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Dave Gahan su WNYC Radio nel programma Soundcheck

Il 22 maggio scorso, Dave Gahan, è stato ospite del programma radiofonico Soundcheck, condotto da John Schaefer, in onda su WNYC Radio. Dave ha parlato del progetto Soulsavers e di quanto “The Light The Dead See“, uscito proprio il 22 maggio, lo abbia sorpreso come artista, donandogli maggiore entusiasmo per affrontare il nuovo album dei Depeche Mode.  Di seguito il video e la traduzione dell’intervista. Per scaricare “The Light The Dead See” clicca qui.

JS: Benvenuto
DG: «Ciao, grazie!»

JS: Prima di tutto consentimi di dire che i Soulsavers sono due ragazzi che, a quanto sembra, sono partiti dall’elettronica.
DG: «Penso che siano contrassegnati da questo, perché il primo disco che hanno prodotto, è stato realizzato prevalentemente in maniera elettronica. Penso che il loro modo veloce di muoversi in differenti aree, gli ha permesso di avere a che fare con diverse cose.»

JS: Hai detto che sono stati molto veloci nel muoversi tra un genere e un altro. Avverto una certa tendenza Phil Spectorish nel brano “In The Morning” che cresce fino a sfociare un potente suono orchestrale. Dave, quando i Soulsavers ti hanno inviato questo brano, era già così grandioso?
DG: «No, questo in particolar modo, credo… non vorrei sbagliare, ci fosse solo il suono della chitarra acustica di Rich [ride] Mi ha inviato i pezzi sui quali stava lavorando in modo molto approssimativo, erano davvero approssimativi. Ho avuto subito una forte ispirazione. Ho iniziato a scrivere e ho rispedito a Rich, che ha iniziato a costruire il brano attorno a ciò che avevo scritto… l’aggiunta degli archi, degli strumenti a corda… il modo in cui è avvenuto il tutto è stata come una sorta di magia.»

– Poi Gahan ha detto che per lui è stato molto importante ricevere la benedizione da Mark Lanegan, il quale ha molto apprezzato i brani. Ha detto che Rich è stato tormentato da Mark, che voleva a tutti i costi ascoltare alcune tracce. E Mark alla fine ha detto «dovrei odiarlo e invece lo trovo ottimo!  –

JS: Da dove proviene il titolo dell’album?
DG: «In realtà è una poesia di Frank Stanford (poeta americano). Abbiamo vagliato diversi titoli, ma questo era il più indicato, perchè si adattava molto bene con i sentimenti che questo disco evoca. E’ molto cinematografico e visivo.»

JS: Forse tocca anche sentimenti tipo il dramma, la speranza e la tragedia.
DG: «Si, la speranza certamente.»

JS: Alcuni testi sembrano essere lontani dalle ciò che hai scritto 10-20 anni fà.
DG: «Penso che alcuni di questi provengono dall’esprienza e dalla sensazione di libertà, il lasciarsi andare a ciò che la musica avoca. Ed è proprio ciò che è accaduto in questo disco. Ho messo su carta ciò che provavo durante l’ascolto delle tracce che Rich mi inviava.»

JS: Sei rimasto sorpreso da quello che stavi scrivendo?
DG: «Questo accadde in seguito, all’inizio lo sentivo naturale e ho cercato di rimanere conscio per non strafare. Quando ascolto un brano, devo crederci. Voglio credere alla persona che sta cantando, voglio credere che ci sia davvero conoscenza, esperienza, sia nell’esecuzione che nel resto. Questa è stata una delle cose alle quali sono rimasto ancorato. »

JS: La canzone “I Can’t Stay” sembra scritta da qualcuno che ha vissuto le sofferenze della guerra. Hai avuto un anno molto difficile, entrando in questo progetto. Un tumore maligno, un infortunio alla gamba e alle corde vocali.
DG: «Oh si, avevo dimenticato la gamba…
Si, questa è la vita, e va bene così. Dicono che certe cose ti rendono più forte, e mi sento così. Ma queste cose mi fanno anche ricordare che siamo umani e abbiamo degli ostacoli che dobbiamo superare. Ci sono cose che accadono nella nostra vita sulle quali non abbiamo controllo, ma ti danno modo di riflettere cosa sia importante e cosa no. Forse sarà per via dell’età, forse perchè sono più vecchio e quindi più saggio… ma ora sono in grado di riflettre di più su queste cose, che sono venute fuori anche nella scrittura questo disco.»

JS: Ora come ti senti?
DG: «Mi sento bene, non ho nulla di cui lamentarmi. Ho un lavoro straordinario, un famiglia fantastica, mia moglie sta ascoltando la trasmissione in questo momento. Questo disco è un dono per me, e il modo in cui sono scritte le canzoni, mi ha insegnato ad uscire fuori dalla mia strada… c’è sempre qualcosa, se riesci a scorgerla.»

JS: Hai detto che la musica è un processo di apprendimento. Sembra che l’ultima cosa che le persone imparano, è come uscire dalla propria strada.
DG: «Si. La musica è come un dono, ma questo non vuol dire che non necessita di cure o di lavoro. Quando Rich mi ha inviato i brani, sia io che lui non abbiamo mai avuto incertezze sul lavoro che le tracce richiedevano.»

JS: Album o raccolta di canzoni?
DG: «Ora è un album, ma è partito come una raccolta di canzoni. Non abbiamo programmato di fare un disco… dopo circa 5-6 canzoni, abbiamo notato che si stava trasformando in un disco e ne siamo rimasti entusiasti.»

– Dave ha spiegato che questo disco ha molte influenze tra cui blues e gospel, loro sono grandi appassionati di questi due generi. Loro sono amanti di quei dischi che quando li ascolti ti permettono di viaggiare con la mente, di riflettere, di sentirti parte di qualcosa. Lui provava queste cose, quando da ragazzino ascoltava i dischi di David Bowie. –

JS: Il tuo progetto con i Soulsavers, e quello di Martin Gore con VCMG, che significato ha per i Depeche Mode… entrambi vi state occupando di altre cose.
DG: «E’ stato bello, credo che Martin si sia molto divertito a fare quel disco con Vince. In quel periodo eravamo entrambi impegnati in due progetti differenti e simultaneamente scrivevamo per il nuovo disco dei Depeche Mode, ora in processo di registrazione e in pianificazione tour per il prossimo anno. Ho la sensazione che questo disco sarà grandioso, perchè entrambi i progetti ai quali abbiamo lavorato, al di fuori della band, sono stati fonte di grnade ispirazione.»

– Dave sostiene che c’è sempre da imparare, che se un artista pensa di non aver più nulla da imparare, vuol dire che è arrivata la sua fine. Tutte queste cose che gli stanno accadendo come artista, lo rendono molto entusiasta e lo stimolano a fare altre cose con persone diverse. E’ molto eccitato di tornare a registrare con i Depeche Mode, sente che avrà un approccio differente in questo nuovo disco. E’  molto felice di sentirsi così e dice che 15-20 anni fà l’avrebbe vista in modo totalmente differente. –

JS: A cosa è dovuto questo tuo cambiamento?
DG: «Le circostanze mi hanno fatto cambiare, circostanze che sono state ben documentate. Sentivo che dovevo provare qualcosa di differente, qualcosa che mi portasse fuori dalla mia zona-confort per affrontare nuove sfide, fare qualcosa di diverso.»

JS: Penso che i fan dei Depeche Mode saranno molto felici nel sapere che ci sarà nuovo disco, sul quale stavate lavorando fino alla notte scorsa, a quanto pare.
DG: «Si. Stavo provando alcune parti vocali, nella tarda notte di ieri. Stà diventando un disco carico di emozioni e sono molto entusiasta di andare i tour l’anno prossimo.»

JS: Dave è stato un vero piacere averti qui con noi su Soundceck. Grazie tante.
DG: «Grazie mille per avermi accolto.»

  • E’ vietata la riproduzione anche solo parziale di questo articolo/traduzione, sia in formato cartaceo sia telematico, senza indicarne provenienza, senza chiedere l’autorizzazione agli autori o i dovuti crediti al Blog.

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