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Dave Gahan: “La musica mi ha salvato”

I Depeche Mode, che la rivista Q ha definito “la più famosa band di musica elettronica che il mondo abbia mai conosciuto”, arriveranno domenica ad Abu Dhabi. Il cantante Dave Gahan ci rivela le dinamiche del gruppo e in che modo la musica l’ha salvato.

Cosa ti ha spinto a entrare nei Depeche Mode?

«Non avevo alternative. Frequentavo l’istituto d’arte perché non volevo lavorare, e mi avevano detto di andarmene. Poi Vince [Clarke] mi ha sentito cantare “Heroes” di David Bowie nella sala prove accanto alla loro, e mi ha chiesto di entrare nel gruppo.»

All’inizio che impressione ti hanno fatto gli altri del gruppo?

«Erano tutti molto simpatici. Un po’ strani. Martin [Gore] diceva che gli piaceva la chiesa perché si cantava. Ero diffidente, ma in realtà diffidavo di chiunque.»

 

 

In che modo lavorate insieme come gruppo?

«Non siamo una band di tipo tradizionale. Non siamo come i Rolling Stones che improvvisano insieme in studio. C’è un rapporto ben costituito fra me e Martin. Fletch [Andy Fletcher] offre le sue idee, il suo aiuto, è quello che dice: «Ma che stai facendo? Ci stai lavorando da tre giorni, fa schifo». È l’acqua tiepida fra il ghiaccio e il fuoco. Fa le parole crociate, e finché riesce ad andare a pranzo entro l’una, sta bene così.»

Hai mai avuto un’illuminazione musicale in gioventù?

«È cominciato tutto con il glam rock, con gli Slade, T Rex, David Bowie e Roxy Music. Poi sono arrivati i Damned e i Clash. Ma la mia vera illuminazione è stata Ziggy Stardust, l’uomo che viene da altrove.»

 

Che ricordi hai della scuola?

«La odiavo. Il mio più bel ricordo è quando l’insegnante mi ha detto: “Gahan, che c’è di tanto interessante fuori dalla finestra?“. C’era soltanto un campo, ma se fossi stato più coraggioso avrei risposto: “C’è più vita là fuori che qui dentro“, e mi avrebbe mandato dal preside. Ero un sognatore.»

Ci sono stati momenti bui nella tua vita. Adesso sei più felice?

«Sono ancora ipersensibile riguardo alle critiche, ma sono molto contento di me stesso. Mi perdo nelle canzoni, sul palco, quando faccio musica, e anche nella musica degli altri, se sono fortunato.»

Hai qualcosa di cui lamentarti?

«Di me stesso. Non sono in grado di vivere come un normale essere umano. Tendo a essere troppo aggressivo oppure troppo entusiasta. Litigo con mia moglie, e mi dice: “Non parlarmi in quel modo, non sono né un membro del tuo gruppo né un tuo amicone“».

Il tuo patrigno è morto quando avevi dieci anni. Che effetti ha avuto su di te?

«Avevo due fratelli più piccoli, e mi sono detto: «Ci penserò io, so cosa fare». Ma in realtà andavo a fondo. Secondo mia madre ero molto testardo, io preferisco credere che andassi contro corrente. Per questo il punk faceva al caso mio. Mia mamma dice che ho cominciato a frequentare la gente sbagliata. Mi piaceva vedere le reazioni che suscitavo nel comportarmi male, nel fare cose da adolescente. Ma la musica mi ha salvato.»

Nel 2009 ti hanno diagnosticato un tumore alla vescica. Qual è stata la tua reazione?

«Per fortuna l’hanno trovato in fase iniziale. È come se fossi finito contro un muro, e meno male che è successo, perché mi ha fatto ripensare a mia moglie, ai miei figli e a tutto quello che ho.»

 

Intervista inclusa nel n° 13 di Hype Magazine in DL gratuito nell’app store iTunes qui

traduzione a cura di Barbara Salardi in esclusiva per Depeche Mode e Dintorni

  • E’ vietata la riproduzione anche solo parziale di questo articolo, senza indicarne provenienza, senza chiedere l’autorizzazione agli autori o i dovuti crediti al Blog.

2 Risposte

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