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Hublot Time Out Depeche Mode Part 2

hublot timeout depeche mode

Uno dei gruppi più influenti degli ultimi trent’anni, i Depeche Mode continuano a fare sold out negli stadi e nelle arene di tutto il mondo.

Hublot ha seguito la band in tour per qualche giorno nell’ambito della collaborazione fra Hublot e Depeche Mode per charity: water.

L’esperienza di charity: water

Martin Gore: «Un giorno sono andato alla festa di compleanno di un mio amico e ho conosciuto una persona che lavorava per charity: water. Era in procinto di partire per un viaggio di ricerca sul campo in Etiopia con Scott. Devo confessare che in quel periodo non avevo mai sentito parlare di charity: water, ma il modo in cui questa persona ha descritto la loro attività mi ha affascinato molto e mi è sembrato fantastico.»

Scott Harrison: «800 milioni di persone non hanno acqua pulita. Non riesco neppure a immaginarmi questo numero, figuriamoci tutte le persone che non hanno acqua. Perciò ho voluto dare un volto e un nome a questa gente e capire davvero cosa significhi vivere senza acqua pulita. Io sono nato a Philadelphia, non ho mai dovuto pensare di bere acqua sporca. Per i miei amici la crisi idrica era dover pagare dieci dollari una bottiglia d’acqua San Pellegrino in un club. Questa è la situazione nel mondo. Un ragazzo di quindici anni, Jean Bosco, beve da una palude nel suo villaggio. Esistono molti modi per portare acqua pulita. Può essere un pozzo scavato a mano, come in Liberia, oppure un pozzo trivellato, la raccolta dell’acqua piovana, o convogliando acqua dalle sorgenti, dagli stagni o tramite filtri a sabbia. Il modo più economico per contribuire può essere un filtro da 65 dollari. Nel nostro programma in Cambogia le falde acquifere contengono molto arsenico, ma possiamo prendere l’acqua di superficie e pulirla.»

Martin Gore: «Dopo la festa sono andato subito a casa e ho cercato charity: water su Google. Ho sentito di dover partecipare in qualche modo, li ho contattati e da allora collaboro con loro.»

Jonathan Kessler: «Siamo qui nel backstage e ci troviamo nell’ufficio che si chiama JK, è la direzione. E qui abbiamo Alex, non so bene cosa stia facendo ma forse lavora. Ora vi accompagno e vi passo a Ginny, che si occupa della stampa e delle pubbliche relazioni e vi porterà di sotto al palcoscenico, vi farà vedere il backstage e vi presenterà alcune persone che lavorano per noi.»

Ginny Song: «Salve, sono Ginny. Mi occupo della stampa e della pubblicità durante il tour e lavoro per Kessler. Seguitemi, vi porto al palcoscenico.»

«Siamo dentro alla Ziggo Dome di Amsterdam. Questo è Shawn Saucier, lo stage manager dei Depeche Mode.»

Shawn Saucier: «Benvenuti nel lato sinistro del backstage dei Depeche Mode. Questa è l’area per il cambio veloce. Qui abbiamo Pro Tools, è la zona dove il nostro programmatore si occupa degli effetti sonori extra che non vedete o sentite eseguire sul palco. Dopo Pro Tools, abbiamo la zona monitor. Questa console è una Midas XL8. Poi arriviamo sul lato destro, abbiamo la zona chitarre e batteria. Qui accordiamo e cambiamo le corde alle chitarre. Questa è la zona luci. Durante il concerto si vede la griglia delle luci che si alza e si abbassa, ed è tutto azionato da questo sistema che si chiama Kinesys. Qui controlliamo le luci, lo chiamiamo “demo world”. Questo invece è il “video village”, il regista e il suo staff creano gli effetti visivi del concerto. In pratica è tutto fatto dal vivo, a parte alcuni materiali che ci ha dato Anton Corbijn. Questo è Antony King, il nostro responsabile del mixaggio per il pubblico, ed è grazie a lui se tutto è perfetto.»

Antony King: «Ho la fantastica Midas XL8, la console con la quale creiamo i suoni. In sostanza, i suoni che sentite quando venite al concerto, provengono da qui.»

www.charitywater.org
www.hublot.com
Traduzione a cura di Barbara Salardi per Depeche Mode e Dintorni

  • E’ vietata la riproduzione anche solo parziale di questo articolo/traduzione, senza indicarne provenienza, senza chiedere l’autorizzazione agli autori o i dovuti crediti al Blog.

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