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Dave Gahan e Soulsavers: “Angels and Ghosts” biografia

Dave Gahan e Soulsavers:

Il sito depeche-mode.com ha pubblicato la traduzione (dal tedesco all’inglese) della biografia “Angels and Ghosts”, apparsa sul sito tedesco Another-Dimension.net circa undici giorni fa.

Se siete in grado di comprendere il tedesco, potete scaricare la versione originale cliccando qui.

Vi ricordiamo che l’album uscirà il prossimo 23 ottobre su etichetta Columbia e in preordine in versione digitale su iTunes e Amazon.

La traduzione che segue (Inglese – Italiano) è a cura di ©Barbara Salardi per Depeche Mode e Dintorni 

È l’inizio del secondo capitolo di una delle collaborazioni più ambiziose del genere rock del nuovo millennio: dopo avere pubblicato nel 2012 un album incredibilmente emozionante intitolato The Light the Dead See, Rich Machin, la mente dei Soulsavers, e Dave Gahan, il frontman dei Depeche Mode, presentano l’attesissimo seguito Angels & Ghosts. Tre anni fa, The Light the Dead See ha entusiasmato i fan e la critica con splendidi archi, arrangiamenti gospel ed esecuzioni canore incredibili, raggiungendo il dodicesimo posto nelle classifiche tedesche. Con Angels & Ghosts, Gahan e Machin presentano un album più forte e incisivo, che contiene un approccio narrativo di vecchio stampo e un ottimismo rassicurante di fronte alla disperazione. Dave Gahan e i Soulsavers hanno scritto tutte le nove canzoni dell’album.

In qualità di membro fondatore dei Depeche Mode, Dave Gahan è stato un elemento fondamentale nell’opera creativa della leggendaria band britannica per oltre trent’anni. In aggiunta ai suoi pregi come frontman e cantante dal vivo, l’artista cinquantatreenne ha inoltre messo in luce negli ultimi anni le sue capacità affinate di autore di canzoni: oltre ad alcuni brani negli ultimi tre album dei Depeche Mode, Playing the Angel, Sounds of the Universe e Delta Machine, Gahan ha pubblicato Paper Monsters e Hourglass nel 2003 e 2007, due album solisti di grande successo.

I Soulsavers nascono dalla cultura del remix britannica e finora hanno pubblicato tre album. Prima di incontrare Dave Gahan, Machin, di Stoke-on-Trent in Inghilterra, ha lavorato con Mark Lanegan, leggenda degli Screaming Trees, che ha dato voce alle canzoni dei Soulsavers col suo baritono caratteristico. Il legame con Lanegan è stato in origine il motivo per cui Gahan si è interessato alla musica dei Soulsavers. Quando i due si sono incontrati nello studio di Los Angeles, Gahan ammirava già da tempo le composizioni e le produzioni artistiche di Machin. «L’album It’s Not How Far You Fall, It’s the Way You Land è stato il disco di cui avevo bisogno», ricorda Dave, «proprio come quando ascoltai “London Calling” dei Clash da adolescente, o i Sigur Rós per la prima volta. Non ne ero consapevole, ma stavo cercando proprio quello e la musica mi ha toccato l’anima».

Machin, invece, è cresciuto con la musica dei Depeche Mode, la sua passione per questa band è cominciata nel 1990 con l’album Violator, quando era ancora adolescente. «I loro album avevano tinte dark», ricorda. «Oltre all’elettronica, c’erano anche elementi gospel e blues, che erano gli stili musicali che mi piacevano, e i Depeche Mode, naturalmente, mi hanno fatto conoscere nuove vie». Nel loro primo incontro, Machin ha consigliato audacemente a Gahan di permettere ai Soulsavers di fare da supporter per i Depeche Mode. Un’affermazione fatta con disinvoltura, che poi li avrebbe portati a viaggiare il mondo per sei mesi nel 2009 e ad aprire i concerti del Tour of the Universe. Alla fine della tournée, la possibilità di collaborare si è offerta spontaneamente a entrambi.

«È cominciato tutto naturalmente», dice Rich. «Non serviva un genio per capire che funzionava. Era interessante l’idea di utilizzare una persona famosa per la musica elettronica e inserirla in un ambiente di strumenti suonati dal vivo. Mi piace dare una nuova prospettiva alle cose, e tutto è successo senza particolare sforzo. Ho lavorato con molte persone, ma questo tipo di feeling naturale, un’affinità istantanea, è rarissimo. E quando capita, allora non bisogna fare altro che lasciarsi trasportare». Finita la lavorazione di The Light the Dead See, Machin e Gahan non hanno preso strade diverse, ma hanno continuato la propria collaborazione. Perfino prima della pubblicazione del primo album, Dave ha mandato un messaggio vocale a Rich dal suo iPhone con un’idea di base per una canzone, che adesso è “Shine” e apre il nuovo LP. Nel periodo successivo, il duo ha continuato a inviarsi registrazioni da una parte all’altra dell’Atlantico, finché le composizioni ultimate non sono passate in studio per la registrazione.

Da qualche parte nel movimentato avanti e indietro fra Lower Manhattan (Dave) e Stoke (Rich) si sono materializzate queste canzoni che oggi fanno parte della tracklist di Angels & Ghosts. Rich inviava le registrazioni demo strumentali, Dave rispondeva coi suoi commenti spontanei. «La musica mi dà le parole e le melodie», dice, brevemente. Per registrare le tracce di base, Machin ha messo insieme una band di colleghi musicisti provenienti da tutto il mondo. «Questi non sono musicisti da studio, ma persone con le quali ho lavorato molto a lungo e che capiscono qual è la posta in gioco», spiega. «Fanno parte del progetto, ma vivono un po’ dappertutto: sulla costa occidentale, sulla costa orientale, nell’Inghilterra settentrionale, nell’Inghilterra meridionale…»

E come se l’incubo logistico di avere tutti i musicisti non fosse sufficiente, Dave e Rich si erano riproposti che l’album dovesse dare la sensazione di essere stato registrato “dal vivo in una stanza”. «Abbiamo ascoltato molti vecchi dischi di Ray Charles», spiega Rich, «volevamo un suono organico, “spaziale”, e stavolta potevamo servirci di splendide stanze». Fra gli altri luoghi, il duo si è stabilito al Sunset Sound Studio di Los Angeles, dove le parti dei fiati e degli archi, magnifiche e mai esagerate, sono state realizzate sotto la direzione magistrale dell’arrangiatore/direttore d’orchestra Daniele Luppi. «Ho lavorato con lui per sei o sette anni», dice Rich. «Mi appoggia il braccio sulla spalla e mi fa entrare nel suo mondo. È pieno di una passione che è davvero contagiosa».

Perfino col coro di cantanti gospel, diretto da Wendi Rose, Machin lavora da più di dieci anni. Il contributo di Wendi Rose alle nove tracce è stato registrato in una sola giornata frenetica agli studi Electric Lady di New York. «Ho lasciato che queste persone facessero quello che meglio gli veniva naturale», dice Rich. «In particolare mi piace quando riesco a far lavorare insieme le persone». Machin è la classica persona che lavora dietro le quinte, che preferisce tirare le fila sullo sfondo. Forse minimizza un po’ il progetto ambizioso di unire tutti i vari musicisti nel sound dei Soulsavers.  Ma questo non è abbastanza: è riuscito anche a tirare fuori alcune delle migliori performance canore di Gahan.

«La canzone “You Owe Me” parla dell’amore come via di fuga», spiega Dave. «Lo si può vedere in tante cose, ma il suo scopo è in definitiva quello di farlo entrare nella tua vita. Ma non è una via a senso unico. Questo testo mostra un lato più oscuro di me, quello che mi tormenta – come essere lacerato in due».

Ottenere una tale complessità emotiva e rivelatrice non è solitamente un’impresa facile per una canzone di quattro o cinque minuti, ma Gahan dimostra ancora una volta di essere un maestro in quest’arte. Quando spiega che eroi come Johnny Cash, Joe Strummer e Nick Cave gli parlano così profondamente poiché cantano le loro canzoni con convinzione e fiducia, diventa sempre più chiaro che lui stesso è entrato in questa categoria: un cantante di presenza e maturità colossali.

L’album si apre con la già citata “Shine”, una combinazione di gospel e Chain Gang Blues, che è il punto di partenza di un viaggio che l’ascoltatore non dimenticherà molto presto. L’album è realizzato come un disco di vinile con due lati, il cui “primo lato” unisce elementi elettronici, il canto armonico, le parti d’orchestra e le riflessioni esistenziali di Gahan nel loro complesso, la cui estensione è troppo ampia per essere definita come semplice “musica rock”. Subito dopo l’inizio del “secondo lato”, si entra nella canzone “One Thing”, la quale, accompagnata da un mood opprimente dominato dal pianoforte, rivela preoccupazioni più profonde. Soltanto alla fine dell’album l’atmosfera torna a salire, e trova in “My Sun” un finale veramente epico. «Puntavo a realizzare un album che fosse un flusso continuo dall’inizio alla fine», dice Machin.

Con Angels & Ghosts, Rich Machin e Dave Gahan presentano un concorrente tardivo per il “Miglior Album del 2015”. Attualmente, i due stanno progettando di portare in tournée l’album. Sono già confermati alcuni concerti in palcoscenici esclusivi e prestigiosi nel mondo. Una perfomance assolutamente da non perdere.

  • E’ vietata la riproduzione anche solo parziale di questo articolo/traduzione, senza indicarne provenienza, senza chiedere l’autorizzazione agli autori o i dovuti crediti al Blog.

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