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Dave Gahan: «questo album riflette quello che siamo oggi, non chi eravamo o ciò che saremo»

Parigi, un hotel di lusso in viale George V. Dave Gahan, cantante e compositore dei Depeche Mode, nella camera 132 attende di essere intervistato dai vari media.
Adagiato elegantemente su una sedia dorata che gli conferisce una certa aria monarchica, il leader della band britannica appare in forma smagliante, avvolto in un impeccabile completo nero.
Saggezza, filosofia, predizione…
Ladies and Gentlemen, Mesdames et Messieurs, Mr Dave Gahan!

Quale stile possiamo aspettarci dal nuovo album?
«L’album ha sicuramente una fortissima influenza blues. Abbiamo cercato di mantenere una tecnica di registrazione abbastanza minimalista.
Con questo voglio dire che se ce una melodia specifica o qualche elemento di unione, questo diventa il filo conduttore: la costruzione della canzone avviene intorno ad un suono unico.
Questo non vuol dire che è tutto up-tempo [un ritmo veloce, vivace e in aumento].
La canzone Angel, che è ancora in fase di sviluppo, è fortemente influenzata dal blues ma allo stesso tempo è minimalista. Senza dubbio è un riferimento a un certo stile.
La chitarra imposta il ritmo ma allo stesso tempo l’elettronica fa da padrona, sia dal punto di vista della produzione che dell’interpretazione.
Sebbene vi sia la presenza della chitarra, questa è stata a sua volta incorporata ad un amplificatore per chitarre e modificata utilizzando i sintetizzatori modulari.
Anche dal punto di vista dei testi, alcuni possono essere molto personali in certi casi, almeno dal mio punto di vista, ma allo stesso tempo volgono gli occhi verso l’esterno per riflettere ciò che sta accadendo intorno a noi.
Nel mio caso mostra il modo in cui vengo colpito, in qualsiasi moneto, da ciò che accade nel mondo

Ci si sente proprio così?
«Per me, questo processo è contradditorio. E’ un mescolare. Perdi qualcosa ma ne guadagni un’altra. E’ una presa di posizione. Puoi ottenere un risultato positivo da tutto questo.
Talvolta, una porta chiusa rivela un’altra grande porta in attesa di essere aperta. Ma il coraggio che ci vuole per oltrepassarla è un’altra storia.
Questo è quello che intendevo dire riguardo la presenza del blues nei testi e nell’interpretazione. Ad esempio, Angel è una sorta di protesta, di rammarico costante, è un cumulo di emozioni.
Penso che questo sia un suono più maturo per la band. In termini di musica e parole penso che questo album riflette quello che siamo oggi, non chi eravamo o ciò che saremo.»

«In una delle canzoni che ho scritto per questo album, canto questa frase: ‘Le tue menzogne sono più attraenti della verità’. Riassume il modo in cui non riesco a gestire la mia vita. Forse ne traggo piacere in questo momento, però le conseguenze alla fine del tunnel sono grandi.
La frase continua: ‘Quello che voglio è amore’. Questa può essere considerata una forma di egoismo, ma anche chi sono realmente o chi sto cercando di essere.
Un’altra frase di questa canzone dice: ‘Le tue braccia sono infette/occultano la verità’. Per me, questa frase è una riflessione su tutto ciò che può indurci ad una dipendenza. Che si tratti di droga, alcol, amore, il sesso o qualsiasi altra cosa. Veniamo infettati da queste trappole che prendono il controllo su noi stessi e che a lungo termine si trasformano in un problema. Quindi, per me, essere in grado di trasformare quelle parole in musica e vederle poi interpretare, mi permette di capire molte cose di me.
E’ qualcosa di magico che accade con la musica. Ti permette di identificarti con le contraddizioni.
Ci sono altre canzoni dell’album, per esempio una ballata dallo stile molto blues/gospel. Penso che sia una delle migliori che Martin abbia mai scritto in vita sua. Cantarla significa per me una sorta di esorcismo. Credo di essermi sentito come un fan quando ascolta una canzone per la prima volta.
Ho imparato molto da Martin. Lui scrive con grande onestà. Questo è l’importante, la miglior composizione è descrivere una situazione. Puoi avere un componente fittizio, ma in ogni canzone di Johnny Cash ho sempre pensato che stesse parlando della sua vita. Non si tratta di una bufala

Quali riferimenti o esperienze ti hanno influenzato in particolar modo durante la composizione delle tue ultime canzoni?
«Molte cose. Ho un influenza costante dei miei amici, la mia famiglia, i film… una semplice frase o una canzone che ascolti.
Una delle persone che mi hanno maggiormente ispirato in questi ultimi anni è Mark Lanegan [compositore e musicista dei Soulsavers, con il quale Dave ha collaborato di recente in un disco]. Mi piace la costanza e la tranquillità della sua voce.»

Negli ultimi anni, la collaborazione di Dave Gaha con i Soulsavers e quella di Martin Gore con Vince Clarke (VCMG), indica una continua ricerca di sperimentazione.
Come ben sappiamo, i Depeche Mode hanno rappresentato la nascita di un nuovo genere musicale, il synth pop, che ha trasformato la scena musicale e ha permesso una comunione con il pubblico non necessariamente predisposto alla musica elettronica.
Ultimamente, la parola synth pop sembra essere stata relegata in elettronica.
Gahan è chiaro: «Purtroppo, una delle cose che ha portato ad un ulteriore sviluppo della musica elettronica sono stati i musicisti pigri. Tecnologia utilizzata in modo abusivo.
Sono consapevole del fatto che si potrebbe dire la stessa cosa delle chitarre o dei tamburi nella musica tradizionale… c’è musica e cattiva musica.
Il fatto è che c’è pessima musica elettronica in giro, prodotta esclusivamente per generare una gratificazione momentanea.
Molto spesso, tornando al disco che abbiamo fatto, il modo più semplice non è il migliore. Bisogna guadagnarsi il rispetto.
Si può ascoltare i nostri album e sentire l’amore che comunichiamo, la crescita e la maturazione che c’è in questo percorso»

Nell’ultima parte dell’intervista, Dave esprime il suo sostegno dei confronti di Obama, le Pussy Riot e la forte crisi economica che, come la Spagna, ha colpito pesantemente la Grecia, secondo Paese che i Depeche Mode visiteranno durante il prossimo tour mondiale in partenza il 7 maggio 2013 da Tel Aviv, Israele.

«Credo che la musica ci unisce, mentre la politica e la religione ci separano. Ne sono dispiaciuto. Dico questo perchè sto invecchiando e vedo i miei figli crescere in un mondo che continua a optare per la separazione.
Stiamo arrivando a un punto in cui avverrà un cambiamento. Non sarà facile. Ci vorrà tempo e impegno da parte di tutti, come ha detto Obama. Agli americani non piace sentire questa cosa perchè pensano che se lavoreranno duramente alla fine saranno premiati. Ma questo non funziona più!
Molte cose stanno cambiando in tutto il mondo. Sono molto fortunato, e, a volte mi vergogno di questo. Ho molti amici nel mio Paese e a New York che stanno vivendo un periodo molto difficile. Alla fine, per aiutare te stesso, devi aiutare gli altri.»

«La musica è stata l’insegnante più importante che abbia mai avuto nella vita. Mi ha risollevato quando ne avevo bisogno. Questo mi succede anche con i film e le colonne sonore. Possono cambiare la tua vita.»

fonte: elpais.com

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