere il risultato. Ed è accaduto qualcosa di molto positivo. Abbiamo avuto una sintonia immediata.»
DG: «Probabilmente uno dei motivi più importanti è stato il fatto di non aver stabilito un piano, questo ha funzionato. Percepivamo le stesse sensazioni. Questo è il tipo di chimica difficile da creare.»

Martin Gore e Vince Clarke hanno recentemente collaborato al loro progetto VCMG, ma Gore ha detto che non c’era stato alcun contatto reale durante questo processo. Qual è stato il vostro processo giornaliero?
DG: «Beh, conoscendoli entrambi, è stato molto diverso [ride]. Con questo non voglio parlarne in modo negativo, in più il loro era un progetto elettronico. Ho ascoltato un paio di brani dal loro lavoro, ma credo sia un settore completamente diverso.
Probabilmente Vince stava inizialmente lavorando su alcune cose, voleva determinate melodie etc… così ha contattato Martin che in quel periodo non aveva impegni, così ha contribuito a questo progetto. Negli ultimi cinque anni, o giù di lì, ho notato un grande cambiamento in Martin. E’ molto più aperto a provare cose diverse non necessariamente legate al percorso abituale. In realtà ne sono rimasto sorpreso. Ma per me e Rich è stata una cosa totalmente diversa.»

Dopo la registrazione dell’album, ci hai detto che è stato molto appagante per te perchè non hai dovuto rispettare nessun tipo di pianificazione rigida, rispetto a ciò che è con i Depeche Mode.
DG: «Qui è necessario. E’ necessario soprattutto in una band con la quale si lavora da molto tempo. Bisogna creare un ambiente interessante per lavorare al meglio. Non sai mai quale sarà il risultato anche se ci sono elementi già collocati e abitudini difficili da rompere. Ogniuno ha il suo ruolo.»

Per quanto riguarda i Soulsavers, mi chiedo se ci si sente più vicini a qualcosa in continua evoluzione, nel senso che ogni disco si presenta con una nuova dinamica.
RM: «Beh, questo è quello che mi serve [ride]. Ho bisogno di emozioni e cambiamenti, per tenermi interessato. Per me, impegnarsi in un nuovo disco, è un progetto che richiede molto tempo, è così drenante! Per farlo devi rinunciare a gran parte della tua vita.»
DG: «E alcune parti della tua vita molto spesso ne risentono [ride] Credo di non aver mai scritto canzoni migliori di queste, ne interpretato un brano che permettesse di estendermi sia come cantante che come musicista. Ogni aspetto delle cose che faccio, è frutto delle scelte prese seguendo il cuore anzichè la testa, anche se esse comportano dei rischi.»

Su “The Light the Dead See” c’è un brano che mi ha davvero colpito, “Presence of God” e il modo in cui mette il risalto un profondo senso di religiosità e spiritualità immaginaria. E’ una passione che condividete per questa tipologia di concetti? Perchè, anche se pesante, è una canzone semplice e chiara.
DG: «Beh, è molto semplice e diretto ma al tempo stesso di ispirazione, per via della complessita musicale. L’intensità visiva che ho sentito, l’emozione che ho preso dalla musica, è ciò che l’ha ispirata. Gli accordi che Rich ha suonato mi hanno portato a scrivere quelle parole. Quando questo accade, non puoi far altro che lasciarti andare e aprirti totalmente. Non c’è nessun motivo razionale per questo accadimento.»

Detto questo, avverti un qualche cambiamento in te stesso, come caratterizzato da un senso di spiritualità nella tua scrittura?
DG: «Si, assolutamente. Tutto ciò che accadeva mentre scrivevamo insieme, era come aggiungere un altro pezzo al puzzle, e tutto questo è accaduto durante l’anno e mezzo in cui abbiamo lavorato. Per me è difficle ammettere che qualcosa mi fa star bene, perchè mi preoccupo che questa possa scomparire molto rapidamente [ride] e sento di aver sempre lottato per questa cosa.»

Quindi la ricerca di soddisfazione spirituale ha caratterizzato la vostra unione.
DG: «Mi piace che questo ti mette a disagio [ride], mette a disagio anche me.»

La spiritualità mette le persone a disagio.
DG: Beh, quando qualcuno ne parla, si, quando fai circolare la parola di Dio da ogni parte… è per questo che lo faccio.»

Quindi è perchè questo mette le persone a disagio?
DG: «Beh, non perchè mette le persone a disagio, ma perchè mette me a disagio. Mi sento a disagio quando provo ad accettare che c’è qualcosa di più grande di me. Non sto dicendo che sia Dio, o qualcosiasi altra cosa, ma i poteri che sono dell’universo.»

Rich, come descriveresti il potere dell’universo?
RM: «Non saprei [ride]. Le persone non vedono la linea che divide spiritualità e religione. Sono cose completamente differenti.»

Andate in chiesa ogni Domenica
DG: «Non mi troverai mai in nessuna chiesa [ride]»
RM: «Ho un sacco di problemi con queste cose, anche se mi pongo molte domande che non credo avranno mai risposta.»

Dave, come residente in America, sono sicuro che avrai riso molto riguardo le candidature repubblicane presidenziali di quest’anno, quando hanno iniziato a parlare di Dio.
DG: «Trovo che sia molto divertente [ride]. Voglio dire, è comico, se lo vediamo come una sorta di South Park. Sono come i personaggi di South Park, o no!? Ammettiamolo. Jon Stewart non avrebbe potuto avere materiale migliore, per il suo show. Sai, viviamo in un mondo strano, non trovi? Tutti sappiamo che si tratta solo di un mucchio di stronzate. L’unica cosa che mi motiva da sempre è la musica. In tutta la mia vita è l’unica cosa alla quale mi sono potuto aggrappare. Ha il potere di trascinarmi fuori da quei luoghi da cui molte persone non sono in grado di strisciare fuori. Tutte queste canzoni, provengono da un luogo profondo.»

Parlando di strisciar fuori, pensi ancora al tuo passato, non solo agli stupefacenti, ma alla malattia che hai avuto un paio di anni fa?
DG: «Beh, è la natura della vita. Sono cose che succedono, a volte sono autoinflitte e a volte non hai nessun potere su di loro.»

Avverti un senso di vulnerabilità che prima non avevi?
DG: «Sento un forte senso di gratitudine per ciò che ho, e per ciò che non ho. E’ qualcosa che a 30 anni non avevo.»

Rich, c’è un comune denominatore tra i diversi cantanti ospiti con i quali avete lavorato in passato – Mark Lanegan, Gibby Haynes, Jason Pierce, e ora Dave – hanno avuto problemi di droga. C’è una ragione per cui, questi ragazzi, usciti dalle stesse epserienze, avrebbero gravitato verso i Soulsavers?
RM: «No, non credo sia una cosa cosciente per loro.»
DG: «Non va così, oh, domani penso che diventerò un drogato. Non si inizia così dall’oggi al domani. E’ un senso di disagio nei confronti della vita e di se stessi. Tutti abbiamo dei problemi e siamo sempre alla ricerca di soluzioni.»

Riguardo “The Light The Dead See”, insieme al senso di spiritualità, ho avvertito una sorta di resilienza emotiva e di sfida.
DG: «Questa è un ottima descrizione. L’ho descritto nel modo migliore che ho potuto. C’è sempre una sfida, e questo è il suo lato rock & roll. Le regole sono queste e non dovresti mai infrangerle. Questa è una cosa per la quale ho sempre lottato. So cosa è bene per me, cosa che ho troppo ignorato [ride]»

Quei sentimenti di sfida sono stati la continuazione del tuo lavoro in passato come solista, o trattasi di nuova esperienza?
DG: «Entrambe le cose. E’ stata senza dubbio una nuova esperienza, l’ho sentita come l’opera più esaltante a cui abbia mai preso parte. So che molte canzoni vengono da un percorso buio e lunatico, ma è stata un esperienza davvero esaltante. Sono me stesso nelle canzoni e, alla fine della giornata, mi sentivo onesto verso ciò che stavo facendo, nelle melodie e in tutto l’insieme. Non c’è nulla che non mi piace a questo proposito.»

Rich, riguardo al lavoro fatto in passato con i Soulsavers, ti sei sentito allo stesso modo?
RM: «Si, completamente, anche se stò ancora imparando. Ho imparato molto dalle persone che hanno lavorato con noi in passato.»

Non puoi far altro che godertela finchè dura.
DG: «Esatto. E’ tutto quello che puoi fare. Siamo qui adesso, questo mi fa star bene e a volte è necessario rendersi conto di quale grande privilegio sia. Quando sei un musicista, è facile perdere la gioia delle piccole cose. Nessuno lo capisce. Le case discografice, i manager, e tutti coloro che lavorano per curare l’aspetto commerciale, non possono capirti, non possono entrarci con la testa. Non importa che si tratti dei Metallica o dei Soulsavers, loro hanno la stessa idea su tutto.»

Possiamo aspettarci un altro lavoro da voi in futuro?
DG: «Non vedo perchè no!»

Sempre nella massima libertà, nessun piano, nessun progetto.
DG: «Forse un giorno di questi, Rich potrebbe inviarmi qualcosa. Ma non so come reagirò, non si può mai dire, non vedo perchè no. Prima di questo progetto, ero in un periodo di estrema stanchezza, la band, il disco, il tour. Ho pensato che non ero pronto a intraprendere nulla. Ho pensato anche che, data la mia vulnerabilità, causa stanchezza, non fossi in grado di scrivere nulla di grandioso. Non mi sentivo pronto, ma alla fine ho trovato l’ispirazione e ho scritto.»

Una delle cose che mi colpì di Martin, riguardo il suo lavoro con Vince Clarke, fu il vigore che parte del progetto gli aveva donato.
DG: «Non ho mai sentito Martin parlare in questo modo, ma è bello che si senta così e me ne sono accorto anche di recente, quando ci siamo visti. C’è stato sicuramente un cambiamento in Martin che lo porta ad affrontare il lavoro con maggiore entusiasmo. Per questo non vedeva l’ora di tornare in studio a scrivere, solitamente non è così [ride] Nessuno di noi lo dimostra, solitamente. Siamo molto inglesi [ride] E’ difficile da spiegare, viene sicuramente dalla nostra educazione.»

Questo progetto, che ti ha dato una certa libertà artistica, è stata una sorta di valvola di sfogo a livello personale?
DG: «Sicuramente. Forse non avrei avuto la voglia di correre in atudio così immediatamente, se non avessi avuto questa eseprienza. Negli ultimi 10-12 anni, considerando tutti i dischi fatti con la band, mi sono sempre tenuto impegnato facendo altre cose. Anche se non facevano parte del piano.»

Quindi Rich, Dave ti ha fatto fare un bel tour della città?
DG: «E’ stato qui tante di quelle volte… probabilmente lo fa meglio di me [ride] Non mi allontano molto spesso dal mio quartiere.»
RM: «Sono stato qui molte volte, non in questo quartiere che mi è sempre piaciuto molto.»

Ci sei abituato.
RM: «Non alloggio in questo hotel. E’ un quartiere molto grande, ma in realtà non esco più la notte. Cinque anni fà avrei amato questo posto.»
DG: «Si, è denso di party qui [ride]»
RM: «Ora trovo fastidiose le persone che mi tengono sveglio la notte [ride] Trovo più interessante uscire per una bella cena. Ma io amo New York!»

L’album è stato resgistrato a New York?
RM: «Ho perso traccia di tutti i luoghi nei quali abbiamo registrato questo disco… New York, Los Angeles, London, Berlin, Sydney…»

Si può dire che eravate praticamente in tour, mentre registravate questo album. Non hai bisogno neanche di un tour promozionale.
RM: «Questa è la cosa ironica, il processo era talmente grande che abbiamo finito per registrare i vari posti.»

Che effetto hanno cose del genere sul prodotto finale?
RM: «Cerchiamo di seguire il suono migliore. Sai, quando un suono non è perfetto, si cerca sempre di renderlo migliore. Bisogna cogliere l’attimo e il tipo di attegiamento giusto per certe cose, ed è stato un processo davvero incredibile.»

Qual’è il ricordo più bello legato al processo di registrazione?
RM: «Gli strumenti a corda. Li ho registrati al Sunset Sound (a Los Angeles), nella sala live. Ho avuto un momento molto bello mentre ero lì, perchè proprio in quella sala fu registrato “Pet Sounds» (dei Beach Boys).
DG: «Aspetto sempre qualcuno che bussi sulla mia spalla dicendo “Hey il concerto è iniziato!” [ride] e devo darmi dei pizzicotti. Ho avuto questa esperienza in alcuni concerti, quando ti ritrovi sullo stesso palco, a Philadelphia, dove David Bowie ha registrato un album live, o al Madison Square Garden.»

Ci saranno live show che vi vedranno protagonisti insieme?
DG: «Guarda, come ho già detto, credo che questo sia l’inizio di qualcosa, e sono piuttosto sicuro che in futuro faremo altre cose insieme.»

I fan di “The Light the Dead Sea” non resteranno delusi.
DG: «Non lo penso affatto. Penso che sarà un album che farà molto parlare.»

a cura di Sam Spokony per The Quietus


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VCMG – Vince Clarke e Martin Gore per “The Daily Swarm”

 

Cosa avete provato tenedo in mano per la prima volta l’album “Ssss”?
MG: «Sono rimasto veramente soddisfatto. Sembra qualcosa di classe, qualcosa di pseudoartistico.»
VC: «Per me, sembrava che tutti i brani fossero fatti per stare insieme. E’ soprattutto un album, non solo un mucchio di tracce techno traballanti. Martin ha unito il flusso e sequenziato l’album. Lui è il DJ» [ride]

Vince hai mai pensato di fare il DJ?
VC: «No. Devo ammettere però che ne sono incuriosito. Ma il fatto di dover suonare diversi DJ sets a notte fonda mi fa scoraggiare» [ride]
MG: «Puoi sempre esibirti in DJ sets pomeridiani.»
VC: «E’ vero. Ho visto alcuni video di Plastikman in cui si esibiva alle tre del pomeriggio e c’era un sacco di gente.»

Ricordate quale fu il primo album che avete acquistato?
VC: «“This Town Ain’t Big Enough For The Both Of Us” degli Sparks, che ho acquistato in un drugstore.»
MG: «Wow, è favoloso! Purtroppo il mio non è così favoloso. Il primo disco che ho acquistato è “Rubber Bullets” dei 10cc.»
VC: «Perlomeno non è “I’m Not In Love»

Ricordi il primo sintetizzatore che hai acquistato?
MG: «Assolutamente. Vince venne con me. Abbiamo guidato fino a Londa e lì ho acquistato un Yamaha CS-5, molto economico, monofonico, un sintetizzatore di base. A quei tempi lo pagai 200 sterline.»

Ricordate il vostro primo incontro?
VC: «Uhm, no.»
MG: «No.»
VC: «Siamo cresciuti a circa mezzo isolato di distanza l’uno dall’altro.»

Ricordi il motivo per il quale hai comprato un sintetizzatore anzichè un chitarra?
MG: «Abbiamo avuto un amico in comune, Robert Marlow, che possedeva un sintetizzatore. Eravamo tutti proiettati verso la musica elettronica. Eravamo grandi fan dei Kraftwerk, Human League, Soft Cell. Trovavamo che fosse un genere rivoluzionario e innovativo. Era come guardare al futuro, non solo al passato. Sembrava la strada giusta da percorrere.»

Ricordate la prima volta che avete messo su uno show?
VC: «Una volta abbiamo fatto un concerto senza Dave. Era nel tuo salotto, Martin, e ci siamo esibiti per tua sorella.»
MG: «Non mi ricordi affatto. Ricordo quando ci siamo esibiti al centro giovanile.»
VC: «La prima volta che abbiamo suonato tutti insieme è stato quando abbiamo preso in affitto la scuola. Venne anche il nostro amico Rob a fare da supporto ma c’era un pò di trambusto riguardo a chi avrebbe dovuto esibirsi per primo. Martin era in entrambe le band. Ricordo che affissi dei manifesti per questo evento al quale si presentarono una quarantina di persone.»

Ricordate la prima canzone che avete scritto?
VC: «Io me lo ricordo, ma non è nulla di conosciuto»
MG: «Ricordo di aver scritto la mia prima canzone all’età di 13 anni. Ricordo ancora come fà, ma non ho intenzione di dirlo» [ride]

Considerando che questo è un album completamente techno, ricordi la prima volta che hai ascoltato musica techno?
VC: «Ascoltai Mr. Egg dalla Scozia. Era un amico del nostro roadie, venne a tutti i nostri primi spettacoli. »
MG: «Daniel Miller, della Mute, è stato fortemente coinvolto nella fase iniziale di questo genere, ci espose alcune cose che provenivano da Tresor. Ne stavamo parlando prima… quella volta quando Daniel mise su un pezzo di Plastikman. Vince e io, dopo averlo ascoltato, eravamo come “Che roba è questa? E’ solo una grancassa”. Ora pensiamo che Richie Hawtin sia un genio. Quando sei giovane pensi di sapere tutto» [ride]

Vince, ho letto che hai pensato di coinvolgere Martin nel fare un disco techno mentre stavi lavorando su un remix di Plastikman.
VC: «A parte la mia esposizione iniziale, non sono mai stato molto interessato alla techno. Non l’ho mai ascoltata. Poi mi è stato chiesto di remixare Plastikman, così mi sono documentato per vedere di cosa si trattasse. Mi sono sentito lusingato da tale richiesta. Mi sono iscritto su Beatport e ho ascoltato un pò di minimal techno

Cosa ti ha portato a pensare a Martin per questo progetto?
VC: «Veramente non saprei. Mi è venuto in mente. Mi piace molto lavorare con altre persone. Non posso far giudicare il mio lavoro da mia moglie. Ho bisogno di qualcuno al quale rimbalzare le idee. Martin e io abbiamo delle setups studio molto simili, è tecnicamente apt e ha esperienza come DJ.»

Quando ti sei reso conto, per la prima volta, di quanto la tua musica avesse una forte influenza anche in America?
MG: «Ricordo che rimasi molto sorpreso dalla scena house di Detroit. Ci trovammo lì nel 1989 o 90, credo, realizzammo un articolo per la rivista The Face. Ci incontrammo con Derrick May che ci portò in un grande club di Detroit  [Music Institute]. Tutti furono molto felici di incontrarci. Fu bello quanto sbalorditivo.»

E tu, Vince?
VC: «Ricordo la prima e unica volta degli Yazoo in America. Abbiamo fatto solo alcune date. Abbiamo suonato in un famoso gay club di New York City, il “Paradise Garage“. Ero sbalordito dalla folla di gente accorsa alla serata e dal fatto che conoscessero noi e i nostri pezzi così bene. Il sound system fu la cosa più stupefacente che avessi mai visto. Chiunque avrebbe iniziato a ballare appena varcata la soglia.»

Parlando di Yazoo, ricordi la prima volta che hai sentito Alison Moyet cantare?
VC: «Si. E’ stato in un pub di Basildon, il cui proprietario era mio zio. Beh lui non era proprio mio zio, ma l’ho sempre chiamato così [ride]. Alison era in una band punk “The Vandals“. Il mio migliore amico suonava la chitarra e lei era alla voce.»

Hai subito pensato che fosse la persona adatta con cui lavorare?
VC: «No, per niente. E’ avvenuto solo più tardi, quando iniziò a cantare in una band R&B. Mi resi conto che aveva una voce incredibile.»
MG: «Non è quel club chiamato Bangkok?»
VC: «Si!!»
MG: «Quel posto era di proprietà di tuo zio?»
VC: «Si, mio zio Stan!»

Martin ricordi il tuo primo EP da solista?
MG: «Mentre gli altri erano impegnati nel mixing di un disco live, non era importante che io stessi lì. Sembrava il momento giusto per fare qualcosa, mi è sempre piaciuta l’idea di fare cover e mi piace tutt’ora. Essa mostra alle persone un lato di te che non conoscono.»

Vince, cosa ti ricordi del tuo primo e unico West India Company EP con il brano “Ave Maria” dei primi anni 80?
VC: «I Blancmange erano la band di supporto ai Depeche Mode durante il nostro primo tour nel Regno Unito. Ho avuto così modo di conoscere il tastierista della band, Steve Luscombe. Era molto interessato alla musica indiana. Così convinse Asha Bhosle, una cantante molto famosa nel panorama della musica indiana, a fare un disco insieme. Io ho curato i synths e sono stato co-scrittore in uno dei brani. Questa donna era così ricca e famosa,,. Ci invitò a cena nella sua casa di Londra. Viveva in uno degli appartamenti più costosi della città. Fu un pasto tradizionale indiano alquanto bizzarro, mangiammo con le mani. Mi sentivo come se stessi in un altro mondo. Semplicemente fantastico, qualcosa che non rivivrò mai più.»

Ricordate la vostra prima reazione alla vittoria del prestigioso U.K. Ivor Novello songwriting award?
MG: «E’ stato un piccolo shock per me. Onestamente, non avevo idea di chi fosse  Novello! E’ un evento un pò spaventoso. Tu ci sei andato Vince?»
VC: «Ho ricevuto due di questi premi. La prima volta mi sono rifiutato di andare. Era così imbarazzante. Lo stesso la seconda volta, ma mia moglie mi convinse. Ero molto nervoso. E’ un grande evento.»
MG: «Daniel Miller era accanto a me quando ho ricevuto il premio. Parlai pochissimo, Daniel fece il resto.»

Ricordate la prima volta che siete venuti a Los Angeles?
VC: «Ero in tour con Erasure per la prima volta. Siamo stati allo Chateau Marmont e ricordo che il giorno dopo Paul arrivò con una scatola piena di ciambelle, non avevo mai visto una confezione di 12 ciambelle prima di allora! E proprio in quel momento mi sono reso conto di essere in America» [ride]
MG: «Eravamo io, Andy Fletcher e Anne Swindell, la mia prima ragazza negli anni 80. Salimmo su un taxi e Andy disse al conducende dove volevamo andare, un posto da qualche parte sulla Santa Monica Boulevard. Il conducente non riusciva a capire cosa Andy stesse dicendo per via del suo accento, così continuava a ripetere “Cosa?”. Andy continuava a ripetere “Santa Monica Boulevard!” urlando sempre più forte. La cosa andò avanti per, tipo, 5 minuti. Andy pensò che se avesse urlato il conducente alla fine avrebbe capito. Ma non accadde» [ride di gusto]

Quando penso ai Depeche Mode in L.A. non posso fare a meno di ricordare la famigerata rivolta alla Warehouse Records nel 1990, durante il Violator tour.
MG: «Non ci saremo mai immaginati di vedere così tanta gente. L’intera parte anteriore del negozio era in vetro. La polizia ha dovuto buttarlo giù, per sicurezza.»
VC: «Davvero?»
MG: «Si! Questo è stato un evento che ci ha permesso di avere molto successo in America, fece notizia a livello nazionale. Impovvisamente, Violator ebbe un enorme successo qui.»

Vince ti sei mai trovato difronte ad un isteria simile dei fans?
VC: «No, l’unica isteria che ho dovuto affrontare è stata quella di Andy» [molte risate]

Cosa ti ricordi della prima volta che hai sentito cantare Andy Bell?
VC: «Durante le audizioni. Era incredibilmente timido.»

Hai capto sin da subito che era il tipo giusto?
VC: «Avevamo già ascoltato una quarantina di cantanti. Alcuni erano davvero bravi, ma nessuno di loro era naturale. Andy si presentò con il suo sound, aveva reinterpretato le canzoni che gli avevamo chiesto e non me lo aspettavo. Fu al Trident Studios di Londra. Non mi ci è voluto molto per capire che lui era ciò che cercavo.»

C’è stato un momento, durante la realizzazione del disco VCMG, che avete pensato al desiderio di lavorare di nuovo insieme?
VC: «Ho apprezzato molto questa esperienza, mi piacerebbe farlo di nuovo. Adoro lavorare con Martin, il processo è stato davvero cool. Abbiamo ottenuto ottimi risultati.»

a cura di: Scott Sterling per The Daily Swarm


Disponibile da oggi “Man Made Machine” dei MOTOR!!

Disponibile da oggi l’attesissimo album “Man Made Machine” dei MOTOR

Dopo la pubblicazione del primo single “MAN MADE MACHINE” feat. Martin L. Gore, esce l’album completo dei MOTOR dal titolo “MAN MADE MACHINE“.
La realizzazione di questo album è caratterizzato dalla partecipazioni di alcune delle voci più interessanti nel panorama della musica elettronica come: Martin L. Gore, Gary Numan, Douglas McCarthy, Billie Ray Martin e Reni Lane, fornendo così una perfetta colonna sonora per tutti gli appassionati del genere.
Dal Synth Pop, Dance, EBM all’ Electro Clash le influenze dei MOTOR senza mai annacquare la potente essenza di questo genere pioneristico.
MADE MAN MACHINE” un album unico, dai ritmi ossessivi, pieno di sonorità oscure e melodiche che non potranno passare inosservate al vostro ascolto.

Tracklist:
01 – Messed Up
02 – Hyper Lust (feat. Billie Ray Martin)
03 – Man Made Machine (feat. Martin L. Gore)
04 – Control
05 – Pleasure In Heaven (feat. Gary Numan)
06 – Automne
07 – Autographic
08 – The Knife (feat. Douglas McCarthy)
09 – Hello
10 – In The Dark
11 – Between The Night

È possibile acquistare l’album sia su Beatport che su iTunes.

 

facebook.com/wearemotor
www.wearemotor.com
www.clr.net


Ascolta in inteprima la versione integrale di “The Light The Dead See” dei Soulsavers con Dave Gahan

Qualche giorno fà, sul canale ufficiale YouTube dei Soulsavers, è apparso il primo trailer per il lancio del nuovo album “The Light The Dead See” con Dave Gahan voce e testi.

 

L’album, in uscita il 21 maggio, è da oggi disponibile per l’alscolto integrale qui.


Happy 50th Birthday Dave Gahan!

Oggi uno dei più grandi frontman di tutti i tempi festeggia 50 primavere!

Dave Gahan, voce dei Depeche Mode, spegne 50 candeline e noi di Depeche Mode e Dintorni non possiamo che fargli i nostri più cari auguri di buon compleanno.  Che Dio ti benedica Dave!

Vi ricordiamo inoltre che i Depeche Mode riprenderanno la sessione di registrazione a giugno. Il nuovo album sarà probabilmente disponibile entro la fine del 2012 e, come Gahan ha rivelato recentemente, il tour partirà nel 2013.
Un altro pregetto molto importante è il nuovo album dei Soulsavers in cui Gahan ha collaborato nella scrittura e l’interpretazione dei brani . L’album “The Light The Dead See” uscira il prossimo 21 maggio.


Soulsavers Dave Gahan: “come compositore, sto iniziando a sentire un senso di libertà”

“Soulsavers” Rich Machin e Dave Gahan foto di Steve Gulllick

Sin dal 2000, il duo inglese ‘Soulsavers‘ ha riunito diversi stili musicali fondendo l’elettronica con il country e il rock. Negli anni, Rich Machin e Ian Glover, si sono avvalsi della collaborazione vocale di professionisti come Mark Lanegan, Jason Pierce e Will Oldham, ospiti d’eccezione negli album dei Soulsavers.
Questa combinazione nelle scelte, prosegue e si estende tutt’ora nel quarto album della band. Il blues e le tinte gospel di “The Light the Dead See” hanno come protagonista il cantante dei Depeche Mode, Dave Gahan, ricoprendo il ruolo di cantante e compositore.
Di recente, SPIN Magazine ha incontrato Gahan e Machin a Manhattan per discutere del nuovo album, di come fare musica pur non avendo un ordine del giorno e gli inaspettati benefici ottenuti lavorando in luoghi separati.

Soulsavers come band di supporto ai Depeche Mode nel tour del 2009. E’ in questa occasione che avete iniziato a parlare di collaborazione?
Gahan: «Molto spesso, quando sei in tour con altre band, ci si ritrova a parlare di progetti insieme e cose di questo genere. A prescindere nelle notti di festa. Non ne viene mai fuori nulla. Questa volta invece è successo, non c’era fretta.»
Machin: «Penso che questo sia un modo positivo per entrambi. Mi trovavo nella situazione in cui non ero del tutto sicuro di voler fare un altro disco. Ma, quasi subito, Dave mi dato l’ispirazione. Mi sono focalizzato su un paio di brani ai quali stavamo lavorando.»

Pensi che questa libertà vi sia stata di aiuto? Vi siete sentiti in grado di esplorare determinate aree?
Gahan: «A volte, quando hai un progetto, sei nella posizione in cui devi soddisfare determinate aspettative. Noi non lo abbiamo fatto. Quando le cose hanno iniziato a prendere forma, ho capito che molte di esse venivano fuori dal mio passato. Odio dirlo, ma quando si invecchia le priorità cambiano. La gioia di fare musica è molto più evidente adesso di allora, quando la band era al culmine delle vendite e dei tour mondiali. E’ stato fantastico, ma non sono sicuro di essere stato realmente in contatto con ciò che stava accadendo musicalmente.»

State già mettendo in commercio idee musicali. Perchè pensate di essere pronti a tornare così in fretta?
Machin: «Questa è una situazione piuttosto insolita. Normalmente, appena ho finito un disco, non faccio nulla per un pò. Non mi era mai capitato prima d’ora… più facevamo le cose più esse andavano bene.»
Gahan: «Abbiamo fatto un grande album insieme, potremmo ripetere l’esperienza? Chi lo sa? Ma quando guardo indietro mi rendo conto che ho suonato questo album più di qualsiasi altra cosa fatta in precedenza. Non so il motivo… penso sia perchè sono sorpreso.»

Cosa intendi?
Gahan: «Penso che lavorare con Rich mi ha portato fuori dalla mia “zona confort”. Per me è facile dire: ‘No, non voglio farlo. Questo è quello che sono, questo è quello che faccio, questo è il mio modo di cantare, questo è il genere di canzoni che scrivo’. Non potevo farlo. Questa è una cosa positiva.»

Questo album è stilisticamente un punto di partenza per entrambi. Pensate che lo sia?
Machin: «A questo punto credo sia stata una progessione naturale maturata dagli album precedenti. Ho imparato il mio mestiere e, in questo disco, ho avuto la possibilità di fare un sacco di cose che avrei voluto fare in passato, ma non potevo.»
Gahan: «Potrei ripetere esattamente quanto Rich ha appena detto. Nel mio caso, come compositore, sto iniziando a sentire un senso di libertà. Questa musica mi ha permesso di scrivere istintivamente.»

Avete registrato questo album in locations completamente differenti. Come si è svolto il processo?
Machin: «Quello che ho fatto è stato inviare una demo molto semplice, tutto fatto su un computer portatile. Giusto per dare struttura.»
Gahan: «Tutto ciò che Rich mi ha inviato, una parola o qualsiasi altra cosa, è rimasta nella mia mente. Ho scritto come se stessi impostando una scena. Poi ho rispedito il materiale a Rich e mi ha detto ‘Okay, ho capito quello che stai facendo, ma devo cambiare alcune cose… devo fare questo, devo fare quello’ Questo è stata la nostra modalità lavorativa.»
Machin: «Mi piace questo modo di fare, è come se stessi ascoltando il disco di qualcun altro.»
Gahan: «Chissà se trovandoci nella stessa stanza saremo stati in grado si mostrare alcune vulnerabilità. Non c’era alcuna pressione.»

Cosa accadrà in seguito?
Gahan: «Penso che ciò che avverrà dopo sarà come il processo precedente. Penso che se abbiamo lo stesso approccio, le cose accadranno da sole, come dovrebbe essere.»
Machin: «Non posso lamentarmi dei risultati.»

a cura di Bryan Hood

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Dave Gahan: nei piani dei Depeche Mode “unTour il prossimo anno”

Dave Gahan / Photo by Kevin Winter/Getty

Martin Gore e Dave Gahan dei Depeche Mode sono stati molto impegnati ultimamente – Il primo con il progetto VCMG e il secondo nella collaborazione al nuovo album dei Soulsavers, “The Light The Dead See” uscira il 21 maggio.
«Abbiamo già 20 demo» dice Gahan riguardo il lavoro svolto finora per il nuovo album dei Depeche Mode il cui titolo non è ancora noto. «Alcune canzoni hanno un ottima struttura, altre necessitano un certo lavoro ma siamo sulla strada giusta»

La leggendaria synth-pop band sta lavorando per terminare il nuovo album entro la fine dell’anno.
«Abbiamo una scadenza alla fine di novembre e non c’è una ragione per la quale non dovremmo riuscirci visto l’andamento che abbiamo» ha spiegato Gahan.

Il produttore di Fever Ray, Christoffer Berg, in studio con i Depeche Mode al fianco di Ben Hillier.
«E’ un grande musicista e ha un sacco di idee fantastiche» dice Gahan «Lui non ha timore nell’alzarsi e dire ‘Mi è venuta un idea’ mi piace questa cosa. E’ abbastanza intimidatorio lavorare con una band come la nostra perchè hai determinate aspettative. Martin e io siamo aperti alle idee altrui»

I fans della band possono quindi iniziare a tirar fuori gli abiti di pelle nera. Oltre l’album, la band si sta muovendo per tornare in tour.
Dice Gahan «Ci sono già progetti in corso per un tour il prossimo anno»

intervista a cura di SPIN Magazine

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