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Martin L. Gore questa sera nello show radiofonico 1Live

Martin Gore in un intervista imperdibile: parlerà di VCMG e del nuovo album dei Depeche Mode.

Questa sera su 1Live, radio tedesca, Martin Gore parlerà del progetto VCMG e non solo.
L’intervista risale a poco tempo fà, quando il team di questo show radiofonico raggiunse Mr L. Gore nella sua abitazione di Santa Barbara.
Gore parlerà dell’album di debutto VCMG e del nuovo dei Depeche Mode.

La messa in onda dell’intervista è prevista alle 19:10 in streaming su 1Live.


Vince Clarke e Martin L. Gore “VCMG” copertina più data rilascio di ‘EP2/Single Blip’

L’attesissimo secondo EP di VCMGEP2/Single Blip‘, sarà caratterizzato da un synth minaccioso e da ritmi a spirale, un grido industriale dalle proporzioni oscure.

EP2/Single Blip‘ verrà rilasciato dal 27 febbraio 2012

EP2/SINGLE BLIP TRACKLISTING

  • Single Blip
  • Single Blip – Byetone remix
  • Single Blip – Mathew Jonson remix

EP2/Single Blip‘ è caratterizzato da due remix provenienti da artisti come:
Il Berlinese Olaf Bender (Byetone) co-fondatore e collaboratore della Raster-Noton (label Tedesca di musica elettronica).
Il Canadese Mathew Jonson, co-fondatore della label Wagon Repair. Jonson ha remixato con grande successo brani di artisti del calibro di Plastikman, Tiga e Chemical Brothers.

L’album di debutto di VCMG uscirà il 12 marzo 2012 e conterrà 10 brani. Scritto e prodotto da Vince Clarke e Martin L. Gore, l’album è stato mixato da Wiles Timothy ‘Q’, registrato e realizzato da Sie Medway Smith e Clarke, masterizzato da Stefan Betke (alias Pole).

Sulla rivista mensile britannica MOJO, Clarke ha recentemente affermato: «il processo di collaborazione è stato come una sorta di scambio di colori…un pò  come due persone che dipingono in due stanze differenti». Mentre Gore confessa le sue preferenze per «tutto ciò che un pò più oscuro…con il ritmo che ti fa da guida».

Per ordinare ‘Ssss’ l’album di VCMG LEXER MUSIC | AMAZON UK | PLAY.COM


In arrivo Ssss album di debutto di VCMG

La collaborazione tra Martin Gore e Vince Clarke, meglio conosciuti in questo caso come VCMG, si fa sempre più palpabile. Un album che si presenta sin da subito come qualcosa di molto incisivo e robusto nel genere techno, con brani remixati da artisti del calibro di Regis, DVS1 e XOQ.
Oggi abbiamo finalmente infromazioni più dettagliate riguardo l’uscita di questo album di debutto di VCMG. Ssss verrà pubblicato il 12 marzo su etichetta Mute, preceduto da un secondo EP ‘Single Blip’ – il primo EP fu ‘Spock’.

         tracklist

    • Lowly
    • Zaat
    • Spock
    • Windup Robot
    • Bendy Bass
    • Single Blip
    • Skip This Track
    • Aftermaths
    • Recycle
    • Flux

VCMG – Spock by Mute UK

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Vince Clarke e Martin L. Gore collaborazione: l’album di VCMG in arrivo la prossima primavera!

Dopo 30 anni di lavoro sui loro rispettivi progetti musicali in corso, Vince Clarke (Erasure / Yazoo / Depeche Mode) e Martin L. Gore (Depeche Mode) si riuniscono per la prima volta dal 1981 come VCMG per pubblicare un nuovo album preceduto da una serie di EP.

VCMG è il frutto di un attenta riflessione che vede Vince e Martin, pionieri della musica elettronica, esercitare tutto il loro amore, che dura da tutta una vita, per il genere techno al quale si ispira VCMG.

Vince spiega: «Ho ascoltato un sacco di minimal dance music e mi sono incuriosito da tutti quelle sonorità…ho capito che avevo bisogno di un collaboratore…così ho avuto l’idea di parlarne con Martin
Gore dice: «Un anno fa, di punto in bianco ho ricevuto una e-mail da Vince che diceva “Vorrei fare un album techno, sei interessato a collaborare? Nessuna pressione, nessuna scadenza” e così ho accettato

La scrittura e la registrazione dell’album sono stati fatti in   modo insolito/unico. Vince e Martin hanno lavorato nei loro   rispettivi studi, comunicando solo via e-mail   scambiandosi i file fino alla conclusione dell’album. Solo a   maggio 2011, in occasione del Mute Short Circuit Festival, la   coppia si incontra per la prima volta per discutere del   progetto.

L’album (il titolo sarà annunciato presto) disponibile dalla   prossima primavera (2012), è stato prodotto da Vince Clarke   e Martin L. Gore e mixato da un influente artista di   elettronica californiano Überzone / Q.

 La prima versione è un EP intitolato Spock.  EP1 / SPOCK e   conterrà un remix di Edit-Select, alias Tony Scott un DJ   britannico produttore e fondatore degli Edit-Select Records   con crediti precedenti che comprendono remix di Speedy J.   Death In Vegas e Gary Beck; il musicista techno di origini   britanniche Karl O’Connor (membro dei Sandwell District e co-fondatore della Downwards Records); DVS1, Zak Khutoretsky; più XOQ, l’alter ego di Überzone / Q.

EP1/SPOCK sarà disponibile in esclusiva mondiale su Beatport il 30 novembre e successivamente su tutti i DSP dal 12 dicembre

EP1 / SPOCK TRACKLIST

  • Spock – Album version
  • Spock – Edit Select Remix
  • Spock – Regis Remix
  • Spock – DVS1 Voyage Home Remix
  • Spock – XOQ Remix

ascolta un anteprima dei brani qui

VCMGofficial su facebook

fonte: mute.com

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Martin Gore DJ set al “Holiday Sound Check” 3 Dicembre 2011!

Secondo appuntamento annuale con “Holiday Sound Check” sabato 3 dicembre 2011 a partire dalle 19.30 presso il Contemporary Arts Forum – Paseo Nuevo, Santa Barbara (CA) con Martin Gore a sostegno della fondazione New Noise e Notes For Notes in un DJ Set da non perdere!

per info e tickets

 

Holiday Sound Check – Dicembre 2010

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Una cover-version dei Depeche Mode, Patti Smith, Jack White e altri per il 20esimo anniversario di “Achtung Baby” degli U2

Il caro zio Fletch lo aveva accennato con un velo di mistero… Ed ecco che finalmente la notizia balza sui siti/blog di musica – anni 80 e non – più cliccati. Solo 3 parole – Depeche ModecoverU2 –  Fatto il mio solito balzo dalla sedia dopo aver letto queste tre parole, bevo il mio solito tè pomeridiano e mi precipito a far visita al mio fedele amico e ricercatore infallibile “Google”. Ebbene si, i Depeche Mode in una cover degli U2. Si tratta di “So Cruel” brano presente nell’album “Achtung Baby” 7° lavoro in studio della band irlandese. Prodotto da Daniel Lanois e Brian Eno, l’album fu pubblicato il 19 novembre 1991 su etichetta Island Records.
Pensate che, e lo dico a chi non sa questi particolari, gli U2 iniziarono a lavorare “Achtung Baby” negli Hansa Studios di Berlino nell’ottobre del 90 completando il loro lavoro a Dublino nel 1991. “Achtung Baby” ha venduto la bellezza di 18 milioni di copie in tutto il mondo!
Ma tornando al caro zio Fletcher-one (se non fosse per la sua santa boccuccia british…) durante una recente conferenza stampa in Biellorussia dice “abbiamo appena finito di lavorare ad una cover degli U2 che uscirà a novembre“. Di seguito parte dell’intervista.

«Jack White per “Love Is Blindness“, Depeche Mode per “So Cruel“, Patti Smith per “Until the End of the World” e Damien Rice per “One“» svela Bono Vox, frontman degli U2, durante la conferenza stampa per la presentazione di “From the Sky Down” al Toronto International Film Festival. “Ogni volta che suono questo album mi accorgo solo delle cose che non vanno, ma quando sono altri artisti a suonarlo penso «è ottimo!!».
“So Cruel” verrà prodotto da Martin Gore, progettato da Sie Medway Smith e con il nostro Re di Cuori (il mio è tachicardico solo al pensiero) Dave Gahan alla voce.
Questo cover-album, commissionato dalla rivistra Inglese “Q“, onorerà il 20esimo anniversario di “Achtung Baby” e uscirà a Novembre in vari formati tra cui una “ueber deluxe edition” al costo di $660,19 (€297,99), una “Super Deluxe Edition”, “Vinyl Box Set”, “Deluxe Edition” e “Standard CD”.
Di seguito la versione originale di “So Cruel”.

Beh sono veramente curiosa di ascoltare la versione dei DM!


Martin Gore per Vanity Fair: “il nostro periodo con la EMI giunge al termine”

In un intervista di Marc Spitz per Vanity Fair magazine,  Martin Gore parla del nuovo album di remix e dichiara che non lavoreranno più con EMI.

Marc Spitz:  Sei il compositore principale dei Depeche Mode, questo richiede da parte tua un quantitativo di tempo non indifferente in studio, cercando di perfezionare ogni pezzo musicale. Non trovi che una versione remix dei brani possa essere antitetica sconvolgendo così tutto il lavoro fatto?
Martin Gore: E’ stato talmente parte di noi sin dal primo giorno che ora non ci penso neanche più. L’unico single che abbiamo tirato fuori e che non ha avuto alcun tipo di remix è stato il primo (1981 Dreaming of Me). Se non mi piace ciò che è stato fatto o ciò che trasmette  siamo in grado di porre un veto, abbiamo comunque il controllo totale. Ma molte volte rimaniamo piacevolmente sorpresi.
Marc Spitz: Sono le persone a farsi avanti proponendoti dei remix o sei tu a richiederli a musicisti che ammiri in particolar modo?
Martin Gore: Sono le persone a proporre canzoni specifiche. Ma, sia noi che la Mute abbiamo una lista a disposizione dove poter scegliere i musicisti più interessanti. Otteniamo sempre un discreto numero di persone scegliendo i migliori.
Marc Spitz: Hai assistito alla crescita culturale dei remix al punto che nell’hip-hop è diventato quasi necessario. A volte un remix diventa un single di successo. Secondo te un remix può cambiare il modo percettivo di una canzone?
Martin Gore: Durante i nostri live spesso utiliziamo parti dei remix che ci piacciono, diventa come una nuova versione dal vivo.
Marc Spitz: Alcuni fans dei Depeche Mode non amano in particolar modo i remix, come poter accontentare tutti? Quando cambi canzoni importanti tipo “Blasphemous Rumours” o “Enjoy the Silence”, i fans hanno mai protestato?
Martin Gore: [sorride] Non penso questo, perchè chi è ossessionato vorrebbe poter ascoltare diverse versioni di una canzone. Nel mondo vengono organizzati molti Depeche Mode Parties dove le persone ascoltano la nostra musica tutta la notte e i remix danno un motivo in più per rendere interessanti questi eventi.
Marc Spitz: In questa raccolta di remix c’è anche una versione in vinile. Sei un appassionato di vinile?
Martin Gore: Penso sia importante avere a disposizione un prodotto in vinile. Da sempre una buona impressione. Io vengo da quella generazione. I ragazzi di oggi hanno poco a che fare con il vinile, ne sanno poco. E’ così eccitante andare in un negozio di disci e acquistare un pezzo in vinile e collezionarlo…anche l’odore del vinile…
Marc Spitz: Quei fans ossessionati devono essere davvero eccitati dall’idea della reunions con Vince Clarke e Alan Wilder, che hanno contribuito ad alcuni remix di questa nuova collezione (rispettivamente (“Behind the Wheel” e “In Chains”). Come è andata?
Martin Gore: Non ci siamo sentiti solo in questa occasione. Verso la fine del tour scorso chiesi ad Alan di venire sul palco del Royal Albert Hall a Londra, e ha accettato. Poi venne in tour in America. Mi è sembrato naturale rivolgermi a lui. Con Vince, di punto in bianco mi invio una e-mail, circa nove mesi fà… e  diceva: “Stò pensando di preparare un album techno. Saresti interessato a collaborare?“. Ora è finito, ma abbiamo bisogno di mixarlo. Anche con lui è stato naturale chiedergli di preparare un remix per la nostra collection.
Marc Spitz: Parlando di Vince, il prossimo autunno Speak and Spell compirà 30 anni. Questa collezione comprende l’intero periodo (81-11). Questo aiuta a chiudere quel periodo e a dedicarsi alla scrittura di qualcosa di nuovo? Possiamo aspettarci presto un nuovo album dei Depeche Mode?
Martin Gore: Suppongo di si. E’ la fine del nostro periodo con la EMI. Abbiamo firmato per un album, Sounds of the Universe, e per una collezione di remix. Dopo ciò non abbiamo un etichetta.
Marc Spitz: Pubblicherete musica indipendente?
Martin Gore: Non lo so. Ne abbiamo parlato ma non so quanti anni ci impiegheremo (per finire l’album). Nessuno sà come andrà fino ad allora, come verrà distribuita la nostra musica.
Marc Spitz:  Potreste essere in grado di pubblicare direttamente nel cervello delle persone…
Martin Gore: Penso si chiami lavaggio del cervello…


Just Can’t Get Enough: The Making Of Depeche Mode – un libro di Simon Spence

Questa che segue è l’intervista a Simon Spence autore del libro “Just Can’t Get Enough: The Making Of Depeche Mode” apparsa su www.echo-news.co.uk

Durante la sua adolescenza, negli anni 80, il giornalista musicale Simon Spence nutrì dentro di se un segreto imbarazzante.
C’era una band di Basildon tra le sue preferite, ma lui non ne parlava molto perchè a quei tempi, i Depeche Mode, non andavano molto di moda.
Decenni più tardi, Simon, non si fa scrupoli nell’essere fan dei Depeche Mode e come lui altre decine di milioni di persone al mondo. Non è necessario preoccuparsi di ciò che è cool quando si stà parlando di una delle band di maggior successo nella storia.
Con oltre 100 milioni di vendite, sono, sottolinea Simon, una tra le dieci band con più vendite di tutti i tempi. Il loro posto è saldo nella classifica degli “immortali della musica”. I loro concerti hanno attirato oltre 30 milioni di fans. Sono i più venduti nella storia delle band di musica elettronica.
Simon, reporter del NME (New Musical Express) e autore di libri narranti le scene musicali, si è ispirato alla storia dei Depeche Mode per il suo ultimo grande successo.
Esistono già altri libri che raccontano la vita dei Depeche Mode, tendendo a scremare la storia della band, riportando la solita cronologia di base.
Simon, a differenza, chiede e gradualmente risponde alle grandi domande.
Perchè proprio dall’Essex, negli anni settanta, emerge questa tipologia di suono così particolare? Quali sono state realmente le loro personalità? E come, questi personaggi, sono arrivati a fondersi fino a creare questa unità? Come hanno fatto ad emergere dal sud dell’Essex conquistando il mondo?
I metodi di Simon sono abbastanza esaustivi. Dirige delle importanti interviste intensive a dozzine di persone.
Simon ha avuto modo di poter parlare con alcune persone, dagli insegnanti alle ex fidanzate fino al produttore discografico statunitense Seymour Stein (con Richard Gottehrer fondano la Sire Records)
Gli unici a non voler rilasciare questa intervista furono gli stessi DM Dave Gahan, Martin Gore e Andrew Fletcher. Questo perchè le loro versioni erano già state rilasciate per altri precedenti libri legati alla band.
Mi è sembrato come se non fosse necessario parlare con loro” dice Simon “Ho affrontato la storia da altre angolazioni, e con mente aperta. Questa non è una biografia ufficiale“.
Durante la ricerca di Simon, è emerso un tema comune;  “la storia dei Depeche Mode è per il 70% una storia di Basildon” dice Simon.  “E’ stata un influenza fondamentale il fatto che siano cresciuti in una città a sua volta nuova e in evoluzione“.
Un altra presenza molto forte nella storia dei Depeche Mode è stato il ruolo della chiesa Metodista di San Paolo (St Paul’s Methodist Church) a Basildon, e il modo in cui è stato mescolato alla loro angoscia adolescenziale. I fans dela band riconoscono l’influenza della religione in canzoni come Personal Jesus.
Alcuni abitanti del sud dell’Essex hanno avuto la fortuna di poter “approcciare” con i componenti della band, apparentemente ancora dei semplici ragazzi di Basildon, senza rendersi conto che il futuro degli stessi si potesse rivelare di notevole importanza.
Persone come il fruttivendolo, alla stazione degli autobus di Basildon, che impiegò Dave Gahan al carrello della frutta e verdura, come fece tra l’altro anche con altri studenti del Southend College dove Dave si qualificò come vetrinista.
Più preoccupante l’approccio che ci fu con i magistrati che si occuparono di lui presso il tribunale dei minori dopo alcune incursioni di microcriminalità.
Gli insegnanti della Barstable e della St Nicholas schools, frequentate da Dave Gahan e Martin Gore.
Non da ultimo, i primi fans che seguirono i primi concerti della band nei vari pub e club dell’Essex, quando si chiamavano ancora  “No Romance in China”.
Simon è riuscito persino a scovare alcune copie di una fanzine locale sopravvissute a tutti questi anni.
Sono rimasto impressionato dal rispetto che molti artisti sperimentali moderni nutrono nei confronti della musica dei Depeche Mode” dice Simon
Simon Spence, in precedenza, ha scritto, grazie alla collaborazione di Andrew Loog Oldham (manager e produttore dei Rolling Stones negli anni 60) , due libri di grande successo “Stoned” e “2Stoned” che forniscono una folle panoramica del legendario periodo pop degli anni settanta.
Nel caso del libro dei Depeche Mode “c’è più musica e meno pazzie e buffonate” dice Simon “La cosa grandiosa dei Depeche Mode è che sono riusciti ad avere successo, in modo molto silenzioso, grazie alla qualità del loro lavoro“.
Non hanno mai fatto realmente parte della scena Londinese. Erano sempre sull’ultimo treno per tornare a Basildon“.
Nessuno è mai stato in grado di svelare il mistero: da dove è partito tutto? Simon pensa alla genialità di tre persone, tra cui Vince Clarke che impostò la band agli inizi della loro carriera.
I Depeche Mode e la loro celebrità decollarono nel 1981. “Hanno trovato un modo per rendere più popolare la musica sperimentale” dice Simon.
E’ insolito trovare due cantautori (Dave e Martin) convivere nello stesso contesto, per non parlare del fatto che entrambi siano cresciuti praticamente nella stessa strada della stessa città“.
Una delle immagini che rimarrano per sempre impresse nella mia mente risale ai tempi degli albori, quando facevano le prove in una stanza di fronte casa a Basildon“.
Non avevo ancora un pubblico…così disposero una fila di orsacchiotti di peluches e  suonarono per loro“.

Paperback: 320 pages
Publisher: Jawbone Press (September 1, 2011)
Language: English
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In una recente intervista Andrew Fletcher parla del nuovo DVD e del futuro dei Depeche Mode

I Depeche Mode hanno una tradizione, quella di rilasciare un DVD dopo ogni tour e Tour Of The Universe dello scorso anno non fa eccezione. Per questo tipo di realizzazioni solitamente i Depeche Mode si avvalgono del lavoro di Anton Corbijn ma questa volta si sono affidati alla professionalità di Russell Thomas noto per le sue collaborazioni con U2, Coldpaly, Placebo, Muse e molti altri. In questa occasione Andrew Fletcher ci ha concesso pochi minuti del suo tempo per discutere della versione del DVD e del futuro della band.

Perchè un DVD per il Tour Of The Universe?
Dopo ogni tour abbiamo l’abitudine di rilasciare un DVD. Noi non vogliamo che i ricordi dei nostri tour si riducano solo a dei semplici video amatoriali che troviamo su YouTube (ride). Ci piace dare una nostra versione dello show, ecco perchè questo DVD.

Che differenza c’è tra questo DVD e i precedenti?
In realtà non è poi così diverso dagli altri. Naturalmente la qualità video e audio aumenta negli anni, ma la differenza è che non ci sono le stesse canzoni perche lo show è differente. Non è una rottura completa con ciò che abbiamo visto in passato, anche se il modo di ripresa è un pò differente.

Avete già lavorato con Anton Corbijn, ma questo DVD è stato finalmente diretto da Russell Thomas. Perchè?
Anton è stato coinvolto in questo lavoro creando la fase di progettazione. Ma la questione riprese per lui era impossibile perchè troppo impegnato. Ecco perchè abbiamo dovuto scegliere qualcun’altro. Russell ci è stato fortemente raccomandato ma Anton avrebbe voluto farlo se fosse stato disponibile. Lui è un perfezionista.

Conoscevate Russell Thomas prima di lavorare con lui?
No, affatto. Non lo avevamo mai incontrato. Abbiamo guardato i video dei suoi precedenti lavori e poi abbiamo organizzato un incontro con lui e ne abbiamo parlato, tutto qui. E’ accaduto tutto in modo molto naturale, mentre noi eravamo sul palco, lui cercava di cogliere le scene più belle (ride). Non ha mai chiesto cose fuori dall’ordinario.

I Depeche Mode è una di quelle band che suona negli stadi di tutto il mondo. Che impressione fa esibirsi davanti a così tante persone?
Sai, abbiamo iniziato come tutti gli altri, suonando nei pub del nostro quartiere, poi nei piccoli locali, poi in quelli medi fino ad arrivare negli stadi. Per noi esibirsi in uno stadio è come esibirsi in una piccola stanza. Siamo fortunati ad avere un frontman eccezionale nella persona di Dave Gahan. Lui sa come galvanizzare la folla sia di 400 o di 40.000 spettatori! Nei nostri spettacoli cerchiamo sempre di coinvolgere il pubblico, è per questo che funziona. Per essere onesti, a nessuno piace davvero andare a vedere un concerto in un grande stadio. Ciò che lo fa funzionare è proprio il coinvolgimento del pubblico nello spettacolo. Siamo fortunati ad avere un così straordinario sostegno da parte del pubblico. Siamo entusiasti in qualsiasi luogo suoniamo.

Il concerto contenuto del DVD è stato registrato a Barcellona. Perchè la scelta è ricaduta proprio su Barcellona?
Cerchiamo sempre di scegliere città differenti. Avevamo già preso Parigi, ed è stato magnifico. A Barcellona il pubblico è sempre eccezionale. Ci eravamo già esibiti in questa località diverse volte, amiamo questo posto. Non correvamo nessun rischio scegliendo questa città, sapevamo in anticipo che sarebbe stato bello. Ma ad essere onesto avremmo potuto scegliere una delle date in Sud America, sono stati concerti semplicemente incredibili! Ma in Sud America tutto è molto più rischioso dal punto di vista organizzativo. Sarebbe stato fantastico poter filmare il concerto in Messico o in Argentina. Spero ci siano meno rischi la prossima volta.

Ci sarà una prossima volta? Ci sono state voci che dicevano che questo tour sarebbe stato l’ultimo…
I Depeche Mode non lavorano come gli U2. Non c’è un piano prestabilito per conquistare l’universo (ride). L’altro giorno ho parlato con Adam Clayton e a quanto pare hanno già pianificato il loro programma per i prossimi dieci anni! Con noi non succede così. Facciamo le cose che ci sentiamo di fare. Ci sono grandi possibilità di fare altri tour. Il problema è che Dave ha purtroppo avuto problemi di salute più tosto recenti. Per lui è ancora un ricordo molto brutto, ma sta molto meglio, è molto felice. Quindi sono sicuro che ci sarà un nuovo album e un nuovo tour.

Voi avete un pubblico sempre in crescita dopo trenta anni dalla formazione della band. Molti giovani vengono ai vostri concerti. Come spieghi questa cosa?
Ah! Se avessimo una ricetta per il successo l’avremmo venduta già da tempo (ride)! A volte vedo ragazzini di 17 o 18 anni avvicinarsi a noi e alla nostra musica, è incredibile. Nel corso del tempo sembra che siamo in grado di mantenere al nostro fianco i fan più anziani e di arrivare ad ottenere l’avvicinamento di quelli più giovani. Ricordo di quando sono stato a suonare al Razzmatazz un club di Barcellona. Nel locale c’erano 400 ragazzi avranno avuto 18 anni e sono letteralmente impazziti sentendo Depeche Mode. Alcuni non mi hanno riconosciuto, ma la musica si (ride). Non mi spiego il perchè di questo, probabilmente stiamo facendo del tutto per far si che la nostra musica non risulti troppo datata.

Non riesci a spiegarti perchè i giovani di oggi ascoltano la musica che voi suonavate ancor prima che loro nascessero…
Quando scriviamo, non pensiamo mai che possa essere gradita anche alle nuove generazioni. Quindi no, non me lo spiego affatto. Tutto quello che so è che è un fenomeno affascinante. Vedo i miei coetanei apprezzare la nostra musica e nello stesso tempo anche mia figlia l’apprezza. Potresti essere tu, come giornalista, a spiegarlo a me (ride)! La nostra musica è universale, ma non so per quanto tempo potrà durare.

Hai suonato di nuovo con Alan Wilder all’inizio di quest’anno. Pensi di lavorare ancora con lui?
E’ stato piuttosto strano come concerto perchè era uno spettacolo di beneficenza. Non credo ci possa essere un sequel. Ma lui ha fatto un remix per noi quest’anno. Sta lavorando ad un progetto con Martin Gore. Così in qualche modo possiamo dire di lavorare di nuovo con lui (ride)! Ma in verità non credo che accadrà. Ciò che è certo è che siamo ancora amici.

Puoi dirci quali sono i tuoi progetti futuri?
Faccio un sacco di dj set al momento. Presto, nel mese di febbraio, andrò anche in Cina, Australia, Tasmania, Singapore… Tutti luoghi dove non sono mai stato con i Depeche Mode. Sono particolarmente impaziente di suonare in Cina. Per quanto riguarda la Toast Hawaii (l’etichetta discografica da lui fondata), c’è un progetto a cui sto pensando, ma non c’è nulla di concreto ancora. Non posso parlarne perchè non sò se accadrà realmente.

 Intervista a cura di Anne Line per Sound Of Violence


Alan Wilder e Vince Clarke nel nuovo album di remix dei Depeche Mode

Siamo tutti eccitatissimi dalla notiza che i Depeche Mode, Dave Gahan, Martin Gore e Andrew Fletcher si riuniranno di nuovo con gli ex Vince Clarke e Alan Wilder per un nuovo album di remix nel 2011.
Anche se i Depeche Mode non hanno annunciato formalmente questa notizia, lo scorso mese proprio Mr Clarke aveva annunciato su twitter di essere impegnato in un nuovo lavoro, un remix del brano “Behind the Wheel” e scrive ancora: “Credo sarà rilasciato un nuovo album di remix”.
Qualche giorno fa si è venuto a conoscenza della notizia del contributo di Wilder su un remix di “In Chains” brano estratto dall’album dei Depeche Mode “Sounds of the Universe.” del 2009. 
Inoltre nel nuovo album di remix il contributo di New Order’s Bernard Sumner, Mark Ronson,  Nick Rhodes  The Arcade Fire e Yeah Yeah Yeahs.  Emozionante questa riunione per lungo attesa da tutti noi fan! Un assaggio lo abbiamo avuto in occasione del concerto dei DM al Royal Albert Hall quando Wilder salì sul palco con Gore per “Somebody” e ancora lo stesso Martin Gore per Recoil in California e infine Vince Clarke ancora con Gore per un album dance. Tutto questo ci fa riflettere e sperare…chissà quali altre sorprese ci attendono dietro l’angolo.  I Depeche Mode non hanno mai deluso le nostre aspettative e noi li amiamo anche per questo!!

Titolo album: Da confermare
Data di uscita: Da confermare

artisti/remix
Vince Clarke | Behind The Wheel
Alex Metric | Personal Jesus
Alan Wilder | In Chains
Nick Rhodes (dei Duran Duran), Andrew Whyat (dei Miike Snow) e Mark Ronson | Personal Jesus
Kidkanevil | Black Celebration
Yeah Yeah Yeahs | Da confermare
Arcade Fire | Da confermare
Eric Prydz | Da confermare
Stargate | Da confermare
Da confermare | I Want You Now
Da confermare | Tora! Tora! Tora!

L’album sarà preceduto dal single “Personal Jesus ’11” (Bong 43)


Martin Gore e Jonathan Kessler intervista su Revolution Mexico

Intervista a Martin Gore e Jonathan Kessler pubblicata lo scorso maggio su “Revolution Mexico” rivista messicana dedicata esclusivamente agli orologi.

 
In occasione del Teenage Cancer Trust, svoltosi a Londra lo scorso 17 febbraio al Royal Albert Hall, questa intervista è stata fatta da chi cura le pubbliche relazioni per la promozione di Hublot. Le domande rivolte a Martin sono relazionate al fattore “tempo” mentre quelle a Kessler sono specifiche verso la serata al RAH e il rapporto dei DM con Hublot.


MARTIN GORE

Concetto del tempo

D: Definizione di “tempo”?
R: In realtà non ho una rigorosa definizione di tempo, ma so che più passano gli anni e quindi acquisisco una certa maturità o vecchiaia e più ho la consapevolezza del tempo che passa. Non che mi senta meno sano o attivo di quando ero più giovane.
In realtà per molti versi sento spesso che la mia mentalità e il mio attegiamento rimangono allo stesso modo di quando avevo 18 anni, come quando ero agli esordi con la band.
A volte, quando penso al passato, la mia vita in generale o alla storia della band, mi vengono in mente alti e bassi che ho affrontato e riflettendo su questi eventi mi rendo conto di quanto loro hanno influito su di me portandomi al punto in cui mi trovo adesso.

Processo di composizione
D: Quanto è importante la presenza del concetto di tempo nelle tue canzoni?
R: Credo che il concetto tempo sia un fattore importante nelle mie canzoni e nel modo in cui ogni canzone viene strutturata. Spendiamo molto tempo cercando di assicurarci che ogni canzone abbia un buon flusso. Ogni sezione deve relazionarsi alla successiva, non si puo lasciare una sezione differente dall’altra (troppo breve troppo lunga). Non vi è mai una formula precisa per questo, noi cerchiamo sempre metodi diversi per ogni canzone fino a quando non siamo soddisfatti del risultato.

D: Come si fa a definire il tempo perfetto per ogni canzone?
R: Realmente non c’è un modello rigoroso in termini di tempo per le mie canzoni, anche se c’è stato un periodo in cui tutto ciò che scrivevo sembrava venisse fuori a 103bpm circa! Il fattore tempo è molto importante nel processo di registrazione che insieme alla struttura musicale sono gli elementi ai quali ci concentriamo sin dai primi momenti in cui siamo in studio di registrazione. Molto spesso la chiave finale della canzone viene abbassato rispetto al mio demo originale come per Dave che ha la tendenza di cantare in una tonalità più bassa rispetto la mia.
Al contrario se il tempo sarà in crescendo i miei demo avranno un risultato pessimistico rispetto alla versione finale. Forse il migliore esempio è “Enjoy The Silence” che ha preso vita come una ballata lenta e che è stata in seguito trasformata in una versione accellerata che facciamo oggi.
                       

D: Quanto tempo impieghi nel processo di composizione di una canzone?
R: Varia molto da canzone a canzone. Tutti gli elementi chiave della canzone, gli accordi, testi e melodia vocale si riuniscono molto rapidamente, letteralmente il tempo necessario che ci vuole per suonare la prima canzone. Stranamente il pezzo “A Question Of Time” è stato uno di quelli che è venuto fuori in questo modo naturale. Di media ogni canzone prende da una a due settimane per essere completata.

D: Quanto tempo deve durare una canzone, 3 minuti, 4 minuti, 20 minuti?
R: Non potrei mai sedermi e dire: “ok stò per scrivere una canzone che durerà 3 minuti e mezzo”. La canzone stessa deciderà quale sarà il suo tempo. Non ho mai pianificato la lunghezza dei miei brani, spesso hanno una durata di 4 o 5 minuti circa. Non penso che una buona canzone debba necessariamente avere una lunghezza ideale, ci sono un sacco di canzoni che amo indipendentemente dalla loro durata. Penso che sia solo una particolare caratteristica nelle canzoni d’autore che scrivo la quale sembra essere rimasta abbastanza costante durante tutto il mio tempo come cantautore.
D: Quand’è il momento ideale della giornata per sedersi e scrivere una canzone?
R: Spesso preferisco lavore alle canzoni durante il pomeriggio e mi piace prefissarmi un tempo, diciamo da mezzogiorno fino alle prime ore della sera. Cerco di attenermi a questa routine, per quanto possibile. A differenza di quando siamo in studio dove spesso lavoriamo fino a tarda notte, preferisco di gran lunga regolare il processo di scrittura in piccoli blocchi che distribuisco poi in periodi di tempo più lunghi in quanto ritengo che sia molto più produttivo e utile per dare a me stesso il tempo necessario per scrivere e non stancarmi troppo forzando le idee.
D: Nella canzone Home, dici: “sto annegando nel tempo a un ritmo disperato”. In quale momento della tua vita hai scritto questa canzone, e perché sentivi questa emozione?
R: Per essere onesto questa canzone l’ho scritta in un periodo piuttosto buio della mia vita, quando mi sono reso conto che ero dipendente dall’alcol che assumevo per riempire la mia esistenza di vita quotidiana. Ho visto che il mio stile di vita era influenzato da tale situazione, penso che la canzone sia stata un modo per esporre la mia “rassegnazione” alla situazione.

                       

Il tempo nella tua vita
D: Se avessi la possibilità di tornare indietro nel tempo, quando e dove andresti?
R: Sarebbe bello tornare nell’entico Egitto per molti motivi non solo per vedere e capire come sono state effettivamente costruite le piramidi.
D: Cosa fai nel tempo libero?
R: Tutte le cose che solitamente si fanno. Mi piace passare del tempo con i miei figli, che è importante in quanto è difficile farlo quando si è in tour. Sono un grande appassionato di calcio, gioco o guardo le partite ogni volta che ne ho la possibilità, mi piacciono i video games e sto su internet per diverse ore in tutta tranquillità. Così, tutto molto rock and roll come potete vedere.
D: Qual’è il momento più importante della giornata?
R: Quando sono a casa l’ora preferita della giornata è sicuramente la mattina. Siccome vivo a Santa Barbara è bello gustare una ricca colazione al sole. Mi assicuro sempre che non manchino dei buoni muffins e un enorme tazza di caffè. Al contrario di quando siamo in tour tutto è concentrato in quelle due ore quando siamo sul palco, così il naturale orologio biologico subisce dei cambiamenti, si diventa nottambuli soprattutto perchè impiego diverse ore prima di rilassarmi dopo un esibizione.
D: In quanti periodi differenti di tempo puoi dividere la tua vita?
R: Ci sono sicuramente diverse fasi che mi vengono in mente nella storia della band. Il primo periodo è quando Vince era ancora nella band. E’ stato sicuramente il protagonista in quella fase iniziale ed è stato anche un grande shock per tutti noi quando è andato via. La seconda fase è il periodo relativo a “A Broken Frame”, “Construction Time Again” e “Some Great Reward”. Dopo questi tre anni, Alan si unì a noi e abbiamo cominciato ad avere un idea di quale sarebbe stata la direzione da intraprendere con la band.
“Black Celebration” e “Music for the Masses” sono state la fase successiva, quando ho sentito che avevo preso la giusta direzione per la scittura nelle mie canzoni. Il periodo “Violator” e “Songs of Faith And Devotion” è stato quello in cui la band fece un altro passo avanti. Flood, il nostro co-produttore in questi due album, è stato un fattore di rilevante importanza nella produzione di queso prodotto e, col senno di poi, penso sia stato il momento in cui abbiamo realmente sentito di essere diventati una band riconosciuta a livello mondiale.
Ovviamente dopo l’uscita di Alan dalla band, subito dopo il SOFAD tour, è stato un grande cambiamento per la band ma allo stesso tempo ci ha dato un nuovo percorso da seguire e “Ultra” e “Exiter” appartengono sicuramente ad un periodo in cui ci stavamo adattando ad essere nuovamente un terzetto. Il fatto che ora anche Dave contribuisca alla scrittura delle canzoni dimostra che “Playing the Angel” e “Sounds of the Universe” è ancora un altra fase della band. In un primo momento è sembrato un pò strano che ci fosse un altra persona impegnata nella scrittura delle canzoni, ma penso che per me sia stato un fattore molto positivo in quanto ho sentito sempre una certa pressione nel dover scrivere tutte le canzoni. Paradossalmente, dal momento in cui Dave ha iniziato a contribuire nei testi, ho trovato il processo di scrittura molto più divertente e produttivo.
D: Se tu fossi una canzone, quale canzone saresti?
R: Non so quale canzone potrei essere, ma una canzone che per me ha una certa rilevanza è “Alfie” di Burt Bacharach e Hal David. La canzone è stata eseguita da diversi artisti con diverse versioni, da Cher a Dionne Warwick, probabilmente la più nota, ma la mia versione preferita fu quella registrata da Cilla Black, la sua voce sembra cogliere qualcosa di unico per me.
D: Qual è la tua canzone preferita tra quelle composte da te?
R: Spesso mi viene posta questa domanda e la mia risposta in tutta onestà è che in realtà non ce n’è una preferita. Mi piace eseguire brani differenti in tempi differenti e i miei gusti sono sempre in evoluzione.
D: Se avessi a disposizione più tempo per fare ciò che ancora non hai fatto, cosa faresti?
R: Beh mi ha giovato molto il fatto di essere coinvolto in questa collaborazione con Hublod per il Teenage Cancer Trust e penso che sarà certamente qualcosa che faremmo di nuovo in futuro. In passato tutti noi ci siamo occupati privatamente di opere di bene, ma questa è la prima occasione in cui abbiamo potuto dare il nostro supporto come band ad una causa particolare che per noi è stata davvero molto gratificante. Non è che in passato non abbiamo voluto contribuire a cause benefiche, ciò non è stato possibile logisticamente essendo spesso in tour. Ecco perchè l’assistenza Hublot e il contributo a questo progetto è stato così importante. Non solo sono stati estremamente generosi nella progettazione e nella donazione di questa vasta gamma di orologi, ma hanno anche contribuito ad organizzare e supervisionare la stessa asta che noi tutti auspichiamo si rivelerà un grande successo nella raccolta di fondi per il Teenage Cancer Trust.
D: Hai qualcosa che rimpiangi del passato?
R: Beh il proverbio dice “errare è umano”. Penso che chiunque abbia i propri rimpianti nella vita. Ci sono cose del mio passato che mi rammaricano, ma allo stesso tempo non credo faccia bene soffermarsi troppo su ciò che è stato il passato, preferisco concentrarmi sulle cose positive esse possono influenzare molto il nostro futuro e stimolarci così ad andare avanti.
                      

Orologi
D: Indossi orologi solitamente?
R: In genere li indosso, ne possiedo diversi. Penso che effettivamente la nostra amministrazione sia stata contattata da Hublot proprio perchè qualcuno sapeva che in passato ho già indossato un orologio Hublot. Non sono un esperto sull’arte dell’orologeria. Sono molto attratto dall’aspetto di un orologio, generalmente opto per disegni pittosto semplici sia cromato nero o argento. Tutte quelle funzione tipo la capacità di sopportare una notevole profondità sot’acqua, non mi nteressano molto, l’importante che resistano alla profondità della mia vasca da bagno!

JONATHAN KESSLER

D: Qual’è l’importanza della collaborazione con la Hublot? E come ha avuto inizio?
R: I DM hanno sempre accolto con entusiasmo le possibilità di far conoscere ed apprezzare la loro musica a nuovi ammiratori ed etichette e l’incontro con la Hoblot a Praga agli inizi del tour è stato l’inizio di una meravigliosa relazione professionale.
Anche se la band non ha mai disdegnato nuove e complesse collaborazioni, prima di entrare in relazione con la Hoblot questi eventi si verificavano esclusivamente all’interno del mondo dei media e dello spettacolo. Il valore propositivo di un connubio tra una rock band ed un marchio di lusso non è cosa ovvio, ma i DM sono fans di questo marchio da molto tempo ed il comune desiderio di supportare la causa del Teenage Cancer Trust ha portato ad una collaborazione della quale tutti siamo orgogliosi.
D: I DM sono la prima rock band che decide di esplorare il mondo del lusso. Quanta parte di questo fatto è dovuta al desiderio di raccogliere fondi per una causa umanitaria e quanto, invece, si deve alla volontà del gruppo di innovarsi ed evolversi?
R: I Dm hanno avuto una lunga e gloriosa carriera, quindi il fatto che il loro nome venga associato ad una realtà al di fuori del mondo della musica, – la natura del progetto non ha importanza….Può essere l’affiliazione ad un marchio di lusso o una causa umanitaria – è da considerare in tutta la sua potenza innovativa. Questo, pur essendo un requisito rilevante, non può, però, assurgere all’importanza di motivazione principale. Dal nostro primo incontro con la Hublot al lancio della nuova linea di orologi, sino ad arrivare al concerto di beneficenza alla Rha, il motivo che ha portato ognuno di noi a voler essere coinvolto nel progetto è stato il desiderio di compiere un importante atto umanitario. L’unione tra Dm e Hublot può sembrare una semplice operazione commerciale a prima vista, ma l’obiettivo principale di questa collaborazione è il sostegno alla causa del Teenage Cancer Trust e la volontà di permettere la crescita della consapevolezza riguardo ad un problema così serio.
D: E’ chiaro che la decisione di lavorare con la Hublot non è casule. Ci sono molti legami tra questa società ed i DM. Fondamentalmente, però, si può essere certi del fatto che la collaborazione con questo marchio è basata su un solido e mutuo rispetto. Ci sono molti fans della Hublot che partecipano ai concerti…?
R: Il rispetto reciproco è sicuramente la chiave per il successo di questo connubio. Prima di dare il via alla collaborazione con la Hublot, i DM erano già loro estimatori, e molti membri di questa società erano fans della band. Questo ha permesso al rapporto professionale di evolversi in modo molto organico, dato che ognuno dei soggetti è sempre stato attento a comprendere e dare il giusto risalto alla sensibilità ed alle priorità dell’altro. Senza dubbio, questo fatto ha rafforzato ulteriormente il rapporto di collaborazione ed ha avuto un influsso molto positivo sulla realizzazione del progetto. Questo legame professionale portava estimatori della Hublot ai concerti dei DM e i fans dei DM a conoscere la Hublot, ma la vera bellezza della forza di questa cooperazione è che ha creato una sinergia, dato che la Hublot ed i DM insieme stanno facendo molto più di quello che avrebbero potuto fare per proprio conto per sostenere la causa della ricerca sul cancro negli adolescenti. Penso di parlare a nome sia della band che del marchio quando dico che abbiamo apprezzato molto questa collaborazione e speriamo che ve ne siano di future.
                       

D: Quindi, la collaborazione con la Hublot rappresenta chiaramente le nuove metodologie con le quali la gente compra musica. Siamo molto felici della convenienza degli acquisti su iTunes, ma allo stesso tempo sentiamo la mancanza di qualcosa di speciale. Quanto siete consci del fatto che il vostro connubio professionale potrebbe produrre una armoniosissima collaborazione in termini di design delle confezioni e degli orologi, ma anche tra i membri della società e la band?
R: Sin dai nostri primi incontri con il team della Hublot, l’impegno che loro hanno messo nel progetto e la serietà con al quale hanno trattato la collaborazione sono parsi subito molto evidenti. I DM hanno giocato un ruolo fondamentale nel processo creativo e di approvazione delle decisioni in materia di design e l’esperienza e la competenza dei designers della Hublot ci hanno permesso di attualizzare le nostre comuni idee e di portarle da un piano concettuale ad uno reale. La Hublot si avvale di un gruppo geniale di designers, esperti in marketing e managers, rendendo così entusiasmante l’esperienza di far parte del processo evolutivo del prodotto. L’armonia alla quale Lei si è riferito è sicuramente germogliata dal mutuo rispetto, del quale abbiamo discusso precedentemente. La Hublot ha tenuto in grande considerazione la volontà della band di creare dei cofanetti che fossero appetibili ai fans collezionisti di pezzi rari e degli orologi, che fossero l’espressione della longevità della band all’interno dell’industria della musica. Il gruppo di artigiani e designers della Hublot ha infine permesso di realizzare oggetti che non solo riflettessero la storicità dei DM, ma che fossero anche il simbolo della volontà della società di esprimersi nell’ambito del lusso, dell’eleganza e della semplicità. Il risultato ottenuto non è solo quello del prodotto di due marchi, ma anche quello di una coerente collaborazione che sono certo sarà gradita sia agli estimatori della Hublot che ai fans dei DM. Come manager della band, sono veramente lieto di vedere il nome del gruppo associato a quello degli orologi e apprezzo molto il fatto che questo progetto abbia potuto creare una nuova connessione con i fans. Ma ciò che mi rende più fiero riguardo a questa operazione di successo è il significato che ha avuto per il Teenage Cancer Trust, sia in termini economici che in termini di visibilità. Siamo stati in grado di avere un impatto positivo sulla causa e di raggiungere un reale obiettivo di collaborazione.


Vince Clarke parla della collaborazione con Martin Gore dei Depeche Mode

       
L’autore di Erasure conferma la formazione del duo al fine di produrre un disco dance
In un intervista rilasciata per The Quietus, Vince Clarke di Erasure conferma che sta lavorando per la registrazione di un disco dance con Martin Gore dei Depeche Mode.

Clarke ha lasciato i Depeche Mode nel 1981, ma all’inizio di quest’anno ha rivelato su twitter che stava colaborando ad un nuovo progetto con Martin Gore.

Proprio nell’intervista rilasciata per The Quietus ha detto: “Sto collaborando con Martin Gore in una sorta di disco dancey“.

Gli ho chiesto via e-mail se voleva fare un disco dance. Sarà un processo lungo. Stiamo comunicando le varie idee via e-mail, io gli mando le mie e lui le sue, per ora stiamo procedendo con cose di questo genere, ma stiamo andando avanti e sono così eccitato per questa cosa“.

The Quietus ha chiesto a Clarke se fino ad oggi avesse mai avuto modo di parlare con Gore e lui ha risposto: ” No, avevamo parlato un paio di volte, non so (come mi è venuta questa idea), penso di aver bevuto qualche birra di troppo e ho pensato ‘risponderà sicuramente di no’, ma la mia richiesta è tornata indietro con una risposta positiva e ho pensato ‘eccellente!!’ “.

Per il momento non c’è una data precisa per la finitura del progetto, Clarke ha detto per l’appunto “non ho idea” quando i fan avranno modo di poter ascoltare il materiale.


Martin Gore e Alan Wilder per Recoil a Santa Ana, California

E dopo la splendida notizia della collaborazione di Martin Gore in una delle nuove tracce di Vince Clarke passiamo ad un altra altrettanto splendida notizia.
Probabilmente per ricambiare l’ospitalità durante il TOTU quando Alan Wilder
si riunì alla band dopo 16 anni in occasione del concerto per il Teenage Cancer Trust tenutosi a Londra lo scorso 17 febbraio, fatto stà che Martin Gore ora si troverà ad essere ospite della data di Recoil che si terrà il 28 ottobre al Galaxy Theatre di Santa Ana in California! Martin si esibirà in un DJ Set dei suoi brani preferiti durante l’aftershow DM/Recoil party hosted by DJ Daniel Barassi.
I biglietti sono già in vendita presso
Ticketmaster
La data di Santa Ana fa parte delle nuove date di Recoil  che sono sempre in evoluzione. Tutt’ora Recoil include ben 14 date, Stati Uniti, Canada e Messico tra ottobre e novembre tra cui una doppia tappa a Chicago con Gary Numan, sette concerti in cinque nazioni del sud America più un paio di date in Germania a fine novembre. 
Beh che dire… Alan sei un mito!!!!

                           recoil.co.uk


Vince Clarke e Martin Gore di nuovo insieme per la creazione di “Zaat”

Vince Clarke e Martin Goredopo 30 anni di nuovo insieme!
Risale a due giorni fà la grande notizia pubblicata da Clarke sulla sua pagina Twitter che annunciava la collaborazione di Gore in uno dei suoi brani: Stò preparando “Zaat” brano che vede la collaborazione di Martin (Gore) (from Basildon) testuali parole di Mr Clarke che il 3 agosto aveva anticipato: Stò lavorando ad una nuovo brano techno che si intitolerà “Zaat”
La traccia potrebbe essere inclusa nel prossimo album di Erasure
Nel The Cabin studio situato nel Maine, Clarke ha lavorato per mesi su questo album aggiornando i suoi fan tramite Twitter e il suo sito web dove ha addirittura istallato una webcam per dare modo ai suoi fan di poterlo seguire.
Per il momento non ci sono altre notizie che riguardano la collaborazione Gore-Clarke, ma rimanete sintonizzati su questo blog per le novità future!
La foto postata risale al 2007, pubblicata sul sito ufficiale Erasure