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Anton Corbijn chiude il “Festival Internazionale del Film di Roma 2014” con “La spia – A Most Wanted Man”

Arrivano al Festival di Roma 2014, le ultime due grandi star della nona edizione, ovvero Willem Dafoe e Anton Corbijn per presentare il film La spia – A Most Wanted Man tratto dall’omonimo romanzo di John Le Carré.

Alle ore 21:00 presso la Sala Petrassi, il Festival renderà omaggio a Philip Seymour Hoffman, premio Oscar per Truman Capote – A sangue freddo, candidato all’Academy Award altre tre volte per La guerra di Charlie Wilson, Il dubbio e The Master, con la proiezione de La spia – A Most Wanted Man, ultima interpretazione dell’attore scomparso lo scorso febbraio all’età di quarantasei anni. Il nuovo film di Anton Corbijn, tratto dall’omonimo romanzo di John Le Carré, è un action thriller ambientato tra Amburgo e Berlino che vede coinvolti un misterioso uomo in fuga, un banchiere britannico, una giovane avvocatessa idealista e il capo di un’unità segreta di spionaggio tedesca. Sul red carpet delle ore 20.30, ci sarà l’altro protagonista del film, Willem Dafoe, indimenticabile volto di Platoon, interprete per alcuni dei maggiori cineasti viventi (Martin Scorsese, David Lynch, Abel Ferrara e David Cronenberg).

Guarda il servizio n°16 TG2 ore 13:00 del 25/10/2014

La spia – A Most Wanted Man dal 30 ottobre al cinema.

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Depeche Mode nella colonna sonora del film “White Bird in a Blizzard”

Il brano in questione è Behind The Wheel (Beatmasters Mix) del 1987
Il film è diretto dal regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense Gregg Araki ed è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Laura Kasischke.

Trama:
Kat Connors ha 17 anni quando la madre Eva, una donna bellissima ed enigmatica, scompare. Avendo vissuto per tanto tempo in un clima di soffocamento e repressione emotiva, Kat considera quasi un sollievo la sua assenza e il padre Brock, un uomo di poco polso, non può certo biasimarla. Con il trascorrere del tempo, però, Kat inizia a fare i conti con quanto la scomparsa pesi invece sulla sua esistenza e un giorno, rientrando a casa dal college, è costretta a confrontarsi con la verità che si cela dietro quell’improvvisa partenza.

White Bird in a Blizzard è stato mostrato in anteprima al Sundance Film Festival il 20 gennaio scorso.
Il film è On Demand negli USA dal 25 settembre e sul grande schermo dal 24 ottobre.
Non è ancora prevista una distribuzione in Italia.

Tracklist
01. Sea, Swallow Me – Cocteau Twins e Harold Budd
02. Heartbreak Beat – The Psychedelic Furs
03. Temptation – New Order
04. Behind The Wheel (Beatmasters Mix) – Depeche Mode (US)
05. Living In Another World – Talk Talk
06. Everybody Wants To Rule The World – Tears For Fears
07. Bring On The Dancing Horses – Echo and The Bunnyman
08. A Private Future – Love and Rockets
09. These Early Days – Everything But The Girl
10. It’s a Mugs Game – Soft Cell
11. Being Boring – Pet Shop Boys
12. Darklands – The Jesus and Mary Chain
13. Gone Forever – Ulrich Schnauss

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Foto: Dave Gahan alla prima del film di Anton Corbijn “A Most Wanted Man”

New York 22 luglio 2014 – Dave Gahan alla prima del film di Anton Corbijn “A Most Wanted Man”, basato sul romanzo “Yssa Il Buono” di John le Carré e prodotto e distribuito da Lions Gate Entertainment e Roadside Attractions.
Il film è stato presentato il 19 gennaio 2014 al “Sundance Film Festival”. Nelle sale statunitensi uscirà il 25 luglio, in quelle italiane il 30 ottobre.

Tra le star presenti alla premiere, ospitata da Cinema Society & Montblanc presso il “Museum of Modern Art” di New York, Dave Gahan con sua moglie Jennifer e i figli Stella Rose e Jimmy Gahan, Mick Jagger, l’attore Dane DeHaan, l’attrice Anna Wood e parte del cast come Rachel McAdams (che nel film interpreta il ruolo di Annabel Richter) e Robin Wright (che nel film interpreta il ruolo di Martha Sullivan).

Guarda tutte le foto su www.facebook.com/media

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Il 2013 di ‘Depeche Mode e Dintorni’ – calendario 2014

Grazie a tutti voi che ci avete seguito con fede e devozione in questo 2013 che è stato un anno ricco di novità, un anno che ci ha regalato Delta Machine e il Delta Machine Tour con due date italiane da cardiopalmo!

4.561 volte grazie agli inscritti che ci leggono sul blog (a fine 2012 eravate 465!)
15.523 volte grazie ai fan che ci seguono su facebook
1.461 volte grazie ai followers di twitter

Grazie a tutti quelli che ci hanno inviato video, foto e recensioni del Delta Machine Tour, a quelli che ci hanno tenuto compagnia con commenti, a volte critici a volte divertenti e a chi crede in noi!

Per tutti voi abbiamo preparato un regalo molto speciale, il calendario 2014 che questa volta (a differenza del calendario 2013) raccoglie le immagini più belle dei nostri Depeche on stage! E’ stato davvero difficile scegliere tra le migliaia di foto presenti nel nostro archivio, difficile a tal punto che abbiamo deciso di realizzare ben due calendari!
Clicca qui per scaricare (in alternativa nowdownload o rapidshare)

Pronti per il 2014? Pronti per le nuove date italiane del Delta Machine Tour?
Noi scenderemo in campo con voi a Bologna e anche questa volta, dopo il successo di Roma, prepareremo una coreografia… ma di questo ne parleremo più avanti.
Vi ricordiamo che abbiamo circa 20 biglietti disponibili per lo show del 22 febbraio, Parterre in Piedi (no Early Entrance) e Gradinata Est – L. Per info QUI.

E ora ripercorriamo il nostro 2013

Gennaio 2013

Febbraio 2013

Marzo 2013

Aprile 2013

Maggio 2013

Giugno 2013

Luglio 2013

Agosto 2013

Peter Gordeno e Christian Eigner impegnati nel progetto ‘OPIEN’ “L’album si chiama ‘Atlanta‘ e vede la collaborazione di Christian Eigner (turnista dei Depeche Mode dal 1997) insieme al produttore, compositore e polistrumentista Niko Stoessl (che ha lavorato anche in Hourglass di Dave Gahan). ‘Atlanta‘ nasce dal progetto ideato da Niko Stoessl, ‘OPIEN‘, gestito dal team di Daryl Bamonte.
Nel video che vi proponiamo, ‘Let Me Down‘, noterete anche la presenza di Peter Gordeno (turnista dei Depeche Mode dal 1998).” Altri articoli che potrebbero interessarti

Settembre 2013

  • Una chiacchierata con Andrew Fletcher dei Depeche ModeAbbiamo fatto show strepitosi. Forse è stata la migliore serie di concerti della nostra carriera. Dave è sempre stato fenomenale, il pubblico si è dimostrato fantastico e molto partecipe, perfino nelle zone d’Europa che sono in recessione. La nostra è una carriera da sogno, dagli inizi fino a oggi. Non avremmo mai immaginato di essere ancora qui, di andare in certi paesi, di essere sempre più famosi. È meraviglioso. In tutta sincerità, credevamo che sarebbe durato solo un paio d’anni.Altri articoli che potrebbero interessarti

Ottobre 2013

Novembre 2013

  • Dave Gahan: “La musica mi ha salvato”È cominciato tutto con il glam rock, con gli Slade, T Rex, David Bowie e Roxy Music. Poi sono arrivati i Damned e i Clash. Ma la mia vera illuminazione è stata Ziggy Stardust, l’uomo che viene da altrove.
  • Jayce Lewis annuncia la data di pubblicazione del nuovo album “La scorsa settimana JL ha firmato con la Caroline International (Universal Music Group), accordo che gli permetterà di pubblicare il nuovo album dal titolo “Nemesis” tra marzo e aprile 2014, anticipato dalla release di un primo singolo nel mese di gennaio.
    Successivamente, Jayce registra un nuovo nome per il suo progetto, che porta avanti alla grande già da qualche anno, e dice: «andava fatto, qualcosa che doveva essere fatta qualche tempo fa» da ora in poi tutto ciò che Lewis produrrà, dai live ai lavori in studio, porterà il nome di PROTAFIELD.” Altri articoli che potrebbero interessarti

Dicembre 2013

BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO A TUTTI!!!


Anton Corbijn riporta in vita il mito di James Dean con ‘Life’

Foto di Jesse Willems

Anton Corbijn, autore di Control, The American e A Most Wanted , torna a dirigere il grande schermo raccontando la storia del rapporto tra James Dean e il fotografo di Life Magazine, Dennis Stock.

Ambientata nel 1955, la storia si sviluppa dall’incontro tra i due giovani durante la première di La valle dell’Eden, prima che James Dean raggiungesse la fama per il suo ruolo di ribelle. Dennis Stock segue l’attore a New York, Los Angeles e Indiana per un servizio fotografico commissionatogli dalla rivista Life Magazine, scoprendo così le mille sfaccettature e la personalità della futura leggenda del cinema.

La sceneggiatura di Life è affidata a Luke Davis (Candy o Paradiso + Inferno con Heath Ledger) mentre a produrre il film ci saranno Ian Canning ed Emile Sherman per See-Saw Films (Il discorso del Re).
Il ruolo di James Dean è andato a Dane DeHaan (Lincoln, The Amazing Spider-Man 2, True Blood).
A vestire i panni di Dennis Stock sarà invece l’inglese Robert Pattinson (Twilight saga, Remember Me, Bel Ami, Cosmopolis)

Inutile ricordare l’importanza che ha Corbijn per i fans dei Depeche Mode, considerato quasi il quarto membro della band.

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Arriva “DON’T THINK” il film concerto dei Chemical Brothers

I Chemical Brothers presentano DON’T THINK, un Film di Adam Smith.

Il 26 gennaio 20 cinema in 20 città del mondo, tra cui Milano, ospitano l’esclusiva proiezione in Dolby Surround 7.1 di Don’t Think: l’anteprima attesissima da tutti i fan.
Il 3 febbraio Don’t Think arriva nei cinema italiani. DATA UNICA: un unico spettacolo.

Girato con 20 telecamere durante uno dei concerti più importanti del Fujirock Festival (l’equivalente giapponese del Glastonbury), Don’t Think racchiude per la prima volta in un film l’esperienza integrale di un live dei Chemical Brothers.
Diretto da Adam Smith, questo film-concerto posiziona le telecamere tanto al centro del palco quanto nel cuore della folla per catturare al meglio la prospettiva dei fan e il crescendo delle intense reazioni del pubblico mentre guarda la band che offre sul palco una delle migliori performance di sempre. Durante il film, Smith approfitta di una delle più singolari ambientazioni offerte da un festival seguendo alcuni personaggi del pubblico lontano dal palco, nel bel mezzo della natura. Poi, aggiungendo magici momenti di avanguardia realista dove visioni da sballo lasciano gli schermi e invadono gli spazi aperti del festival, Don’t Think subisce una trasformazione: da eccezionale film-concerto si evolve in un documentario coinvolgente e avvolgente su uno dei più psichedelici e strabilianti spettacoli live mai visti, un evento capace di piegare e modificare le consuete percezioni della mente.

Filmato il 31 luglio del 2011, Don’t Think è il primo film-concerto che si avvale del glorioso sistema audio Dolby surround 7.1 ed è stato mixato personalmente dalla stessa band per il grande schermo.
Il film è stato prodotto da Marcus Lyall e Lee Groombridge per la RSA Films, la casa di produzione di Ridley Scott, in associazione con ML Studio.

 

dontthinkmovie.com
thechemicalbrothers.com
facebook.com/ChemicalBros
flatnosegeorge.com
nexodigital.it

thanks to deejay.it


“Apart” dei Cure nella colonna sonora di “Underworld – Il Risveglio”

Il quarto capitolo si intitola “Underworld – Il risveglio” (Underworld: Awakening) diretto dalla coppia di registi svedesi Måns Mårlind e Björn Stein, mette in risalto una colonna sonora niente male. A farne da maestra  “Apart” brano dei Cure in questo caso in versione remix di Danny Lohner (Renholdër Remix).

Lohner, che ha suonato con Nine Inch Nails e Killing Joke, in passato ha remixato anche “Underneath the Stars” per la colonna sonora di “Underworld – La ribellione dei Lycans” (Underworld: Rise of the Lycans) dal suono un pò più minaccioso e industriale e dove la voce di Robert Smith rimane inconfondibile e affascinante.

Oltre i Cure, nella soundtrack anche artisti come Linkin Park, gli italianissimi Lacuna Coil, ed Evanescence!

           Soundtrack completa:

  • Evanescence – ‘Made of Stone’ (Renholder Remix)
  • Lacey Sturm – ‘Heavy Prey’
  • Linkin Park – ‘Blackout’ (Renholder Remix)
  • The Cure – ‘Apart’ (Renholder Remix)
  • Stella Katsoudas – ‘Killer & a Queen’
  • Ministry – ‘Watch Yourself’ (Renholder Remix)
  • Lacuna Coil – ‘Trip The Darkness’ (Ben Weinman Remix)
  • The Naked and Famous – ‘Young Blood’ (Renholder Remix)
  • Black Light Burns – ‘It Rapes All In It’s Path’
  • William Control – ‘The Posthumous Letter’
  • Civil Twilights – ‘How I’m I Supposed To Die’
  • & Sons – ‘Consolation Prize’
  • 8MM – ‘Liar’
  • Ryan T. Hope – ‘You Won’t See the Light’
  • Combichrist – ‘Bottle of Pain’
  • Collide – ‘Intruder’

Underworld Awakening: Official Motion Soundtrack sarà disponibile dal 31 gennaio.


Dave Gahan e Jennifer Sklias-Gahan alla prima di W.E.

La prima di “Edward e Wallis” in origine W.E., secondo lavoro da regista di Madonna, ha visto la partecipazioni di molti volti noti accorsi al Museum of Modern Art di New York City lo scorso 4 Dicembre.
A grande sorpresa spicca il nostro Dave in gran forma accanto a sua moglie Jennifer Sklias.
Godetevi le immagini! 🙂

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Personal Jesus dei Depeche Mode nel trailer del film “The Devil’s Double”

Lee Tamahori, regista neozelandese di Once were warriors, assente dal grande schermo dal 2007, torna in pista con The Devil’s Double, ospite delle edizioni 2011 del Sundance Film Festival (20-30 gennaio), tra le anteprime, e della Berlinale (10-20 febbraio) nella sezione Panorama.
Il film – scritto da Michael Thomas, sceneggiatore di Ladyhawke, Miriam si sveglia a mezzanotte e B. Monkey  – e ambientato alla fine degli anni ’80, è tratto dal libro autobiografico di Latif Yahia, tenente dell’esercito iracheno costretto, pena la morte della sua famiglia, a spacciarsi per il figlio di Saddam, Uday Hussein.
Il protagonista è Dominic Cooper (An Education, La duchessa, Tamara Drewe) che ricopre entrambi i ruoli, Ussein e il suo sosia, affiancato dalla femme fatale Sarrab (Ludivine Sagnier – Swimming Pool, L’innocenza del peccato, Nemico pubblico n°1 L’istinto di morte e L’ora della fuga, Pieds nus sur les limaces). Nel cast anche Oaïssa Mimoun, Rawi Raad e Philip Quast. The Devil’s Double in uscita il 29 luglio negli Stati Uniti.

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Nel trailer di The Devil’s Double non potrete fare a meno di notare le prorompenti note di un superclassico dei Depeche Mode Personal Jesus. Il singolo, pubblicato nel 1989, lancerà il disco Violator e sarà fra i più venduti di tutti i tempi. Il brano è stato posizionato al 368° posto nella classifica delle migliori canzoni di tutti i tempi secondo la famosa rivista musicale Rolling Stone.
Il pezzo, di forte identità rock-blues, è arrangiato con l’ausilio della musica elettronica e presenta un testo abbastanza originale, metaforizzando con la fede e la religione. Questa miscela ne fa una canzone particolare ed alternativa.
Brano scritto da Martin Gore il quale dice di essersi ispirato al libro di Priscilla Presley “Elvis and me”.
Un episodio della serie televisiva Scrubs si chiama “My own personal Jesus”, un ovvio riferimento alla canzone. In Matrix, Neo apre la porta della sua camera, il cui numero è 101 (ossia un album e un film sui Depeche Mode), quindi dà un disco ad un uomo che ringranziandolo gli risponde: “Sei il mio salvatore, amico. Il mio Gesù personale”.

 

Reach out and touch faith!


Il fotografo olandese Anton Corbijn parla di se e del suo primo film hollywoodiano

Dice che odia essere etichettato come un fotografo rock e che gli inglesi non hanno mai apprezzato la sua arte. Sarà il suo nuovo film con George Clooney a portare ad Anton Corbijn la credibilità che desidera?

Corbijn dice: “Se avessi iniziato adesso la mia carriera, non credo ci sarebbe stato un posto per me“.

E’ probabile che alcuni di voi si siano già imbattuti, senza rendersene conto, in alcuni lavori di Anton Corbijn. Uno dei suoi lavori è stata la copertina dell’album degli U2 “The Joshua Tree” – Bono è il resto della band in un immagine malinconica nel deserto –  Ha diretto i Depeche Mode nel video “Enjoy The Silence“, Dave Gahan cammina attraversando un drammatico paesaggio indossando una corona e abiti signorili. E ancora Joy Division nel corridoio della metropolitana di Londra, una foto che ha simultaneamente aperto le porte alla carriera di Corbijn e della band mentre prefigura, nel 2007, il suo debutto al controllo della regia con “Control” un racconto impressionante sulla scomparsa del leader e cantante della band Ian Curtis.

In passato, Corbijn è stato un pò tagliato fuori in Inghilterra, i suoi lavori non erano riconosciuti (si trasferì a Londra alla fine del 1979 dalla natia Olanda per diventare capo fotografo al NME [New Musical Express]). “Non credo che gli inglesi abbiano capito il valore delle cose che ho fatto“. I Depeche Mode sin son sempre associati a lui come un direttore creativo, ha girato video, disegnato le copertine degli album e ideato coreografie. Cobijn è più apprezzato in Europa e negli Stati Uniti dove frequentemente organizza mostre dei suoi lavori.

Recentemente ha girato una campagna pubblicitaria per G-Star [guarda le immagini] che vede come protagonista l’attrice Liv Tyler. E’ questo l’animo di Corbijn, un tipo che non fa troppe lamentele. Mite, educato, i suoi modi sono molto morbidi. E’ un gigante buono e queste qualità lo distinguono, almeno in questo ultimo periodo. Un reporter dell’  “Independent” lo ha incontrato recentemente al Soho Hotel di Londra dove Corbijn indossava una giacca di jeans blu, una T-shirt marrone e un paio di pantaloni grigi. Rimanendo particolarmente colpito da quanto fosse meno aggressivo il Corbijn di oggi arrivato a 55 anni rispetto al passato. Capelli grigi e sfuggenti, barba incolta dandogli un aria da  “pericoloso”. 

Eppure, riecheggiano alcuni dei suoi primi soggetti – David Bowie e U2 in particolar modo – il successo di Corbijn è sempre stato per quel suo modo di reinvenzione. Lui odia essere etichettato come un fotografo rock, e non dirige più video musicali. “I miei orizzonti si sono estesi” dice col suo tenue accento olandese. Ora Corbijn è un cineasta e parla del suo secondo film “The American“. Il film è in vetta alle classifiche d’incassi nella prima settimana di uscita negli Stati Uniti, incassando già tre volte il suo budget (20 milioni di dollari). Naturalmente è di aiuto la presenza della star George Clooney che interpreta un killer che fugge nascondendosi in un isolato paese in Italia dopo essere diventato lui stesso un bersaglio.

In “The American” si avverte un considerevole cambiamento di Corbijn rispetto al suo debutto alla regia con “Control“. “E’ molto differente da Control” riconosce Corbijn mentre si accomoda su una sedia accanto a una pila di copie della copertina rigida di Inside The American. “E’ un film di Hollywood, che vede protagonista un grande attore, è differente da un film indipendente.  E’ un genere diverso, è finzione, è contemporaneo, è a colori, è in multilingua. “Control” era solo in inglese e tedesco e in bianco e nero. Durante le riprese faceva molto freddo, periodo ottobre/novembre, è stato differente. Ho cercato di accumulare più esperienze possibili, per il secondo film“.

La società di Clooney “Smoke House” e la “mini-major” di Hollywood “Focus Features“, hanno contribuito finanziarimente mentre Corbijn ha sviluppato il progetto, assumendo Rowan Joffe (figlio del regista Roland Joffe) per adattare il romanzo di Martin Booth. Corbijn ammette di averlo trovato difficile rispetto alla realizzazione di Control anche perchè le dinamiche tra una fiction e un film biografico, per quanto riguarda le scelte narrative, sono differenti. In “The American” il ritmo è graduale, non improvviso. Il dialogo è minimale. Le composizioni sono costruite con la maestria che lo stesso personaggio di Clooney impiega nelle sue azioni.

Una qualità feticista avvolge le scene in cui Clooney gioca con le armi, e Corbijn cita film come “The Conversation” e “The Day of the Jackal” con una certa influenza. Con l’inclusione di scene dal film di Sergio LeoneC’era una volta il West“, è chiaro che lui vede questo film come un moderno Western: Clooney cavalca nel paese prima di essere travolto dal suo passato. La storia flirta deliberatamente e pericolosamente con dei clichè. Clooney, assassino angosciato, si aggrappa a un sacerdote (Paolo Bonacelli) e a una prostituta (Violante Placido) il cui cuore d’oro se n’è innamora. Corbijn lo definisce un caso di bene contro il male: “E’ un concetto di vita semplice che mi piace molto“.

Naturalmente, ci tenta il fatto di correlare tutto questo con il background di Crobijn. Nato a Strijen nella parte occidentale dei Paesi Bassi, figlio di un pastore, visse un infanzia più tosto clausurale. Ricorda: “Quando avevo 16 anni siamo andati in un museo per la prima volta. Si trattava di Rembrandt perchè raffigurava scene bibliche, l’unico modo per far capire l’arte a mio padre“. E suo padre non era l’unico. Il 60% della sua famiglia – il nonno e gli zii – erano pastori come lui. La sua famiglia avrebbe voluto che anche lui seguisse le loro stesse orme? Corbijn scuote a testa e dice: “Non mi hanno mai spinto a farlo“.

Al contrario, si avvicinava verso la fotografia. Il suo primo grande soggetto fu il musicista olandese Herman Brood in un caffè di Groningen nella metà del 1970. Lui ammette di non essere mai stato ambizioso: “Non ho mai immaginato di arrivare dove sono oggi. E’ stato tutto una felice coincidenza. Anche il fatto di andare in Inghilterra. Ho avuto problemi in Olanda per la pubblicazione delle mie foto, la gente pensava che fossero troppo particolari. Andare in Inghilterra per Joy Division è stato molto importante per la mia carriera“. Anche allora, nessuno voleva pubblicare le sue immagini fino a quando Ian Curtis morì. 

Questo fu la rivelazione di Corbijn che aveva già molti amici famosi, non ultimo Tom Waits che incontrò nel 1977. “Quando ci siamo incontrati per la prima volta, ero solo un timido fotografo di una rivista locale [la coppia si conobbe solo in termini professionali]. Ma nei primi anni 80, abbiamo avuto modo di conoscerci meglio“. Il risulatato della loro amicizia trentennale ha generato un libro, Waits/Corbijn, con oltre 200 candidi scatti di Corbijn e uno di 48 pagine con testi e immagini di Waits. “Sono immagini di cose viste per strada o alberi morti” [ghigna Corbijn]

Dimostrando quanto lontana fosse la sua opera da colleghi celebri come Annie Leibovitz e Helmut Newton, Corbijn tiene a sottolineare che questo non è un documento del mondo di Waits –  “Non cerca di dire ‘Questa è la vita di Tom’ ” dice ancora “Questo è il bello! Quando lavoriamo iniseme, siamo completamente soli. Nessuna casa discografica, nessun Make-up. Non c’è nulla. Solo lui e io che giro intorno o sto seduto da qualche parte…è grandioso! Questo è il mio modo di lavorare anche con altre persone. E’ abbastanza sciolto, libero. Non ho luci o altro“.

Corbijn's exhibition "Inwards and Onwards"E’ questa sorta di intimità casuale che domina gran parte del suo lavoro – da poco ha aperto una mostra allo Stellan Holm Gallery di New York dal titolo “Inwards e Onwards” [guarda le immagini] (il genere dei soggetti è iconico – Waits, Iggy Pop, Bruce Springsteen, Alexander McQueen – stile old-school). Si dispera quando alcuni fotografi devono immortalarlo. “E’ davvero impressionante ciò che fanno. Click-click, click-click… e cosa è successo? Niente di niente, nulla di più”.

Bisognerebbe chiedersi come sarà il futuro Corbijn. Certo tra rilegare ad arte le copertine degli MP3 per una casa discografica e il declino dell’importanza delle riviste rock, Corbijn è ben consapevole che se la sua carriera fosse iniziata oggi, non avrebbe avuto chance. “Non credo ci sarebbe stato un posto per me“, ammette. “Quando ho iniziato era diverso, potevo permettermi di farlo. Sono contento di essere riuscito a fare tutte queste cose perchè era questo il mio sogno – essere vicino alla musica e fotografarla“.

Un sogno diventato realtà. Da allora Corbijn ha messo anima e corpo per proteggere la sua carriera. Quando ha diretto Control, e il finanziamento crollò, vendette la sua casa per mettere su la quota necessaria. “Visto il risultato, lo farei ancora“, dice “E’ stato un periodo meraviglioso della mia vita. Non avrei mai voluto perderlo per i soldi“. Dopo il modesto successo di The American, sta già pensando al suo terzo film che farà entro i prossimi due anni.