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Articoli con tag “The Light The Dead See

Dave Gahan:«Se tutto va bene nella primavera del 2015 un nuovo album con i Soulsavers»

Come un anno e mezzo fa, Dave Gahan e Rich Machin parlano nuovamente della loro intenzione di collaborare per un secondo album dei Soulsavers.
Nell’intervista apparsa nel nuovo numero della rivista tedesca Sonic Seducer (qui scannerizzata), rilasciata ad ottobre in occasione del lancio della deluxe edition di “The Light The Dead See” (del 2012), Rich afferma che gli piacerebbe andare in tour con Dave ma: «È molto meglio avere più di dieci brani live. E lo faremo presto, perché abbiamo già preso in considerazione il prossimo disco insieme a Dave».

Dave aggiunge: «Sono in contatto costante con Rich. Mi tiene informato su canzoni nuove e idee per le quali potrei dare il mio contributo. Certo, Rich collabora con tanti altri artisti come Mark Lanegan, e la mia voce non sempre è adatta a tutti i suoi pezzi. Però mette sempre da parte dei brani nei quali ritiene potremmo collaborare. (…) Ma “The Light The Dead See” non è stato certamente un lavoro unico: se tutto va come immaginiamo, intorno alla primavera del 2015 dovrebbe uscire un nuovo album nel quale canterò con i Soulsavers».

Ora, considerando che i Soulsavers hanno in programma un album + un EP per il 2014 (leggi qui), non aspettiamoci il ritorno fulmineo di Dave in studio al termine di questo tour.
Gahan infatti sottolinea che: «Credo sia comprensibile che voglia stare con la mia famiglia. Però, conoscendomi, dopo un po’ mi tornerà il desiderio di fare nuova musica e quindi continuerò».

Gli estratti dell’intervista tradotti da Barbara Salardi provengono da depeche-mode.com

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2013 in review – Annual Depeche Mode e Dintorni Report from WordPress.com

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2013 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

The Louvre Museum has 8.5 million visitors per year. This blog was viewed about 130,000 times in 2013. If it were an exhibit at the Louvre Museum, it would take about 6 days for that many people to see it.

Click here to see the complete report.


Soulsavers feat Dave Gahan: una Deluxe Edition per ‘The Light The Dead See’

Il 18 novembre nel Regno Unito e il 6 dicembre in Germania, verrà pubblicata una nuova edizione (in tiratura limitata) di ‘The Light The Dead Seeil nuovo album dei Soulsavers con la collaborazione speciale di Dave Gahan.

La versione deluxe dell’album (CD+DVD) conterrà, oltre a un libretto con testi e immagini, un DVD con il video ufficiale di ‘Take Me Back Home’ diretto da High 5 Collective, un’intervista dietro le quinte con Dave Gahan e Rich Machin dei Soulsavers e il ‘Live In Hollywood‘ (organizzato da Mute per il lancio dell’album) tenutosi il 21.07.2012 nel leggendario Capitol Records di Los Angeles e diretto da Cameron Fertitta.

Il CD/DVD è disponibile per l’ordine su Amazon.de, recordstore.co.uk e amazon.co.uk

CD
1. La Ribera
2. In The Morning
3. Longest Day
4. Presence Of God
5. Just Try
6. Gone Too Far
7. Point Sur Pt.1
8. Take Me Back Home
9. Bitterman
10. I Can’t Stay
11. Take
12. Tonight

DVD
Live In Hollywood
Interview
Take Me Back Home (Video)

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La performance live di Dave Gahan e Soulsavers finalmente online

La performance live di Dave Gahan e Soulsavers finalmente online

Il 27 luglio 2012 al Capitol Records di Los Angeles, si esibivano Dave Gahan, Rich Machin, Ian Glover, Martyn Lenoble e sua figlia.
Il concerto privato organizzato da Mute, ebbe come scopo principale il lancio del nuovo album dei SoulsaversThe Light The Dead See” con la collaborazione speciale di Dave Gahan.
Ora, dopo 5 mesi, possiamo finalmente ascoltare e guardare questo live strepitoso diretto da Cameron Fertitta.


Dave Gahan e Soulsavers in concerto – foto e video –

Si, avete capito bene e da qualche giorno le voci correvano su twitter. Dave Gahan, Rich Machin, Ian Glover e altri musicisti si sono esibiti Sabato (21-07-2012) in un concerto segreto aperto solo a pochi e organizzato dalla Mute.

Circa 75 persone hanno avuto la fortuna di poter ascoltare dal vivo, al Capitol Records di Los Angeles, i brani del nuovo album dei SoulsaversThe Light The Dead See“, con la collaborazione speciale di Dave Gahan.

Tra i musicisti presenti alla serata figura Martyn Lenoble, bassista, e sua figlia Marlon al violoncello. Proprio Lenoble nei giorni scorsi aveva twittato la notizia, dichiarando tra l’altro che non erano disponibili biglietti per il live ma  che comunque era dedicato a tutti i fans.

Set List:
Presence of God
In The Morning
Bitterman
Just Try
Take Me Back Home
Tonight
Gone Too Far

Di seguito alcune immagini della serata.

Thanks to:
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mxdown 2
Martyn LeNoble
Leah
Laura
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ellen31curtis 2

more pics here

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Take Me Back Home primo video ufficiale dei Soulsavers / Dave Gahan

The Light the Dead See, nato dalla collaborazione tra Soulsavers e Dave Gahan, ci regala immagini degne di una ballata gospel come Take Me Back Home, primo video ufficiale.

Nessuna traccia di Gahan o Soulsavers nel video, ma le immagini raggiungono senza indugio testo e musica, per unirsi in un unico e ineguagliabile vortice di emozioni.

L’album, pubblicato il 22 maggio 2012, è disponibile in versione CD audio e vinile su Amazon.it.

Directed By: High 5 Collective
Produced By: Partizan Entertainment
Executive Producer: Jeff Pantaleo
Partizan Rep: Nicole O’Connell
Commissioner: John Mule
Starring: Peter S. Williams

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“The Light The Dead See” Dave Gahan/Soulsavers video intervista parte4

Nella quarta parte dell’intevista diretta da Cameron Fertitta e a cura di Robert Simpkins, Dave Gahan dice che la sua collaborazione con i Soulsavers potrebbe non essere finita qui. «Mi rattrista dovermi fermare. Ci stiamo conoscendo creativamente. Penso che sia l’inizio di qualcosa. Entrambi speriamo di proseguire, non credo finirà qui. Ora sono molto impegnato con i Depeche Mode, ma ho vissuto molto intensamente questo disco con i Soulsavers, è stata un esperienza molto bella… per questo vorrei proseguire.»

Dave ha anche detto che sente i Soulsavers molto adatti al suo stile: «Negli ultimi dieci anni ho perfezionato il mio strumento, la voce. Mi sono sentito libero e a mio agio con lo stile dei Soulsavers, è un habitat naturale per la mia voce.»

“The Light The Dead See” su iTunes

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Dave Gahan su WNYC Radio nel programma Soundcheck

Il 22 maggio scorso, Dave Gahan, è stato ospite del programma radiofonico Soundcheck, condotto da John Schaefer, in onda su WNYC Radio. Dave ha parlato del progetto Soulsavers e di quanto “The Light The Dead See“, uscito proprio il 22 maggio, lo abbia sorpreso come artista, donandogli maggiore entusiasmo per affrontare il nuovo album dei Depeche Mode.  Di seguito il video e la traduzione dell’intervista. Per scaricare “The Light The Dead See” clicca qui.

JS: Benvenuto
DG: «Ciao, grazie!»

JS: Prima di tutto consentimi di dire che i Soulsavers sono due ragazzi che, a quanto sembra, sono partiti dall’elettronica.
DG: «Penso che siano contrassegnati da questo, perché il primo disco che hanno prodotto, è stato realizzato prevalentemente in maniera elettronica. Penso che il loro modo veloce di muoversi in differenti aree, gli ha permesso di avere a che fare con diverse cose.»

JS: Hai detto che sono stati molto veloci nel muoversi tra un genere e un altro. Avverto una certa tendenza Phil Spectorish nel brano “In The Morning” che cresce fino a sfociare un potente suono orchestrale. Dave, quando i Soulsavers ti hanno inviato questo brano, era già così grandioso?
DG: «No, questo in particolar modo, credo… non vorrei sbagliare, ci fosse solo il suono della chitarra acustica di Rich [ride] Mi ha inviato i pezzi sui quali stava lavorando in modo molto approssimativo, erano davvero approssimativi. Ho avuto subito una forte ispirazione. Ho iniziato a scrivere e ho rispedito a Rich, che ha iniziato a costruire il brano attorno a ciò che avevo scritto… l’aggiunta degli archi, degli strumenti a corda… il modo in cui è avvenuto il tutto è stata come una sorta di magia.»

– Poi Gahan ha detto che per lui è stato molto importante ricevere la benedizione da Mark Lanegan, il quale ha molto apprezzato i brani. Ha detto che Rich è stato tormentato da Mark, che voleva a tutti i costi ascoltare alcune tracce. E Mark alla fine ha detto «dovrei odiarlo e invece lo trovo ottimo!  –

JS: Da dove proviene il titolo dell’album?
DG: «In realtà è una poesia di Frank Stanford (poeta americano). Abbiamo vagliato diversi titoli, ma questo era il più indicato, perchè si adattava molto bene con i sentimenti che questo disco evoca. E’ molto cinematografico e visivo.»

JS: Forse tocca anche sentimenti tipo il dramma, la speranza e la tragedia.
DG: «Si, la speranza certamente.»

JS: Alcuni testi sembrano essere lontani dalle ciò che hai scritto 10-20 anni fà.
DG: «Penso che alcuni di questi provengono dall’esprienza e dalla sensazione di libertà, il lasciarsi andare a ciò che la musica avoca. Ed è proprio ciò che è accaduto in questo disco. Ho messo su carta ciò che provavo durante l’ascolto delle tracce che Rich mi inviava.»

JS: Sei rimasto sorpreso da quello che stavi scrivendo?
DG: «Questo accadde in seguito, all’inizio lo sentivo naturale e ho cercato di rimanere conscio per non strafare. Quando ascolto un brano, devo crederci. Voglio credere alla persona che sta cantando, voglio credere che ci sia davvero conoscenza, esperienza, sia nell’esecuzione che nel resto. Questa è stata una delle cose alle quali sono rimasto ancorato. »

JS: La canzone “I Can’t Stay” sembra scritta da qualcuno che ha vissuto le sofferenze della guerra. Hai avuto un anno molto difficile, entrando in questo progetto. Un tumore maligno, un infortunio alla gamba e alle corde vocali.
DG: «Oh si, avevo dimenticato la gamba…
Si, questa è la vita, e va bene così. Dicono che certe cose ti rendono più forte, e mi sento così. Ma queste cose mi fanno anche ricordare che siamo umani e abbiamo degli ostacoli che dobbiamo superare. Ci sono cose che accadono nella nostra vita sulle quali non abbiamo controllo, ma ti danno modo di riflettere cosa sia importante e cosa no. Forse sarà per via dell’età, forse perchè sono più vecchio e quindi più saggio… ma ora sono in grado di riflettre di più su queste cose, che sono venute fuori anche nella scrittura questo disco.»

JS: Ora come ti senti?
DG: «Mi sento bene, non ho nulla di cui lamentarmi. Ho un lavoro straordinario, un famiglia fantastica, mia moglie sta ascoltando la trasmissione in questo momento. Questo disco è un dono per me, e il modo in cui sono scritte le canzoni, mi ha insegnato ad uscire fuori dalla mia strada… c’è sempre qualcosa, se riesci a scorgerla.»

JS: Hai detto che la musica è un processo di apprendimento. Sembra che l’ultima cosa che le persone imparano, è come uscire dalla propria strada.
DG: «Si. La musica è come un dono, ma questo non vuol dire che non necessita di cure o di lavoro. Quando Rich mi ha inviato i brani, sia io che lui non abbiamo mai avuto incertezze sul lavoro che le tracce richiedevano.»

JS: Album o raccolta di canzoni?
DG: «Ora è un album, ma è partito come una raccolta di canzoni. Non abbiamo programmato di fare un disco… dopo circa 5-6 canzoni, abbiamo notato che si stava trasformando in un disco e ne siamo rimasti entusiasti.»

– Dave ha spiegato che questo disco ha molte influenze tra cui blues e gospel, loro sono grandi appassionati di questi due generi. Loro sono amanti di quei dischi che quando li ascolti ti permettono di viaggiare con la mente, di riflettere, di sentirti parte di qualcosa. Lui provava queste cose, quando da ragazzino ascoltava i dischi di David Bowie. –

JS: Il tuo progetto con i Soulsavers, e quello di Martin Gore con VCMG, che significato ha per i Depeche Mode… entrambi vi state occupando di altre cose.
DG: «E’ stato bello, credo che Martin si sia molto divertito a fare quel disco con Vince. In quel periodo eravamo entrambi impegnati in due progetti differenti e simultaneamente scrivevamo per il nuovo disco dei Depeche Mode, ora in processo di registrazione e in pianificazione tour per il prossimo anno. Ho la sensazione che questo disco sarà grandioso, perchè entrambi i progetti ai quali abbiamo lavorato, al di fuori della band, sono stati fonte di grnade ispirazione.»

– Dave sostiene che c’è sempre da imparare, che se un artista pensa di non aver più nulla da imparare, vuol dire che è arrivata la sua fine. Tutte queste cose che gli stanno accadendo come artista, lo rendono molto entusiasta e lo stimolano a fare altre cose con persone diverse. E’ molto eccitato di tornare a registrare con i Depeche Mode, sente che avrà un approccio differente in questo nuovo disco. E’  molto felice di sentirsi così e dice che 15-20 anni fà l’avrebbe vista in modo totalmente differente. –

JS: A cosa è dovuto questo tuo cambiamento?
DG: «Le circostanze mi hanno fatto cambiare, circostanze che sono state ben documentate. Sentivo che dovevo provare qualcosa di differente, qualcosa che mi portasse fuori dalla mia zona-confort per affrontare nuove sfide, fare qualcosa di diverso.»

JS: Penso che i fan dei Depeche Mode saranno molto felici nel sapere che ci sarà nuovo disco, sul quale stavate lavorando fino alla notte scorsa, a quanto pare.
DG: «Si. Stavo provando alcune parti vocali, nella tarda notte di ieri. Stà diventando un disco carico di emozioni e sono molto entusiasta di andare i tour l’anno prossimo.»

JS: Dave è stato un vero piacere averti qui con noi su Soundceck. Grazie tante.
DG: «Grazie mille per avermi accolto.»

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Dave Gahan e Rich Machin parlano con Sam Spokony del nuovo album ‘The Light the Dead See’

Il front man dei Depeche Mode, Dave Gahan, e il partner degli agnostici spirituali Soulsavers, Rich Machin, parlano con Sam Spokony del loro nuovo album.

Il brano di apertura di “The Light the Dead See“, il nuovo album dei Soulsavers in cui Dave Gahan ne è l’ospite vocale, è una breve introduzione musicale che somiglia a qualcosa di epico alla Spaghetti Western. Una distorta e solitaria chitarra stile Morricone, ci conduce, con elevata intensità strumentale, al punto di rendere viva l’immagine di Gahan mentre aspetta in silenzio la resa dei conti (stile mezzogiorno di fuoco per intenderci). Il brano è appassionato e un pò triste, ma con una resistenza pura ed incisiva, come il resto dell’album.

Gahan, che di recente ha compiuto 50 anni, si adatta piuttosto bene alle sfide. Dopo oltre 30 anni e 12 album con i Depeche Mode (e un imminente 13°), con una carriera segnata dalla tensione artistica, la tossicodipendenza che lo ha portato quasi alla morte, Gahan ha avuto modo di affrontare la vita sotto diverse prospettive. Dopo un attacco di gastrointerite durante il tour del 2009, che ha portato alla rimozine chirurgica di un tumore, innescando non pochi dubbi da parte dei fans su un suo impotetico ritorno, possiamo giustamente dire che Gahan si è guadagnato il diritto di essere definito un performer resiliente.

Come Martin Gore, collega e membro dei Depeche Mode, ha detto di essere rinvigorito dopo il suo recente progetto (VCMG, in partnership con Vince Clarke ex DM), anche Gahan sembra abbia guadagnato molto dopo la collaborazione con l’eclettico duo dei Soulsavers. “The Light the Dead See“, pubblicato dalla Cooperative Music il prossimo 21 maggio, rappresenta una nuova direzione di esplorazione per Gahan in seguito a due precedenti lavori da solista, Paper Monsters nel 2003 e Hourglass nel 2007. Va diritto alle emozioni, è di grande portata, riesce ad incorporare influenze condivise e punti di forza individuali in 12 potenti tracce.

Essenzialmente nulla di nuovo per i Soulsavers, composti da Rich Machin e Ian Glover, che hanno lavorato con un organico di alto profilo negli ultimi 10 anni, ospitando cantanti come: Mark Lanegan, Gibby Hanes e Jason Pierce. I loro arrangiamenti complessi, che impiegano strati di strumentazione inaspettata e un ampia gamma dinamica, hanno permesso ai Soulsavers di adattarsi con successo in entrambi i casi, compreso il loro ultimo lavoro. Ma “The Light the Dead See” potrebbe aver avuto un nuovo e differente effetto catartico su Machin e Glover come su Gahan, data l’apparente connessione creativa tra loro, che gli ha permesso di lavorare a questo album.

Abbiamo avuto la possibilità di sederci con Gahan e Machin in un hotel sulla Lower East Side di Manhattan, e il legame artistico sviluppato tra i due era palpabile. Anche se provengono da due ambienti diversi (Gahan vive a New York dal 1997 mentre Machin proviene dal Regno Unito), i due si guardavano a colloquiavano come buoni amici, piuttosto che come una coppia di artisti di livello. Sembravano a loro agio, e quella sensazione di libertà, da parte di Gahan, con la capacità di rilassarsi ed esprimere se stesso, sembrava davvero fare la differenza.

Forse le origini di questo progetto hanno a che fare con il tempo trascorso insieme, quando i Depeche Mode hanno avuto i Soulsavers come spalla nelle date europee di TOTU nel 2009?
RM: «Si, non riesco ad immaginare un altra occasione in cui sarebbe potuto accadere.»
DG: «Esattamente, non avremmo mai avuto quella conversazione altrimenti. Voglio dire, io sono fan dei Soulsavers, seguo loro e Mark Lanegan e fu lui inizialmente ad introdurmi nella loro musica. E poi l’occasione di parlarne avvenne proprio durante il tour con la mia band.»

C’è un senso di fandom recipro?
RM: «C’è stato un periodo molto particolare della mia vita in cui i Depeche Mode hanno avuto una certa influenza. Quando uscì “Violator“, avevo 14 anni. Mentre quando uscì “Songs of Faith and Devotion” lavoravo in un negozio di dischi durante il fine settimana. Quel periodo fu il momento in cui i miei gusti musicali presero forma e ancora oggi sono due dei miei dischi preferiti.»

Ai tempi in cui tu e Ian Glover avete iniziato ad esibirvi come Soulsavers, hai mai immaginato una collaborazione del genere o era uno dei tuoi obbiettivi?
RM: [ride] «Forse questo non gioca a mio favore, ma non ho mai avuto un obiettivo. Purtroppo è stato sempre così e per questo motivo i miei insegnanti scolastici mi hanno sempre criticato. Non ho mai avuto obiettivi nella vita.»

Una volta consolidamenta la vostra relationship, c’è stato qualcosa di simile ad un obiettivo da realizzare con questo progetto?
RM: «E ‘stata un’esperienza molto naturale. Non abbiamo deciso sin da subito di fare un disco, abbiamo pensato che sarebbe stato bello provare alcune cose e vedere il risultato. Ed è accaduto qualcosa di molto positivo. Abbiamo avuto una sintonia immediata.»
DG: «Probabilmente uno dei motivi più importanti è stato il fatto di non aver stabilito un piano, questo ha funzionato. Percepivamo le stesse sensazioni. Questo è il tipo di chimica difficile da creare.»

Martin Gore e Vince Clarke hanno recentemente collaborato al loro progetto VCMG, ma Gore ha detto che non c’era stato alcun contatto reale durante questo processo. Qual è stato il vostro processo giornaliero?
DG: «Beh, conoscendoli entrambi, è stato molto diverso [ride]. Con questo non voglio parlarne in modo negativo, in più il loro era un progetto elettronico. Ho ascoltato un paio di brani dal loro lavoro, ma credo sia un settore completamente diverso.
Probabilmente Vince stava inizialmente lavorando su alcune cose, voleva determinate melodie etc… così ha contattato Martin che in quel periodo non aveva impegni, così ha contribuito a questo progetto. Negli ultimi cinque anni, o giù di lì, ho notato un grande cambiamento in Martin. E’ molto più aperto a provare cose diverse non necessariamente legate al percorso abituale. In realtà ne sono rimasto sorpreso. Ma per me e Rich è stata una cosa totalmente diversa.»

Dopo la registrazione dell’album, ci hai detto che è stato molto appagante per te perchè non hai dovuto rispettare nessun tipo di pianificazione rigida, rispetto a ciò che è con i Depeche Mode.
DG: «Qui è necessario. E’ necessario soprattutto in una band con la quale si lavora da molto tempo. Bisogna creare un ambiente interessante per lavorare al meglio. Non sai mai quale sarà il risultato anche se ci sono elementi già collocati e abitudini difficili da rompere. Ogniuno ha il suo ruolo.»

Per quanto riguarda i Soulsavers, mi chiedo se ci si sente più vicini a qualcosa in continua evoluzione, nel senso che ogni disco si presenta con una nuova dinamica.
RM: «Beh, questo è quello che mi serve [ride]. Ho bisogno di emozioni e cambiamenti, per tenermi interessato. Per me, impegnarsi in un nuovo disco, è un progetto che richiede molto tempo, è così drenante! Per farlo devi rinunciare a gran parte della tua vita.»
DG: «E alcune parti della tua vita molto spesso ne risentono [ride] Credo di non aver mai scritto canzoni migliori di queste, ne interpretato un brano che permettesse di estendermi sia come cantante che come musicista. Ogni aspetto delle cose che faccio, è frutto delle scelte prese seguendo il cuore anzichè la testa, anche se esse comportano dei rischi.»

Su “The Light the Dead See” c’è un brano che mi ha davvero colpito, “Presence of God” e il modo in cui mette il risalto un profondo senso di religiosità e spiritualità immaginaria. E’ una passione che condividete per questa tipologia di concetti? Perchè, anche se pesante, è una canzone semplice e chiara.
DG: «Beh, è molto semplice e diretto ma al tempo stesso di ispirazione, per via della complessita musicale. L’intensità visiva che ho sentito, l’emozione che ho preso dalla musica, è ciò che l’ha ispirata. Gli accordi che Rich ha suonato mi hanno portato a scrivere quelle parole. Quando questo accade, non puoi far altro che lasciarti andare e aprirti totalmente. Non c’è nessun motivo razionale per questo accadimento.»

Detto questo, avverti un qualche cambiamento in te stesso, come caratterizzato da un senso di spiritualità nella tua scrittura?
DG: «Si, assolutamente. Tutto ciò che accadeva mentre scrivevamo insieme, era come aggiungere un altro pezzo al puzzle, e tutto questo è accaduto durante l’anno e mezzo in cui abbiamo lavorato. Per me è difficle ammettere che qualcosa mi fa star bene, perchè mi preoccupo che questa possa scomparire molto rapidamente [ride] e sento di aver sempre lottato per questa cosa.»

Quindi la ricerca di soddisfazione spirituale ha caratterizzato la vostra unione.
DG: «Mi piace che questo ti mette a disagio [ride], mette a disagio anche me.»

La spiritualità mette le persone a disagio.
DG: Beh, quando qualcuno ne parla, si, quando fai circolare la parola di Dio da ogni parte… è per questo che lo faccio.»

Quindi è perchè questo mette le persone a disagio?
DG: «Beh, non perchè mette le persone a disagio, ma perchè mette me a disagio. Mi sento a disagio quando provo ad accettare che c’è qualcosa di più grande di me. Non sto dicendo che sia Dio, o qualcosiasi altra cosa, ma i poteri che sono dell’universo.»

Rich, come descriveresti il potere dell’universo?
RM: «Non saprei [ride]. Le persone non vedono la linea che divide spiritualità e religione. Sono cose completamente differenti.»

Andate in chiesa ogni Domenica
DG: «Non mi troverai mai in nessuna chiesa [ride]»
RM: «Ho un sacco di problemi con queste cose, anche se mi pongo molte domande che non credo avranno mai risposta.»

Dave, come residente in America, sono sicuro che avrai riso molto riguardo le candidature repubblicane presidenziali di quest’anno, quando hanno iniziato a parlare di Dio.
DG: «Trovo che sia molto divertente [ride]. Voglio dire, è comico, se lo vediamo come una sorta di South Park. Sono come i personaggi di South Park, o no!? Ammettiamolo. Jon Stewart non avrebbe potuto avere materiale migliore, per il suo show. Sai, viviamo in un mondo strano, non trovi? Tutti sappiamo che si tratta solo di un mucchio di stronzate. L’unica cosa che mi motiva da sempre è la musica. In tutta la mia vita è l’unica cosa alla quale mi sono potuto aggrappare. Ha il potere di trascinarmi fuori da quei luoghi da cui molte persone non sono in grado di strisciare fuori. Tutte queste canzoni, provengono da un luogo profondo.»

Parlando di strisciar fuori, pensi ancora al tuo passato, non solo agli stupefacenti, ma alla malattia che hai avuto un paio di anni fa?
DG: «Beh, è la natura della vita. Sono cose che succedono, a volte sono autoinflitte e a volte non hai nessun potere su di loro.»

Avverti un senso di vulnerabilità che prima non avevi?
DG: «Sento un forte senso di gratitudine per ciò che ho, e per ciò che non ho. E’ qualcosa che a 30 anni non avevo.»

Rich, c’è un comune denominatore tra i diversi cantanti ospiti con i quali avete lavorato in passato – Mark Lanegan, Gibby Haynes, Jason Pierce, e ora Dave – hanno avuto problemi di droga. C’è una ragione per cui, questi ragazzi, usciti dalle stesse epserienze, avrebbero gravitato verso i Soulsavers?
RM: «No, non credo sia una cosa cosciente per loro.»
DG: «Non va così, oh, domani penso che diventerò un drogato. Non si inizia così dall’oggi al domani. E’ un senso di disagio nei confronti della vita e di se stessi. Tutti abbiamo dei problemi e siamo sempre alla ricerca di soluzioni.»

Riguardo “The Light The Dead See”, insieme al senso di spiritualità, ho avvertito una sorta di resilienza emotiva e di sfida.
DG: «Questa è un ottima descrizione. L’ho descritto nel modo migliore che ho potuto. C’è sempre una sfida, e questo è il suo lato rock & roll. Le regole sono queste e non dovresti mai infrangerle. Questa è una cosa per la quale ho sempre lottato. So cosa è bene per me, cosa che ho troppo ignorato [ride]»

Quei sentimenti di sfida sono stati la continuazione del tuo lavoro in passato come solista, o trattasi di nuova esperienza?
DG: «Entrambe le cose. E’ stata senza dubbio una nuova esperienza, l’ho sentita come l’opera più esaltante a cui abbia mai preso parte. So che molte canzoni vengono da un percorso buio e lunatico, ma è stata un esperienza davvero esaltante. Sono me stesso nelle canzoni e, alla fine della giornata, mi sentivo onesto verso ciò che stavo facendo, nelle melodie e in tutto l’insieme. Non c’è nulla che non mi piace a questo proposito.»

Rich, riguardo al lavoro fatto in passato con i Soulsavers, ti sei sentito allo stesso modo?
RM: «Si, completamente, anche se stò ancora imparando. Ho imparato molto dalle persone che hanno lavorato con noi in passato.»

Non puoi far altro che godertela finchè dura.
DG: «Esatto. E’ tutto quello che puoi fare. Siamo qui adesso, questo mi fa star bene e a volte è necessario rendersi conto di quale grande privilegio sia. Quando sei un musicista, è facile perdere la gioia delle piccole cose. Nessuno lo capisce. Le case discografice, i manager, e tutti coloro che lavorano per curare l’aspetto commerciale, non possono capirti, non possono entrarci con la testa. Non importa che si tratti dei Metallica o dei Soulsavers, loro hanno la stessa idea su tutto.»

Possiamo aspettarci un altro lavoro da voi in futuro?
DG: «Non vedo perchè no!»

Sempre nella massima libertà, nessun piano, nessun progetto.
DG: «Forse un giorno di questi, Rich potrebbe inviarmi qualcosa. Ma non so come reagirò, non si può mai dire, non vedo perchè no. Prima di questo progetto, ero in un periodo di estrema stanchezza, la band, il disco, il tour. Ho pensato che non ero pronto a intraprendere nulla. Ho pensato anche che, data la mia vulnerabilità, causa stanchezza, non fossi in grado di scrivere nulla di grandioso. Non mi sentivo pronto, ma alla fine ho trovato l’ispirazione e ho scritto.»

Una delle cose che mi colpì di Martin, riguardo il suo lavoro con Vince Clarke, fu il vigore che parte del progetto gli aveva donato.
DG: «Non ho mai sentito Martin parlare in questo modo, ma è bello che si senta così e me ne sono accorto anche di recente, quando ci siamo visti. C’è stato sicuramente un cambiamento in Martin che lo porta ad affrontare il lavoro con maggiore entusiasmo. Per questo non vedeva l’ora di tornare in studio a scrivere, solitamente non è così [ride] Nessuno di noi lo dimostra, solitamente. Siamo molto inglesi [ride] E’ difficile da spiegare, viene sicuramente dalla nostra educazione.»

Questo progetto, che ti ha dato una certa libertà artistica, è stata una sorta di valvola di sfogo a livello personale?
DG: «Sicuramente. Forse non avrei avuto la voglia di correre in atudio così immediatamente, se non avessi avuto questa eseprienza. Negli ultimi 10-12 anni, considerando tutti i dischi fatti con la band, mi sono sempre tenuto impegnato facendo altre cose. Anche se non facevano parte del piano.»

Quindi Rich, Dave ti ha fatto fare un bel tour della città?
DG: «E’ stato qui tante di quelle volte… probabilmente lo fa meglio di me [ride] Non mi allontano molto spesso dal mio quartiere.»
RM: «Sono stato qui molte volte, non in questo quartiere che mi è sempre piaciuto molto.»

Ci sei abituato.
RM: «Non alloggio in questo hotel. E’ un quartiere molto grande, ma in realtà non esco più la notte. Cinque anni fà avrei amato questo posto.»
DG: «Si, è denso di party qui [ride]»
RM: «Ora trovo fastidiose le persone che mi tengono sveglio la notte [ride] Trovo più interessante uscire per una bella cena. Ma io amo New York!»

L’album è stato resgistrato a New York?
RM: «Ho perso traccia di tutti i luoghi nei quali abbiamo registrato questo disco… New York, Los Angeles, London, Berlin, Sydney…»

Si può dire che eravate praticamente in tour, mentre registravate questo album. Non hai bisogno neanche di un tour promozionale.
RM: «Questa è la cosa ironica, il processo era talmente grande che abbiamo finito per registrare i vari posti.»

Che effetto hanno cose del genere sul prodotto finale?
RM: «Cerchiamo di seguire il suono migliore. Sai, quando un suono non è perfetto, si cerca sempre di renderlo migliore. Bisogna cogliere l’attimo e il tipo di attegiamento giusto per certe cose, ed è stato un processo davvero incredibile.»

Qual’è il ricordo più bello legato al processo di registrazione?
RM: «Gli strumenti a corda. Li ho registrati al Sunset Sound (a Los Angeles), nella sala live. Ho avuto un momento molto bello mentre ero lì, perchè proprio in quella sala fu registrato “Pet Sounds» (dei Beach Boys).
DG: «Aspetto sempre qualcuno che bussi sulla mia spalla dicendo “Hey il concerto è iniziato!” [ride] e devo darmi dei pizzicotti. Ho avuto questa esperienza in alcuni concerti, quando ti ritrovi sullo stesso palco, a Philadelphia, dove David Bowie ha registrato un album live, o al Madison Square Garden.»

Ci saranno live show che vi vedranno protagonisti insieme?
DG: «Guarda, come ho già detto, credo che questo sia l’inizio di qualcosa, e sono piuttosto sicuro che in futuro faremo altre cose insieme.»

I fan di “The Light the Dead Sea” non resteranno delusi.
DG: «Non lo penso affatto. Penso che sarà un album che farà molto parlare.»

a cura di Sam Spokony per The Quietus


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Ascolta in inteprima la versione integrale di “The Light The Dead See” dei Soulsavers con Dave Gahan

Qualche giorno fà, sul canale ufficiale YouTube dei Soulsavers, è apparso il primo trailer per il lancio del nuovo album “The Light The Dead See” con Dave Gahan voce e testi.

 

L’album, in uscita il 21 maggio, è da oggi disponibile per l’alscolto integrale qui.


Soulsavers Dave Gahan: “come compositore, sto iniziando a sentire un senso di libertà”

“Soulsavers” Rich Machin e Dave Gahan foto di Steve Gulllick

Sin dal 2000, il duo inglese ‘Soulsavers‘ ha riunito diversi stili musicali fondendo l’elettronica con il country e il rock. Negli anni, Rich Machin e Ian Glover, si sono avvalsi della collaborazione vocale di professionisti come Mark Lanegan, Jason Pierce e Will Oldham, ospiti d’eccezione negli album dei Soulsavers.
Questa combinazione nelle scelte, prosegue e si estende tutt’ora nel quarto album della band. Il blues e le tinte gospel di “The Light the Dead See” hanno come protagonista il cantante dei Depeche Mode, Dave Gahan, ricoprendo il ruolo di cantante e compositore.
Di recente, SPIN Magazine ha incontrato Gahan e Machin a Manhattan per discutere del nuovo album, di come fare musica pur non avendo un ordine del giorno e gli inaspettati benefici ottenuti lavorando in luoghi separati.

Soulsavers come band di supporto ai Depeche Mode nel tour del 2009. E’ in questa occasione che avete iniziato a parlare di collaborazione?
Gahan: «Molto spesso, quando sei in tour con altre band, ci si ritrova a parlare di progetti insieme e cose di questo genere. A prescindere nelle notti di festa. Non ne viene mai fuori nulla. Questa volta invece è successo, non c’era fretta.»
Machin: «Penso che questo sia un modo positivo per entrambi. Mi trovavo nella situazione in cui non ero del tutto sicuro di voler fare un altro disco. Ma, quasi subito, Dave mi dato l’ispirazione. Mi sono focalizzato su un paio di brani ai quali stavamo lavorando.»

Pensi che questa libertà vi sia stata di aiuto? Vi siete sentiti in grado di esplorare determinate aree?
Gahan: «A volte, quando hai un progetto, sei nella posizione in cui devi soddisfare determinate aspettative. Noi non lo abbiamo fatto. Quando le cose hanno iniziato a prendere forma, ho capito che molte di esse venivano fuori dal mio passato. Odio dirlo, ma quando si invecchia le priorità cambiano. La gioia di fare musica è molto più evidente adesso di allora, quando la band era al culmine delle vendite e dei tour mondiali. E’ stato fantastico, ma non sono sicuro di essere stato realmente in contatto con ciò che stava accadendo musicalmente.»

State già mettendo in commercio idee musicali. Perchè pensate di essere pronti a tornare così in fretta?
Machin: «Questa è una situazione piuttosto insolita. Normalmente, appena ho finito un disco, non faccio nulla per un pò. Non mi era mai capitato prima d’ora… più facevamo le cose più esse andavano bene.»
Gahan: «Abbiamo fatto un grande album insieme, potremmo ripetere l’esperienza? Chi lo sa? Ma quando guardo indietro mi rendo conto che ho suonato questo album più di qualsiasi altra cosa fatta in precedenza. Non so il motivo… penso sia perchè sono sorpreso.»

Cosa intendi?
Gahan: «Penso che lavorare con Rich mi ha portato fuori dalla mia “zona confort”. Per me è facile dire: ‘No, non voglio farlo. Questo è quello che sono, questo è quello che faccio, questo è il mio modo di cantare, questo è il genere di canzoni che scrivo’. Non potevo farlo. Questa è una cosa positiva.»

Questo album è stilisticamente un punto di partenza per entrambi. Pensate che lo sia?
Machin: «A questo punto credo sia stata una progessione naturale maturata dagli album precedenti. Ho imparato il mio mestiere e, in questo disco, ho avuto la possibilità di fare un sacco di cose che avrei voluto fare in passato, ma non potevo.»
Gahan: «Potrei ripetere esattamente quanto Rich ha appena detto. Nel mio caso, come compositore, sto iniziando a sentire un senso di libertà. Questa musica mi ha permesso di scrivere istintivamente.»

Avete registrato questo album in locations completamente differenti. Come si è svolto il processo?
Machin: «Quello che ho fatto è stato inviare una demo molto semplice, tutto fatto su un computer portatile. Giusto per dare struttura.»
Gahan: «Tutto ciò che Rich mi ha inviato, una parola o qualsiasi altra cosa, è rimasta nella mia mente. Ho scritto come se stessi impostando una scena. Poi ho rispedito il materiale a Rich e mi ha detto ‘Okay, ho capito quello che stai facendo, ma devo cambiare alcune cose… devo fare questo, devo fare quello’ Questo è stata la nostra modalità lavorativa.»
Machin: «Mi piace questo modo di fare, è come se stessi ascoltando il disco di qualcun altro.»
Gahan: «Chissà se trovandoci nella stessa stanza saremo stati in grado si mostrare alcune vulnerabilità. Non c’era alcuna pressione.»

Cosa accadrà in seguito?
Gahan: «Penso che ciò che avverrà dopo sarà come il processo precedente. Penso che se abbiamo lo stesso approccio, le cose accadranno da sole, come dovrebbe essere.»
Machin: «Non posso lamentarmi dei risultati.»

a cura di Bryan Hood

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Cosa preferisce, cosa non ama e in che modo si commuove Dave Gahan? In questa intervista tutte le risposte

Ironizza sulla morte, si commuove guardando un film e non ama i parchi divertimento.

Per trascorrere il tempo libero Dave Gahan preferisce leggere sdraiato al sole. E poi ci sono le attività ricreative che sua figlia Stella apprezza molto più di lui, ad esempio una gita a Disney World in Florida, dove Dave ha trascorso un lungo weekend prima di rilasciare questa intervista agli inizi di marzo.
«Non è il mio genere» dice con una risata «Sono tutti troppo felici per i miei gusti. Trovo veramente triste il fatto di dover essere forzatamente felici tutto il tempo. Tutte queste persone in costume, sapete bene che loro in realtà odiano i loro costumi. Danno l’impressione di ricorrere all’uso del Botox per poter sorridere in quel modo tutto il giorno. Penso in continuazione a qualcosa di poco carino da fare pur di togliere quel sorriso dai loro volti. Ma per nostra figlia è stato tutto fantastico. Compirà 13 anni a luglio, essendo abbastanza giovane riesce ancora a divertirsi in un luogo come quello»

Dave Gahan diventa sospettoso quando le persone sono troppo felici.
«Mia moglie mi ha fatto notare, in un paio di occasioni, che abbiamo fatto questo viaggio non per me ma per i bambini e quindi dovevo smetterla di lamentarmi in continuazione. Naturalmente aveva ragione, come al solito»

Dave Gahan, che compirà 50 anni il prossimo 9 maggio con l’intenzione di non festeggiare, appare di ottimo umore mentre incontra i giornalisti abbigliato in jeans e t-shirt al Rivington Hotel situato nel Lower East Side quartiere alla moda di Manhattan. Così l’incontro con Dave in questo Hotel nasce con lo scopo di promuovere il nuovo album dei SoulsaversThe Light The Dead See” dove Rich Machin ha scritto la musica e Dave i testi.
Ciò che spicca in modo molto positivo da questo album è la particolare atmosfera che gli stessi autori non riescono ad esprimere a parole. Può essere descritto orchestrale per la sua intensità, ma anche malinconico.

Come sempre, quando Dave scrive, è coinvolto dal suo buon umore, dai lati oscuri e dal desiderio di pace che ha dentro di se. In brani come “Take Me Back Home” o “Just Try”, parla molto chiaramente del suo luogo di appartenenza.
«Quando mi relaziono così tanto mi sento quasi a disagio perchè è tutto così vero e reale. Sapendo di avere una “casa”, avendo un forte senso di apparteneza e il fatto che tu sei importante per gli altri, ci si sente incredibilmente bene. Vogliamo comunicare con gli altri, vogliamo vivere a contatto con le persone e fare cose che abbiano un significato. Per me è importante ora che la mia vita è un successo, e per la maggior parte della mia vita questo non era possibile»

Come tutti sappiamo, il front man dei Depeche Mode ha avuto dei periodi molto difficili. Droga, alcol e una forte insicurezza. Oggi è pulito, sobrio e abbastanza in pace con se stesso.
«Le tentazioni probabilmente non scompariranno mai definitivamente ma si indeboliscono. Presumibilmente è stata mia moglie Jennifer a trattenere la mia follia. Sono molto fortunato ad essere circondato da queste persone e mi rendo conto di come avrei potuto facilmente distruggere tutto. Ricordo che alcuni giorni fà stavamo discutendo per delle banalità e per un attimo ho pensato ‘cosa accadrebbe se non rispondessi, se lasciassi la stanza?’ è stata una tentazione molto forte. Lei odia quando smetto di parlare, tutte le donne odiano una attegiamento così. Per fortuna alla fine della serata tutto è tornato alla normalità»

Dopo il tour del 2010, Gahan si è goduto un pò di relax e di privacy sfidato dal “do-nothing” (non far nulla).
«Torni a casa e chiedi a tua moglie ‘Tesoro cosa faccio oggi? qual’è il piano?’ Questo perchè si è abituati ad avere un pezzo di carta con il programma della giornata che ogni mattina ti ritrovi sotto la porta della tua camera in hotel. Quindi lei mi dice ‘Come faccio a saperlo?’ Poi mi guarda in modo brusco e dice ‘Puoi andare a fare shopping e dopo potresti andare a prendere nostra figlia a danza’.  Questo è il mio mondo reale che, anche se amo il palcoscenico al punto di non volermo mai abbandonare per molto tempo, è molto importante per me»

Ma poi ha telefonato Rich Machin (si erano già incontrati in occasione di TOTU dove i Soulsavers fecero da apertura in diverse date europee dei Depeche Mode) e ha convinto Dave a collaborare. Tra l’altro Martin aveva appena iniziato la sua collaborazione con Vince Clarke nel progetto VCMG.
«Siamo partiti con un programma molto semplice… lavoriamo e vediamo cosa ne viene fuori. Quando abbiamo raggiunto i 4/5 brani, ci siamo resi conto che le cose man mano andavano sempre meglio e allo stesso tempo il nostro rapporto lavorativo diventava sempre più stretto e fiducioso»

Cosa ha spinto Dave a questa cooperazione?
«La motivazione che mi ha spinto a questa collaborazione» dice Dave «era il desiderio di lasciarmi sorprendere. Con i Depeche Mode conosciamo già tutte le procedure, anche se cerchiamo sempre di rompere la routine. Il lavoro con i Soulsavers era un nuovo territorio»

Parlando del nuovo album dei Depeche Mode Dave dice
«Martin ha scritto diversi brani alcuni veramente eccezionali» spesso si lavora su anche durante l’estate «sfidiamo il tempo e ci rifiutiamo di ristagnare. Martin colleziona molti strumenti, alcuni dei quali userà certamente per la prima volta. Cambiamo continuamente, lavoriamo con persone nuove e nuove idee. Quando un giorno tutto questo non sarà più possibile allora vorrà dire che non ci saranno più i Depeche Mode. Il torpore creativo sarebbe la nostra morte»

Vale la pena accennare il fatto che, già clinicamente morto dopo un overdose anni fà, a Dave è stato diagnosticato un tumore alla vescica nel 2009.
«Il tumore» dice «mi è stato riscontrato presto e non ha più un ruolo nella mia vita. Ho sempre avuto molta fortuna quando si trattava di non morire»
Vuoi dire che, vista la tua esperienza, non ti lasci spaventare dal cancro?
«Questa è una bella osservazione. Potresti dirmi ‘Dave stai per morire’ e io probabilmente risponderei ‘Va bene, aspetterò fino a domani quando sarà il momento stabilito’ (sorride) Ma credimi ho avuto un momento in cui tardivamente mi sono fatto prendere dal panico… soprattutto quando mi capita di guardare un film dove c’è qualcuno che muore… i film stile Lassie mi portano regolarmente alle lacrime»

Intervista a cura di Sonic Seducer

Per ascoltare in anteprima i 12 brani contenuti in “The Light The Dead Seequi

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Dave Gahan + Soulsavers: arriva il single “Longest Day” ascoltalo in anteprima

I Soulsavers pubblicheranno il loro nuovo sinlge “Longest Day” su etichetta V2 Records il prossimo 2 aprile.
Estratto dal loro prossimo album “The Light The Dead See” (in uscita il 21 Maggio), il single verrà distribuito in download digitale.

Questo nuovo lavoro dai Soulsavers è caratterizzato dalla collaborazione, sia vocalmente che come autore, di Dave Gahan dei Depeche Mode.
A breve saremo in grado di fornirvi ulteriori notizie.

Si ringrazia il sito ufficiale dei Depeche Mode e Dave Gahan per aver pubblicato in anteprima il brano e la copertina dell’album.

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