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VCMG – Vince Clarke e Martin Gore per “The Daily Swarm”

 

Cosa avete provato tenedo in mano per la prima volta l’album “Ssss”?
MG: «Sono rimasto veramente soddisfatto. Sembra qualcosa di classe, qualcosa di pseudoartistico.»
VC: «Per me, sembrava che tutti i brani fossero fatti per stare insieme. E’ soprattutto un album, non solo un mucchio di tracce techno traballanti. Martin ha unito il flusso e sequenziato l’album. Lui è il DJ» [ride]

Vince hai mai pensato di fare il DJ?
VC: «No. Devo ammettere però che ne sono incuriosito. Ma il fatto di dover suonare diversi DJ sets a notte fonda mi fa scoraggiare» [ride]
MG: «Puoi sempre esibirti in DJ sets pomeridiani.»
VC: «E’ vero. Ho visto alcuni video di Plastikman in cui si esibiva alle tre del pomeriggio e c’era un sacco di gente.»

Ricordate quale fu il primo album che avete acquistato?
VC: «“This Town Ain’t Big Enough For The Both Of Us” degli Sparks, che ho acquistato in un drugstore.»
MG: «Wow, è favoloso! Purtroppo il mio non è così favoloso. Il primo disco che ho acquistato è “Rubber Bullets” dei 10cc.»
VC: «Perlomeno non è “I’m Not In Love»

Ricordi il primo sintetizzatore che hai acquistato?
MG: «Assolutamente. Vince venne con me. Abbiamo guidato fino a Londa e lì ho acquistato un Yamaha CS-5, molto economico, monofonico, un sintetizzatore di base. A quei tempi lo pagai 200 sterline.»

Ricordate il vostro primo incontro?
VC: «Uhm, no.»
MG: «No.»
VC: «Siamo cresciuti a circa mezzo isolato di distanza l’uno dall’altro.»

Ricordi il motivo per il quale hai comprato un sintetizzatore anzichè un chitarra?
MG: «Abbiamo avuto un amico in comune, Robert Marlow, che possedeva un sintetizzatore. Eravamo tutti proiettati verso la musica elettronica. Eravamo grandi fan dei Kraftwerk, Human League, Soft Cell. Trovavamo che fosse un genere rivoluzionario e innovativo. Era come guardare al futuro, non solo al passato. Sembrava la strada giusta da percorrere.»

Ricordate la prima volta che avete messo su uno show?
VC: «Una volta abbiamo fatto un concerto senza Dave. Era nel tuo salotto, Martin, e ci siamo esibiti per tua sorella.»
MG: «Non mi ricordi affatto. Ricordo quando ci siamo esibiti al centro giovanile.»
VC: «La prima volta che abbiamo suonato tutti insieme è stato quando abbiamo preso in affitto la scuola. Venne anche il nostro amico Rob a fare da supporto ma c’era un pò di trambusto riguardo a chi avrebbe dovuto esibirsi per primo. Martin era in entrambe le band. Ricordo che affissi dei manifesti per questo evento al quale si presentarono una quarantina di persone.»

Ricordate la prima canzone che avete scritto?
VC: «Io me lo ricordo, ma non è nulla di conosciuto»
MG: «Ricordo di aver scritto la mia prima canzone all’età di 13 anni. Ricordo ancora come fà, ma non ho intenzione di dirlo» [ride]

Considerando che questo è un album completamente techno, ricordi la prima volta che hai ascoltato musica techno?
VC: «Ascoltai Mr. Egg dalla Scozia. Era un amico del nostro roadie, venne a tutti i nostri primi spettacoli. »
MG: «Daniel Miller, della Mute, è stato fortemente coinvolto nella fase iniziale di questo genere, ci espose alcune cose che provenivano da Tresor. Ne stavamo parlando prima… quella volta quando Daniel mise su un pezzo di Plastikman. Vince e io, dopo averlo ascoltato, eravamo come “Che roba è questa? E’ solo una grancassa”. Ora pensiamo che Richie Hawtin sia un genio. Quando sei giovane pensi di sapere tutto» [ride]

Vince, ho letto che hai pensato di coinvolgere Martin nel fare un disco techno mentre stavi lavorando su un remix di Plastikman.
VC: «A parte la mia esposizione iniziale, non sono mai stato molto interessato alla techno. Non l’ho mai ascoltata. Poi mi è stato chiesto di remixare Plastikman, così mi sono documentato per vedere di cosa si trattasse. Mi sono sentito lusingato da tale richiesta. Mi sono iscritto su Beatport e ho ascoltato un pò di minimal techno

Cosa ti ha portato a pensare a Martin per questo progetto?
VC: «Veramente non saprei. Mi è venuto in mente. Mi piace molto lavorare con altre persone. Non posso far giudicare il mio lavoro da mia moglie. Ho bisogno di qualcuno al quale rimbalzare le idee. Martin e io abbiamo delle setups studio molto simili, è tecnicamente apt e ha esperienza come DJ.»

Quando ti sei reso conto, per la prima volta, di quanto la tua musica avesse una forte influenza anche in America?
MG: «Ricordo che rimasi molto sorpreso dalla scena house di Detroit. Ci trovammo lì nel 1989 o 90, credo, realizzammo un articolo per la rivista The Face. Ci incontrammo con Derrick May che ci portò in un grande club di Detroit  [Music Institute]. Tutti furono molto felici di incontrarci. Fu bello quanto sbalorditivo.»

E tu, Vince?
VC: «Ricordo la prima e unica volta degli Yazoo in America. Abbiamo fatto solo alcune date. Abbiamo suonato in un famoso gay club di New York City, il “Paradise Garage“. Ero sbalordito dalla folla di gente accorsa alla serata e dal fatto che conoscessero noi e i nostri pezzi così bene. Il sound system fu la cosa più stupefacente che avessi mai visto. Chiunque avrebbe iniziato a ballare appena varcata la soglia.»

Parlando di Yazoo, ricordi la prima volta che hai sentito Alison Moyet cantare?
VC: «Si. E’ stato in un pub di Basildon, il cui proprietario era mio zio. Beh lui non era proprio mio zio, ma l’ho sempre chiamato così [ride]. Alison era in una band punk “The Vandals“. Il mio migliore amico suonava la chitarra e lei era alla voce.»

Hai subito pensato che fosse la persona adatta con cui lavorare?
VC: «No, per niente. E’ avvenuto solo più tardi, quando iniziò a cantare in una band R&B. Mi resi conto che aveva una voce incredibile.»
MG: «Non è quel club chiamato Bangkok?»
VC: «Si!!»
MG: «Quel posto era di proprietà di tuo zio?»
VC: «Si, mio zio Stan!»

Martin ricordi il tuo primo EP da solista?
MG: «Mentre gli altri erano impegnati nel mixing di un disco live, non era importante che io stessi lì. Sembrava il momento giusto per fare qualcosa, mi è sempre piaciuta l’idea di fare cover e mi piace tutt’ora. Essa mostra alle persone un lato di te che non conoscono.»

Vince, cosa ti ricordi del tuo primo e unico West India Company EP con il brano “Ave Maria” dei primi anni 80?
VC: «I Blancmange erano la band di supporto ai Depeche Mode durante il nostro primo tour nel Regno Unito. Ho avuto così modo di conoscere il tastierista della band, Steve Luscombe. Era molto interessato alla musica indiana. Così convinse Asha Bhosle, una cantante molto famosa nel panorama della musica indiana, a fare un disco insieme. Io ho curato i synths e sono stato co-scrittore in uno dei brani. Questa donna era così ricca e famosa,,. Ci invitò a cena nella sua casa di Londra. Viveva in uno degli appartamenti più costosi della città. Fu un pasto tradizionale indiano alquanto bizzarro, mangiammo con le mani. Mi sentivo come se stessi in un altro mondo. Semplicemente fantastico, qualcosa che non rivivrò mai più.»

Ricordate la vostra prima reazione alla vittoria del prestigioso U.K. Ivor Novello songwriting award?
MG: «E’ stato un piccolo shock per me. Onestamente, non avevo idea di chi fosse  Novello! E’ un evento un pò spaventoso. Tu ci sei andato Vince?»
VC: «Ho ricevuto due di questi premi. La prima volta mi sono rifiutato di andare. Era così imbarazzante. Lo stesso la seconda volta, ma mia moglie mi convinse. Ero molto nervoso. E’ un grande evento.»
MG: «Daniel Miller era accanto a me quando ho ricevuto il premio. Parlai pochissimo, Daniel fece il resto.»

Ricordate la prima volta che siete venuti a Los Angeles?
VC: «Ero in tour con Erasure per la prima volta. Siamo stati allo Chateau Marmont e ricordo che il giorno dopo Paul arrivò con una scatola piena di ciambelle, non avevo mai visto una confezione di 12 ciambelle prima di allora! E proprio in quel momento mi sono reso conto di essere in America» [ride]
MG: «Eravamo io, Andy Fletcher e Anne Swindell, la mia prima ragazza negli anni 80. Salimmo su un taxi e Andy disse al conducende dove volevamo andare, un posto da qualche parte sulla Santa Monica Boulevard. Il conducente non riusciva a capire cosa Andy stesse dicendo per via del suo accento, così continuava a ripetere “Cosa?”. Andy continuava a ripetere “Santa Monica Boulevard!” urlando sempre più forte. La cosa andò avanti per, tipo, 5 minuti. Andy pensò che se avesse urlato il conducente alla fine avrebbe capito. Ma non accadde» [ride di gusto]

Quando penso ai Depeche Mode in L.A. non posso fare a meno di ricordare la famigerata rivolta alla Warehouse Records nel 1990, durante il Violator tour.
MG: «Non ci saremo mai immaginati di vedere così tanta gente. L’intera parte anteriore del negozio era in vetro. La polizia ha dovuto buttarlo giù, per sicurezza.»
VC: «Davvero?»
MG: «Si! Questo è stato un evento che ci ha permesso di avere molto successo in America, fece notizia a livello nazionale. Impovvisamente, Violator ebbe un enorme successo qui.»

Vince ti sei mai trovato difronte ad un isteria simile dei fans?
VC: «No, l’unica isteria che ho dovuto affrontare è stata quella di Andy» [molte risate]

Cosa ti ricordi della prima volta che hai sentito cantare Andy Bell?
VC: «Durante le audizioni. Era incredibilmente timido.»

Hai capto sin da subito che era il tipo giusto?
VC: «Avevamo già ascoltato una quarantina di cantanti. Alcuni erano davvero bravi, ma nessuno di loro era naturale. Andy si presentò con il suo sound, aveva reinterpretato le canzoni che gli avevamo chiesto e non me lo aspettavo. Fu al Trident Studios di Londra. Non mi ci è voluto molto per capire che lui era ciò che cercavo.»

C’è stato un momento, durante la realizzazione del disco VCMG, che avete pensato al desiderio di lavorare di nuovo insieme?
VC: «Ho apprezzato molto questa esperienza, mi piacerebbe farlo di nuovo. Adoro lavorare con Martin, il processo è stato davvero cool. Abbiamo ottenuto ottimi risultati.»

a cura di: Scott Sterling per The Daily Swarm

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