Italian Blog

Archivio per marzo, 2013

In anteprima ‘Soothe My Soul’ il nuovo video dei Depeche Mode

Soothe My Soul videoDal secondo singolo di “Delta Machine” arriva il video di ‘Soothe My Soul

La regia del video è di Warren J. Fu, che ha lavorato (per la Industrial Light & Magic, o ILM) nei tre prequel della trilogia di Star Wars, ha diretto anche il video di “Derezzed” (soundtrack di Tron Legacy) dei Daft Punk, “You Only Live Once” dei The Strokes, “Runaways” e “Miss Atomic Bomb” di The Killers. Ha svolto il ruolo di concept artist nel film Star Trek (2009), “Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo” e  “La maledizione della prima luna” (2003). J. Fu ha svolto il ruolo di visual effects art director nel film “Terminator Salvation” (2009) ed è stato lead concept designer: ILM nel film “A.I. – Intelligenza artificiale” (2001). Il suo nome compare anche nel video game “The Lord of the Rings: The Battle for Middle-Earth” I e II.

Per quanto riguarda il video di “Soothe My Soul” possiamo notare due particolarità: video realizzato in 4:3 e il “bianco e nero”. Questi due fattori determinano lo stile visionario di J. Fu. Nel video compare la band, un serpente e un elegante nudo femminile. Anche questo video nasconde dei simbolismi.

Personalmente posso dire che “Heaven” di Timothy Saccenti e “Soothe My Soul” di Warren J. Fu sono entrambi sui generis, e rappresentano in modo dignitoso lo stile anticonvenzionale dei Depeche Mode.

  • E’ vietata la riproduzione anche solo parziale di questo articolo, senza indicarne provenienza, senza chiedere l’autorizzazione agli autori o i dovuti crediti al Blog.

Recensione: Delta Machine l’essenza dei Depeche Mode

Si intitola Delta Machine il nuovo album dei Depeche Mode dal 26 marzo

Ci siamo! Spicca il volo oggi Delta Machine, 13° album in studio dei Depeche Mode su Columbia Records, prodotto da Ben Hillier e mixed da Flood. Detta così, per i meno accaniti, può sembrare una notizia come tante ma (e il “ma” è enorme) non lo è!
Delta Machine è l’essenza dei Depeche Mode, è uno scrigno che contiene un tesoro di inestimabile valore, le loro anime più blues e maledettamente elettroniche che potessero mai tirar fuori.
Questa è l’ennesima dimostrazione di quanto i Depeche Mode non siano banali, commerciali, ripetitivi e decadenti.
Delta Machine è la spugna impregnata di quelle sonorità che caratterizzano la lunga carriera musicale della band, dalle loro origini più cupe, al blues (qui molto più marcato) fino all’elettronica più sperimentale. E’ graffiante, maledetto, emozionale, sferzante, malinconico. Questo album è  l’unità degli elementi fondamentali che costituiscono i Depeche Mode.
Quindi, correte nei negozi, acquistate Delta Machine, fate i vostri consueti rituali di ascolto (se ne avete), e godetevi ogni singolo suono. Ne uscirete stravolti e coscienti del fatto che quello che avete appena ascoltato è ciò di cui avevate bisogno. Ma attenzione!! Delta Machine può causare dipendenza.

Seguite il nostro sondaggio su facebook, votate il brano preferito e dateci il vostro parere su Delta Machine

  • E’ vietata la riproduzione anche solo parziale di questo articolo, senza indicarne provenienza, senza chiedere l’autorizzazione agli autori o i dovuti crediti al Blog.

La video intervista di Telerama.fr a Dave Gahan

Intervista a cura di Télérama.fr

Quali sono i testi di Delta Machine che ti vengono in mente?
DG: «’Welcome to my world’, ‘Broken (from the start)’ e ‘Goodbye’»

Una canzone che ti emoziona a tal punto da farti piangere?
DG: «Tutte le canzoni dell’album ‘After The Gold Rush’ di Neil Young.»
Perchè?
DG: «La sua voce, le parole che usa per esprimere i suoi sentimenti, la sua onestà, e il modo che ha di narrare le storie.»

Depeche Mode è una dipendenza?
DG: «Non per me. Amo la musica che componiamo, è un viaggio non una dipendenza. E’ una storia che dura da più di venti anni, abbiamo fatto musica per gran parte della nostra vita.»

Blues VS Synth-pop
DG: «Sai, il titolo dell’album, ‘Delta Machine’, testimonia le radici blues del disco. Credo sia un bel connubio quello tra synth e blues. Molti degli artisti che si ispirano al blues oggi, da Mark Lanegan, Nick Cave, Led Zeppelin ai Rolling Stones, prendono influenze come il blues o il gospel, per creare qualcosa di personale. Noi facciamo un pezzo in modo tradizionale, pop per esempio, e la personalizziamo con il blues.»

Esibirsi negli stadi
DG: «Si. E quindi?»
Ti piace?
DG: «Si, mi piace! Recentemente ci siamo esibiti in posti più piccoli per presentare il nuovo album. Abbiamo suonato i nuovi brani e i vecchi più apprezzati. E’ stato interessante tornare ad esibirsi nei club, è differente perchè più intimo ma anche spaventoso. Esibirsi negli stadi si adatta molto bene alla nostra musica, perchè la nostra musica ha bisogno di spazio, è cinematografica e spesso richiede la partecipazione del pubblico. E’ come una grande festa. Amiamo il fatto che i nostri concerti tocchino vari posti, è come un grande viaggio.»

Il tuo primo ricordo legato alla musica?
DG: «Facile. Il mio primo ricordo musicale è legato al mio patrigno, che era un musicista jazz e suonava il sassofono, il clarinetto e il trombone. Ricordo che mi sedevo sulle scale e lo ascoltavo suonare.
Lui faceva parte di una band di musica jazz, credo abbia inciso anche un paio di dischi. Ascoltavo la musica dei grandi del jazz, quella che a mio avviso era il jazz più oscuro di quel periodo. Ascoltavo il mio patrigno suonare, l’ho visto esibirsi dal vivo, un paio di volte ho assistito alle prove della sua band e… questo è il mio ricordo.»

La tua voce
DG: «Qualcosa che ho ancora?»

Far parte di una band
DG: «Far parte di una band è una sfida. A volte devi saper accettare le differenze. Spesso ti fa scoprire un apsetto della tua personalità che ancora non conoscevi. A volte ci sono differenze insormontabili… ma sai, dobbiamo provarci comunque.»

La band è come una squadra unita
DG: «Se qualcuno è a terra siamo tutti un pò a terra, è così che funziona.»

Malinconia e felicità
DG: «Sono molto vicini, non credi? L’uno nutre l’altro.»

Il mio errore più grande
DG: «Non saprei. A volte apro la bocca troppo in fretta, invece di star calmo e ascoltare. Nella vita si dovrebbe ascoltare di più, invece di parlare.»

Rallentare o accellerare?
DG: «Questa è una bella domanda. Beh, si dovrebbe accellerare prima di poter rallentare, e, a volte, rallentare per poter accellerare più velocemente. Uno alimenta l’altro, ma rallentare permette di far emergere cose incredibili, cose che non immagineresti mai, e lavorando in una band ho imparato che è meglio dare spazio agli altri di esprimere le proprie idee, perchè si può rimanere piacevolmente sorpresi, soprattutto se stai scrivendo una canzone e pensi di averla finita, loro riescono a darti un giudizio secondo il loro punto di vista. »

  • E’ vietata la riproduzione anche solo parziale di questo articolo, senza indicarne provenienza, senza chiedere l’autorizzazione agli autori o i dovuti crediti al Blog.