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Una chiacchierata con Andy Fletcher dei Depeche Mode

Dave Gahan, Martin Gore e Andy Fletcher sono considerati da molti i padri della new wave.

Fin dal 1981 i Depeche Mode hanno prodotto decine di brani pop dance sintetici nel Regno Unito – ricevendo dalla nota rivista britannica Q il titolo di “band elettronica più famosa che il mondo abbia mai conosciuto” – mantenendo al contempo il successo negli Stati Uniti.

Pezzi come “People are People”, “Enjoy the Silence” e “Policy of Truth” sono ricordi immutabili di un’epoca che li ha visti come pionieri. Ma i Depeche Mode non restano con le mani in mano.

All’inizio di quest’anno hanno pubblicato il tredicesimo album in studio, Delta Machine, dal quale sono stati estratti due successi che hanno scalato le classifiche dance degli Stati Uniti: “Heaven” ha raggiunto il primo posto e “Soothe My Soul” il settimo.

Da poco terminate le tappe di successo in Europa, i Depeche Mode sono al momento impegnati a portare il Delta Machine tour negli Stati Uniti, che questa settimana arriverà a Lakewood.

In una recente chiacchierata, il tastierista Fletcher ha accennato a quello che i fan potranno aspettarsi dai concerti e a come si tengono in forma adesso i Depeche Mode.

D: A quanto pare quest’estate avete fatto ottimi show in Europa.

R: Abbiamo fatto show strepitosi. Forse è stata la migliore serie di concerti della nostra carriera. Dave è sempre stato fenomenale, il pubblico si è dimostrato fantastico e molto partecipe, perfino nelle zone d’Europa che sono in recessione. La nostra è una carriera da sogno, dagli inizi fino a oggi. Non avremmo mai immaginato di essere ancora qui, di andare in certi paesi, di essere sempre più famosi. È meraviglioso. In tutta sincerità, credevamo che sarebbe durato solo un paio d’anni.

D: La produzione e la scaletta saranno diverse nel tour americano rispetto a quello europeo?

R: La scaletta potrebbe variare. Lo show dovrebbe rimanere sempre lo stesso. È una produzione intelligente, molto semplice. Abbiamo video fantastici, oggi la qualità è straordinaria. Il palcoscenico è molto scarno, l’esibizione spetta tutta a noi.

D: Manterrete l’intermezzo acustico?

R: Sì, serve a far respirare un po’ Dave, e inoltre Martin canterà diversi pezzi. È utile anche per il pubblico. Noi ci scherziamo sempre sopra dicendo che è il momento in cui tutti vanno in bagno!

D: È stato difficile inserire canzoni di Delta Machine avendo l’invidiabile problema di dover scegliere da un repertorio vastissimo?

R: Per noi è un’impresa impossibile mettere insieme la scaletta. Abbiamo più di duecento canzoni e ognuno ha le sue preferite. Alla fine ne abbiamo creata una con brani degli inizi fino a oggi. Abbraccia tutti i nostri album ed è andata alla grande in Europa. Le nuove canzoni sono molto facili da suonare e rendono benissimo dal vivo. Il nostro precedente album [Sounds of the Universe, 2009] era molto più difficile da suonare live.

D: Come pensi si sia evoluta la band nelle esibizioni dal vivo, anche dopo più di trent’anni?

R: Ci sembra di avere gli stessi fan di un tempo, perfino di più. Al momento ci sentiamo pieni di energia e secondo me abbiamo ancora qualcosa da offrire. Non so fino a quando andremo avanti, speriamo che questo non sia l’ultimo tour. I Rolling Stones mi spaventano e mi auguro di non continuare a fare concerti come loro fino a settant’anni! Ma il rock ‘n’ roll è una droga, e l’emozione di salire sul palcoscenico non se ne va facilmente.

D: Fate per caso qualche rito prima del concerto?

R: Abbiamo tutti le nostre routine, come gli attori o i calciatori. Noi ci stringiamo in un abbraccio di gruppo, una specie di “tutti per uno, uno per tutti”, ed è una cosa che facciamo da qualche anno. Tutto il tour è una routine. Ogni giorno si ricomincia da capo. Soltanto in questo modo si può fare un tour, con la routine, solo così si può sopravvivere. In passato avevamo una routine molto malsana.

D: Su YouTube ho visto il video dietro le quinte nel quale lo chef del gruppo diceva di preparare molti piatti biologici. Col passare degli anni avete scelto consapevolmente di mangiare in modo diverso o di fare più esercizio fisico oppure il vostro regime di vita è sempre stato questo?

R: Questo non ha nulla a che vedere con me! Sì, mangio cibi biologici. Ho perso qualche chilo, quindi forse ne vale la pena. Soltanto bistecche biologiche e altro, niente dieta vegetariana. Sembrerà incredibile, ma ci prendiamo cura di noi stessi molto più che in passato. A suo tempo l’esercizio fisico non era contemplato. Adesso abbiamo qualche anno in più e vogliamo esibirci ai massimi livelli, perciò ce la prendiamo con calma e cerchiamo di restare in forma.

D: Fai ancora il DJ?

R: Dopo lo scorso tour ho fatto una tournée mondiale e sono andato in Australia, Cina, India, Giappone e Dubai. È una cosa strana, ma molto interessante.

D: Secondo te il pubblico generale è più propenso ad accettare l’EDM? Presto avremo il TomorrowWorld e a quanto sembra attira moltissime persone.

R: So che in Europa vengono un sacco di ragazzi ai concerti, soprattutto in Italia, di circa 17-18 anni. Non ho fatto spesso il DJ negli Stati Uniti, perché è Martin a fare i concerti americani.

D: Avete fatto parecchi remix. Qual è il tuo preferito?

R: Mi piace il mix “Behind the Wheel/Route 66”.

D: Riesci ancora a essere una persona come le altre pur facendo parte dei Depeche Mode?

R: Il gruppo è famosissimo, ma noi riusciamo a fare una vita tutto sommato normale. Non occupiamo la cronaca scandalistica, e viviamo normalmente. Dave è il dio del rock, io sono l’uomo comune che incontri per strada.

Di Melissa Ruggieri

fonte accessatlanta.com

traduzione a cura di Barbara Salardi esclusivamente per Depeche Mode e Dintorni

 

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