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Martin Gore

Fuori e Dentro i Depeche Mode

Nel numero di Maggio 2015 di “Rumore”

ENJOY THE AMBIENT
L’ANIMO TEUTONICO DEL FANTASMA DELL’OPERA DEI DEPECHE MODE
di Emanuele Sacchi

Sarebbe interessante un sondaggio tra le miriadi di fan dei Depeche Mode per sapere quale sia la percentuale di chi sa quanto conti Martin Gore nell’economia del gruppo: defilato, piccolo di statura, timido, consapevole di non potere essere un frontman. Il fantasma dell’opera Depechemodiana, il perfetto genio in disguise, che – come tale – non può che trovare compimento nella forma più astratta e impersonale di musica, l’elettronica, dopo aver inciso un album e un EP di brani altrui – ovvero understatement dell’understatement – come Counterfeit e Counterfeit2. Questa la carriera solista di Martin Gore, l’uomo a cui si deve tutto o quasi dell’universo Depeche – l’autore di Enjoy the Silence, Personal Jesus, Shake the Disease e Everything Counts -, compositore geniale e meticoloso chirurgo del suono perfetto, attento a livello maniacale al singolo arrangiamento e all’incastro di rime apparentemente inaccostabili. Martin ha sempre preferito mettere il suo talento al servizio di una band e considerarsi una parte del tutto, benché importante e preponderante. Ma forse qualcosa è cambiato, a partire da una delle rentrée più imprevedibili, il progetto VCMG condotto insieme a quel Vince Clarke che guidò i Depeche prima di lui e abbandonò il gruppo dopo un solo album per scrivere un’altra storia con gli Yazoo e poi gli Erasure. Il nuovo moniker utilizzato da Gore, MG, che preferisce le iniziali al nome completo, deriva proprio da quell’esperienza, cosi come la voglia di rimettersi in gioco dedicandosi totalmente alla musica strumentale. Pur sapendolo ascoltatore onnivoro di elettronica e delle ultime tendenze in materia (celeberrimi i suoi remix per Garbage e Senor Coconut, come pure le collaborazioni con Alva Noto e Bomb the Bass), pareva impossibile l’idea di un suo album strumentale concepito per essere ascoltato dall’inizio alla fine e non (o forse non solo) per fornire basi da utilizzare in DJ set o strani mashup. Alla maniera di Kraftwerk e Eno, o dei primi Human League e Heaven 17, quasi coevi di Gore e soci agli inizi, altrettanto innamorati dell’elettronica tedesca e di un’idea ancora analogica di musica per non-musicisti. O dell’età aurea della Warp, che Gore ha più volte dichiarato di apprezzare. Tanta la curiosità di parlarne con lui e provare a estrarlo dall’ombra e attirarlo, almeno un Po’, verso l’occhio di bue al centro del palco.

Progetto meditato da tempo e assemblato in maniera certosina o frutto di un’urgenza creative subentrata nell’ultimo anno?
“Le prime cose probabilmente risalgono al 2012 – spiega Martin L Gore – il resto al 2014. Mi piace fare cose diverse e inattese: il progetto VCMG con Vince Clarke è stato molto imprevedibile, una specie di album techno, ed è semplicemente accaduto, senza particolare premeditazione. E cosi per MG, ho scritto quattro o cinque brani strumentali mentre lavoravo a Delta Machine (l’ultimo album dei Depeche Mode, nda) e ho cominciato ad accumulare tracce strumentali finché un amico mi ha suggerito l’idea di farne un album. Quando sono tornato dal tour ho pensato di realizzare tutto ciò e alla fine di novembre avevo terminato di registrarlo”.

Data l’attenzione al sound e alle tendenze contemporanee e alla riuscita di ogni singolo beat, che hai spesso dimostrato anche nei remix, in un certo senso mi sono sempre aspettato oppure ho sempre sognato – una divagazione Depeche Mode o Martin Gore interamente dedicata all’elettronica. Potrà sembrarti assurdo, ma in un certo senso mi pareva qualcosa di inevitabile, che prima o poi doveva avvenire.
“Credo ci sia una ragione per questo. Nel passato, quando ho registrato progetti solisti, si trattava di cova. pensavo di dedicare le mie canzoni solo agli album dei Depeche Mode: in fondo non sono un autore cosi prolifico… E poi il resto della band avrebbe potuto chiedermi ‘perché hai deciso di far uscire questo brano in un tuo disco da solista?’ Negli anni i DM hanno sempre registrato brani strumentali: fin dal secondo album ci sono brani strumentali, intermezzi, tracce extra… Con l’ultimo album avevamo così tante canzoni a disposizione che non c’era spazio per degli strumentali e quindi questi brani non avrebbero trovato posto in ogni caso in un album dei Depeche Mode”.

I suoni mi paiono in prevalenza analogici, ma sono curioso sulle loro natura, se legata a sintetizzatori o a tool software.
“Quasi tutto e hardware-based, per così dire. Molti suoni sono stati creati con un Eurorack modular system: quindi un misto di analogico e digitale, ma con una predominanza del primo. Ho cercato di riprodurre suoni che fossero il più possibile vintage”.

Un album di contrasti, come tutta la tue carriera. Hai parlato spesso di religione, di Paradiso e Inferno, arricchendo i tuoi testi di contrasti stridenti. Anche i suoni di MG risentono di questa ricerca dell’eterogeneo. Ad esempio Elk, con i suoi algidi paesaggi virtuali, che sfocia in Brink e nei suoi suoni quasi industriali. Quanto c’è di cercato in questo effetto?
“Volevo che l’album non si traducesse in una sorta di brano unico e interminabile, ma che si diramasse in varie direzioni. Ci sono due brani simili tra loro, ma modi più, per il resto ho cercato di diversificare il più possibile. In fondo vengo da una generazione legata all’album e al suo ascolto dall’inizio alla fine, più che a una raccolta di brani che possono sussistere da soli”.

Un tempo musica elettronica significava qualcosa come Music for Airports, concepito per l’ascolto di un album, laddove oggi sembra aver prevalso l’ascolto del singolo e l’accostamento di brani anche estremamente eterogenei tra loro. E la fruizione è mutata, in favore di un ascolto più onnivoro e più distratto. Come ti immagini che ruga ascoltato l’album?
“Mi piace pensare all’album come a qualcosa di intero e di unico, qualcuno me ha detto che, se ascolti un album su vinile, ti concentri completamente su di esso, mentre se ascolti musica su CD o scaricata da iTunes ne concepisci l’ascolto come musica di sfondo mentre fai altro. Così, in automatico. Il vinile aiuta a concentrarsi di più sull’ascolto, non so se sia vero ma mi hanno detto così e mi piace pensare che lo sia. Forse è legato al fatto che bisogna alzarsi per girare il disco (risate, nda). È interessante che parli di Music for Airports, perché è un album che ho ascoltato molto quando è uscito nel 1978, e quando lo ascoltavo avevo la sensazione di conoscere esattamente quale sarebbe stato il suono del brano successivo. Al di là del discorso teorico, dell’ambient e del non-musicista, ero proprio coinvolto sul mano strettamente musicale”.

I gruppi di elettronica hanno vita breve, ma i loro concerti e DJ set sono sempre più richiesti, talora preferiti rispetto ai gruppi rock… Cosa ne pensi, é una cosa buona o un semplice segno dei tempi?
“Trovo strano che i DJ suonino davanti a migliaia persone, forse è una cosa mia ma per quanto sia reso interessante dalla componente visuale rimane pur sempre un DJ su un palco. Forse si sente che provengo da un’altra generazione. La cosa fantastica è cominciare da una stanza, o da un garage per una band. Quando abbiamo cominciato con i Depeche Mode volevamo portare avanti l’etica punk, per cui non dovevi studiare chitarra per dieci anni prima di scrivere una canzone. Oggi la tecnologia è arrivata cosi lontano che è divenuto troppo facile comporre qualcosa di elettronico e così si è decisamente abbassato il livello di controllo della qualità. Chiunque può realizzare qualcosa. Chiunque ha i mezzi per farlo, anche se spesso non ne ha il talento, ma non c’è nessuno che verifichi il quality control, non so se mi spiego”.

Ero curioso di conoscere la tua opinione su altri gruppi elettronici, come gli artisti della Warp a cavallo tre i millenni o i producer tedeschi. C’e qualcosa che in questi anni ti ha particolarmente ispirato nell’universo in continua espansione della musica elettronica?
“Mi piace molto l’album di Geoff Barrow di un paio di anni fa, Drokk (DROKK: Music Inspired by Mega-City One, di Geoff Barrow e Ben Salisbury, 2012, nda), una sorta di finta colonna sonora cyberpunk per un film alla Judge Dredd, molto 70s sci-fi. Recentemente mi è molto piaciuto l’album di Andy Stott e l’ho contattato perché lavorasse a un remix di Europa Hymn. Sono stato fortunato: il remix uscirà a breve distanza dall’album”.

Europa Hymn e in generale i suoni di MG fanno pensare alla Germania, o meglio all’idealizzazione della stessa, a quell’idea wenders-kraftwerkiana che abbiamo di Germania, forse lontana dalla realtà. Visto il tuo rapporto speciale con Berlino non ho potuto fare a meno di pensare a un’anima profondamente teutonica in MG…
“Sono sempre stato innamorato della musica fin da quando avevo dieci anni e scoprivo il rock attraverso la collezione di dischi di mia madre. Ancor oggi spendo la gran parte del mio tempo sulla musica: a realizzarne, a parlarne, ogni tanto faccio djing ma soprattutto cerco qualcosa di stimolante nel mondo dell’elettronica. E quando ti interessi di elettronica in genere ti interessi di quel che viene fatto in Germania e ancor più nello specifico di Berlino, che e la capitale mondiale della musica elettronica. Probabilmente tornando indietro fino ai Kraftwerk quest’associazione resta fortissima ed è inevitabile che un po’ di questo confluisca in MG, è un processo naturale credo”.

MG – MG
Ascolta: Southerly
RRRRRRRRRR
Quando usci l’album di Vince Clarke e Martin Gore shock fu di quelli consistenti: il sodalizio più breve della storia pop rock rivitalizzato quando meno te lo aspetti, I Just Can’t Get Enough che reincontra Enjoy the Silence. Prevedibilmante il totale lu inferiore alla somma dei singoli fattori. Un discorso incompiuto che tolse Martin Gota voleva portare a termine, mettendo il punto sulla sua natura di compositore e producer a 360°, spesso soffocata nei Depeche Mode dalle esigenze di spettatoti dagli istrionismi di Dava Ganan. Lo fa attraverso un album di elettronica che pare contemporaneo e invece è sfacciatamente anacronistico, caratterizzato da usato da suoni vintage che appartengono più ai Kraftwerk o ai primi Human League di The Dignity of Labour, quasi coevi dei Depeche. II futuro di ieri l’altro, un’idea di robotizzazioni della società basata su pattern classici, lontana dall’annullamento melodico dell’isolazionismo post-Eno che verrà. Talora in MG sembra di immergersi un una lungo intro prima che si scateni una Black Celebration (Spiral) destinata a non arrivare mai; o che Vangelis e Wendy Carlos necessitino di un seguito berlinese delle loro collone sonore (Southerly), registrato a loro insaputa. Pregevole, elegante e di classe, benché lontano dall’imprescindibilità del materiale targato Depeche Mode.

MARTIN GORE TRA PUBBLICO E PRIVATO
di Ivan Parolini
Ivan Parolini è un italiano da anni residente in Svizzera. Amico personale e maggiore conoscitore (e raccoglitore di oggettistica) mondiale di Martin Gore. Gliabbiamo chiesto un ritratto dietro quinte.
Un hotel di Milano. Conferenza stampa per la presentazione dell’album Sounds of the Universe dei Depeche Mode, lo e mia moglie siamo accreditati insieme a una ventina di giornalisti, il direttore della EMI ci dice che dopo 20 minuti di domande la band si fermerà per le foto di rito. Il tempo scorre tra domande più o meno attinenti, ma dopo appena dieci minuti il boss dice alla band: stop. Loro si alzano e vengono accompagnati verso un uscita laterale. Si fiondano tutti verso i tre, ma Andy e Dave vengono scortati. Martin Gore è l’ultimo, il più amibito. Miscuglio di voci frastornante da parte dei presenti che lo chiamano. Conoscendo alcuni suoi gusto in fatto di calcio gli dico che ho in mano una maglia dell’Arsenal. Lui si ferma e mi prende la maglietta. Torna indietro e tra il silenzio di tutti mi dice: loro sono con me.
Seguiamo Martin in una stanza piena di cibo e glo diamo la maglia; lui vede che è un po’ piccola, quindi gli diciamo che in realtà è un regalo per nostro figlio: Martin, chiamato così in suo onore. Lui sorride e ci invita al prossimo concerto chiedendoci di portare il “nostro” Martin.
Martin Gore non è solo un componente dei Depeche Mode, Martin Gore è i Depeche Mode. Sul palco lo si vede suonare, danzare e incitare, ma il Martin che conosco io è molto più di di un semplice performer. Quello che ritrovo ogni volta nel backstage è un uomo mite, sempre disposto a parlare e ascoltare chi ha di fronte.
Nonostante sappia di avere un granda appeal è il primo a minimizzare la figura di predicatore che molti gli hanno affibbiato. Con lui non c’è finzione, lui è cosi. Entri nel backstage e dal suo divanetto nero si alza e fa da padrone di casa, accoglie tutti con un sorriso. Sempre cordiale, si presta a foto e autografi ancora oggi; dopo 35 anni se riceve un complimento il suo volto lascia trasparire uno stupore misto a imbarazzo di chi forse si rende contro di ciò che ha creato nell’immaginario colletivo.
Granda tifoso dell’Arsenal (tanto che a volte vuole essere informato sul risultato delle partite mentre suona), prima di salire sul palco sfoga la tensione giocando in coppia a biliardino col suo fido bodyguard Mike: prende questa cosa molto seriamente, odia perdere e a ogni vittoria “esige” l’abbraccio inglese, una delle poche tradizioni anglofone che si porta dietro, visto che da anni risiede ormai a Santa Barbara, negli Stati Uniti.
Martin è un metodico: dopo la partita e i saluti si rintana nel suo camerino per la vera preparazione al concerto. Gironzolando per i corridoi lo si può sentire intonare le canzioni che eseguirà mentre si trucca sa solo allo specchio, accompagnato da una tastiera portatile.
Ed è lì che viene decisa la scaletta finale, 30 minuti prima di ogni concerto. Niente di preparato, ma tutto in base alla location e al pubblico più o meno predisposto verso alcune canzoni. Quando la crew gli dice che mancano conque minuti è il primo a uscire, carica i compagni e dà vita all’ennesimo show. Sul palco, di fronte a migliaia di persone, si trasforma: è cosciente di esser carismatico, di avere una sorta di potere onirico sul pubblico, ma non ne abusa mai. All’aftershow pensi di vederlo stanco, spossato, mentre sempre seduto sul suo divano ti viene incontro e ti chiede se la performance è piaciuta, se il suono era buono e so l’acustica ha reso onore ai loro sforzi. Odia deludere il pubblico, ripete in continuazione: chi paga il biglietto ha diritto a uno spettacolo positivo, onesto.
Diverso è invece il Martin Gore nel privato di un hotel, la “gabbia dorata” come la chiama lui.
Quando i fan lo permettono esce a visitare la città e fare shopping, perché anche nel contesto di un tour super organizzato e protetto vuole sentirsi normale. Amante dell’arte e dei musei, pur essendo ateo non disdegna visite a chiese storiche; oppure lo si vede aggirarsi tra la hall e il bar in pantaloncini con la sua amata bottiglia d’acqua in mano: da anni Martin è un salutista convinto, lontani i tempi degli eccessi.
Al bar o in giardino si aggrega al suo staff per parlare del concerto passato e di quello successivo, pianificare eventuali cambi e controllare le varie richeste di accredito: Martin insieme alla band ha da anni difatti abolito il biglietto omaggio. La loro nuova politica è atta a finanziare due importanti attività benefiche. Ogni richiesta viene vagliata e sottoposta a un pagamento (seppur minimo) e tutto il ricavato va alla Charity Water e da parte di Martin, direttamente, alla Direct Relief (aiuti medicinali di primaria necessità per il terzo mondo) della quale è un importante attivista: organizza anche DJ set per raccogliere fondi.
Chi si aspetta di trovare in Martin la classica rockstar rimarrà deluso: anticonformista, naturalista, padre di tre figli e sostenitore di cause sociali. In occasione del loro ultimo concerto a Mosca, la sera prima venne organizzato un exclusivo party per 40 persone, al quale ero presente. In quella serata ha raccolto con i Depeche Mode oltre un milione e mezzo di dollari da devolvere in beneficenza, senza che la notizia fosse sbandierata. Martin Gore non ha maschere: ciò che dice coincide con ciò che fa. Ecco perché vedendolo in azione o parlandoci molti l’hanno definito un genio. Una persona impenetrabile, che ama i contraddirsi. Semplicemente Martin Lee Gore.

Fonte www.dmtvarchives.com

“Rumore” 280, maggio 2015, è in edicola al prezzo di 6 euro e in formato digitale 

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“Il nuovo album dei Depeche Mode potrebbe essere pubblicato nel 2017” L’intervista esclusiva del The Sun a Martin Gore

Abbiamo bisogno di una pausa gli uni dagli altri

Martin Gore dei Depeche Mode parla di MG, il suo nuovo album solista

Intervista esclusiva di JACQUI SWIFT

«Non avrei mai scommesso sulla possibilità di realizzare un album elettronico strumentale», Martin Gore ride.

Faccio una chiacchierata con l’autore di canzoni dei Depeche Mode nella sua casa di Santa Barbara, in California, riguardo a MG, il suo primo album solista originale di brani elettronici strumentali strepitosi.

La composizione di MG è cominciata durante le sessioni di realizzazione di Delta Machine, il tredicesimo album dei Depeche Mode.

Gore spiega: «Può sembrare strano, ma nel corso degli anni abbiamo registrato e creato molti pezzi strumentali come gruppo. È solo che questa volta Dave (Gahan, il cantante del gruppo) ha scritto canzoni anche lui, quindi fra le sue e le mie ci siamo ritrovati con troppo materiale. Per cui mi sono rimasti questi brani strumentali. È stato bello riunirli in un album completo, perché non li avrei mai pubblicati come un’opera a sé, magari soltanto qualche frammento qua e là.»

Un’altra sorpresa per Gore è che MG sarà una nuova entrata che si posizionerà in alto nella classifica di domenica.

«Non avevo pensato di fare un album che infiammasse le classifiche», afferma. «Dopotutto, è un disco strumentale d’atmosfera. Non è un album dance o altro. Se andasse discretamente bene, sarebbe inaspettato.»

Gore spiega che i 16 pezzi futuristici hanno tutti un tema fantascientifico e che la musica è «molto filmica». Comporre la colonna sonora di un film sarebbe un’idea che prenderebbe in considerazione, se arrivasse il film giusto.

«Un buon film di fantascienza sarebbe in cima alla lista. Però dovrebbe arrivare al momento giusto, perché finché c’è il gruppo pubblicheremo materiale e andremo in tournée, e quindi saremo molto impegnati. Anche se realizziamo un album ogni quattro anni circa, c’è la fase di scrittura, di registrazione e il tour, quindi non avremo molto tempo libero. Perciò dovrebbe essere il regista giusto, col film giusto che arriva al momento giusto.»

La raccolta incredibile cambia atmosfera da brano a brano, e Gore afferma che era fondamentale che ciascuno dei pezzi avesse «una sua, distinta atmosfera». Continua dicendo: «Volevo che fosse molto diverso dal progetto VCMG (l’album del 2012 che Gore ha realizzato con Vince Clarke, ex componente originario dei Depeche Mode). Non volevo che fosse un album techno, anche se scommetto che molti fan si aspettavano proprio questo. Volevo che fosse completamente diverso, ed è per questo che si passa da estremi come “Exalt”, che non ha una vera struttura ed è molto ossessivo, a “Elk”, che è un brano di pace e tranquillità.»

A differenza dei tour mondiali che fa insieme ai Depeche Mode, Gore afferma che non ci saranno spettacoli dal vivo per MG.

«Ho scherzato dicendo che avrei fatto uno show al planetario», ride. «Però no, non ce lo vedo come album da eseguire dal vivo. Sarebbe una noia inimmaginabile!»

Visto che non c’è nessun tour solista all’orizzonte, quali sono le prospettive di Gore ora che questo progetto è terminato?

«Adesso sono tornato a scrivere canzoni», risponde. «Ho ricominciato da poco e credo che l’obiettivo fondamentale sia buttare giù dei brani per il gruppo. Non ci sono progetti concreti per ora. Nulla è immutabile e non abbiamo programmi. Se dovessimo lavorare col ritmo che abbiamo seguito per Dio sa quanti anni, penso che dovremmo tornare in studio il prossimo anno e pubblicare un nuovo album nel 2017. È solo una mia ipotesi, al momento, senza averne parlato con gli altri.»

E quanto di frequente parla con gli altri del gruppo quando sono in pausa?

«Ci parliamo, ma non sempre», ammette Gore. «Forse con Dave ci parlo due o tre volte l’anno, non tantissimo, e con Andy (Fletcher) un pochino di più. Siamo tutti presi dalle cose più disparate e viviamo in luoghi diversi del mondo. Quando ci ritroviamo per lavorare, viviamo uno addosso all’altro di solito per un paio d’anni. Perciò, quando finiamo, abbiamo bisogno di una pausa gli uni dagli altri.»

Ci pensa mai che potrebbe essere l’ultimo album insieme come gruppo?

«Sì, ma ci penso da Black Celebration (il quinto album del gruppo, pubblicato nel 1986). È il mio modo di ragionare. Non do niente per scontato. Chissà che può succedere in futuro?», ma aggiunge: «Allo stesso tempo, non vorrei che fosse l’ultimo. Secondo me abbiamo ancora molto da dare. Riguardo ai progetti solisti, continuano a chiedermi di Counterfeit 3 (un secondo album di cover successivo a Counterfeit 2 del 2003, a sua volta preceduto dall’EP Counterfeit del 1989). Potrebbe arrivare durante la prossima pausa oppure nel 2030 quando avrò non so quanti anni. Voglio continuare a sorprendere la gente perché questo mi tiene attivo.»

Fonte thesun.co.uk

Traduzione a cura di Barbara Salardi per Depeche Mode e Dintorni

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Martin Gore pubblicherà un album strumentale “MG” uscirà il 27 aprile 2015 su etichetta Mute

photo by Travis Shinn

Martin Gore ci sorprende pubblicando un album solista composto da 16 brani strumentali. Quello che segue è il comunicato ufficiale dal sito www.martingore.com

Martin Gore, autore di canzoni e fondatore dei Depeche Mode, annuncia la pubblicazione di MG, un evocativo album strumentale elettronico di 16 pezzi che uscirà il 27 aprile 2015 per Mute.

Scritto e prodotto da Martin Gore, la lavorazione di MG è cominciata subito dopo le date finali del Delta Machine Tour dei Depeche Mode a marzo 2014 nello studio di Gore a Santa Barbara. Da molto tempo aveva in mente un album interamente strumentale, soprattutto da quando scrive parti strumentali per i Depeche Mode dal 1981.

«Volevo che la musica rimanesse molto elettronica, filmica, che fosse quasi fantascientifica», spiega Martin. «La musica per me è una necessità. Vado sempre in studio almeno cinque volte la settimana, perciò una volta elaborata l’idea e il modello, la lavorazione è stata veloce e divertente.»

MG è la colonna sonora di un film appassionante e misterioso che immaginate voi stessi. Dalle atmosfere di “Elk”, in stile Angelo Badalamenti, all’eleganza elettronica e industriale di “Brink”, dipinge una visione unica e sensazionale.

Finita la registrazione di MG, Martin ha chiesto a Q di occuparsi del mixaggio, una scelta perfettamente naturale poiché aveva già mixato “Ssss” degli VCMG, l’album di Martin Gore e Vince Clarke del 2012.

Gore spiega la decisione di pubblicare l’album con l’acronimo “MG”: «Dal momento che l’album è elettronico e non ci sono parti cantate, ho pensato che meritasse un altro personaggio e quindi ho deciso di portare avanti l’idea di MG dall’album degli VCMG».

MG presenta un altro lato di questo musicista eclettico. «Come autore di canzoni, sono consapevole del potere delle parole», ammette Martin, «soprattutto quando si accostano nel modo giusto ad accordi e melodia. Sono anche consapevole del potere della musica pura e delle emozioni che le atmosfere musicali possono creare, e questo è ciò che volevo rappresentare con questo progetto».

LISTA DEI BRANI DI “MG”

Pinking
Swanning
Exalt
Elk
Brink
Europa Hymn
Creeper
Spiral
Stealth
Hum
Islet
Crowly
Trysting
Southerly
Featherlight
Blade

Traduzione a cura di Barbara Salardi per Depeche Mode e Dintorni

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Martin Gore al NAMM Show 2015

Freddie Morales facebook

di Salvatore Matteo Baiamonte per Depeche Mode e Dintorni

Sapete com’è, quando si è uno dei membri fondatori di una band di culto massivo. Stai passeggiando, pensando ai tuoi affari, cercando di comprare qualche nuovo accessorio, quando vieni avvicinato da qualcuno che assomiglia un po’ a uno dei membri della tua band. Beh, è proprio ciò che è successo a Martin Gore dei Depeche Mode. Il suo viaggio al NAMM Show, dove i produttori di materiali musicali mettono in mostra le loro ultime creazioni, l’ha visto imbattersi nel cantante principale della band Strangelove, band tributo ai Depeche Mode. Il risultato è un selfie che sembra leggermente imbarazzato pubblicato su Facebook. I Depeche Mode, tra i cui successi troviamo ‘Enjoy The Silence’ e ‘Personal Jesus’, vanno avanti dai primi anni Ottanta. Secondo le statistiche i loro testi – perlopiù scritti da Martin – sono i più sofisticati di tutti i tempi. E Freddie Morales, che appare come un “Devotional Dave”, dev’essere stato felicissimo di aver incontrato un eroe. Lo stesso per Martin Gore? Beh, dev’essere come viaggiare nel tempo, quando ti imbatti in quella che sembra la versione più giovane di qualcuno con cui sei stato in una band per tanto tempo.

Cos’è il NAMM Show? E’ il più grande evento commerciale per l’industria dei prodotti musicali. Ha luogo ogni anno ad Anaheim, in California. Di paragonabile in Europa c’è soltanto il Musik Masse di Francoforte.

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Unitevi a Martin Gore dei Depeche Mode per sostenere Direct Relief contro l’ebola

Stiamo assistendo a una catastrofe umanitaria in Africa occidentale con la crisi di ebola. Direct Relief ha bisogno del vostro aiuto per aerotrasportare medicine e rifornimenti agli operatori sanitari in grave emergenza.

Unitevi a Martin Gore dei Depeche Mode a sostegno degli sforzi di Direct Relief in Africa occidentale.

Per ogni dollaro donato a Direct Relief su questa pagina, Martin corrisponderà la donazione dollaro per dollaro, fino a un totale di 50.000 dollari. Donate subito: https://secure2.convio.net

 

Traduzione a cura di Barbara Salardi per Depeche Mode e Dintorni

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Ice Bucket Challenge: fan nomina i Depeche Mode – guarda il video –

Ice Bucket Challenge per alcuni solo un tormentone estivo, per altri un ipocrisia a scopo pubblicitario e per altri ancora un modo molto carino di far sentire meno soli i malati di SLA.
L’Ice Bucket Challenge, in italiano “la sfida della secchiata di ghiaccio”, è l’anima di una iniziativa nata al fine di raccogliere fondi per finanziare la ricerca contro la SLA. Chi vuole puo fare una donazione alla ALS Association – organizzazione non profit americana che promuove campagne di sensibilizzazione sulla malattia, oltre a raccogliere fondi per finanziarne la ricerca –

L’ispiratore di questa iniziativa sarebbe Pete Frates, giovane atleta ed ex capitano della squadra di baseball del Boston College colpito dalla SLA, al quale si è aggiunto successivamente l’amico 27enne Corey Griffin, morto annegato al largo della costa di Nantucket, Massachusetts, lo scorso 16 agosto in seguito ad un incidente subacqueo. Era uno dei più attivi promotori dell’Ice Bucket Challenge.

Tra i personaggi noti che si son incastonati cubetti di ghiaccio nel cranio, spicca Vince Clarke, fondatore, primo leader e primo autore delle canzoni dei Depeche Mode, nonchè ex membro della band. Vince, nominato da sua moglie Tracy Hurley Martin, risponde così – guarda il video

Anche Grainne Fletcher, moglie di Andrew, ha accettato la sfida – guarda il video

Ora, lo scopo di questo articolo è quello di spiegare brevemente, per chi non sapesse ancora, cos’è questa cosa delle secchiate di ghiaccio e per rendere noto ai nostri lettori che questa “epidemia” sta colpendo anche i fan della band.

Proprio ieri, infatti, ci è stato segnalato il video del devoto (e nostro amico) Riccardo Depeche Romaldetti che, in modo molto coraggioso, si è lasciato affogare in una potente secchiata d’acqua gelata, passando successivamente il testimone nientemeno che a Dave Gahan, Martin Gore e Andrew Fletcher!

Secondo voi i Depeche accetteranno la sfida?

 

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AGGIORNAMENTO DEL 24.08.2014: dalla pagina facebook di Andrew FletcherAndrew accepted The ALS Association #IceBucketChallenge from Grainne. His nominations: Martin L Gore, Mark Crossingham and Matt Cyzer.” – guarda il video


Martin Gore e Kerrilee Kaski sposi

Congratulazioni a Mr. e Mrs. Gore!!
Martin Gore e Kerrilee Kaski si sono sposati il 12 giugno scorso.
Un matrimonio intimo con pochissimi invitati nella splendida cornice caraibica delle Turks e Caicos. Le foto che abbiamo postato provengono dalla pagina facebook dalla stilista Ina Soltani che scrive: “È stato un onore prendere parte al giorno speciale del grande Martin L. Gore dei Depeche Mode e di Kerrilee Gore. Complimenti, siete una coppia meravigliosa e due persone eccezionali! È stato un vero piacere lavorare con entrambi e creare i pezzi unici per la cerimonia di nozze intima e memorabile che si è svolta alle isole Turks e Caicos il 12 giugno 2014. La sposa indossava un abito di Ina Soltani su misura stile sirena in satin duchesse e trina di chantilly bianca e nera, con dettagli di raso nero e un velo su misura in chantilly bianco e nero. Lo sposo indossava uno smoking su misura di Ina Soltani con inserti di seta, revers e dettagli di pelle esotici e una camicia di seta charmeuse con particolari in pelle. Kerrilee ha scelto un abito in pelle nera e seta charmeuse di Ina Soltani per il taglio della torta. Kerrilee e Martin, vi auguro un’eternità di puro amore e armonia! È stato un grande piacere avervi incontrato, siete fantastici! Un ringraziamento speciale a Dani Stone per aver reso questo evento un’esperienza memorabile.”

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Martin Gore combatte contro la mortalità materna

Martin Gore non è mai stanco di sostenere le organizzazioni umanitarie. Questa settimana è stato ospite di “Direct Relief” nella sua città di adozione Santa Barbara, la fondazione non-profit specializzata in forniture mediche in aree di crisi in tutto il mondo.

Attiva dal 1948, uno degli scopi della Fondazione è combattere la mortalità materna. Questo comprende tutti i decessi di donne dovuti sia alla gravidanza sia al parto. Per il quarto anno consecutivo l’associazione “Direct Relief” ha organizzato per il giorno della mamma un open day. Come ha riferito il giornale locale online Noozhawk, anche Martin Gore si è presentato all’evento. Martin sostiene l’organizzazione fin da quando si è stabilito nella soleggiata California, come scrive il giornale.

L’obiettivo principale dell’evento è stato di focalizzare l’attenzione sul programma per il sostegno della salute materna e infantile, in particolare delle donne in gravidanza e dei loro bambini fino alla nascita. L’assistenza medica si svolge in tutto il mondo, in paesi che sono stati vittime di disastri naturali ( ad es. le Filippine nel novembre 2013) o in paesi che soffrono di disordini politici e povertà.

L’organizzazione si preoccupa anche di migliorare la qualità dei servizi sanitari. A questo scopo, fornisce attrezzature mediche, farmaci d’emergenza, antibiotici e speciali “kit di ostetricia”.

Martin afferma in Noozhawk: «C’è sempre tanta sfortuna nel mondo. Avere accesso alle cure mediche e il fatto che ci siano persone in questi luoghi, che possono occuparsi così velocemente delle persone bisognose, è fantastico».

La foto mostra Martin con un membro del comitato del “Direct Reliefwww.directrelief.org

 

Fonte www.depechemode.de

Traduzione a cura di Vale Gore

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Martin Gore dei Depeche Mode parla di Paco Larrañaga

 

LOS ANGELES – Martin Gore, membro fondatore dei Depeche Mode (citati dalla rivista britannica Q come “il gruppo elettronico più popolare che il mondo abbia mai conosciuto”), sostiene la richiesta di scarcerazione di Paco Larrañaga, che sta scontando l’ergastolo in Spagna per lo stupro e l’uccisione delle sorelle Jacqueline e Marijoy Chiong avvenuto a Cebu nel 1997.

Martin, che ha scritto la maggior parte delle canzoni più famose del gruppo, ha indossato una t-shirt col messaggio “Free Paco Now” (Paco libero subito) in una serie di show, fra cui Madrid e Barcellona.

Marty Syjuco, che ha prodotto il documentario Give Up Tomorrow sul processo e l’incarcerazione di Larrañaga, ha dichiarato: «Il manager dei Depeche Mode si è messo in contatto con noi dicendo che Martin aveva visto il documentario ed era indignato. Ha chiesto come avrebbero potuto aiutarlo. Gli abbiamo indicato il sito web della campagna “Free Paco Now”. La prima cosa che Martin ha fatto è stata pubblicare una propria foto con la maglietta “Free Paco Now” sulla pagina Facebook del gruppo, che ha 7,1 milioni di seguaci».

Give Up Tomorrow, ben accolto ai festival cinematografici di tutto il mondo, ha vinto due premi nell’edizione 2011 del Tribeca Film Festival: Premio del pubblico e Miglior nuovo regista di documentari (nomina speciale per Micheal Collins).

«Siamo emozionati e sorpresi che Martin stia facendo questo», ha aggiunto Marty. «A livello personale, essendo cresciuto ascoltando la musica dei Depeche Mode, sono sbalordito».

Martin – cantante, chitarrista e tastierista – ha composto molte hit del gruppo, tra cui “People Are People”, “Personal Jesus”, “Everything Counts” e “Enjoy The Silence”. Il gruppo ha venduto oltre 100 milioni di album in tutto il mondo.

Marty, il cui fratello è sposato con la sorella di Paco, ha scritto il documentario con Michael ed Eric Daniel Metzgar. Paco, cittadino filippino e spagnolo, è stato trasferito in una prigione in Spagna, secondo il trattato che prevede lo scambio di detenuti tra i due paesi.

Altre sei persone, accusate con Paco, sono in prigione nelle Filippine. Il dipartimento di giustizia ha respinto l’appello di grazia per Paco. Anche il governo spagnolo ha fatto appello alle Filippine per concedere la grazia a Paco, ma senza successo.

Estratto dell’intervista con Martin

Come sei arrivato a guardare Give Up Tomorrow?

«Ho visto Give Up Tomorrow sulla PBS negli Stati Uniti, dov’è stato disponibile per un po’. Ero sconcertato dal sistema giudiziario. Giustamente, ci fu lo sdegno pubblico al tempo del processo e la conseguente foga dei media. Non ho avuto la sensazione che Paco non fosse colpevole, sapevo che era innocente. Dal film non conosciamo i retroscena o gli alibi degli altri accusati insieme a Paco, ma immagino che siano ugualmente innocenti o come minimo meritino un altro processo.»

Quale parte del documentario ha trovato il tuo favore a livello personale?

«L’idea che qualcuno passi buona parte della propria vita in galera per qualcosa che non ha fatto non va, o non dovrebbe, andare a genio, né a me né a chiunque altro. Amnesty International, Fair Trial International, anche il Comitato dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, hanno cercato di correggere le ingiustizie, ma invano. L’unica persona che adesso può aiutare è il presidente Aquino. Spero che legga tutto questo e cerchi di tenere almeno un altro processo, lontano dai media.»

Devi essere bombardato di richieste di sostegno per molte cause. Perché hai scelto la campagna “Free Paco Now”?

«Sono più che sicuro che ci siano migliaia, se non decine di migliaia, di persone nel mondo che sono ingiustamente incarcerate. Ho sentito di dover fare ciò che potevo per richiamare l’attenzione su questo, nella speranza che si possa fare qualcosa.»

Come ti è venuta in mente la t-shirt “Free Paco Now” che hai indossato durante i concerti? Qual è stata la reazione dei vostri spettatori, in particolare quelli degli show a Madrid e a Barcellona?

«La mia ragazza sapeva quanto mi ero appassionato, così come regalo di Natale ha fatto realizzare per me centinaia di t-shirt. Le ho distribuite a tutti i membri del nostro staff (che ovviamente non sono stati costretti a indossarle) e ad amici e conoscenti. Ne sono rimaste alcune che sto ancora dando via. All’inizio ho indossato la maglietta ai concerti di Madrid e di Barcellona, i primi due show dopo Natale. Dopo il concerto, molti spagnoli mi hanno chiesto della t-shirt e su che cosa era. Quando ho cominciato a spiegarglielo mi hanno interrotto dicendo che si ricordavano di aver sentito dello scambio di prigionieri, ma credevano che Paco fosse stato rilasciato e adesso fosse libero. Questo dimostra come sia facile essere dimenticati e perché sento di dover continuare a ricordarlo alla gente.»

Qual è il tuo messaggio per Paco e per le altre persone nella stessa situazione in tutto il mondo?

«Non sento di essere nella posizione di dare consigli a chi si trova nella situazione di Paco. Le parole di Paco (e il titolo del film) sono stoiche e dignitose, e dicono più di quanto io possa dire: “Give up Tomorrow” (Rinunciare al domani).»

E qual è il tuo messaggio alle persone in Ucraina, dove il gruppo ha dovuto cancellare lo spettacolo a causa dei disordini civili, e alle persone in Venezuela, che protestano contro l’oppressione?

«È stata una sfortuna dover annullare lo show a Kiev, in Ucraina. Doveva svolgersi qualche giorno dopo l’uccisione di decine di manifestanti da parte dei cecchini del governo e dopo la fuga dalla capitale del presidente Viktor Yanukovych. Nessuno sapeva ancora cosa sarebbe successo. E infatti, non lo sappiamo ancora. La Russia ora ha annesso la Crimea e potrebbe continuare a occupare l’Ucraina. È una situazione complicata perché anche se ci sono nel paese molte persone a favore dell’Unione Europea, ci sono anche molti sostenitori della Russia, soprattutto in Crimea.

Non sono un analista politico, non so cosa stia per succedere. Speriamo che il presidente russo Vladimir Putin stia fuori dal resto dell’Ucraina. Ha più carte in mano di quante ne abbia l’Occidente, quindi non so quanto efficaci possano essere le sanzioni imposte alla Russia.

La situazione in Venezuela è spaventosa. Mi ricorda il Myanmar qualche anno fa, l’Egitto… La lista potrebbe andare avanti all’infinito. Quando una dittatura o un governo apre il fuoco sulla popolazione che protesta in modo pacifico, è un segno di paura e debolezza da parte di chi detiene il potere. In un mondo ideale, tutti i governi dovrebbero essere eletti in modo democratico e portare a compimento i desideri del popolo. Può volerci del tempo, ma alla fine sono le masse che devono vincere.»

Avete appena concluso uno show a Mosca. Ci saranno date aggiuntive al Delta Machine Tour? Com’è stato questo tour?

«L’ultimo show è stato a Mosca (ironia della sorte). È stato un tour abbastanza lungo e ora non abbiamo in mente di estenderlo. Siamo veramente fortunati ad avere questi fan pazzi e fedeli. Ogni show è stato una gioia, una vera celebrazione della musica che abbiamo creato. La folla ama cantare e partecipare. Certe volte puoi fermarti a guardare, ascoltare e sorridere.»

A cosa attribuite la continua attrattiva e la longevità della band che l’anno prossimo festeggerà il suo trentacinquesimo anniversario?

«Spesso ci viene chiesto qual è il segreto del nostro successo. La nostra risposta è che non lo sappiamo davvero. Se ci fosse una formula vincente definitiva, sarei già manager di qualche band.»

Quali sono stati i momenti salienti dello stare con la band?

«Stare insieme per così tanto tempo e fare musica che mi appassiona sono delle buone ricompense. Questi sono i momenti salienti.»

La musica elettronica è più popolare che mai. Come immagini si evolverà la musica dei Depeche Mode nei prossimi anni?

«Non abbiamo mai fatto progetti, soprattutto a lungo termine. Mi piace pensare che ciò che facciamo succeda naturalmente. Abbiamo appena concluso un tour, quindi staccheremo per un po’. Al momento giusto, ci ritroveremo e parleremo del futuro. Cerchiamo di tenerci al passo con le moderne tecnologie più che possiamo, quindi ci sarà sempre un elemento di tecnologia elettronica nella nostra musica, ma il modo in cui la musica viene fatta è secondario alla canzone. Non dobbiamo dimenticarlo. La strumentazione è il mezzo per un fine.»

Di Ruben V. Nepales – Fonte entertainment.inquirer.net

Traduzione a cura di Salvatore Matteo Baiamonte
Editing a cura di Barbara Salardi

 Per info su Paco Larrañaga e petizione visita freepaconow.com

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Video intervista Martin Gore: “amo la musica grazie a mia madre”

18Parigi, 30 gennaio 2014 – Nella boutique Hublot nel cuore di Place Vendôme a Parigi, Martin Gore dei Depeche Mode e il CEO di Hublot Ricardo Guadalupe si sono riuniti per lanciare un grande progetto di raccolta fondi congiunto a favore di charity: water, un’associazione senza scopo di lucro la cui missione è quella di garantire acqua pulita e sicura nei paesi in via di sviluppo. Per tutti i dettagli leggi “Nuova iniziativa benefica tra Hublot e Depeche Mode a sostegno di charity: water

Proprio in questa occasione Martin Gore ha rilasciato una video intervista per Revue des Montres.

«E’ bello essere coinvolti al fianco di Hublot in un progetto di beneficenza come charity: water.»

«Come ho sempre detto, mi sento fortunato ad aver speso il mio tempo a fare ciò che amo. La band è stata fondata negli anni 80, sono 34 anni che facciamo musica, mi sento davvero fortunato e privilegiato ed è incredibile arrivare a fare qualcosa che ami appassionatamente.»

«Mi sono innamorato della musica quando avevo 10 anni, quando scoprii la collezione di vinili di mia madre, per la maggior parte musica rock. E ora mi ritrovo a fare proprio questo, e lo farò per il resto della mia vita.»

«Ero già un appassionato Hublot prima di incontrarli personalmente e di lavorare in un progetto di beneficenza con loro.
Abbiamo incontrato Jean-Claude Biver in uno store Hublot, quando andammo il negozio era ancora chiuso al pubblico, ma tutti si stavano preparando alla grande apertura che avenne il giorno successivo. Così, appena le porte dello store furono aperte, entrammo e incontrammo Jean-Claude Biver.»

«Il design di questa serie di orologi rappresenta il nostro ultimo lavoro, alcuni dettagli come i triangoli formano la D e la M di Delta Machine.»

«Il nostro manager si è recato nello stabilimento Hublot per incontrare Ricardo e Sylvie che gli hanno mostrato le loro idee che abbiamo poi approvato.»

«Ero già un fan e ho avuto orologi Hublot prima di questa collaborazione. Ma per il Teenage Cancer Trust nel 2010 e per charity: water oggi, posso dire che la carità è il cuore della nostra collaborazione.»

«La gente parlava di quanto fosse Rock’n Roll l’aspetto di questi orologi che Hublot ha progettato in occasione della nostra partnership, ma penso che generalmente Hoblot, oltre ad un design industriale molto cool, abbia una natura rock’n roll in tutte le sue realizzazioni.»
[…]«Non mi piacciono i dettagli troppo raffinati.»

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Nuova iniziativa benefica tra Hublot e Depeche Mode a sostegno di charity: water

Depeche Mode e Hublot: una fusione di talento e passione per fare un altro passo avanti a favore di charity: water.

Personalità incredibili e talenti eccezionali in campi diversi si uniscono per una causa comune, con la volontà e la determinazione di creare un evento straordinario e innovativo.

Parigi, 30 gennaio 2014 – Nella boutique Hublot nel cuore di Place Vendôme a Parigi, Martin Gore dei Depeche Mode e il CEO di Hublot Ricardo Guadalupe si sono riuniti per lanciare un grande progetto di raccolta fondi congiunto a favore di charity: water, un’associazione senza scopo di lucro la cui missione è quella di garantire acqua pulita e sicura nei paesi in via di sviluppo.

Quest’iniziativa eccezionale fa parte del tour mondiale di Delta Machine 2013-2014 dei Depeche Mode. Al fine di raccogliere fondi per charity: water, Hublot e i Depeche Mode hanno presentato:

– Dieci custodie uniche, ciascuna contenente una chitarra autografata e un orologio con cronografo centrale rosso, tutte contraddistinte da una delle dieci città che rivestono un significato particolare per i Depeche Mode: Parigi, New York, Basildon, Los Angeles, Milano, Varsavia, Mosca, Zurigo, Berlino e Amburgo. Il fortunato acquirente della prima custodia (Parigi) ha avuto il privilegio di riceverla di persona nella boutique Hublot di Place Vendôme.

– La serie di orologi Depeche Mode in edizione limitata del 2014 in acciaio (solo 250 pezzi numerati). Questi orologi saranno disponibili a breve nelle boutique Hublot e in tutta la rete internazionale.

– Infine, un pezzo unico, il “Depeche Mode Tourbillon”. Un orologio con struttura grand complication in cassa tonneau di titanio nero con cinturino borchiato (una novità per Hublot), che è stato esposto eccezionalmente a Place Vendôme in previsione della messa all’asta il 6 marzo 2014 a Mosca durante una cena privata prima del concerto del 7 marzo.

I ricavati ottenuti da quest’iniziativa saranno donati a charity: water, un’associazione scelta dai Depeche Mode e da Hublot.

Martin Gore dei Depeche Mode ha dichiarato: «Sostengo e appoggio charity: water ormai da tempo, perciò mi fa molto piacere che come band e con l’aiuto della leale amicizia con Hublot sia possibile estendere la nostra azione per quest’organizzazione e contribuire a fare la differenza nei paesi che lottano per la sopravvivenza a causa della mancanza d’acqua potabile».

Ricardo Guadalupe, CEO di Hublot, ha aggiunto: «Questa collaborazione eccezionale fa parte del nostro speciale rapporto continuativo con i Depeche Mode. Ci siamo incontrati per la prima volta nel 2010 e siamo diventati subito amici. Se la nostra amicizia potrà fare la differenza, dunque non dovremo indugiare, poiché i rapporti si basano sulla condivisione. Se non si condivide, si perdono occasioni. Hublot è in una posizione fortunata e ha il dovere di condividere parte del proprio successo con chi ne ha bisogno».

Risplendenti in acciaio grigio, dotati di cinturino in pelle di vitello tono su tono con sagome borchiate termo-modellate, i pezzi della serie Depeche Mode in edizione limitata del 2014 incarnano perfettamente il look dei Depeche Mode, simboleggiando inoltre l’arte della fusione, un concetto caro a Hublot.

I Depeche Mode e Hublot hanno dato il via alla propria collaborazione nel 2010 raccogliendo fondi per il Teenage Cancer Trust con un concerto di beneficienza alla Royal Albert Hall di Londra e un’asta eccezionale.

All’inizio del 2013, a Berlino, Hublot e i Depeche Mode hanno deciso di lavorare ancora insieme su scala più ampia, creando la serie in edizione limitata in ceramica nera Big Bang Depeche Mode, in parallelo col tour mondiale di Delta Machine, scegliendo di appoggiare l’organizzazione charity: water, la quale ha ricevuto il solido sostegno della band e del marchio produttore di orologi svizzero.

Charity: water in breve.

La missione di charity: water è quella di fornire acqua pulita e sicura agli abitanti dei paesi in via di sviluppo in tutto il mondo. Circa 800 milioni di persone (quasi una su nove a livello globale) non ha accesso ad acqua potabile, un problema di proporzioni epidemiche che charity: water si è impegnata a eliminare. A oggi, l’organizzazione ha finanziato più di 8.100 progetti per forniture idriche, dando accesso ad acqua potabile e sicura a oltre 3,2 milioni di persone in oltre venti paesi. Grazie a questa collaborazione, Hublot e i Depeche Mode hanno manifestato il proprio impegno condiviso per estendere sempre più l’impatto globale di charity: water.

http://www.hublot.com
http://www.charitywater.org
http://www.depechemode.com

Traduzione a cura di Barbara Salardi per Depeche Mode e Dintorni

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Lo show dei Depeche Mode a Birmingham – Recensione –

foto nativemonster.com

I Depeche Mode, le leggende dell’elettronica, hanno fatto tappa alla LG Arena di Birmingham con un’unica data nel Regno Unito del loro tour europeo invernale.

Con una carriera di oltre tre decenni, i Depeche Mode hanno pubblicato quello che da molti è considerato uno dei loro lavori migliori, il magnifico Delta Machine del 2013, e la band ha scelto i primi due brani di quest’album per aprire il concerto di ieri sera.

“Welcome To My World” e “Angel” incarnano la maestosità oscura al cuore della musica dei Depeche Mode: pulsante, minacciosa e seducente e al contempo permeata di una vena di malinconia paradossalmente confortante.

Davanti alle proiezioni sugli schermi giganti, il cantante Dave Gahan ha interpretato la parte di dio del rock dai fianchi snelli e sinuosi, saltellando sul palcoscenico, un po’ Freddie Mercury, un po’ Bono e un po’ Jim Morrison.

Sostenuto sul palco da un’altra tastiera e dalla batteria, il tastierista e chitarrista Martin Gore e il tastierista Andy Fletcher l’hanno affiancato in un viaggio di due ore fra brani vecchi e nuovi.

Martin Gore ha avuto il suo momento sotto i riflettori in un paio d’occasioni, con un’interpretazione vocale poderosa di “Slow” tratta dal nuovo album, trasformandola in una torch song intrisa di blues e jazz, con il solo accompagnamento di Peter Gordeno al pianoforte.

Il suono della band si è ampliato enormemente con la presenza di Christian Eigner alla batteria, la cui esecuzione fa da complemento ai ritmi taglienti delle linee di basso sintetiche.

Naturalmente ci sono stati anche i brani di successo, il pubblico ha ballato con “Policy of Truth”, “Behind The Wheel”, “A Question of Time” e “Just Can’t Get Enough”.

Ma il pezzo forte della serata è stato senza dubbio un’interpretazione stupefacente di “Personal Jesus”, la canzone che rappresenta fra tutte le altre il percorso che la band ha intrapreso dall’electropop verso un genere più profondo e concreto.

Una partenza lenta e stravagante, che ricordava la cover prestigiosa di Johnny Cash, prima di scatenarsi a tutta forza mandando il pubblico in visibilio.

Reach out and touch faith, “tendi la mano e tocca la fede”, cantava Gahan. Quindicimila credenti hanno fatto proprio questo.

Fonte nativemonster.com

Traduzione a cura di Barbara Salardi per Depeche Mode e Dintorni

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Ultima leg per i Depeche Mode e il loro Delta Machine Tour – 26 show in 23 città europee

La Palau Sant Jordi è pronta ad ospitare la prima data della quarta leg del Delta Machine Tour questa sera a Barcellona.
La quarta fase del tour riguarderà ancora una volta l’europa (come nella prima e terza) e toccherà: Spagna, Francia, Belgio, Regno Unito, Germania, Austria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Svizzera, Italia, Polonia, Ucraina, Bielorussia, Lettonia e Russia con l’ultima data prevista il 07/03/14 alla Olimpiyskiy  di Mosca.
Un totale di 26 show in 23 città europee (due date a Zurigo, Parigi e Madrid) chiuderanno il tour mondiale dei Depeche Mode partito da Nizza il 4 maggio 2013.

Cinque le date complessive del Delta Machine Tour che hanno interessato il nostro Paese
I Depeche Mode hanno fatto tappa in Italia nel mese di luglio durante la prima leg del tour con due date sold out: 18/07/13 Milano Stadio San Siro e 20/07/13 Roma Stadio Olimpico.
Le prossime tre: 18/02/14 Torino Palaolimpico, 20/02/14 Milano Mediolanum Forum e 22/02/14 Bologna Unipol Arena

www.depechemode.com/tour

E proprio nel pomeriggio di ieri Martin, Andy e Peter hanno fatto visita al FC Barcelona durante l’allenamento tenutosi alla Ciutat Esportiva Joan Gamper. Video 1Video 2

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2013 in review – Annual Depeche Mode e Dintorni Report from WordPress.com

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2013 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

The Louvre Museum has 8.5 million visitors per year. This blog was viewed about 130,000 times in 2013. If it were an exhibit at the Louvre Museum, it would take about 6 days for that many people to see it.

Click here to see the complete report.


Il 2013 di ‘Depeche Mode e Dintorni’ – calendario 2014

Grazie a tutti voi che ci avete seguito con fede e devozione in questo 2013 che è stato un anno ricco di novità, un anno che ci ha regalato Delta Machine e il Delta Machine Tour con due date italiane da cardiopalmo!

4.561 volte grazie agli inscritti che ci leggono sul blog (a fine 2012 eravate 465!)
15.523 volte grazie ai fan che ci seguono su facebook
1.461 volte grazie ai followers di twitter

Grazie a tutti quelli che ci hanno inviato video, foto e recensioni del Delta Machine Tour, a quelli che ci hanno tenuto compagnia con commenti, a volte critici a volte divertenti e a chi crede in noi!

Per tutti voi abbiamo preparato un regalo molto speciale, il calendario 2014 che questa volta (a differenza del calendario 2013) raccoglie le immagini più belle dei nostri Depeche on stage! E’ stato davvero difficile scegliere tra le migliaia di foto presenti nel nostro archivio, difficile a tal punto che abbiamo deciso di realizzare ben due calendari!
Clicca qui per scaricare (in alternativa nowdownload o rapidshare)

Pronti per il 2014? Pronti per le nuove date italiane del Delta Machine Tour?
Noi scenderemo in campo con voi a Bologna e anche questa volta, dopo il successo di Roma, prepareremo una coreografia… ma di questo ne parleremo più avanti.
Vi ricordiamo che abbiamo circa 20 biglietti disponibili per lo show del 22 febbraio, Parterre in Piedi (no Early Entrance) e Gradinata Est – L. Per info QUI.

E ora ripercorriamo il nostro 2013

Gennaio 2013

Febbraio 2013

Marzo 2013

Aprile 2013

Maggio 2013

Giugno 2013

Luglio 2013

Agosto 2013

Peter Gordeno e Christian Eigner impegnati nel progetto ‘OPIEN’ “L’album si chiama ‘Atlanta‘ e vede la collaborazione di Christian Eigner (turnista dei Depeche Mode dal 1997) insieme al produttore, compositore e polistrumentista Niko Stoessl (che ha lavorato anche in Hourglass di Dave Gahan). ‘Atlanta‘ nasce dal progetto ideato da Niko Stoessl, ‘OPIEN‘, gestito dal team di Daryl Bamonte.
Nel video che vi proponiamo, ‘Let Me Down‘, noterete anche la presenza di Peter Gordeno (turnista dei Depeche Mode dal 1998).” Altri articoli che potrebbero interessarti

Settembre 2013

  • Una chiacchierata con Andrew Fletcher dei Depeche ModeAbbiamo fatto show strepitosi. Forse è stata la migliore serie di concerti della nostra carriera. Dave è sempre stato fenomenale, il pubblico si è dimostrato fantastico e molto partecipe, perfino nelle zone d’Europa che sono in recessione. La nostra è una carriera da sogno, dagli inizi fino a oggi. Non avremmo mai immaginato di essere ancora qui, di andare in certi paesi, di essere sempre più famosi. È meraviglioso. In tutta sincerità, credevamo che sarebbe durato solo un paio d’anni.Altri articoli che potrebbero interessarti

Ottobre 2013

Novembre 2013

  • Dave Gahan: “La musica mi ha salvato”È cominciato tutto con il glam rock, con gli Slade, T Rex, David Bowie e Roxy Music. Poi sono arrivati i Damned e i Clash. Ma la mia vera illuminazione è stata Ziggy Stardust, l’uomo che viene da altrove.
  • Jayce Lewis annuncia la data di pubblicazione del nuovo album “La scorsa settimana JL ha firmato con la Caroline International (Universal Music Group), accordo che gli permetterà di pubblicare il nuovo album dal titolo “Nemesis” tra marzo e aprile 2014, anticipato dalla release di un primo singolo nel mese di gennaio.
    Successivamente, Jayce registra un nuovo nome per il suo progetto, che porta avanti alla grande già da qualche anno, e dice: «andava fatto, qualcosa che doveva essere fatta qualche tempo fa» da ora in poi tutto ciò che Lewis produrrà, dai live ai lavori in studio, porterà il nome di PROTAFIELD.” Altri articoli che potrebbero interessarti

Dicembre 2013

BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO A TUTTI!!!


Le scarpe dei Depeche Mode per un’asta benefica

Le scarpe dei Depeche Mode per un'asta benefica1Martin, Andy e Dave donano le proprie scarpe a un ente di beneficenza che da tre anni organizza aste benefiche per aiutare le persone disagiate. Molti i nomi delle star che hanno aderito a questa iniziativa: Natalie Portman, Michael Douglas, Kevin Spacey, Sigourney Weaver, Ben Stiller, Chris Martin, Madonna, Kate Winslet, Ewan McGregor, Elton John, Vivienne Westwood e altri. Le offerte partiranno dal 5 fino al 15 dicembre. Per info visita stores.ebay.com/Auction-Cause/Small-Steps.html

La Small Steps Celebrity Shoe Auction è la più grande asta di scarpe di celebrità al mondo, dove grandi personaggi famosi fanno un passo avanti per aiutare i bambini che vivono nelle discariche. Lo Small Steps Project è un ente di beneficenza registrato nel Regno Unito e l’unico a concentrarsi in particolare sulle comunità che vivono nelle discariche. Facendo un’offerta per queste scarpe, non solo potrete aggiudicarvi un pezzo di storia della cultura pop, ma farete anche voi un piccolo passo per aiutare i bambini in povertà. Grazie a eBay Giving Works, il 100% dei fondi raccolti andrà direttamente all’ente di beneficenza.

Dave Gahan ha indossato gli stivaletti di Jean-Michel Cazabat per tutto il periodo di registrazione dell’album “Delta Machine”, sia a New York che a Santa Barbara. La taglia è 43.

Le Terry de Havilland di Martin Gore sono state realizzate su misura per l’attuale tour mondiale di “Delta Machine”. La taglia è 42.

Andy Fletcher ha indossato sul palco le sue Y3 nell’ultimo tour mondiale di “Delta Machine”. La taglia è 44.

www.smallstepsproject.org/shoedonors

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Aggionamento del 06.12.13

Al via l’asta benefica di Small Steps Project!
Le scarpe dei Depeche Mode battute all’asta per la modica cifra di:
550.01 sterline (euro 785.90) per le Terry de Havilland di Martin
1,100.00 sterline (euro 1571.77) per gli stivaletti Jean-Michel Cazabat di Dave
211.00 sterline (euro 301.49) per le Y3 di Fletch


L’intervista esclusiva di Live Nation a Martin Gore dei Depeche Mode

L'intervista esclusiva di Live Nation a Martin Gore

Questa mattina il sito onenation.livenation.com ha pubblicato una video intervista a Martin Gore risalente a qualche settimana fa.  Di seguito la traduzione con URL diretto al video.

Parte 1: I Depeche Mode prendono il controllo. Il suono vivo e schietto di Martin Gore. (guarda il video)

«Il pubblico è già con noi a partire dalle prime note, ancor prima di vederci salire sul palco, perfino nell’introduzione.»

«Adesso ci esibiamo in modo diverso, perché suoniamo insieme da molti anni. Il suono è molto più puro, più live e a volte si distacca parecchio dai dischi.»

«Già nel 1998 abbiamo fatto una scelta coraggiosa per The Singles Tour, quando per la prima volta abbiamo usato la batteria dal vivo per tutti i pezzi, con Christian Eigner.»

«Finora il pubblico non ci ha mai deluso. È soprattutto grazie a Dave, perché è un frontman talmente bravo che riesce a far partecipare proprio tutti: dalle persone in prima fila a quelle in fondo.»

«È bravo a coinvolgere il pubblico con gesti e movimenti delle mani, ha un carisma eccezionale. Riesce a estendersi in qualsiasi punto del palcoscenico.»

«Anche la gente, vedi tutti che si guardano intorno increduli, non riescono a credere ai propri occhi. E questo capita sempre.»

Parte 2: La magia sul palco dei Depeche Mode. Una chiacchierata intima ed esclusiva con Martin Gore (guarda il video)

«Da parecchio tempo, già a partire da Violator, ci dilettiamo di ritmi e atmosfere blues. Stavolta volevamo che fosse più evidente, per questo abbiamo scelto il titolo Delta Machine

«Questa volta abbiamo dato una lista interminabile al nostro programmatore e gli abbiamo detto: “Vorremmo suonare queste canzoni“. Ci ha messo talmente tanto tempo a fare la programmazione che all’inizio del tour gli è quasi venuto un esaurimento nervoso. Ma adesso sta bene.»

«La maggior parte dei pezzi è la stessa tutte le sere. Trovo sia interessante fare una versione acustica di un brano che in origine canta Dave. Arriviamo a un punto che diciamo: “Questo l’abbiamo suonato abbastanza, facciamone un altro“. Oppure: “È da un po’ che non suoniamo ‘Shake the Disease‘, potremmo farlo stasera“. Possiamo deciderlo anche solo un’ora e mezza prima di salire sul palco.»

«Ci sono almeno tre canzoni che dobbiamo suonare, non possiamo escludere “Enjoy the Silence” o “Personal Jesus“, perché molti fan tornerebbero a casa insoddisfatti se non le suonassimo.»

«Il fatto di suonare nuove canzoni durante il tour non ci preoccupa particolarmente. In questo album ci sono parecchi brani forti, che dal vivo possono rendere benissimo. Se non fosse così, non riscuoterebbero successo tutte le sere.»

Traduzione a cura di Barbara Salardi in esclusiva per Depeche Mode e Dintorni

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Martin Gore dei Depeche Mode parla del successo del gruppo

Nell’ottobre scorso, i Depeche Mode, i pionieri britannici del pop elettronico, hanno annunciato un tour mondiale cinque mesi prima di pubblicare il nuovo album. Quando a marzo è arrivato Delta Machine, la maggioranza di date in arene e stadi è andata sold out: un’impresa non da poco per un gruppo i cui singoli non conquistano le classifiche da più di dieci anni.

Dire che i Depeche Mode riguardano solo i fan significherebbe minimizzare. I loro ferventi seguaci battono di gran lunga i pazienti Duranies dei Duran Duran e gli artificiosi Monsters di Lady Gaga.

Martin Gore, chitarrista, tastierista e autore principale del gruppo, ritiene che ci sia del vero nell’affermare che i Depeche Mode sono la più grande band di culto del mondo. I “Depechies” non sono gente normale, dice.

«Secondo me non attiriamo spontaneamente le persone nella norma», dice Gore. «Siamo disadattati, degli outsider, e attiriamo quelli come noi, e al momento ce ne sono parecchi in giro».

 

Tematiche dark

L’alienazione è il tema prevalente nella discografia dei Depeche Mode.

Il gruppo si è formato nel 1981, dopo aver capito di non avere un punto di riferimento nella scena musicale.

«Pensavamo che il rock fosse arrivato a un punto morto e che l’elettronica fosse la soluzione migliore. Abbiamo cominciato come band elettronica pura perché credevamo fosse l’unico modo per farsi avanti nella musica», dice Gore.

«Siamo al contempo molto tradizionali, ma cerchiamo di presentare le canzoni in maniera molto moderna.»

Speak and Spell, l’album di debutto dei Depeche Mode del 1981, è stato il biglietto da visita guidato dal singolo di debutto d’atmosfera “New Life” e il pezzo ballabile “Just Can’t Get Enough”.

Le sonorità e l’immagine del gruppo si sono spinte sempre più verso il dark a ogni nuovo album.

Alla pubblicazione dei due capolavori del gruppo, Violator del 1990 e Songs of Faith and Devotion del 1993, il cantante Dave Gahan si era trasformato da icona pop da poster a frontman irrequieto con un velo di mascara.

Ritmi terra terra

Sul fronte musicale, i freddi suoni sintetici dei primi album lasciarono spazio a elementi blues e rock più intensi.

A dispetto delle sonorità paranoiche, il gruppo è riuscito a creare brani che fanno impazzire il pubblico, come la sfolgorante “Enjoy the Silence”, l’inquieta “Personal Jesus” e la rockeggiante “I Feel You”.

Pur ammettendo che il gruppo ha sempre guardato al futuro, Gore afferma che le canzoni dei Depeche Mode sono sempre terra terra.

«Cerco sempre di descriverlo dicendo che nella musica vogliamo rappresentare l’emozione e la passione», spiega. «Se riteniamo che sia reale per noi stessi, in qualche modo si trasmetterà anche agli altri. Con la nostra musica vogliamo essere concreti e sinceri, e non creare un mondo fasullo».

 

Nuove proposte

Il gruppo è inoltre sincero sulle proprie tensioni interne.

Fra queste, la battaglia di Gore e Gahan contro l’abuso di sostanze pesanti e l’allontanamento del fondatore Vince Clarke, che ha lasciato il gruppo dopo l’album di debutto per trovare successo con gli Erasure.

Poiché molti album sono stati registrati in situazioni tese, Gore è felice che per Delta Machine si sia lavorato con relativa tranquillità.

Sebbene sia permeato di una buona dose di oscurità, il tredicesimo album ha sprazzi di luce e di speranza.

Il primo singolo, “Heaven”, somiglia moltissimo a un brano gospel.

Anche se la ballata a ritmo lento è una scelta insolita per presentare l’album, Gore spiega che riassume il ritrovato equilibrio all’interno del gruppo.

Far parte dei Depeche Mode non è più un tormento, dice.

«Abbiamo un’ottima formula ben consolidata», spiega Gore. «Dave dedica un sacco di tempo ed energie a lavorare sulla voce, e questo facilita parecchio le registrazioni. Ogni giorno fa esercizi di riscaldamento vocale e quando dobbiamo incidere, nel giro di tre o quattro registrazioni abbiamo quello che ci serve».

Da bravo outsider, a Gore non interessa particolarmente seguire la corsa di Formula 1 prima del concerto ad Abu Dhabi.

«Io non guido», dice, e poi ride. «Non ho la patente e non ho mai preso lezioni di guida, forse mi sentirò un po’ strano da quelle parti».

Nonostante il successo, lo status di outsider della band continua.

Fonte: thenational.ae

Traduzione a cura di Barbara Salardi in esclusiva per Depeche Mode e Dintorni

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Video Intervista: 2013 ACL Fest Interviews – Depeche Mode (Extended Version)

 

Com’è suonare nei festival?

«E’ diverso fare la propria esibizione. Mi piacciono alcuni festival però preferisco suonare per il mio pubblico. E’ sempre più difficile suonare nei festival, ma dipende dove ti trovi. In Belgio abbiamo suonato a un festival nell’ultima serata, dove c’era gente lì da tre o quattro giorni, erano 80 mila persone e non reagivano come il pubblico normale, sembravano zombie.»

A quale album precedente si avvicina Delta Machine?

«Alcune canzoni mi ricordano Violator e alcune SOFAD, come Heaven e Angel, che mi ricordano SOFAD. My Little Universe e The Child Inside mi ricordano un po’ Violator

Come fate a essere sempre innovativi dopo 33 anni?

«Abbiamo cominciato nel 1980, abbiamo pubblicato il nostro primo singolo nel febbraio 1981. Se hai la musica nel sangue, è difficile smettere di farla. Siamo fortunati ad avere una grande fanbase che ci ha sempre sostenuto. A quanto pare il successo non fa che aumentare e questo è il tour di maggior successo che abbiamo mai fatto. In questo tour suoniamo per un sacco di persone, come non abbiamo mai fatto, in europa abbiamo suonato in quasi tutti i grandi stadi da calcio, nella prima parte del tour, e ritorneremo a suonare nelle arene al chiuso fino a marzo. E anche in America tutte le date sono andate molto bene.»

Cosa ci vuole per diventare una band leggendaria?

«Mi chiedono spesso consigli per le giovani band emergenti, come cominciare. Le cose sono cambiate così tanto che non ne ho la più pallida idea. rispetto a quando abbiamo cominciato noi, adesso è più difficile avere un contratto o essere ingaggiati. Dico sempre che è molto importante essere originali e avere un sound unico, personale.»

Qual è la canzone che resiste al tempo?

«La canzone più vecchia che suoniamo live è Just Can’t Get Enough, è molto diversa da tutte le altre, ma il pubblico va sempre in delirio quando la suoniamo. La contraddistingue la sua diversità, ma fa impazzire il pubblico, al pubblico piace da morire.»

Parlami dei tuoi strumenti

«Io vado pazzo per tutto ciò che può fare musica, sono sempre alla ricerca di cose di questo tipo. Qualche anno fa stavo sempre su ebay a comprare vecchi sintetizzatori, sono arrivato al punto che questi strumenti si stanno quasi impadronendo dello spazio vitale in casa mia.»

Cosa porti con te in tour?

«Per fortuna abbiamo un allestimento molto diverso, perché gli strumenti vintage non ce la farebbero assolutamente. Nello scorso disco abbiamo usato molti sintetizzatori modulari, ed è difficile rendere questi suoni dal vivo, è un lavoro di composizione (patching), ci sarebbero molti buchi fra le canzoni. Non sarebbe gestibile, abbiamo dovuto campionare delle parti e usare suoni diversi e trigger samples.»

Come sono i rapporti con gli altri della band?

«Non sempre lavoriamo come amici, quando il tour finisce a volte non ci vediamo per qualche anno. E’ più simile a una famiglia, siamo come fratelli.»

Avete un qualche rituale prima di salire sul palco?

«Sì, ne abbiamo uno che facciamo sempre prima di ogni concerto, ci abbracciamo in cerchio e facciamo un verso da macho. Ok, non è proprio da macho, ma un po’ sì dai.»

traduzione a cura di Barbara Salardi in esclusiva per Depeche Mode e Dintorni

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L’intervista di Steve Masters di Live 105 a Martin Gore dei Depeche Mode

Prima dello spettacolo allo Shoreline Amphitheatre lo scorso 26 settembre, Steve Masters, di Live 105, ha incontrato Martin Gore nel backstage per una breve intervista.

D: L’ultima tappa dei Depeche Mode a San Francisco risale a cinque anni fa, come vi sentite a essere di nuovo qui?
R: Non vediamo l’ora di esibirci stasera, nella scorsa tournée non abbiamo suonato qui perché abbiamo avuto problemi con la voce di Dave. Perciò stavolta sarà molto bello esibirci qui a San Francisco.

D: Parliamo del vostro nuovo album, “Delta Machine”, che è fantastico. Avete lavorato con Ben Hillier, che ha prodotto i vostri tre ultimi album, mentre prima avete lavorato molto con Daniel Miller. Continuerete a lavorare con Ben?
R: Ben Hillier, come hai detto, ha lavorato agli ultimi tre album. Dopo Daniel, abbiamo collaborato con molte persone. Daniel ha smesso di lavorare con noi a livello di produzione nel 1986 con “Black Celebration”. Però, credo sia un po’ presto parlare di un nuovo album. Perché abbiamo ancora molta strada da fare in questa tournée.

D: Sul palco suonate molti classici e tutte le canzoni famose dei Depeche Mode, ce ne sono alcune fra queste che tu ami particolarmente?
R: È sempre una domanda difficile, ma penso che sia per la partecipazione del pubblico, e mi sorprende ogni sera, direi “Never Let Me Down Again”, quando tutti agitano le braccia. È uno spettacolo ed è fantastico vederlo tutte le sere.

D: Quindi diresti che è la preferita del pubblico?
R: Direi di sì. Secondo me il pubblico non riesce a credere che lo facciano tutti e che sia così bello.

D: Ecco una domanda che trovo interessante. Se dovessi scegliere uno solo dei vostri album, se fossi sperduto su un’isola deserta, e questo fosse l’unico album che vi rappresenterà per l’eternità, quale sceglieresti?
R: È un’altra domanda molto difficile, ma vista la sua popolarità, sceglierei “Violator”. Si arrabbierebbero tutti se non lo scegliessi. In quell’album ci sono quattro singoli classici.

D: Sì, quel disco si colloca più o meno al centro della vostra discografia, quindi concordo.
Album dal vivo. L’ultimo che avete fatto è stato “101” nel 1989. Pensate di realizzarne un altro?
R: Non abbiamo ancora pensato di farlo. Nelle ultime tournée, ma per quasi tutte le tournée, abbiamo pubblicato un DVD live, e penso che ne faremo un altro anche stavolta.

D: Alan Wilder ha messo all’asta di recente molti dei suoi cimeli dei Depeche Mode su internet, pensi anche tu di fare una cosa simile, di vendere alcuni dei tuoi cimeli ai fan, ti è mai passato per la mente?
R: No. A un certo punto, può darsi. Colleziono attrezzature, ho un sacco di cose, ma prima o poi dovrò dare via certi oggetti. Perché comincio a non avere più spazio, ormai si stanno impadronendo di casa mia.

D: Quindi ti riferisci a vecchie tastiere, chitarre, strumenti musicali, registratori MIDI e altri vecchi oggetti simili, tu ne hai ancora?
R: Sì, qualsiasi cosa si possa usare per fare musica. Ho qualche oggetto che rientra in questa categoria.

D: Voi siete sulla scena da trentatré anni ed è pazzesco. Pensate di continuare coi Depeche Mode per sempre come i Rolling Stones?
R: Non facciamo progetti di questo tipo. Al momento sappiamo di avere sei mesi nei quali siamo impegnati con la tournée. Non abbiamo pensato a cosa faremo dopo. Non abbiamo pensato né di tornare in studio, né ad altro. Prendiamo tutto come viene.

D: Andrete avanti finché la gente continuerà a venire ai concerti?
R: È difficile rispondere, non saprei. Forse arriverà il giorno in cui qualcuno non vorrà più farlo. Potrebbe capitare. Personalmente non credo che accada. Ma potrebbe benissimo capitare.

D: Dunque, gira una voce secondo la quale voi adorate giocare a biliardino. Chi è il più bravo fra voi del gruppo,chi vince sempre a biliardino?
R: Beh, purtroppo giocano con noi anche dei membri dello staff e abbiamo dovuto ammettere che sono molto più bravi di noi. Il mio bodyguard è molto bravo. Ma tolto lui, sono io quello che vince più spesso.

D: Quindi ti prendi tutto il merito, mi piace.
Hai un profilo su Twitter?
R: Ho un account Twitter, ma non twitto mai.

D: Quindi non twitti, ma segui altra gente. Chi segui?
R: Ho una risposta divertente a questa domanda. Dopo aver visto… Credo si chiami “Never Sorry”, il film su Ai Weiwei, ho pensato di seguire Ai Weiwei. Quindi ho creato un account Twitter e ho trovato tutti i tweet di Ai Weiwei in cinese.

D: E invece chi gestisce il profilo Twitter dei Depeche Mode?
R: Ci sono persone addette alla gestione, non scriviamo noi i tweet.

D: Ho capito, quindi se i fan vogliono contattarvi, mandarvi dei messaggi, il modo migliore è scrivervi con carta e penna? Come funziona?
R: No, se sono messaggi importanti ci arrivano, ma se invece non sono messaggi poi così importanti non ce li comunicano.

D: Ricevete ancora posta cartacea dai fan, lettere scritte con carta e penna?
R: Sì, certo.

D: Rispondete?
R: No, perché buona parte delle persone che si preoccupa di contattare una band di solito è un po’ fuori di testa.

D: Di recente hai inciso un disco con Vince Clarke, come sta Vince?
R: Se la passa bene, ci siamo visti a Brooklyn poco tempo fa, è venuto a vedere il concerto.

D: A quelli che sognano il periodo dei Depeche Mode con Vince Clarke, e sperano di rivederlo ancora, dici che è una cosa possibile?
R: Sì, è possibile. Non abbiamo pensato a un progetto a lungo termine. Doveva essere un evento straordinario. Ma se lui avrà tempo e anch’io ne avrò, forse collaboreremo ancora. Non ne abbiamo parlato.

D: Hai qualche riflessione da fare sulla situazione mondiale in generale con Twitter, Facebook e Instagram, e il passo rapido della tecnologia che ci fa correre? Hai qualcosa da dire su questo? Com’è cambiato tutto, da quando si compravano i dischi dei Depeche Mode in vinile a oggi, con tutti i nuovi modi di ascoltare e distribuire la musica e sulla tecnologia in generale? Qual è la tua opinione?
R: Devo dire che mi dispiace molto per i gruppi e gli artisti del momento che emergono e sono giovanissimi. Ricevono subito un’esposizione mondiale, praticamente immediata. A suo tempo non era tutto così rapido, si aveva l’opportunità di crescere, di accettare la notorietà più lentamente. Dev’essere molto difficile da affrontare.

D: Nel corso della tua carriera fantastica di leader, o quasi, dei Depeche Mode, qual è l’auto più bella e costosa che tu abbia mai comprato? Raccontaci.
R: Stavolta è facile rispondere. Io non guido.

D: Non hai mai guidato un’auto in vita tua?
R: Non ho mai guidato un’auto, non ho mai preso lezioni e non ho mai fatto l’esame.

D: È un cosa che vorresti fare?
R: Adesso non ne vedo più l’utilità. Una volta mi dicevo che forse un giorno avrei imparato a guidare, ora non ne vedo più l’utilità.

D: A dire il vero, è divertente. In particolar modo, visto che so che tu abiti sulla costa californiana, puoi prenderti una bella decappottabile e sfrecciare sulle strade panoramiche.
R: A me non è mai interessato. Forse ho un po’ di sangue Amish.

D: Hai dei figli?
R: Si, ne ho tre

D: Loro hanno dei figli?
R: No

D: Gli piacciono i Depeche Mode?
R: Penso di sì. Mio figlio ha solo undici anni, ma gli piacciamo. Anche a mia figlia piacciamo, la più grande ha ventidue anni. Piacciamo anche a mia figlia di diciotto anni.

D: Il tuo luogo di vacanza preferito?
R: Costa Rica.

D: Inghilterra o Stati Uniti?
R: Stati Uniti.

Fonte: live105

traduzione a cura di Barbara Salardi in esclusiva per Depeche Mode e Dintorni

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video intervista ai Depeche Mode: «Heaven è uno dei motivi per cui continuo a fare musica» rivela Dave Gahan

video intervista ai Depeche Mode «Heaven è uno dei motivi per cui continuo a fare musica»

Depeche Mode – The Making Of Heaven – Delta Machine

Nuova video intervista in parte girata a New Orleans. La band parla della realizzazione del single Heaven e l’importanza di questo brano.

Dave: «In tutti questi anni, Martin ha scritto un sacco di canzoni incredibili che ho avuto la fortuna di cantare. E’ come se mettessi i miei stivali preferiti, quelli che indosso da tanti anni. Questo brano mi calza a pennello. Appena ho ascoltato la demo sapevo esattamente come volevo interpretare la canzone.  Non ci sono altri brani come questo nel disco.»

Martin: «E’ bello fare qualcosa di diverso ogni volta, qualsiasi cosa. Magari qualcosa di semplice purchè non ci si ripeta. Heaven è stata composta al piano. Avevo scritto gli accordi, la linea vocale e il testo prima ancora di avvicinarmi ad un computer.»

Andrew: «Non siamo una band come tutte le altre. Non c’è quello che suona la batteria o quello che suona il basso. Il nostro è un lavoro di squadra e con i Depeche Mode la fortuna è che scriviamo sempre fuori dallo studio di registrazione. Come ha fatto Martin con Heaven.»

Dave: «Ho capito subito che questa canzone sarebbe stata l’asse portante del disco. Il resto dell’album doveva essere allo stesso livello. Heaven è uno dei motivi per cui continuo a fare musica.»

Qui trovate alcune screencaps dell’intervista.

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Un anno con Depeche Mode e Dintorni – Calendario 2►13

Ringraziamo i lettori che ci hanno seguito per tutto il 2012.  Abbiamo superato 100.000 visite con 465 iscritti. Per ringraziarvi vi mettiamo a disposizione, gratuitamente, il calendario 2013 che abbiamo realizzato per voi e per celebrare quello che sarà un anno pieno di Depeche Mode.  Potete scaricarlo qui

Gennaio 2012:

  • La splendida macchina DM inizia a scaldare i motori! Qualcosa inizia a muoversi in quel di Santa Barbara, CA. Come già anticipato prima delle feste natalizie, la prossima settimana Dave, Martin e Andy si incontreranno a casa di Mr Gore a Santa Barbara per la fase organizzativa del nuovo album dei Depeche Mode…

Febbraio 2012:

Marzo 2012:

Aprile 2012:

Maggio 2012:

  • “I Dream of Wires” un film che racconta la storia dei sintetizzatori modulari I Dream Of Wires, è un film documentario sulla storia e la rinascita dei sintetizzatori modulari. Il film, sponsorizzato da MATRIXSYNTH e attualmente in produzione, darà la possibilità di conoscere o approfondire la storia e lo sviluppo iniziale dei sintetizzatori modulari, tutto questo raccontato da chi li ha vissuti in prima persona: seminal modular designers come Don Buchla, i primi pionieri della musica elettronica come Morton Subotnick e Bernie Krause

Giugno 2012:

Luglio 2012:

Agosto 2012:

Settembre 2012:

Ottobre 2012:

  • Daniel Miller riceve il premio Pioneer al AIM Awards 2012 Il capo dell’etichetta Mute, Daniel Miller, è stato onorato con il premio Pioneer al AIM Awards 2012. Con il premio Pioneer, AIM vuole riconoscere lo stile visionario dei fondatori delle etichette indipendenti, e a chi meglio di Miller, una delle figure più influenti della storia della musica elettronica?!…

Novembre 2012:

Dicembre 2012:

Lo spettacolo pirotecnico di Londra con Depeche Mode dal minuto 2:23 reach out and touch faith!
Buon anno a tutti 🙂


Martin Gore DJset al Holiday Sound Check 15 Dicembre 2012

Holiday Sound Check Feat. Martin Gore

Si rinnova l’appuntamento con “Holiday Sound Check” e i suoi speciali DJset.  Giunto al suo terzo anno,  Holiday Sound Check ha lo scopo di raccogliere fondi in supporto delle fondazioni musicali non profit New Noise Music Foundation (newnoisesb.org) e Notes For Notes (notesfornotes.org).

Anche quest’anno, l’evento musicale vedrà la partecipazione speciale di Martin Gore dei Depeche Mode in un DJset davvero unico e irripetibile.  Al seguito si esibiranno Static RevengerDouglas J. McCarthy (Nitzer Ebb).

Sabato 15 Dicembre 2012 dalle h20:00 a Santa Barbara, CA (120 Santa Barbara St.)

Per info e ticket newnoisesb.org

Holiday Sound Check Feat. Martin Gore (2)


Depeche Mode: intervista a Gore e Fletch – il nuovo album? introspettivo!

La conferenza stampa parigina dei Depeche Mode, lo scorso 23 ottobre, è stata un vero a proprio successo in rete.
La diretta, andata in onda su YouTube, sin dai primi minuti ha registrato un numero considerevole di visualizzazioni. Non abbiamo un numero esatto ma credo si sia toccata la soglia dei 2milioni.

Per quanto riguarda i media italiani, erano presenti Rai 1, Radio RDS (che, come nel 2009, sarà media partner delle tappe italiane del tour), il Corriere Della Sera e Mediaset TGCOM24.
Grazie a loro ci siamo sentiti ancora più vicini al trio di Basildon, che proprio in occasione della press conference, ha rilasciato alcune interviste.
Quella che segue è a cura del TGCOM24.

Allora, partiamo con alcune curiosità che riguardo l’album appena terminato e ancora senza titolo. Per quanto riguarda le tematiche, Martin conferma che ancora una volta ha preferito guardarsi dentro.
Martin: «Trovo molto più facile e realistico scrivere in una prospettiva intimistica. Cerco sempre di essere vero con me stesso.
C’è una maniera per me di scrivere canzoni che è un pò particolare, non credo che molti lo facciano. Io mi metto semplicemente allo strumento, suono degli accordi, comincio a cantare le parole che sento, che mi vengono in mente in quel momento.
E in qualche modo le canzoni si scrivono da sole. E’ un processo strano
Andy: «Vengono direttamente dagli Dei!»

Dopo tutto questo tempo, i Depeche Mode riescono ancora a dare uno sguardo al loro passato lavorativo.
Martin: «Nel primo album eravamo una band molto differente. C’era Vince Clarke, era lui il principale songwriter, la forza trainante del gruppo.
Quando l’ascolto sento qualcosa di completamente diverso. Solo dopo siamo cambiati quasi automaticamente direi dal terzo disco. Ma già dal secondo quando mi sono gettato completamente nella scrittura delle canzoni, le cose erano cambiate.
Magari con canzoni tipo Leave in Silence mi fanno intuire che stavamo già prendendo la strada che ci ha fatto arrivare qui oggi
Andy: «Personalmente penso che quando si ascolta oggi Speak & Spell, il primo disco, bisogna ricordarsi che eravamo davvero giovani allora.
In tutto questo la musica ha progredito e noi siamo diventati adulti, maturi.
E’ stato un processo naturale e bello.»

Il futuro invece è un ipotesi con una sola grande certezza, la musica ci sarà sempre.
Martin: «Cerchiamo sempre di ascoltare la musica di oggi. Non è che se sentiamo un artista cerchiamo poi di emularlo, ma certamente assorbiamo quello che c’è in giro. Così come la storia della musica. Penso che tutto quanto esca naturalmente in quello che poi facciamo. Io non riesco proprio ad immaginarmi senza fare musica.
Posso immaginarmi che un giorno i Depeche Mode non esistano. Ma questo è quello che faccio da quando ho 13 anni, prendere una chitarra, suonare. Mi vedrò sempre entrare nel mio studio e produrre qualcosa.»

L’Italia ispira ai Depeche Mode voglie sensazioni e ricordi davvero piacevoli.
Martin: «Ci siamo divertiti un sacco quando siamo venuti a lavorare per Violator, che molti considerano l’apice della nostra carriera. Probabilmente il miglior album che abbiamo mai prodotto.
Eppure la mia domanda è questa: come abbiamo fatto a registrarlo questo disco?
Mi ricordo un party continuo, con un sacco di drink! Davvero non lo so!
Ce la siamo davvero spassata a Milano» [ride]

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