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Dave Gahan e Soulsavers: “Angels and Ghosts” biografia

Dave Gahan e Soulsavers:

Il sito depeche-mode.com ha pubblicato la traduzione (dal tedesco all’inglese) della biografia “Angels and Ghosts”, apparsa sul sito tedesco Another-Dimension.net circa undici giorni fa.

Se siete in grado di comprendere il tedesco, potete scaricare la versione originale cliccando qui.

Vi ricordiamo che l’album uscirà il prossimo 23 ottobre su etichetta Columbia e in preordine in versione digitale su iTunes e Amazon.

La traduzione che segue (Inglese – Italiano) è a cura di ©Barbara Salardi per Depeche Mode e Dintorni 

È l’inizio del secondo capitolo di una delle collaborazioni più ambiziose del genere rock del nuovo millennio: dopo avere pubblicato nel 2012 un album incredibilmente emozionante intitolato The Light the Dead See, Rich Machin, la mente dei Soulsavers, e Dave Gahan, il frontman dei Depeche Mode, presentano l’attesissimo seguito Angels & Ghosts. Tre anni fa, The Light the Dead See ha entusiasmato i fan e la critica con splendidi archi, arrangiamenti gospel ed esecuzioni canore incredibili, raggiungendo il dodicesimo posto nelle classifiche tedesche. Con Angels & Ghosts, Gahan e Machin presentano un album più forte e incisivo, che contiene un approccio narrativo di vecchio stampo e un ottimismo rassicurante di fronte alla disperazione. Dave Gahan e i Soulsavers hanno scritto tutte le nove canzoni dell’album.

In qualità di membro fondatore dei Depeche Mode, Dave Gahan è stato un elemento fondamentale nell’opera creativa della leggendaria band britannica per oltre trent’anni. In aggiunta ai suoi pregi come frontman e cantante dal vivo, l’artista cinquantatreenne ha inoltre messo in luce negli ultimi anni le sue capacità affinate di autore di canzoni: oltre ad alcuni brani negli ultimi tre album dei Depeche Mode, Playing the Angel, Sounds of the Universe e Delta Machine, Gahan ha pubblicato Paper Monsters e Hourglass nel 2003 e 2007, due album solisti di grande successo.

I Soulsavers nascono dalla cultura del remix britannica e finora hanno pubblicato tre album. Prima di incontrare Dave Gahan, Machin, di Stoke-on-Trent in Inghilterra, ha lavorato con Mark Lanegan, leggenda degli Screaming Trees, che ha dato voce alle canzoni dei Soulsavers col suo baritono caratteristico. Il legame con Lanegan è stato in origine il motivo per cui Gahan si è interessato alla musica dei Soulsavers. Quando i due si sono incontrati nello studio di Los Angeles, Gahan ammirava già da tempo le composizioni e le produzioni artistiche di Machin. «L’album It’s Not How Far You Fall, It’s the Way You Land è stato il disco di cui avevo bisogno», ricorda Dave, «proprio come quando ascoltai “London Calling” dei Clash da adolescente, o i Sigur Rós per la prima volta. Non ne ero consapevole, ma stavo cercando proprio quello e la musica mi ha toccato l’anima».

Machin, invece, è cresciuto con la musica dei Depeche Mode, la sua passione per questa band è cominciata nel 1990 con l’album Violator, quando era ancora adolescente. «I loro album avevano tinte dark», ricorda. «Oltre all’elettronica, c’erano anche elementi gospel e blues, che erano gli stili musicali che mi piacevano, e i Depeche Mode, naturalmente, mi hanno fatto conoscere nuove vie». Nel loro primo incontro, Machin ha consigliato audacemente a Gahan di permettere ai Soulsavers di fare da supporter per i Depeche Mode. Un’affermazione fatta con disinvoltura, che poi li avrebbe portati a viaggiare il mondo per sei mesi nel 2009 e ad aprire i concerti del Tour of the Universe. Alla fine della tournée, la possibilità di collaborare si è offerta spontaneamente a entrambi.

«È cominciato tutto naturalmente», dice Rich. «Non serviva un genio per capire che funzionava. Era interessante l’idea di utilizzare una persona famosa per la musica elettronica e inserirla in un ambiente di strumenti suonati dal vivo. Mi piace dare una nuova prospettiva alle cose, e tutto è successo senza particolare sforzo. Ho lavorato con molte persone, ma questo tipo di feeling naturale, un’affinità istantanea, è rarissimo. E quando capita, allora non bisogna fare altro che lasciarsi trasportare». Finita la lavorazione di The Light the Dead See, Machin e Gahan non hanno preso strade diverse, ma hanno continuato la propria collaborazione. Perfino prima della pubblicazione del primo album, Dave ha mandato un messaggio vocale a Rich dal suo iPhone con un’idea di base per una canzone, che adesso è “Shine” e apre il nuovo LP. Nel periodo successivo, il duo ha continuato a inviarsi registrazioni da una parte all’altra dell’Atlantico, finché le composizioni ultimate non sono passate in studio per la registrazione.

Da qualche parte nel movimentato avanti e indietro fra Lower Manhattan (Dave) e Stoke (Rich) si sono materializzate queste canzoni che oggi fanno parte della tracklist di Angels & Ghosts. Rich inviava le registrazioni demo strumentali, Dave rispondeva coi suoi commenti spontanei. «La musica mi dà le parole e le melodie», dice, brevemente. Per registrare le tracce di base, Machin ha messo insieme una band di colleghi musicisti provenienti da tutto il mondo. «Questi non sono musicisti da studio, ma persone con le quali ho lavorato molto a lungo e che capiscono qual è la posta in gioco», spiega. «Fanno parte del progetto, ma vivono un po’ dappertutto: sulla costa occidentale, sulla costa orientale, nell’Inghilterra settentrionale, nell’Inghilterra meridionale…»

E come se l’incubo logistico di avere tutti i musicisti non fosse sufficiente, Dave e Rich si erano riproposti che l’album dovesse dare la sensazione di essere stato registrato “dal vivo in una stanza”. «Abbiamo ascoltato molti vecchi dischi di Ray Charles», spiega Rich, «volevamo un suono organico, “spaziale”, e stavolta potevamo servirci di splendide stanze». Fra gli altri luoghi, il duo si è stabilito al Sunset Sound Studio di Los Angeles, dove le parti dei fiati e degli archi, magnifiche e mai esagerate, sono state realizzate sotto la direzione magistrale dell’arrangiatore/direttore d’orchestra Daniele Luppi. «Ho lavorato con lui per sei o sette anni», dice Rich. «Mi appoggia il braccio sulla spalla e mi fa entrare nel suo mondo. È pieno di una passione che è davvero contagiosa».

Perfino col coro di cantanti gospel, diretto da Wendi Rose, Machin lavora da più di dieci anni. Il contributo di Wendi Rose alle nove tracce è stato registrato in una sola giornata frenetica agli studi Electric Lady di New York. «Ho lasciato che queste persone facessero quello che meglio gli veniva naturale», dice Rich. «In particolare mi piace quando riesco a far lavorare insieme le persone». Machin è la classica persona che lavora dietro le quinte, che preferisce tirare le fila sullo sfondo. Forse minimizza un po’ il progetto ambizioso di unire tutti i vari musicisti nel sound dei Soulsavers.  Ma questo non è abbastanza: è riuscito anche a tirare fuori alcune delle migliori performance canore di Gahan.

«La canzone “You Owe Me” parla dell’amore come via di fuga», spiega Dave. «Lo si può vedere in tante cose, ma il suo scopo è in definitiva quello di farlo entrare nella tua vita. Ma non è una via a senso unico. Questo testo mostra un lato più oscuro di me, quello che mi tormenta – come essere lacerato in due».

Ottenere una tale complessità emotiva e rivelatrice non è solitamente un’impresa facile per una canzone di quattro o cinque minuti, ma Gahan dimostra ancora una volta di essere un maestro in quest’arte. Quando spiega che eroi come Johnny Cash, Joe Strummer e Nick Cave gli parlano così profondamente poiché cantano le loro canzoni con convinzione e fiducia, diventa sempre più chiaro che lui stesso è entrato in questa categoria: un cantante di presenza e maturità colossali.

L’album si apre con la già citata “Shine”, una combinazione di gospel e Chain Gang Blues, che è il punto di partenza di un viaggio che l’ascoltatore non dimenticherà molto presto. L’album è realizzato come un disco di vinile con due lati, il cui “primo lato” unisce elementi elettronici, il canto armonico, le parti d’orchestra e le riflessioni esistenziali di Gahan nel loro complesso, la cui estensione è troppo ampia per essere definita come semplice “musica rock”. Subito dopo l’inizio del “secondo lato”, si entra nella canzone “One Thing”, la quale, accompagnata da un mood opprimente dominato dal pianoforte, rivela preoccupazioni più profonde. Soltanto alla fine dell’album l’atmosfera torna a salire, e trova in “My Sun” un finale veramente epico. «Puntavo a realizzare un album che fosse un flusso continuo dall’inizio alla fine», dice Machin.

Con Angels & Ghosts, Rich Machin e Dave Gahan presentano un concorrente tardivo per il “Miglior Album del 2015”. Attualmente, i due stanno progettando di portare in tournée l’album. Sono già confermati alcuni concerti in palcoscenici esclusivi e prestigiosi nel mondo. Una perfomance assolutamente da non perdere.

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Dave Gahan: tra Depeche Mode e Soulsavers

Dave Gahan: tra Depeche Mode e Soulsavers

L’intervista telefonica di Dave Gahan andata in onda qualche giorno fa su BBC Radio 6 Music

BBC6: Qual è la differenza fra lavorare da solo e con i Depeche Mode, una delle più grandi band del mondo, che ha un seguito appassionato, che ha fatto la storia della musica e ha un suono immediatamente riconoscibile?

DG: Con i Depeche Mode è una collaborazione piena. Quando si fa un disco con una band in quel modo e con un gruppo di persone, il produttore, l’ingegnere, i programmatori, si collabora e si mettono sul piatto tutte le idee. Sicuramente si scende a compromessi, e così deve essere. Alla fine, si spera di raggiungere un punto comune, ma certamente io e Martin, quando facciamo un disco per i Depeche  Mode, sappiamo di voler fare un disco completo, dall’inizio alla fine. Non devono esserci incertezze, siamo molto critici. Con i Soulsavers è diverso, perché penso io al quadro generale, a come inizierà, a come finirà. Questo però non si presenta immediatamente, di solito ci vogliono alcune canzoni.

BBC6: Perciò questa è una rappresentazione più accurata di chi è Dave artisticamente rispetto ai Depeche Mode?

DG: Non devo correggermi in alcun modo, ma quando si scrive non si può comunque farlo. Per me è molto spesso un suono, una nota in particolare, il modo in cui è suonata o come mi si presenta in una sequenza di note che forma una frase musicale, che mi ispira le parole. Non correggo, mi lascio trasportare ed è soltanto quando la canzone è quasi finita che mi rendo conto di dove volevo andare a parare. Per me è tutta una questione di sensazioni, emozioni, e se una parola si presenta, la metto lì e in seguito cerco di capire perché si è presentata.

 

Per l’ascolto vai su www.bbc.co.uk/radio (dal minuto 49.31 al 56.35)
Traduzione a cura di ©Barbara Salardi per Depeche Mode e Dintorni 

 

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Dave Gahan & Soulsavers in Italia a Novembre per il lancio di “Angels & Ghosts”

Dave Gahan & Soulsavers - Angels & Ghosts

Uscirà il prossimo 23 ottobre il secondo album di Dave Gahan e Soulsavers dal titolo “Angels & Ghosts“. In preordine su iTunes https://itunes.apple.com/it/album/angels-ghosts/id1037278178

Sul sito ufficiale davegahan.com anche le date (confermate) del tour che toccherà USA ed Europa (4 novembre al Fabrique di Milano). Biglietti in vendita dal 18 settembre su ticketone.it

Tracklist
1. Shine
2. You Owe Me
3. Tempted
4. All Of This And Nothing
5. One Thing
6. Don’t Cry
7. Lately
8. The Last Time
9. My Sun

Intanto gustiamoci il singolo “All Of This And Nothing

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I Soulsavers e Dave Gahan hanno cominciato a lavorare al secondo album

Photo by Steve Gullick

La collaborazione tra Dave Gahan e i Soulsavers trova una continuazione: il cantante dei Depeche Mode tornerà in studio, per occuparsi insieme al duo di produttori del secondo album insieme. Anche una data di rilascio è già pronta.

Dave Gahan aveva sempre parlato molto bene di quanto la collaborazione con i Soulsavers lo avesse ispirato musicalmente. In “The Light The Dead See”, il primo lavoro che emerse nel 2012 dalla collaborazione, Gahan cantava e in parte superava i suoi limiti. Il punto più alto è stato un intimo concerto per una cerchia ristretta di persone – le dodici canzoni dell’album non erano abbastanza per un breve tour.

Che con “The Light The Dead See” non fosse stata detta l’ultima parola, si era già capito al momento della pubblicazione dell’album. Dave Gahan espresse lo scorso anno il suo desiderio di registrare un altro album come continuazione delle collaborazione.

Nei prossimi giorni Dave Gahan, Rich Machin ed Ian Glover affronteranno la realizzazione dell’album successivo. Dovrebbe essere pubblicato a fine 2015.

Fonte: www.depechemode.de (via @Ultra_depeche)

Ricerca e traduzione a cura di Salvatore Matteo Baiamonte per Depeche Mode e Dintorni


Quasi esattamente un anno dopo che NOTHING BUT HOPE AND PASSION aveva riferito di un possibile secondo album collaborativo, il gruppo alternativo britannico SOULSAVERS e il cantante dei DEPECHE MODE Dave Gahan sono ufficialmente tornati in studio. Guarda il post dei SOULSAVERS su Instagram come ulteriore prova.

La seconda collaborazione tra le due parti non è una sorpresa. Da quando Dave Gahan ha contribuito con le parti vocali per la registrazione dell’album del 2012 “The Light The Dead See” era ansioso di registrare nuovo materiale una volta terminato il tour promozionale di “Delta Machine”, l’ultimo album dei DEPECHE MODE pubblicato nel 2013. Si prevede che il secondo album in collaborazione verrà pubblicato a fine anno, a cui seguirà, molto probabilmente, un tour.

Fonte: nbhap.com

Traduzione a cura di Salvatore Matteo Baiamonte per Depeche Mode e Dintorni

 

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Dave Gahan:«Se tutto va bene nella primavera del 2015 un nuovo album con i Soulsavers»

Come un anno e mezzo fa, Dave Gahan e Rich Machin parlano nuovamente della loro intenzione di collaborare per un secondo album dei Soulsavers.
Nell’intervista apparsa nel nuovo numero della rivista tedesca Sonic Seducer (qui scannerizzata), rilasciata ad ottobre in occasione del lancio della deluxe edition di “The Light The Dead See” (del 2012), Rich afferma che gli piacerebbe andare in tour con Dave ma: «È molto meglio avere più di dieci brani live. E lo faremo presto, perché abbiamo già preso in considerazione il prossimo disco insieme a Dave».

Dave aggiunge: «Sono in contatto costante con Rich. Mi tiene informato su canzoni nuove e idee per le quali potrei dare il mio contributo. Certo, Rich collabora con tanti altri artisti come Mark Lanegan, e la mia voce non sempre è adatta a tutti i suoi pezzi. Però mette sempre da parte dei brani nei quali ritiene potremmo collaborare. (…) Ma “The Light The Dead See” non è stato certamente un lavoro unico: se tutto va come immaginiamo, intorno alla primavera del 2015 dovrebbe uscire un nuovo album nel quale canterò con i Soulsavers».

Ora, considerando che i Soulsavers hanno in programma un album + un EP per il 2014 (leggi qui), non aspettiamoci il ritorno fulmineo di Dave in studio al termine di questo tour.
Gahan infatti sottolinea che: «Credo sia comprensibile che voglia stare con la mia famiglia. Però, conoscendomi, dopo un po’ mi tornerà il desiderio di fare nuova musica e quindi continuerò».

Gli estratti dell’intervista tradotti da Barbara Salardi provengono da depeche-mode.com

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2013 in review – Annual Depeche Mode e Dintorni Report from WordPress.com

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2013 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

The Louvre Museum has 8.5 million visitors per year. This blog was viewed about 130,000 times in 2013. If it were an exhibit at the Louvre Museum, it would take about 6 days for that many people to see it.

Click here to see the complete report.


Soulsavers feat Dave Gahan: una Deluxe Edition per ‘The Light The Dead See’

Il 18 novembre nel Regno Unito e il 6 dicembre in Germania, verrà pubblicata una nuova edizione (in tiratura limitata) di ‘The Light The Dead Seeil nuovo album dei Soulsavers con la collaborazione speciale di Dave Gahan.

La versione deluxe dell’album (CD+DVD) conterrà, oltre a un libretto con testi e immagini, un DVD con il video ufficiale di ‘Take Me Back Home’ diretto da High 5 Collective, un’intervista dietro le quinte con Dave Gahan e Rich Machin dei Soulsavers e il ‘Live In Hollywood‘ (organizzato da Mute per il lancio dell’album) tenutosi il 21.07.2012 nel leggendario Capitol Records di Los Angeles e diretto da Cameron Fertitta.

Il CD/DVD è disponibile per l’ordine su Amazon.de, recordstore.co.uk e amazon.co.uk

CD
1. La Ribera
2. In The Morning
3. Longest Day
4. Presence Of God
5. Just Try
6. Gone Too Far
7. Point Sur Pt.1
8. Take Me Back Home
9. Bitterman
10. I Can’t Stay
11. Take
12. Tonight

DVD
Live In Hollywood
Interview
Take Me Back Home (Video)

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Un anno con Depeche Mode e Dintorni – Calendario 2►13

Ringraziamo i lettori che ci hanno seguito per tutto il 2012.  Abbiamo superato 100.000 visite con 465 iscritti. Per ringraziarvi vi mettiamo a disposizione, gratuitamente, il calendario 2013 che abbiamo realizzato per voi e per celebrare quello che sarà un anno pieno di Depeche Mode.  Potete scaricarlo qui

Gennaio 2012:

  • La splendida macchina DM inizia a scaldare i motori! Qualcosa inizia a muoversi in quel di Santa Barbara, CA. Come già anticipato prima delle feste natalizie, la prossima settimana Dave, Martin e Andy si incontreranno a casa di Mr Gore a Santa Barbara per la fase organizzativa del nuovo album dei Depeche Mode…

Febbraio 2012:

Marzo 2012:

Aprile 2012:

Maggio 2012:

  • “I Dream of Wires” un film che racconta la storia dei sintetizzatori modulari I Dream Of Wires, è un film documentario sulla storia e la rinascita dei sintetizzatori modulari. Il film, sponsorizzato da MATRIXSYNTH e attualmente in produzione, darà la possibilità di conoscere o approfondire la storia e lo sviluppo iniziale dei sintetizzatori modulari, tutto questo raccontato da chi li ha vissuti in prima persona: seminal modular designers come Don Buchla, i primi pionieri della musica elettronica come Morton Subotnick e Bernie Krause

Giugno 2012:

Luglio 2012:

Agosto 2012:

Settembre 2012:

Ottobre 2012:

  • Daniel Miller riceve il premio Pioneer al AIM Awards 2012 Il capo dell’etichetta Mute, Daniel Miller, è stato onorato con il premio Pioneer al AIM Awards 2012. Con il premio Pioneer, AIM vuole riconoscere lo stile visionario dei fondatori delle etichette indipendenti, e a chi meglio di Miller, una delle figure più influenti della storia della musica elettronica?!…

Novembre 2012:

Dicembre 2012:

Lo spettacolo pirotecnico di Londra con Depeche Mode dal minuto 2:23 reach out and touch faith!
Buon anno a tutti 🙂


La performance live di Dave Gahan e Soulsavers finalmente online

La performance live di Dave Gahan e Soulsavers finalmente online

Il 27 luglio 2012 al Capitol Records di Los Angeles, si esibivano Dave Gahan, Rich Machin, Ian Glover, Martyn Lenoble e sua figlia.
Il concerto privato organizzato da Mute, ebbe come scopo principale il lancio del nuovo album dei SoulsaversThe Light The Dead See” con la collaborazione speciale di Dave Gahan.
Ora, dopo 5 mesi, possiamo finalmente ascoltare e guardare questo live strepitoso diretto da Cameron Fertitta.


Dave Gahan: «questo album riflette quello che siamo oggi, non chi eravamo o ciò che saremo»

Parigi, un hotel di lusso in viale George V. Dave Gahan, cantante e compositore dei Depeche Mode, nella camera 132 attende di essere intervistato dai vari media.
Adagiato elegantemente su una sedia dorata che gli conferisce una certa aria monarchica, il leader della band britannica appare in forma smagliante, avvolto in un impeccabile completo nero.
Saggezza, filosofia, predizione…
Ladies and Gentlemen, Mesdames et Messieurs, Mr Dave Gahan!

Quale stile possiamo aspettarci dal nuovo album?
«L’album ha sicuramente una fortissima influenza blues. Abbiamo cercato di mantenere una tecnica di registrazione abbastanza minimalista.
Con questo voglio dire che se ce una melodia specifica o qualche elemento di unione, questo diventa il filo conduttore: la costruzione della canzone avviene intorno ad un suono unico.
Questo non vuol dire che è tutto up-tempo [un ritmo veloce, vivace e in aumento].
La canzone Angel, che è ancora in fase di sviluppo, è fortemente influenzata dal blues ma allo stesso tempo è minimalista. Senza dubbio è un riferimento a un certo stile.
La chitarra imposta il ritmo ma allo stesso tempo l’elettronica fa da padrona, sia dal punto di vista della produzione che dell’interpretazione.
Sebbene vi sia la presenza della chitarra, questa è stata a sua volta incorporata ad un amplificatore per chitarre e modificata utilizzando i sintetizzatori modulari.
Anche dal punto di vista dei testi, alcuni possono essere molto personali in certi casi, almeno dal mio punto di vista, ma allo stesso tempo volgono gli occhi verso l’esterno per riflettere ciò che sta accadendo intorno a noi.
Nel mio caso mostra il modo in cui vengo colpito, in qualsiasi moneto, da ciò che accade nel mondo

Ci si sente proprio così?
«Per me, questo processo è contradditorio. E’ un mescolare. Perdi qualcosa ma ne guadagni un’altra. E’ una presa di posizione. Puoi ottenere un risultato positivo da tutto questo.
Talvolta, una porta chiusa rivela un’altra grande porta in attesa di essere aperta. Ma il coraggio che ci vuole per oltrepassarla è un’altra storia.
Questo è quello che intendevo dire riguardo la presenza del blues nei testi e nell’interpretazione. Ad esempio, Angel è una sorta di protesta, di rammarico costante, è un cumulo di emozioni.
Penso che questo sia un suono più maturo per la band. In termini di musica e parole penso che questo album riflette quello che siamo oggi, non chi eravamo o ciò che saremo.»

«In una delle canzoni che ho scritto per questo album, canto questa frase: ‘Le tue menzogne sono più attraenti della verità’. Riassume il modo in cui non riesco a gestire la mia vita. Forse ne traggo piacere in questo momento, però le conseguenze alla fine del tunnel sono grandi.
La frase continua: ‘Quello che voglio è amore’. Questa può essere considerata una forma di egoismo, ma anche chi sono realmente o chi sto cercando di essere.
Un’altra frase di questa canzone dice: ‘Le tue braccia sono infette/occultano la verità’. Per me, questa frase è una riflessione su tutto ciò che può indurci ad una dipendenza. Che si tratti di droga, alcol, amore, il sesso o qualsiasi altra cosa. Veniamo infettati da queste trappole che prendono il controllo su noi stessi e che a lungo termine si trasformano in un problema. Quindi, per me, essere in grado di trasformare quelle parole in musica e vederle poi interpretare, mi permette di capire molte cose di me.
E’ qualcosa di magico che accade con la musica. Ti permette di identificarti con le contraddizioni.
Ci sono altre canzoni dell’album, per esempio una ballata dallo stile molto blues/gospel. Penso che sia una delle migliori che Martin abbia mai scritto in vita sua. Cantarla significa per me una sorta di esorcismo. Credo di essermi sentito come un fan quando ascolta una canzone per la prima volta.
Ho imparato molto da Martin. Lui scrive con grande onestà. Questo è l’importante, la miglior composizione è descrivere una situazione. Puoi avere un componente fittizio, ma in ogni canzone di Johnny Cash ho sempre pensato che stesse parlando della sua vita. Non si tratta di una bufala

Quali riferimenti o esperienze ti hanno influenzato in particolar modo durante la composizione delle tue ultime canzoni?
«Molte cose. Ho un influenza costante dei miei amici, la mia famiglia, i film… una semplice frase o una canzone che ascolti.
Una delle persone che mi hanno maggiormente ispirato in questi ultimi anni è Mark Lanegan [compositore e musicista dei Soulsavers, con il quale Dave ha collaborato di recente in un disco]. Mi piace la costanza e la tranquillità della sua voce.»

Negli ultimi anni, la collaborazione di Dave Gaha con i Soulsavers e quella di Martin Gore con Vince Clarke (VCMG), indica una continua ricerca di sperimentazione.
Come ben sappiamo, i Depeche Mode hanno rappresentato la nascita di un nuovo genere musicale, il synth pop, che ha trasformato la scena musicale e ha permesso una comunione con il pubblico non necessariamente predisposto alla musica elettronica.
Ultimamente, la parola synth pop sembra essere stata relegata in elettronica.
Gahan è chiaro: «Purtroppo, una delle cose che ha portato ad un ulteriore sviluppo della musica elettronica sono stati i musicisti pigri. Tecnologia utilizzata in modo abusivo.
Sono consapevole del fatto che si potrebbe dire la stessa cosa delle chitarre o dei tamburi nella musica tradizionale… c’è musica e cattiva musica.
Il fatto è che c’è pessima musica elettronica in giro, prodotta esclusivamente per generare una gratificazione momentanea.
Molto spesso, tornando al disco che abbiamo fatto, il modo più semplice non è il migliore. Bisogna guadagnarsi il rispetto.
Si può ascoltare i nostri album e sentire l’amore che comunichiamo, la crescita e la maturazione che c’è in questo percorso»

Nell’ultima parte dell’intervista, Dave esprime il suo sostegno dei confronti di Obama, le Pussy Riot e la forte crisi economica che, come la Spagna, ha colpito pesantemente la Grecia, secondo Paese che i Depeche Mode visiteranno durante il prossimo tour mondiale in partenza il 7 maggio 2013 da Tel Aviv, Israele.

«Credo che la musica ci unisce, mentre la politica e la religione ci separano. Ne sono dispiaciuto. Dico questo perchè sto invecchiando e vedo i miei figli crescere in un mondo che continua a optare per la separazione.
Stiamo arrivando a un punto in cui avverrà un cambiamento. Non sarà facile. Ci vorrà tempo e impegno da parte di tutti, come ha detto Obama. Agli americani non piace sentire questa cosa perchè pensano che se lavoreranno duramente alla fine saranno premiati. Ma questo non funziona più!
Molte cose stanno cambiando in tutto il mondo. Sono molto fortunato, e, a volte mi vergogno di questo. Ho molti amici nel mio Paese e a New York che stanno vivendo un periodo molto difficile. Alla fine, per aiutare te stesso, devi aiutare gli altri.»

«La musica è stata l’insegnante più importante che abbia mai avuto nella vita. Mi ha risollevato quando ne avevo bisogno. Questo mi succede anche con i film e le colonne sonore. Possono cambiare la tua vita.»

fonte: elpais.com

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Dave Gahan e Rich Machin la video intervista di Amoeba Music

Nel mese di luglio, Dave Gahan dei Depeche Mode e Rich Machin dei Soulsavers, sono andati a fare shopping all’Amoeba Music di Hollywood, dove hanno realizzato questa video intervista.
What’s In My Bag? è una serie di video ambientati nello store Amoeba Music che mettono in luce i gusti musicali di artisti e gente comune.

L’episodio 511 della serie, ha come protagonisti Dave e Rich che ci mostrano quali LP hanno messo nel loro “carrello della spesa”.

Per Dave:
“Sweet Heart, Sweet Light” di Spiritualized: «Questo ce l’ho già, ma non ho la versione in vinile. Ci avevo preso gusto ad ascoltarlo, per un certo periodo. Mi piace molto l’artwork, per questo ho pensato che fosse fantastico. In realtà questo disco è per Martin, ultimamente mi ha comprato diversi dischi, così ora io ne compro alcuni a lui. Sono sicuro che questo non lo ha ancora mai ascoltato.»

“WIXIW” di Liars: «Mi piace questo disco, ce l’ho anche su CD… qui dice che pesa 180 grammi, non ne sono totalmente convinto ma… hehehe» […] «Si, ho pensato che fosse qualcosa di astratto e lunatico, ma mi piacciono cose di questo genere e mi piace il fatto che ci sia una sorta di mix tra chitarre e cose tradizionali con l’elettronica.»

Poi Dave si interroga su un cd che si è ritrovato casualmente tra le mani e rivolgendosi a Rich dice: «E questa è… una soundtrack?» Rich gli spiega che non si tratta di una colonna sonora ma di Daniele Luppi, che in passato ha collaborato in un disco dei Soulsavers.
Dave: «Oh si, gli strumenti a corda del disco dei Soulsavers.» Rich continua dicendo che Luppi ha collaborato anche con artisti come Jack White e Norah Jones nel disco “Rome“, infatti Dave ha in mano proprio quel disco.
«Oh, ho sentito parlare di questo e ho letto una recensione che diceva chiaramente che il nostro disco è molto meglio hahaha» […] «Ci darò un occhiata e il voto lo avremo in seguito. Ehm si… nessuna mancanza di rispetto, ammiro tutti. Sono sicuro che è meraviglioso.»

“New York Dolls” di New York Dolls: «The Dolls! Gran disco. E’ tutto semplicemente eccezionale. Considerando il periodo in cui questo disco è uscito e la New York di quel tempo, hanno avuto le palle di andare in giro per strada! Sono quasi sicuro che la gente fondamentalmente li abbia scambiati per dei travestiti. Ma wow, che caos meraviglioso. Mi piace!»

“Blunderbuss” di Jack White: «Questo disco ce l’ho, Jack White. Mi piace molto il suo artwork, ho anche il CD» […] «Sembra che prenda con facilità il modo di fare musica, con questo non voglio dire che non sia un professionista esperto ma solo che fa sembrare facile ciò che in realtà non è e lo fa molto bene. Mi piacevano anche le cose che facevano i Dead Weather, in particolare il primo disco.»

Conclude: «Ecco cosa c’è nella mia borsa»

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Dave Gahan e Soulsavers in concerto – foto e video –

Si, avete capito bene e da qualche giorno le voci correvano su twitter. Dave Gahan, Rich Machin, Ian Glover e altri musicisti si sono esibiti Sabato (21-07-2012) in un concerto segreto aperto solo a pochi e organizzato dalla Mute.

Circa 75 persone hanno avuto la fortuna di poter ascoltare dal vivo, al Capitol Records di Los Angeles, i brani del nuovo album dei SoulsaversThe Light The Dead See“, con la collaborazione speciale di Dave Gahan.

Tra i musicisti presenti alla serata figura Martyn Lenoble, bassista, e sua figlia Marlon al violoncello. Proprio Lenoble nei giorni scorsi aveva twittato la notizia, dichiarando tra l’altro che non erano disponibili biglietti per il live ma  che comunque era dedicato a tutti i fans.

Set List:
Presence of God
In The Morning
Bitterman
Just Try
Take Me Back Home
Tonight
Gone Too Far

Di seguito alcune immagini della serata.

Thanks to:
mxdown 1
mxdown 2
Martyn LeNoble
Leah
Laura
ellen31curtis 1
ellen31curtis 2

more pics here

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Take Me Back Home primo video ufficiale dei Soulsavers / Dave Gahan

The Light the Dead See, nato dalla collaborazione tra Soulsavers e Dave Gahan, ci regala immagini degne di una ballata gospel come Take Me Back Home, primo video ufficiale.

Nessuna traccia di Gahan o Soulsavers nel video, ma le immagini raggiungono senza indugio testo e musica, per unirsi in un unico e ineguagliabile vortice di emozioni.

L’album, pubblicato il 22 maggio 2012, è disponibile in versione CD audio e vinile su Amazon.it.

Directed By: High 5 Collective
Produced By: Partizan Entertainment
Executive Producer: Jeff Pantaleo
Partizan Rep: Nicole O’Connell
Commissioner: John Mule
Starring: Peter S. Williams

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Dave Gahan sul nuovo disco dei Depeche Mode: “Abbiamo parlato con Anton Corbijn di alcune idee…”

Recentemente la CNN ha intervistato Dave Gahan che ha parlato del suo ultimo lavoro con i Soulsavers, del nuovo disco dei Depeche Mode e di come “Ziggy Stardust” abbia cambito la sua vita.

CNN: Come puoi paragonare il lavoro fatto con i Soulsavers rispetto ad un album solista o con i Depeche Mode? Sembra un compito abbastanza impegnativo che richiede grandi idee.
DG: «E’ interessante ciò che hai detto. “Presence of God“, per esempio, e il modo in cui la interpreto, puo farla apparire come una semplice frase o qualcosa di più. Le note che scelgo e la mia interpretazione rendono tutto molto emozionante.
Quello con Rich è stato un processo differente dal solito, per me. Non ho programmato nulla, ho scritto ciò che mi veniva, liberamente e senza pressioni. Ho lasciato che il processo scorresse in modo puro e naturale, e questo penso si avverta nei brani.
I Can’t Stay” è stato il primo brano sul quale ho lavorato e che ha acceso poi tutto il processo lavorativo. Quando l’ho inviato a Rich è rimasto sbalordito da ciò che avevo fatto su quegli accordi di chitarra che mi aveva precedentemente inviato, ed è iniziato tutto.
Queste canzoni sono un modo per descrivere se stessi… non avrei potuto farlo in modo migliore.»

CNN: Parlando di benedizione, in questo album hai esplorato la spiritualità, in particolare con “Presence of God”, e hai detto che queste tematiche posso imbarazzare le persone. E’ certamente molto più diretto, rispetto a ciò che fai solitamente con i Depeche Mode… c’è stato un allontanamento?
DG: «Niente affato. Perchè sia io che Martin andiamo nella stessa direzione. In passato, specialmente nel periodo “Violator” e “Songs of Faith and Devotion“, sentivo come se Martin scrivesse canzoni su di me o per me, cosa che in realtà non era. Avevamo le stesse incertezze e spesso sembrava che stessimo vivendo lo stesso strano oscuro senso dell’umorismo.   
Presence of God” ti fa capire che basta aprire le orecchie e ascoltare ciò che ci accade intorno, per trovare tutte le risposte alle nostre domande. Anche il titolo dell’album, “The Light the Dead See“, ha un effetto positivo… le cose accadono quando meno te lo aspetti, magicamente. Questa è una cosa che sto provando anche sulla mia pelle, quando mi ritrovo immerso in pensieri di ogni tipo.»

CNN: E’ un equilibrio molto delicato, esplorare queste tematiche nei tuoi testi, stando attendo a non alienare il pubblico dal senso di angoscia o di predicozzo. Come sei riuscito a gestire questa cosa?
DG: «Mi fa piacere che tu abbia avvertito questa cosa. E’ venuto fuori tutto molto facilmente. Per me la fede e il dubbio sono molto vicini. E’ impossibile negare l’evidenza delle cose che accadono intorno a noi, anche quando cerchi di controllarle. Non sto cercando di dire cosa sia giusto fare. E’ la mia pura esperienza, quella che in alcuni momenti ti fa sentire parte di qualcosa, mentre in altri ti fa pensare “che cavolo sto facendo?”
Questa accade a tutti. Ho cercato di mantere la cosa aperta il più possibile, senza orientamento. Non voglio orientarvi. Voglio che ascoltiate e siate liberi di evocare i vostri sentimenti.»

CNN: L’album è bellissimo. Malinconico ed esaltante allo stesso tempo. Come sei riuscito a colpire i nervi emotivi?
DG: «Credo che, in alcuni casi, sia stato il modo in cui ho usato la mia voce. Quando canto mi lascio trasportare completamente. In adolescenza ascoltavo spesso David Bowie. Il posto in cui lui cantava, ero lo stesso in cui volevo andare io. Non sapevo se quel posto fosse reale, ma ho creduto che lo fosse.
Ho cercato di ricreare la stessa magia in questo disco.»

CNN: C’è qualcosa in particolare di Bowie che ti ha trasportato più delle altre?
DG: «Molti dei suoi dischi sono stati fondamentali per me. Se dovessi citarne uno sarebbe “Ziggy Stardust“. Ha cambiato la mia vita. Accadde la stessa cosa quando esplose il periodo punk rock, vidi per la prima volta i Clash, avevo 16 o 17 anni. Sentivo di appartenere a qualcosa, la musica ha sempre avuto questo effetto su di me, e continua tuttora. Ultimamente ho acquistato e sto ascoltando molto spesso l’album dei SpiritualizedSweet Heart Sweet Light“.
C’è una sorta di senso dell’umorismo nella combinazione delle sue parole e il suo stile musicale. Non tutti hanno le stesse sensazioni ascoltado quel disco, ma è un gran bel disco.»

CNN: Stai registrando il tuo 13° album con i Depeche Mode. Puoi accennarci qualcosa?
DG: «Martin è stato molto prolifico, lo sono stato anche io. Mentre scrivevo demo per i Depeche Mode, nello stesso tempo ero impegnato con i Soulsavers. Martin ha scritto dei pezzi grandiosi. Di solito iniziamo un disco con sei o sette canzoni, questa volta invece ne abbiamo circa 20.
In studio cerchiamo di non sovra-produrre il suono e non esagerare. Stiamo cercando di ottenere maggior rendimento di prestazione, quindi se c’è una cosa che funziona, la registriamo e basta. Abbiamo già parlato con Anton Corbijn di alcune idee su come vorremmo che fosse l’impatto visivo del disco, lui di solito ha un’ampia visione.
Le canzoni hanno un influenza blues. Ovviamente non è un disco blues, ma ci sono sicuramente alcune di quelle influenze in esso. Da la sensazione di avere anche un certo approccio soul, ma siamo solo all’inizio ed è ancora presto per parlarne.
Lavoriamo insieme da così tanto tempo, ma c’è sempre un elemento che sorprende noi e il nostro lavoro.»

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“The Light The Dead See” Dave Gahan/Soulsavers video intervista parte4

Nella quarta parte dell’intevista diretta da Cameron Fertitta e a cura di Robert Simpkins, Dave Gahan dice che la sua collaborazione con i Soulsavers potrebbe non essere finita qui. «Mi rattrista dovermi fermare. Ci stiamo conoscendo creativamente. Penso che sia l’inizio di qualcosa. Entrambi speriamo di proseguire, non credo finirà qui. Ora sono molto impegnato con i Depeche Mode, ma ho vissuto molto intensamente questo disco con i Soulsavers, è stata un esperienza molto bella… per questo vorrei proseguire.»

Dave ha anche detto che sente i Soulsavers molto adatti al suo stile: «Negli ultimi dieci anni ho perfezionato il mio strumento, la voce. Mi sono sentito libero e a mio agio con lo stile dei Soulsavers, è un habitat naturale per la mia voce.»

“The Light The Dead See” su iTunes

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“Il nuovo disco dei Depeche Mode sarà molto incisivo” rivela Dave Gahan

In questo periodo, Dave Gahan e soci si trovano a New York per proseguire la sessione di registrazione del nuovo album dei Depeche Mode. Dopo aver portato a termine «una parte del lavoro in California», Gahan rivela che «l’album è a un quarto di strada dal termine».

«Abbiamo molti brani, per essere a questo punto dell’opera» dice Gahan «Martin è stato molto prolifico, alcune sue canzoni sono davvero grandiose. Ho alcuni miei brani sui quali stiamo lavorando e che stanno prendendo un ottima forma. Sono davvero entusiasta di come stanno andando le cose. Penso sarà un disco molto diretto e incisivo. Non posso dire altro per il momento; con i Depeche Mode tutto può cambiare nel corso della lavorazione di un disco.»

Quindi stabilire una data per la pubblicazione è irrilevante. «E’ un processo lungo» riconosce Gahan «Probabilmente non termineremo prima della fine dell’anno, stiamo anche progettando un tour per l’anno prossimo. Al momento sembra più un laboratorio di scienze. Attualmente stiamo lavorando in due stanze, un sacco di chitarre ed elettronica e sono tutti molto creativi… è come un laboratorio.»

Riguardo i Soulsavers, Gahan dice che  «c’era una grande chimica tra noi, sarebbe stato davvero un peccato non approfittarne per fare un disco.» Improbabile un tour promozionale per “The Light the Dead See“, ma entrambi intendono proseguire insieme e Machin in proposito dice: «Abbiamo già iniziato a scrivere un paio di canzoni che potrebbero rivelarsi grandiose. Sono sicuro che ci sarà un secondo disco» e Gahan sarà a bordo molto probabilmente.

«Avrò da fare per almeno un paio d’anni» dice Gahan «Sono aperto all’idea di fare molte altre cose insieme. Sarebbe un peccato fermarsi proprio ora, visto l’ottimo risultato che abbiamo ottenuto con questo disco».

si ringrazia Billboard


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Dave Gahan su WNYC Radio nel programma Soundcheck

Il 22 maggio scorso, Dave Gahan, è stato ospite del programma radiofonico Soundcheck, condotto da John Schaefer, in onda su WNYC Radio. Dave ha parlato del progetto Soulsavers e di quanto “The Light The Dead See“, uscito proprio il 22 maggio, lo abbia sorpreso come artista, donandogli maggiore entusiasmo per affrontare il nuovo album dei Depeche Mode.  Di seguito il video e la traduzione dell’intervista. Per scaricare “The Light The Dead See” clicca qui.

JS: Benvenuto
DG: «Ciao, grazie!»

JS: Prima di tutto consentimi di dire che i Soulsavers sono due ragazzi che, a quanto sembra, sono partiti dall’elettronica.
DG: «Penso che siano contrassegnati da questo, perché il primo disco che hanno prodotto, è stato realizzato prevalentemente in maniera elettronica. Penso che il loro modo veloce di muoversi in differenti aree, gli ha permesso di avere a che fare con diverse cose.»

JS: Hai detto che sono stati molto veloci nel muoversi tra un genere e un altro. Avverto una certa tendenza Phil Spectorish nel brano “In The Morning” che cresce fino a sfociare un potente suono orchestrale. Dave, quando i Soulsavers ti hanno inviato questo brano, era già così grandioso?
DG: «No, questo in particolar modo, credo… non vorrei sbagliare, ci fosse solo il suono della chitarra acustica di Rich [ride] Mi ha inviato i pezzi sui quali stava lavorando in modo molto approssimativo, erano davvero approssimativi. Ho avuto subito una forte ispirazione. Ho iniziato a scrivere e ho rispedito a Rich, che ha iniziato a costruire il brano attorno a ciò che avevo scritto… l’aggiunta degli archi, degli strumenti a corda… il modo in cui è avvenuto il tutto è stata come una sorta di magia.»

– Poi Gahan ha detto che per lui è stato molto importante ricevere la benedizione da Mark Lanegan, il quale ha molto apprezzato i brani. Ha detto che Rich è stato tormentato da Mark, che voleva a tutti i costi ascoltare alcune tracce. E Mark alla fine ha detto «dovrei odiarlo e invece lo trovo ottimo!  –

JS: Da dove proviene il titolo dell’album?
DG: «In realtà è una poesia di Frank Stanford (poeta americano). Abbiamo vagliato diversi titoli, ma questo era il più indicato, perchè si adattava molto bene con i sentimenti che questo disco evoca. E’ molto cinematografico e visivo.»

JS: Forse tocca anche sentimenti tipo il dramma, la speranza e la tragedia.
DG: «Si, la speranza certamente.»

JS: Alcuni testi sembrano essere lontani dalle ciò che hai scritto 10-20 anni fà.
DG: «Penso che alcuni di questi provengono dall’esprienza e dalla sensazione di libertà, il lasciarsi andare a ciò che la musica avoca. Ed è proprio ciò che è accaduto in questo disco. Ho messo su carta ciò che provavo durante l’ascolto delle tracce che Rich mi inviava.»

JS: Sei rimasto sorpreso da quello che stavi scrivendo?
DG: «Questo accadde in seguito, all’inizio lo sentivo naturale e ho cercato di rimanere conscio per non strafare. Quando ascolto un brano, devo crederci. Voglio credere alla persona che sta cantando, voglio credere che ci sia davvero conoscenza, esperienza, sia nell’esecuzione che nel resto. Questa è stata una delle cose alle quali sono rimasto ancorato. »

JS: La canzone “I Can’t Stay” sembra scritta da qualcuno che ha vissuto le sofferenze della guerra. Hai avuto un anno molto difficile, entrando in questo progetto. Un tumore maligno, un infortunio alla gamba e alle corde vocali.
DG: «Oh si, avevo dimenticato la gamba…
Si, questa è la vita, e va bene così. Dicono che certe cose ti rendono più forte, e mi sento così. Ma queste cose mi fanno anche ricordare che siamo umani e abbiamo degli ostacoli che dobbiamo superare. Ci sono cose che accadono nella nostra vita sulle quali non abbiamo controllo, ma ti danno modo di riflettere cosa sia importante e cosa no. Forse sarà per via dell’età, forse perchè sono più vecchio e quindi più saggio… ma ora sono in grado di riflettre di più su queste cose, che sono venute fuori anche nella scrittura questo disco.»

JS: Ora come ti senti?
DG: «Mi sento bene, non ho nulla di cui lamentarmi. Ho un lavoro straordinario, un famiglia fantastica, mia moglie sta ascoltando la trasmissione in questo momento. Questo disco è un dono per me, e il modo in cui sono scritte le canzoni, mi ha insegnato ad uscire fuori dalla mia strada… c’è sempre qualcosa, se riesci a scorgerla.»

JS: Hai detto che la musica è un processo di apprendimento. Sembra che l’ultima cosa che le persone imparano, è come uscire dalla propria strada.
DG: «Si. La musica è come un dono, ma questo non vuol dire che non necessita di cure o di lavoro. Quando Rich mi ha inviato i brani, sia io che lui non abbiamo mai avuto incertezze sul lavoro che le tracce richiedevano.»

JS: Album o raccolta di canzoni?
DG: «Ora è un album, ma è partito come una raccolta di canzoni. Non abbiamo programmato di fare un disco… dopo circa 5-6 canzoni, abbiamo notato che si stava trasformando in un disco e ne siamo rimasti entusiasti.»

– Dave ha spiegato che questo disco ha molte influenze tra cui blues e gospel, loro sono grandi appassionati di questi due generi. Loro sono amanti di quei dischi che quando li ascolti ti permettono di viaggiare con la mente, di riflettere, di sentirti parte di qualcosa. Lui provava queste cose, quando da ragazzino ascoltava i dischi di David Bowie. –

JS: Il tuo progetto con i Soulsavers, e quello di Martin Gore con VCMG, che significato ha per i Depeche Mode… entrambi vi state occupando di altre cose.
DG: «E’ stato bello, credo che Martin si sia molto divertito a fare quel disco con Vince. In quel periodo eravamo entrambi impegnati in due progetti differenti e simultaneamente scrivevamo per il nuovo disco dei Depeche Mode, ora in processo di registrazione e in pianificazione tour per il prossimo anno. Ho la sensazione che questo disco sarà grandioso, perchè entrambi i progetti ai quali abbiamo lavorato, al di fuori della band, sono stati fonte di grnade ispirazione.»

– Dave sostiene che c’è sempre da imparare, che se un artista pensa di non aver più nulla da imparare, vuol dire che è arrivata la sua fine. Tutte queste cose che gli stanno accadendo come artista, lo rendono molto entusiasta e lo stimolano a fare altre cose con persone diverse. E’ molto eccitato di tornare a registrare con i Depeche Mode, sente che avrà un approccio differente in questo nuovo disco. E’  molto felice di sentirsi così e dice che 15-20 anni fà l’avrebbe vista in modo totalmente differente. –

JS: A cosa è dovuto questo tuo cambiamento?
DG: «Le circostanze mi hanno fatto cambiare, circostanze che sono state ben documentate. Sentivo che dovevo provare qualcosa di differente, qualcosa che mi portasse fuori dalla mia zona-confort per affrontare nuove sfide, fare qualcosa di diverso.»

JS: Penso che i fan dei Depeche Mode saranno molto felici nel sapere che ci sarà nuovo disco, sul quale stavate lavorando fino alla notte scorsa, a quanto pare.
DG: «Si. Stavo provando alcune parti vocali, nella tarda notte di ieri. Stà diventando un disco carico di emozioni e sono molto entusiasta di andare i tour l’anno prossimo.»

JS: Dave è stato un vero piacere averti qui con noi su Soundceck. Grazie tante.
DG: «Grazie mille per avermi accolto.»

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Dave Gahan e Rich Machin parlano con Sam Spokony del nuovo album ‘The Light the Dead See’

Il front man dei Depeche Mode, Dave Gahan, e il partner degli agnostici spirituali Soulsavers, Rich Machin, parlano con Sam Spokony del loro nuovo album.

Il brano di apertura di “The Light the Dead See“, il nuovo album dei Soulsavers in cui Dave Gahan ne è l’ospite vocale, è una breve introduzione musicale che somiglia a qualcosa di epico alla Spaghetti Western. Una distorta e solitaria chitarra stile Morricone, ci conduce, con elevata intensità strumentale, al punto di rendere viva l’immagine di Gahan mentre aspetta in silenzio la resa dei conti (stile mezzogiorno di fuoco per intenderci). Il brano è appassionato e un pò triste, ma con una resistenza pura ed incisiva, come il resto dell’album.

Gahan, che di recente ha compiuto 50 anni, si adatta piuttosto bene alle sfide. Dopo oltre 30 anni e 12 album con i Depeche Mode (e un imminente 13°), con una carriera segnata dalla tensione artistica, la tossicodipendenza che lo ha portato quasi alla morte, Gahan ha avuto modo di affrontare la vita sotto diverse prospettive. Dopo un attacco di gastrointerite durante il tour del 2009, che ha portato alla rimozine chirurgica di un tumore, innescando non pochi dubbi da parte dei fans su un suo impotetico ritorno, possiamo giustamente dire che Gahan si è guadagnato il diritto di essere definito un performer resiliente.

Come Martin Gore, collega e membro dei Depeche Mode, ha detto di essere rinvigorito dopo il suo recente progetto (VCMG, in partnership con Vince Clarke ex DM), anche Gahan sembra abbia guadagnato molto dopo la collaborazione con l’eclettico duo dei Soulsavers. “The Light the Dead See“, pubblicato dalla Cooperative Music il prossimo 21 maggio, rappresenta una nuova direzione di esplorazione per Gahan in seguito a due precedenti lavori da solista, Paper Monsters nel 2003 e Hourglass nel 2007. Va diritto alle emozioni, è di grande portata, riesce ad incorporare influenze condivise e punti di forza individuali in 12 potenti tracce.

Essenzialmente nulla di nuovo per i Soulsavers, composti da Rich Machin e Ian Glover, che hanno lavorato con un organico di alto profilo negli ultimi 10 anni, ospitando cantanti come: Mark Lanegan, Gibby Hanes e Jason Pierce. I loro arrangiamenti complessi, che impiegano strati di strumentazione inaspettata e un ampia gamma dinamica, hanno permesso ai Soulsavers di adattarsi con successo in entrambi i casi, compreso il loro ultimo lavoro. Ma “The Light the Dead See” potrebbe aver avuto un nuovo e differente effetto catartico su Machin e Glover come su Gahan, data l’apparente connessione creativa tra loro, che gli ha permesso di lavorare a questo album.

Abbiamo avuto la possibilità di sederci con Gahan e Machin in un hotel sulla Lower East Side di Manhattan, e il legame artistico sviluppato tra i due era palpabile. Anche se provengono da due ambienti diversi (Gahan vive a New York dal 1997 mentre Machin proviene dal Regno Unito), i due si guardavano a colloquiavano come buoni amici, piuttosto che come una coppia di artisti di livello. Sembravano a loro agio, e quella sensazione di libertà, da parte di Gahan, con la capacità di rilassarsi ed esprimere se stesso, sembrava davvero fare la differenza.

Forse le origini di questo progetto hanno a che fare con il tempo trascorso insieme, quando i Depeche Mode hanno avuto i Soulsavers come spalla nelle date europee di TOTU nel 2009?
RM: «Si, non riesco ad immaginare un altra occasione in cui sarebbe potuto accadere.»
DG: «Esattamente, non avremmo mai avuto quella conversazione altrimenti. Voglio dire, io sono fan dei Soulsavers, seguo loro e Mark Lanegan e fu lui inizialmente ad introdurmi nella loro musica. E poi l’occasione di parlarne avvenne proprio durante il tour con la mia band.»

C’è un senso di fandom recipro?
RM: «C’è stato un periodo molto particolare della mia vita in cui i Depeche Mode hanno avuto una certa influenza. Quando uscì “Violator“, avevo 14 anni. Mentre quando uscì “Songs of Faith and Devotion” lavoravo in un negozio di dischi durante il fine settimana. Quel periodo fu il momento in cui i miei gusti musicali presero forma e ancora oggi sono due dei miei dischi preferiti.»

Ai tempi in cui tu e Ian Glover avete iniziato ad esibirvi come Soulsavers, hai mai immaginato una collaborazione del genere o era uno dei tuoi obbiettivi?
RM: [ride] «Forse questo non gioca a mio favore, ma non ho mai avuto un obiettivo. Purtroppo è stato sempre così e per questo motivo i miei insegnanti scolastici mi hanno sempre criticato. Non ho mai avuto obiettivi nella vita.»

Una volta consolidamenta la vostra relationship, c’è stato qualcosa di simile ad un obiettivo da realizzare con questo progetto?
RM: «E ‘stata un’esperienza molto naturale. Non abbiamo deciso sin da subito di fare un disco, abbiamo pensato che sarebbe stato bello provare alcune cose e vedere il risultato. Ed è accaduto qualcosa di molto positivo. Abbiamo avuto una sintonia immediata.»
DG: «Probabilmente uno dei motivi più importanti è stato il fatto di non aver stabilito un piano, questo ha funzionato. Percepivamo le stesse sensazioni. Questo è il tipo di chimica difficile da creare.»

Martin Gore e Vince Clarke hanno recentemente collaborato al loro progetto VCMG, ma Gore ha detto che non c’era stato alcun contatto reale durante questo processo. Qual è stato il vostro processo giornaliero?
DG: «Beh, conoscendoli entrambi, è stato molto diverso [ride]. Con questo non voglio parlarne in modo negativo, in più il loro era un progetto elettronico. Ho ascoltato un paio di brani dal loro lavoro, ma credo sia un settore completamente diverso.
Probabilmente Vince stava inizialmente lavorando su alcune cose, voleva determinate melodie etc… così ha contattato Martin che in quel periodo non aveva impegni, così ha contribuito a questo progetto. Negli ultimi cinque anni, o giù di lì, ho notato un grande cambiamento in Martin. E’ molto più aperto a provare cose diverse non necessariamente legate al percorso abituale. In realtà ne sono rimasto sorpreso. Ma per me e Rich è stata una cosa totalmente diversa.»

Dopo la registrazione dell’album, ci hai detto che è stato molto appagante per te perchè non hai dovuto rispettare nessun tipo di pianificazione rigida, rispetto a ciò che è con i Depeche Mode.
DG: «Qui è necessario. E’ necessario soprattutto in una band con la quale si lavora da molto tempo. Bisogna creare un ambiente interessante per lavorare al meglio. Non sai mai quale sarà il risultato anche se ci sono elementi già collocati e abitudini difficili da rompere. Ogniuno ha il suo ruolo.»

Per quanto riguarda i Soulsavers, mi chiedo se ci si sente più vicini a qualcosa in continua evoluzione, nel senso che ogni disco si presenta con una nuova dinamica.
RM: «Beh, questo è quello che mi serve [ride]. Ho bisogno di emozioni e cambiamenti, per tenermi interessato. Per me, impegnarsi in un nuovo disco, è un progetto che richiede molto tempo, è così drenante! Per farlo devi rinunciare a gran parte della tua vita.»
DG: «E alcune parti della tua vita molto spesso ne risentono [ride] Credo di non aver mai scritto canzoni migliori di queste, ne interpretato un brano che permettesse di estendermi sia come cantante che come musicista. Ogni aspetto delle cose che faccio, è frutto delle scelte prese seguendo il cuore anzichè la testa, anche se esse comportano dei rischi.»

Su “The Light the Dead See” c’è un brano che mi ha davvero colpito, “Presence of God” e il modo in cui mette il risalto un profondo senso di religiosità e spiritualità immaginaria. E’ una passione che condividete per questa tipologia di concetti? Perchè, anche se pesante, è una canzone semplice e chiara.
DG: «Beh, è molto semplice e diretto ma al tempo stesso di ispirazione, per via della complessita musicale. L’intensità visiva che ho sentito, l’emozione che ho preso dalla musica, è ciò che l’ha ispirata. Gli accordi che Rich ha suonato mi hanno portato a scrivere quelle parole. Quando questo accade, non puoi far altro che lasciarti andare e aprirti totalmente. Non c’è nessun motivo razionale per questo accadimento.»

Detto questo, avverti un qualche cambiamento in te stesso, come caratterizzato da un senso di spiritualità nella tua scrittura?
DG: «Si, assolutamente. Tutto ciò che accadeva mentre scrivevamo insieme, era come aggiungere un altro pezzo al puzzle, e tutto questo è accaduto durante l’anno e mezzo in cui abbiamo lavorato. Per me è difficle ammettere che qualcosa mi fa star bene, perchè mi preoccupo che questa possa scomparire molto rapidamente [ride] e sento di aver sempre lottato per questa cosa.»

Quindi la ricerca di soddisfazione spirituale ha caratterizzato la vostra unione.
DG: «Mi piace che questo ti mette a disagio [ride], mette a disagio anche me.»

La spiritualità mette le persone a disagio.
DG: Beh, quando qualcuno ne parla, si, quando fai circolare la parola di Dio da ogni parte… è per questo che lo faccio.»

Quindi è perchè questo mette le persone a disagio?
DG: «Beh, non perchè mette le persone a disagio, ma perchè mette me a disagio. Mi sento a disagio quando provo ad accettare che c’è qualcosa di più grande di me. Non sto dicendo che sia Dio, o qualcosiasi altra cosa, ma i poteri che sono dell’universo.»

Rich, come descriveresti il potere dell’universo?
RM: «Non saprei [ride]. Le persone non vedono la linea che divide spiritualità e religione. Sono cose completamente differenti.»

Andate in chiesa ogni Domenica
DG: «Non mi troverai mai in nessuna chiesa [ride]»
RM: «Ho un sacco di problemi con queste cose, anche se mi pongo molte domande che non credo avranno mai risposta.»

Dave, come residente in America, sono sicuro che avrai riso molto riguardo le candidature repubblicane presidenziali di quest’anno, quando hanno iniziato a parlare di Dio.
DG: «Trovo che sia molto divertente [ride]. Voglio dire, è comico, se lo vediamo come una sorta di South Park. Sono come i personaggi di South Park, o no!? Ammettiamolo. Jon Stewart non avrebbe potuto avere materiale migliore, per il suo show. Sai, viviamo in un mondo strano, non trovi? Tutti sappiamo che si tratta solo di un mucchio di stronzate. L’unica cosa che mi motiva da sempre è la musica. In tutta la mia vita è l’unica cosa alla quale mi sono potuto aggrappare. Ha il potere di trascinarmi fuori da quei luoghi da cui molte persone non sono in grado di strisciare fuori. Tutte queste canzoni, provengono da un luogo profondo.»

Parlando di strisciar fuori, pensi ancora al tuo passato, non solo agli stupefacenti, ma alla malattia che hai avuto un paio di anni fa?
DG: «Beh, è la natura della vita. Sono cose che succedono, a volte sono autoinflitte e a volte non hai nessun potere su di loro.»

Avverti un senso di vulnerabilità che prima non avevi?
DG: «Sento un forte senso di gratitudine per ciò che ho, e per ciò che non ho. E’ qualcosa che a 30 anni non avevo.»

Rich, c’è un comune denominatore tra i diversi cantanti ospiti con i quali avete lavorato in passato – Mark Lanegan, Gibby Haynes, Jason Pierce, e ora Dave – hanno avuto problemi di droga. C’è una ragione per cui, questi ragazzi, usciti dalle stesse epserienze, avrebbero gravitato verso i Soulsavers?
RM: «No, non credo sia una cosa cosciente per loro.»
DG: «Non va così, oh, domani penso che diventerò un drogato. Non si inizia così dall’oggi al domani. E’ un senso di disagio nei confronti della vita e di se stessi. Tutti abbiamo dei problemi e siamo sempre alla ricerca di soluzioni.»

Riguardo “The Light The Dead See”, insieme al senso di spiritualità, ho avvertito una sorta di resilienza emotiva e di sfida.
DG: «Questa è un ottima descrizione. L’ho descritto nel modo migliore che ho potuto. C’è sempre una sfida, e questo è il suo lato rock & roll. Le regole sono queste e non dovresti mai infrangerle. Questa è una cosa per la quale ho sempre lottato. So cosa è bene per me, cosa che ho troppo ignorato [ride]»

Quei sentimenti di sfida sono stati la continuazione del tuo lavoro in passato come solista, o trattasi di nuova esperienza?
DG: «Entrambe le cose. E’ stata senza dubbio una nuova esperienza, l’ho sentita come l’opera più esaltante a cui abbia mai preso parte. So che molte canzoni vengono da un percorso buio e lunatico, ma è stata un esperienza davvero esaltante. Sono me stesso nelle canzoni e, alla fine della giornata, mi sentivo onesto verso ciò che stavo facendo, nelle melodie e in tutto l’insieme. Non c’è nulla che non mi piace a questo proposito.»

Rich, riguardo al lavoro fatto in passato con i Soulsavers, ti sei sentito allo stesso modo?
RM: «Si, completamente, anche se stò ancora imparando. Ho imparato molto dalle persone che hanno lavorato con noi in passato.»

Non puoi far altro che godertela finchè dura.
DG: «Esatto. E’ tutto quello che puoi fare. Siamo qui adesso, questo mi fa star bene e a volte è necessario rendersi conto di quale grande privilegio sia. Quando sei un musicista, è facile perdere la gioia delle piccole cose. Nessuno lo capisce. Le case discografice, i manager, e tutti coloro che lavorano per curare l’aspetto commerciale, non possono capirti, non possono entrarci con la testa. Non importa che si tratti dei Metallica o dei Soulsavers, loro hanno la stessa idea su tutto.»

Possiamo aspettarci un altro lavoro da voi in futuro?
DG: «Non vedo perchè no!»

Sempre nella massima libertà, nessun piano, nessun progetto.
DG: «Forse un giorno di questi, Rich potrebbe inviarmi qualcosa. Ma non so come reagirò, non si può mai dire, non vedo perchè no. Prima di questo progetto, ero in un periodo di estrema stanchezza, la band, il disco, il tour. Ho pensato che non ero pronto a intraprendere nulla. Ho pensato anche che, data la mia vulnerabilità, causa stanchezza, non fossi in grado di scrivere nulla di grandioso. Non mi sentivo pronto, ma alla fine ho trovato l’ispirazione e ho scritto.»

Una delle cose che mi colpì di Martin, riguardo il suo lavoro con Vince Clarke, fu il vigore che parte del progetto gli aveva donato.
DG: «Non ho mai sentito Martin parlare in questo modo, ma è bello che si senta così e me ne sono accorto anche di recente, quando ci siamo visti. C’è stato sicuramente un cambiamento in Martin che lo porta ad affrontare il lavoro con maggiore entusiasmo. Per questo non vedeva l’ora di tornare in studio a scrivere, solitamente non è così [ride] Nessuno di noi lo dimostra, solitamente. Siamo molto inglesi [ride] E’ difficile da spiegare, viene sicuramente dalla nostra educazione.»

Questo progetto, che ti ha dato una certa libertà artistica, è stata una sorta di valvola di sfogo a livello personale?
DG: «Sicuramente. Forse non avrei avuto la voglia di correre in atudio così immediatamente, se non avessi avuto questa eseprienza. Negli ultimi 10-12 anni, considerando tutti i dischi fatti con la band, mi sono sempre tenuto impegnato facendo altre cose. Anche se non facevano parte del piano.»

Quindi Rich, Dave ti ha fatto fare un bel tour della città?
DG: «E’ stato qui tante di quelle volte… probabilmente lo fa meglio di me [ride] Non mi allontano molto spesso dal mio quartiere.»
RM: «Sono stato qui molte volte, non in questo quartiere che mi è sempre piaciuto molto.»

Ci sei abituato.
RM: «Non alloggio in questo hotel. E’ un quartiere molto grande, ma in realtà non esco più la notte. Cinque anni fà avrei amato questo posto.»
DG: «Si, è denso di party qui [ride]»
RM: «Ora trovo fastidiose le persone che mi tengono sveglio la notte [ride] Trovo più interessante uscire per una bella cena. Ma io amo New York!»

L’album è stato resgistrato a New York?
RM: «Ho perso traccia di tutti i luoghi nei quali abbiamo registrato questo disco… New York, Los Angeles, London, Berlin, Sydney…»

Si può dire che eravate praticamente in tour, mentre registravate questo album. Non hai bisogno neanche di un tour promozionale.
RM: «Questa è la cosa ironica, il processo era talmente grande che abbiamo finito per registrare i vari posti.»

Che effetto hanno cose del genere sul prodotto finale?
RM: «Cerchiamo di seguire il suono migliore. Sai, quando un suono non è perfetto, si cerca sempre di renderlo migliore. Bisogna cogliere l’attimo e il tipo di attegiamento giusto per certe cose, ed è stato un processo davvero incredibile.»

Qual’è il ricordo più bello legato al processo di registrazione?
RM: «Gli strumenti a corda. Li ho registrati al Sunset Sound (a Los Angeles), nella sala live. Ho avuto un momento molto bello mentre ero lì, perchè proprio in quella sala fu registrato “Pet Sounds» (dei Beach Boys).
DG: «Aspetto sempre qualcuno che bussi sulla mia spalla dicendo “Hey il concerto è iniziato!” [ride] e devo darmi dei pizzicotti. Ho avuto questa esperienza in alcuni concerti, quando ti ritrovi sullo stesso palco, a Philadelphia, dove David Bowie ha registrato un album live, o al Madison Square Garden.»

Ci saranno live show che vi vedranno protagonisti insieme?
DG: «Guarda, come ho già detto, credo che questo sia l’inizio di qualcosa, e sono piuttosto sicuro che in futuro faremo altre cose insieme.»

I fan di “The Light the Dead Sea” non resteranno delusi.
DG: «Non lo penso affatto. Penso che sarà un album che farà molto parlare.»

a cura di Sam Spokony per The Quietus


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Ascolta in inteprima la versione integrale di “The Light The Dead See” dei Soulsavers con Dave Gahan

Qualche giorno fà, sul canale ufficiale YouTube dei Soulsavers, è apparso il primo trailer per il lancio del nuovo album “The Light The Dead See” con Dave Gahan voce e testi.

 

L’album, in uscita il 21 maggio, è da oggi disponibile per l’alscolto integrale qui.


Soulsavers Dave Gahan: “come compositore, sto iniziando a sentire un senso di libertà”

“Soulsavers” Rich Machin e Dave Gahan foto di Steve Gulllick

Sin dal 2000, il duo inglese ‘Soulsavers‘ ha riunito diversi stili musicali fondendo l’elettronica con il country e il rock. Negli anni, Rich Machin e Ian Glover, si sono avvalsi della collaborazione vocale di professionisti come Mark Lanegan, Jason Pierce e Will Oldham, ospiti d’eccezione negli album dei Soulsavers.
Questa combinazione nelle scelte, prosegue e si estende tutt’ora nel quarto album della band. Il blues e le tinte gospel di “The Light the Dead See” hanno come protagonista il cantante dei Depeche Mode, Dave Gahan, ricoprendo il ruolo di cantante e compositore.
Di recente, SPIN Magazine ha incontrato Gahan e Machin a Manhattan per discutere del nuovo album, di come fare musica pur non avendo un ordine del giorno e gli inaspettati benefici ottenuti lavorando in luoghi separati.

Soulsavers come band di supporto ai Depeche Mode nel tour del 2009. E’ in questa occasione che avete iniziato a parlare di collaborazione?
Gahan: «Molto spesso, quando sei in tour con altre band, ci si ritrova a parlare di progetti insieme e cose di questo genere. A prescindere nelle notti di festa. Non ne viene mai fuori nulla. Questa volta invece è successo, non c’era fretta.»
Machin: «Penso che questo sia un modo positivo per entrambi. Mi trovavo nella situazione in cui non ero del tutto sicuro di voler fare un altro disco. Ma, quasi subito, Dave mi dato l’ispirazione. Mi sono focalizzato su un paio di brani ai quali stavamo lavorando.»

Pensi che questa libertà vi sia stata di aiuto? Vi siete sentiti in grado di esplorare determinate aree?
Gahan: «A volte, quando hai un progetto, sei nella posizione in cui devi soddisfare determinate aspettative. Noi non lo abbiamo fatto. Quando le cose hanno iniziato a prendere forma, ho capito che molte di esse venivano fuori dal mio passato. Odio dirlo, ma quando si invecchia le priorità cambiano. La gioia di fare musica è molto più evidente adesso di allora, quando la band era al culmine delle vendite e dei tour mondiali. E’ stato fantastico, ma non sono sicuro di essere stato realmente in contatto con ciò che stava accadendo musicalmente.»

State già mettendo in commercio idee musicali. Perchè pensate di essere pronti a tornare così in fretta?
Machin: «Questa è una situazione piuttosto insolita. Normalmente, appena ho finito un disco, non faccio nulla per un pò. Non mi era mai capitato prima d’ora… più facevamo le cose più esse andavano bene.»
Gahan: «Abbiamo fatto un grande album insieme, potremmo ripetere l’esperienza? Chi lo sa? Ma quando guardo indietro mi rendo conto che ho suonato questo album più di qualsiasi altra cosa fatta in precedenza. Non so il motivo… penso sia perchè sono sorpreso.»

Cosa intendi?
Gahan: «Penso che lavorare con Rich mi ha portato fuori dalla mia “zona confort”. Per me è facile dire: ‘No, non voglio farlo. Questo è quello che sono, questo è quello che faccio, questo è il mio modo di cantare, questo è il genere di canzoni che scrivo’. Non potevo farlo. Questa è una cosa positiva.»

Questo album è stilisticamente un punto di partenza per entrambi. Pensate che lo sia?
Machin: «A questo punto credo sia stata una progessione naturale maturata dagli album precedenti. Ho imparato il mio mestiere e, in questo disco, ho avuto la possibilità di fare un sacco di cose che avrei voluto fare in passato, ma non potevo.»
Gahan: «Potrei ripetere esattamente quanto Rich ha appena detto. Nel mio caso, come compositore, sto iniziando a sentire un senso di libertà. Questa musica mi ha permesso di scrivere istintivamente.»

Avete registrato questo album in locations completamente differenti. Come si è svolto il processo?
Machin: «Quello che ho fatto è stato inviare una demo molto semplice, tutto fatto su un computer portatile. Giusto per dare struttura.»
Gahan: «Tutto ciò che Rich mi ha inviato, una parola o qualsiasi altra cosa, è rimasta nella mia mente. Ho scritto come se stessi impostando una scena. Poi ho rispedito il materiale a Rich e mi ha detto ‘Okay, ho capito quello che stai facendo, ma devo cambiare alcune cose… devo fare questo, devo fare quello’ Questo è stata la nostra modalità lavorativa.»
Machin: «Mi piace questo modo di fare, è come se stessi ascoltando il disco di qualcun altro.»
Gahan: «Chissà se trovandoci nella stessa stanza saremo stati in grado si mostrare alcune vulnerabilità. Non c’era alcuna pressione.»

Cosa accadrà in seguito?
Gahan: «Penso che ciò che avverrà dopo sarà come il processo precedente. Penso che se abbiamo lo stesso approccio, le cose accadranno da sole, come dovrebbe essere.»
Machin: «Non posso lamentarmi dei risultati.»

a cura di Bryan Hood

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Cosa preferisce, cosa non ama e in che modo si commuove Dave Gahan? In questa intervista tutte le risposte

Ironizza sulla morte, si commuove guardando un film e non ama i parchi divertimento.

Per trascorrere il tempo libero Dave Gahan preferisce leggere sdraiato al sole. E poi ci sono le attività ricreative che sua figlia Stella apprezza molto più di lui, ad esempio una gita a Disney World in Florida, dove Dave ha trascorso un lungo weekend prima di rilasciare questa intervista agli inizi di marzo.
«Non è il mio genere» dice con una risata «Sono tutti troppo felici per i miei gusti. Trovo veramente triste il fatto di dover essere forzatamente felici tutto il tempo. Tutte queste persone in costume, sapete bene che loro in realtà odiano i loro costumi. Danno l’impressione di ricorrere all’uso del Botox per poter sorridere in quel modo tutto il giorno. Penso in continuazione a qualcosa di poco carino da fare pur di togliere quel sorriso dai loro volti. Ma per nostra figlia è stato tutto fantastico. Compirà 13 anni a luglio, essendo abbastanza giovane riesce ancora a divertirsi in un luogo come quello»

Dave Gahan diventa sospettoso quando le persone sono troppo felici.
«Mia moglie mi ha fatto notare, in un paio di occasioni, che abbiamo fatto questo viaggio non per me ma per i bambini e quindi dovevo smetterla di lamentarmi in continuazione. Naturalmente aveva ragione, come al solito»

Dave Gahan, che compirà 50 anni il prossimo 9 maggio con l’intenzione di non festeggiare, appare di ottimo umore mentre incontra i giornalisti abbigliato in jeans e t-shirt al Rivington Hotel situato nel Lower East Side quartiere alla moda di Manhattan. Così l’incontro con Dave in questo Hotel nasce con lo scopo di promuovere il nuovo album dei SoulsaversThe Light The Dead See” dove Rich Machin ha scritto la musica e Dave i testi.
Ciò che spicca in modo molto positivo da questo album è la particolare atmosfera che gli stessi autori non riescono ad esprimere a parole. Può essere descritto orchestrale per la sua intensità, ma anche malinconico.

Come sempre, quando Dave scrive, è coinvolto dal suo buon umore, dai lati oscuri e dal desiderio di pace che ha dentro di se. In brani come “Take Me Back Home” o “Just Try”, parla molto chiaramente del suo luogo di appartenenza.
«Quando mi relaziono così tanto mi sento quasi a disagio perchè è tutto così vero e reale. Sapendo di avere una “casa”, avendo un forte senso di apparteneza e il fatto che tu sei importante per gli altri, ci si sente incredibilmente bene. Vogliamo comunicare con gli altri, vogliamo vivere a contatto con le persone e fare cose che abbiano un significato. Per me è importante ora che la mia vita è un successo, e per la maggior parte della mia vita questo non era possibile»

Come tutti sappiamo, il front man dei Depeche Mode ha avuto dei periodi molto difficili. Droga, alcol e una forte insicurezza. Oggi è pulito, sobrio e abbastanza in pace con se stesso.
«Le tentazioni probabilmente non scompariranno mai definitivamente ma si indeboliscono. Presumibilmente è stata mia moglie Jennifer a trattenere la mia follia. Sono molto fortunato ad essere circondato da queste persone e mi rendo conto di come avrei potuto facilmente distruggere tutto. Ricordo che alcuni giorni fà stavamo discutendo per delle banalità e per un attimo ho pensato ‘cosa accadrebbe se non rispondessi, se lasciassi la stanza?’ è stata una tentazione molto forte. Lei odia quando smetto di parlare, tutte le donne odiano una attegiamento così. Per fortuna alla fine della serata tutto è tornato alla normalità»

Dopo il tour del 2010, Gahan si è goduto un pò di relax e di privacy sfidato dal “do-nothing” (non far nulla).
«Torni a casa e chiedi a tua moglie ‘Tesoro cosa faccio oggi? qual’è il piano?’ Questo perchè si è abituati ad avere un pezzo di carta con il programma della giornata che ogni mattina ti ritrovi sotto la porta della tua camera in hotel. Quindi lei mi dice ‘Come faccio a saperlo?’ Poi mi guarda in modo brusco e dice ‘Puoi andare a fare shopping e dopo potresti andare a prendere nostra figlia a danza’.  Questo è il mio mondo reale che, anche se amo il palcoscenico al punto di non volermo mai abbandonare per molto tempo, è molto importante per me»

Ma poi ha telefonato Rich Machin (si erano già incontrati in occasione di TOTU dove i Soulsavers fecero da apertura in diverse date europee dei Depeche Mode) e ha convinto Dave a collaborare. Tra l’altro Martin aveva appena iniziato la sua collaborazione con Vince Clarke nel progetto VCMG.
«Siamo partiti con un programma molto semplice… lavoriamo e vediamo cosa ne viene fuori. Quando abbiamo raggiunto i 4/5 brani, ci siamo resi conto che le cose man mano andavano sempre meglio e allo stesso tempo il nostro rapporto lavorativo diventava sempre più stretto e fiducioso»

Cosa ha spinto Dave a questa cooperazione?
«La motivazione che mi ha spinto a questa collaborazione» dice Dave «era il desiderio di lasciarmi sorprendere. Con i Depeche Mode conosciamo già tutte le procedure, anche se cerchiamo sempre di rompere la routine. Il lavoro con i Soulsavers era un nuovo territorio»

Parlando del nuovo album dei Depeche Mode Dave dice
«Martin ha scritto diversi brani alcuni veramente eccezionali» spesso si lavora su anche durante l’estate «sfidiamo il tempo e ci rifiutiamo di ristagnare. Martin colleziona molti strumenti, alcuni dei quali userà certamente per la prima volta. Cambiamo continuamente, lavoriamo con persone nuove e nuove idee. Quando un giorno tutto questo non sarà più possibile allora vorrà dire che non ci saranno più i Depeche Mode. Il torpore creativo sarebbe la nostra morte»

Vale la pena accennare il fatto che, già clinicamente morto dopo un overdose anni fà, a Dave è stato diagnosticato un tumore alla vescica nel 2009.
«Il tumore» dice «mi è stato riscontrato presto e non ha più un ruolo nella mia vita. Ho sempre avuto molta fortuna quando si trattava di non morire»
Vuoi dire che, vista la tua esperienza, non ti lasci spaventare dal cancro?
«Questa è una bella osservazione. Potresti dirmi ‘Dave stai per morire’ e io probabilmente risponderei ‘Va bene, aspetterò fino a domani quando sarà il momento stabilito’ (sorride) Ma credimi ho avuto un momento in cui tardivamente mi sono fatto prendere dal panico… soprattutto quando mi capita di guardare un film dove c’è qualcuno che muore… i film stile Lassie mi portano regolarmente alle lacrime»

Intervista a cura di Sonic Seducer

Per ascoltare in anteprima i 12 brani contenuti in “The Light The Dead Seequi

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Dave Gahan + Soulsavers: arriva il single “Longest Day” ascoltalo in anteprima

I Soulsavers pubblicheranno il loro nuovo sinlge “Longest Day” su etichetta V2 Records il prossimo 2 aprile.
Estratto dal loro prossimo album “The Light The Dead See” (in uscita il 21 Maggio), il single verrà distribuito in download digitale.

Questo nuovo lavoro dai Soulsavers è caratterizzato dalla collaborazione, sia vocalmente che come autore, di Dave Gahan dei Depeche Mode.
A breve saremo in grado di fornirvi ulteriori notizie.

Si ringrazia il sito ufficiale dei Depeche Mode e Dave Gahan per aver pubblicato in anteprima il brano e la copertina dell’album.

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